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Perché ci siamo ritirati dalle ADI (Assemblee di Dio in Italia)

17 agosto 2009

Perché ci siamo ritirati dalle ADI (Assemblee di Dio in Italia)

Logo delle ADIPace a voi tutti, fratelli, porgo alla vostra attenzione la seguente lettera:

Al pastore, al consiglio di Chiesa e a tutta la Chiesa ADI di Fonte Nuova
Scriviamo in risposta alla lettera che abbiamo ricevuto da parte vostra e in questo scritto mi rivolgo al Pastore, al Consiglio di Chiesa e a tutta la Comunità. Poiché abbiamo già avuto modo di parlare di persona con scarsi risultati, ho preferito scrivere per essere sicuro di riuscire a comunicare meglio quello che voglio trasmettere senza equivoci o malintesi.

Vorrei subito precisare che la decisione che abbiamo preso non è stata avventata e non è stata dettata da futili motivi, ma è il risultato di una lunga afflizione (prodotta da tante incoerenze bibliche viste nelle ADI che ci hanno fatto soffrire molto), in mezzo alla quale però il Signore ci ha consolati, ammaestrati e fortificati nelle Sue vie, e per questo Gli siamo grati, e sappiate che sta continuando a farlo.

La nostra preoccupazione ed i nostri dubbi sono arrivati quando abbiamo preso coscienza che alcune dottrine, decisioni e pratiche “normali” nella comunità relative a varie cose, non sono assolutamente in accordo con le Scritture, ed è a questo punto che ci siamo rivolti con fede alla Scrittura cercando la guida del Signore e null’altro. In una situazione così delicata l’unica cosa che potevamo fare era confidare in Lui con tutto il nostro cuore, certi che lui avrebbe risposto a tutte le nostre domande, perché il nostro unico desiderio era ed è di capire la sua Parola e la sua volontà. Sarei dispiaciuto se alcuni fratelli pensassero che abbiamo agito per orgoglio, oppure che ci siamo “allontanati” dal Signore, perchè non e’ affatto così, anzi ci sentiamo più vicini a Lui perché Egli stesso ha destato in noi un particolare interesse per la sua Parola e una totale fiducia in essa. Queste affermazioni possono sembrare scontate, in quanto tutti i nostri fratelli leggono le Scritture e credono ad esse, certamente; ma il punto è questo, che pur essendo Evangelici, pur sapendo e dichiarando che crediamo solamente a ciò che la Scrittura dice, può accadere (come è sempre accaduto in ogni tempo) che si finisce per credere ed accettare delle dottrine estranee alla Parola di Dio semplicemente perché ci sono state tramandate, ci sono state insegnate e quindi nella comunità vengono assorbite dai credenti come se venissero dalla Bibbia. Se qualcuno pensa che questo non sia possibile nel nostro mezzo si sbaglia grandemente, difatti le decine di denominazioni che ci sono in ambito pentecostale e non, dimostrano chiaramente come la stessa Bibbia sia motivo di separazione e che pur confidando nelle stesse Scritture, pur confessando lo stesso Salvatore e Signore Gesù Cristo, pur credendo allo stesso Evangelo si è separati per motivi dottrinali. Guardando indietro, mai avrei pensato di ritrovarmi a scrivere queste cose. Da quando il Signore mi ha salvato, la mia convinzione irremovibile era che nelle ADI era presente solo la verità perché la nostra unica guida credevo fosse la Scrittura e quindi nessun dubbio ostacolava il mio cammino, ma adesso posso dire che il Signore mi ha insegnato a credere veramente alla sua Parola e cioè a credere solo alle cose che sono confermate dalla Parola escludendo così quelle cose che sono da essa smentite ma che nella comunità purtroppo vengono insegnate. Vi sembra strano quello che sto dicendo? Eppure vi posso assicurare che e’ il problema di ogni denominazione, difatti ognuno è pronto a difendere le sue dottrine credendo di essere lui nel giusto. Io voglio dire questo, la Parola di Dio contiene tutto ciò che occorre per formare il credente e prepararlo ad incontrare il suo Salvatore, che è la nostra mèta. Nella Scrittura c’è l’amore di Dio, ma ci sono anche i suoi giudizi; c’e’ il perdono e c’e’ la riprensione, ci sono profondi insegnamenti, ammaestramenti ecc. affinché ogni credente sia completo nell’amore, nella conoscenza e nella verità, questo per dire che non è ammissibile che in seno alla stessa comunità ci siano vedute così diverse su importanti argomenti biblici chiaramente rivelati; se e’ lo Spirito del Signore che ci tiene uniti, ci ammaestra e ci guida in ogni verità essendo in perfetta armonia con le Scritture, non e’ possibile che tra credenti ci siano convinzioni opposte.

Il motivo principale per cui ci siamo ritirati dalla comunità è perché non possiamo più condividere dottrine e modi di pensare che riteniamo (con solidi fondamenti biblici) essere un ostacolo per la nostra crescita spirituale e la nostra comunione fraterna, ma soprattutto per amore della verità. A motivo di ciò qualcuno ci accusa di estremismo, ma noi vogliamo solamente studiarci di dare il giusto peso e la giusta importanza ad ogni insegnamento della Scrittura senza mai andare oltre neanche con il pensiero, e se qualche cosa non riusciamo a comprenderla, preghiamo il Signore avendo piena fiducia che Egli ci guiderà nella verità come ha fatto fino a questo momento.

Di seguito vi elenco le principali cose insegnate o fatte dalle ADI che noi non condividiamo e che ci hanno indotto a ritirarci dalle ADI:

LE SECONDE NOZZE QUANDO L’ALTRO CONIUGE E’ ANCORA IN VITA

Noi continuiamo a credere che il matrimonio sia indissolubile e che niente, tranne la morte, può spezzare questo vincolo e che «Chiunque manda via la moglie e ne sposa un’altra, commette adulterio ; e chiunque sposa una donna mandata via dal marito, commette adulterio Luca 16:18, e che se la moglie si separa deve rimanere senza maritarsi o si deve riconciliare con il marito 1Corinzi 7:11. Ma nonostante ci siano svariati versetti che confermano questo, stranamente molti credenti non hanno le idee chiare a riguardo, avendo ciascuno un punto di vista personale. Questo accade perché le persone preposte ad insegnare in seno alle comunità non prendono una posizione netta e biblica a riguardo di questo peccato – le seconde nozze mentre l’altro coniuge è ancora in vita -, evitando in tutti i modi di chiamarlo con il suo nome, cioè ADULTERIO; lasciando così ampi spazi ad interpretazioni personali e diversità di opinioni tra i credenti e a chi si permette di opporsi a questo riguardo, gli viene detto che noi non dobbiamo giudicare. A questo proposito vorrei dire che troppe volte ho sentito dal pulpito predicare sulla donna adultera definendola “quella povera donna” in quanto tutti erano pronti a giudicarla, ma vorrei ricordare a chi predica in questo modo, che sebbene Gesù abbia evidenziato l’ipocrisia di quelle persone pronte ad ucciderla, ciò non toglie che quella donna non era una vittima da dover essere chiamata da noi “povera donna”, in quanto ella si era macchiata di un peccato che secondo la legge era degno di morte, ma ella ebbe la grazia di incontrare Gesù e di scampare quindi alla morte, ma questo – ribadisco – non sminuisce affatto il suo peccato. Molti sostengono che nella Bibbia ci sia un versetto che sembra dare spazio ad un’eccezione e si aggrappano ad esso per sostenere che in caso di tradimento da parte di un coniuge ci si può risposare senza per questo commettere adulterio. Il versetto e’ questo: Matteo 19:9 «Ma io vi dico che chiunque manda via sua moglie, quando non sia per motivo di fornicazione , e ne sposa un’altra, commette adulterio», ma in realtà questo passo và letto alla luce di un altro versetto che si trova qualche capitolo prima: Matteo 5:32 Ma io vi dico: chiunque manda via sua moglie, salvo che per motivo di fornicazione , la fa diventare adultera e chiunque sposa colei che è mandata via commette adulterio. Come e’ facile notare, i versi in questione non creano affatto un’eccezione, ma stanno semplicemente ad indicare che se uno manda via la moglie quando non sia per motivo di fornicazione la induce all’adulterio, mentre se uno manda via sua moglie a seguito di un tradimento non e’ lui a farla diventare adultera in quanto ella si è già macchiata di questo peccato, fermo restando però che se il marito si risposa egli commette adulterio. Questa non e’ una nuova interpretazione, ma e’ ciò che hanno sempre creduto i fratelli che ci hanno preceduto. A conferma di questo discorso, c’è la testimonianza di un fratello che dopo essersi dato a seconde nozze ed aver vissuto una terribile esperienza, ha avuto la grazia da parte del Signore di uscire da quella situazione e separarsi da quella donna e le sue parole sono state queste: “Nella comunità alcuni fratelli mi consigliavano di non risposarmi, altri non ci trovavano nulla di male, il consiglio di chiesa certamente mi ha dissuaso e scoraggiato dal commettere quel passo, ma nessuno di loro mi ha detto che stavo per commettere adulterio eccetto una sola sorella”.

PORTARE I FRATELLI IN TRIBUNALE

Vi chiedo fratelli: ‘Alla luce della Parola di Dio può esistere un’eccezione a questo riguardo nelle Scritture?’ Voglio dire, ‘è possibile che vi siano delle situazioni nelle quali sia lecito portare dei fratelli in tribunale? Può lo Spirito di Dio spingerci a portare in tribunale uno o più fratelli?’ Io credo che un tale comportamento sia gravissimo e privo di ogni guida spirituale, difatti le motivazioni che spingono una persona ad intentare una causa contro qualcuno, sono sempre per le cose di questo mondo e non certo per la causa di Cristo, il quale invece ci comanda di subire i torti e di dare a chi ci chiede anche a costo di subire oltraggi e ingiustizie. Ora, se siamo d’accordo che agire in questo modo non deve appartenere alla condotta di un credente e ognuno di noi si deve ben guardare dal fare uso della giustizia umana verso i fratelli, non è egli grave allora che l’Ente Morale ADI abbia commesso proprio questo? Certo che lo è, e a rendere tutto ancora più grave è la mancanza di ravvedimento per avere commesso questa azione.

Qui di seguito riporto quello che è avvenuto, e questo lo faccio per chi non sapesse a cosa mi riferisco.

‘Nell’Aprile del 2007, dopo un periodo in cui più volte, da parte della AD, si è chiesto l’apertura di un dialogo fraterno, l’Ente Assemblee di Dio in Italia (ADI) aveva comunque promosso, presso il Tribunale di Roma, un’azione legale con procedimento di urgenza contro la Chiesa Cristiana Evangelica Assemblee di Dio (AD). Quest’azione era finalizzata all’inibizione dell’uso dei termini “Assemblee di Dio”, sia nella forma estesa della denominazione, identificativa della persona giuridica della Chiesa Cristiana Evangelica Assemblee di Dio, sia per l’uso dei nomi a dominio dei siti internet, già da questa regolarmente acquisiti. Nell’atto di citazione, promosso contro i fratelli e le chiese facenti parte del gruppo della scissione registratasi nell’ambito della stessa ADI, quest’ultima accusava la neonata AD di aver operato una sorta di usurpazione della denominazione finalizzata a un “illecito proselitismo” e a godere di una sorta di prestigio derivante dai termini contenuti nella denominazione stessa. Inoltre, le ADI chiedevano che la AD fosse condannata a corrispondere i danni e alla pubblicazione sui maggiori quotidiani nazionali della sentenza a proprie spese. Ringraziamo il Signore perché, nella Sua sovranità, non ha permesso tutto questo. Con ordinanza del 20/01/2008, il Tribunale di Roma ha rigettato il ricorso proposto dalle Assemblee di Dio in Italia. La sentenza riconosce, in modo indiscutibile, a entrambe le associazioni, la comune origine e l’appartenenza allo stesso ambito religioso. Inoltre, riconosce i diritti derivanti dalla tempestiva registrazione della denominazione, da cui consegue il normale uso dei nomi dei siti a dominio (www.assembleedidio.it, http://www.assembleedidio.eu, http://www.assembleedidio.net). Assunto che il contenuto della sentenza in oggetto poteva essere fruibile e doveva essere posto a conoscenza dei Pastori dell’Assemblea Generale delle ADI, tenutasi alla fine di Aprile u.s. a Paestum, durante i lavori della stessa, venivano approvate decisioni che comportavano la chiusura al dialogo, ritenendo non percorribile la strada della mediazione proposta anche dalla Pentecostal European Fellowship (PEF). Riteniamo che l’informazione dell’esito della sentenza, data con tempestività e senso di responsabilità, avrebbe creato il clima favorevole per una saggia e oculata decisione dei Pastori presenti circa la scelta di promuovere ulteriori azioni legali contro i propri fratelli della AD. L’intento, ormai palese, è quello di considerare questo “incidente di percorso”, solo una tappa della “maratona” legale che le ADI hanno già promosso e hanno intenzione di percorrere fino in (al) fondo, senza esclusione di colpi. La AD non chiederà mai ad un Tribunale di condannare una associazione consorella a pubblicare le sentenze sui quotidiani a tiratura nazionale. Pertanto, non possiamo fare altro che utilizzare questo nostro sito web per informare tutti i fratelli dello stato reale delle cose, e rassicurarli del nostro desiderio di pace e di unità, rinnovando l’invito a pregare e adoperarci perché ci sia un incontro fraterno tra le parti per promuovere la comprensione e il rispetto reciproco. Sovrintendente Dipartimento Rapporti e Sviluppo Giovanni Caito (Articolo tratto dal sito delle AD). Le ADI in seguito hanno fatto reclamo che è stato accettato. In data 11 Aprile 2008 il tribunale di Roma, ‘in composizione collegiale, sul reclamo presentato dalle Assemblee di Dio in Italia (A.D.I.) nei confronti delle Assemblee di Dio (A.D) inibisce all’ente convenuto (A.D.) l’uso della denominazione Assemblee di Dio, nonchè l’uso dei nomi a dominio http://www.assembleedidio.it http://www.assembleedidio.eu http://www.assembleedidio.net e condanna la parte resistente, cioè le A.D. alla rifusione delle spese che si liquidano per entrambi i procedimenti in complessivi Euro 1750 per spese e diritti, ed Euro 2250 per onorari oltre spese generali IVA e CPA (Procedimento n° 15092, anno 2008).

Noi siamo rimasti letteralmente scandalizzati nel constatare queste cose e ci siamo immediatamente dissociati da questo modo di agire delle ADI. Non possiamo accettare che le ADI decidano di risolvere certi loro problemi con altri fratelli portandoli in tribunale. Decisione questa che ha delle nefaste conseguenze sulla Via della verità, perchè a motivo di questa condotta delle ADI essa viene diffamata dagli infedeli.

Concludo questo argomento con dei passi della Scrittura:

1Corinzi 6:6 Ma il fratello processa il fratello, e lo fa dinanzi agl’ infedeli.

1Corinzi 6:7 Certo è già in ogni modo un vostro difetto che abbiate fra voi dei processi. Perché non patite piuttosto qualche torto? Perché non patite piuttosto qualche danno?

1Corinzi 6:8 Invece siete voi che fate torto e danno ; e per giunta a dei fratelli.

1Corinzi 6:9 Non sapete che gl’ ingiusti non erediteranno il regno di Dio?

Allego a questa lettera un’ articolo scritto da Francesco Toppi , apparso su Risveglio Pentecostale, contro il fare uso dei tribunali umani nelle liti tra fratelli, con il quale mi trovo in perfetto accordo, stranamente però nei fatti, i contenuti di questo scritto non vengono messi in pratica proprio dalle ADI.

IL RAPIMENTO SEGRETO

Questo argomento mi e’ sempre stato particolarmente caro fin dall’inizio della mia conversione eppure fino a qualche anno fa avevo ancora una totale confusione nel comprendere tanti versetti della Bibbia che contrastavano con l’insegnamento impartitomi secondo cui il Signore tornerà segretamente, in maniera visibile ai credenti ma invisibile al mondo e tornerà prima della grande tribolazione, per tornare di nuovo con i credenti alla fine della tribolazione con potenza e gloria in maniera visibile al mondo. Ora posso affermare con piena convinzione che tutto questo è assolutamente contrario alle Scritture, le quali affermano esattamente tutto l’opposto. Infatti nella Bibbia c’è un’unica venuta di Gesù, che avrà luogo nell’ultimo giorno dell’età presente che coinciderà con il giorno della prima resurrezione (quella dei giusti), sarà perfettamente visibile a tutti (ogni occhio lo vedrà), sarà udibile (potente grido, gran suono di tromba), e in quel giorno ci sarà l’adunamento nell’aria di tutti i credenti di tutte le epoche che subito dopo parteciperanno alle nozze dell’Agnello. Difatti, come è scritto, il Signore Gesù apparirà nel cielo e manderà i suoi angeli a raccogliere tutti i credenti dai quattro canti della terra per radunarli nell’aria e poi scendere insieme sulla terra. Tutti coloro che insegnano che Gesù torna segretamente prima o durante la grande tribolazione errano grandemente e non si attengono alla sana dottrina, difatti se Gesù tornasse prima o durante la grande tribolazione non si potrebbe trovare nella Scrittura una risurrezione per quella moltitudine che vide Giovanni in Apocalisse 7 vers. 9. Difatti chi saprebbe dire quando risusciteranno coloro che sono stati messi a morte dall’anticristo visto cha la prima risurrezione (quella dei giusti) sarà già avvenuta? E poi, coloro che riusciranno a sopravvivere alla grande tribolazione, quando saranno presi dal Signore visto che per loro non e’ menzionato nessun rapimento?

Ma c’è un’altra domanda che merita una risposta e cioè, se lo sposo è tornato ed ha rapito la sua Chiesa e quindi si conclude l’era della grazia, come saranno salvati coloro che dal rapimento in poi si convertiranno, i quali vengono chiamati Santi e passeranno la grande tribolazione? Sapete cosa si insegna nelle comunità ADI? Si insegna che saranno salvati al costo della propria vita! Ma anche questo insegnamento va contro la Scrittura, infatti e’ scritto di quei Santi: “Apocalisse 7:14 Io gli risposi: «Signor mio, tu lo sai». Ed egli mi disse: «Sono quelli che vengono dalla grande tribolazione. Essi hanno lavato le loro vesti, e le hanno imbiancate nel sangue dell’Agnello . Qui non c’è spazio per interpretazioni personali; quei credenti sono stati salvati per grazia esattamente come noi ed hanno avuto bisogno anch’essi del sangue dell’Agnello. Ne consegue che questo è potuto avvenire perché fino a quel momento l’era della grazia non era ancora cessata e Gesù non era ancora tornato.

Ringrazio il Signore perché chiunque confida in lui non rimane confuso, egli infatti mi ha fatto comprendere che quando un credente dottrinalmente non è fermo, questo è dovuto ad uno scarso interesse e ad una mancanza di investigazione personale delle Scritture. E’ vero che nelle Scritture ci sono alcune cose difficili a capire, ma nessuno ha il diritto di aggiungere dottrine non conformi a verità. Anche io per tanti anni ho creduto al rapimento segreto prima della grande tribolazione, ma questo è avvenuto perché ho avuto fiducia nelle persone che mi hanno insegnato e loro stessi hanno insegnato qualcosa che hanno ereditato prima di me, ma un fatto rimane fermo, non è la verità. Badate bene che noi crediamo nel ritorno di Gesù (e bramiamo di vedere quel giorno), ma crediamo che avverrà nella maniera che la Scrittura ci indica, e che anche i fratelli che ci hanno preceduto credevano. Moltissimi fratelli non sanno che la dottrina del rapimento segreto era rigettata o sconosciuta da molti credenti a noi noti, solo per fare alcuni nomi posso citare i seguenti: Charles Haddon Spurgeon, Giovanni Wesley, Isacc o Newton, Martin Lutero, Oswald J. Smith, Luigi Francescon e Giacomo Lombardi, – questi ultimi due, come sapete, sono stati tra i pionieri del Movimento Pentecostale -. T utti questi e molti altri come in un unico coro sostenevano che secondo le Scritture la C hiesa soffrirà per mano dell’anticristo (e quindi passerà la grande tribolazione), la cui attività cesserà al ritorno di Cristo. Di seguito alcune parole di Oswald J. Smith contro il rapimento segreto:

“Ho anche imparato che la parola ‘incontrare’ in 1 T essalonicesi 4 significa ‘ ritornare con ‘ e non ‘ rimanere in ‘ un posto dell’in contro . Quand o i fratell i d a Rom a incontraron o Paolo , essi immediatamente ritornarono in città con lui. Quando le ve r gini incontraron o l o spos o ess e l o riaccompagnaron o a l banchetto nuziale. Quando i credenti incontrano Cristo nell’aria… essi torneranno con lui… Non esiste un rapimento segreto. La teoria è deliberatamente imposta sul testo”.

Ho provato a parlare di queste cose con vari fratelli, molti di loro, compreso mio fratello, hanno mostrato grande superficialità e scarso interesse e qualcuno di questi mi ha detto: “Queste cose sono solo dei cavilli, l’importante è essere pronti per quel giorno”. Beh, io voglio dire a questi fratelli che se la Chiesa di oggi ragiona in questo modo non saranno affatto pronti in quel giorno perché chi parla così mostra poca stima e riverenza per la Scrittura; certo, l’importante è essere pronti, ma per essere pronti bisogna anche essere svegli! Voglio dare solo qualche dato per trasmettere quanto questa dottrina sia assolutamente importante e centrale nelle Scritture; basti pensare che la seconda venuta di Cristo è citata nella Bibbia otto volte di più della sua prima venuta, e in tutte le Scritture ci sono ben 318 riferimenti al suo ritorno, più che di qualsiasi altra dottrina biblica e solo nel Nuovo Testamento un versetto su 25 tratta questo argomento. Noi non crediamo che questi siano cavilli, anzi questo argomento è così importante che non bisogna trascurarne nessun dettaglio.

L’apostolo Paolo si esprime in modo chiaro: 2 Tessalonicesi 2:1-4 “Ora, fratelli, circa la venuta del Signore nostro Gesù Cristo e il nostro incontro con lui , vi preghiamo di non lasciarvi così presto sconvolgere la mente, né turbare sia da pretese ispirazioni, sia da discorsi, sia da qualche lettera data come nostra, come se il giorno del Signore fosse già presente (altri traducono imminente) nessuno vi inganni in alcun modo; poiché quel giorno non verrà se prima non sia venuta l’apostasia e non sia stato manifestato l’uomo del peccato , il figlio della perdizione, l’avversario, colui che s’innalza sopra tutto ciò che è chiamato Dio od oggetto di culto; fino al punto da porsi a sedere nel tempio di Dio, mostrando sé stesso e proclamandosi Dio”. Vorrei mettere un accento particolare su questi versi, in quanto molti li leggono ma nei fatti non li credono; qui l’apostolo Paolo sta dicendo che “ chiunque insegna che Gesù torna prima dell’apostasia e prima che si manifesti l’anticristo vi sta ingannando”. Ma non siamo forse esortati dalla Parola di Dio ad investigare le Scritture per non cadere in errore? Quindi noi abbiamo la responsabilità davanti al Signore di filtrare e verificare con la Bibbia se le cose stanno così, senza dare nulla per scontato, esattamente come fecero i credenti di Berea nei confronti delle cose insegnate dall’apostolo Paolo.

Gesù non può tornare questa notte, come viene detto quasi ogni domenica, perché ci sono dei segni che precedono la sua venuta, anche se nessuno conosce né il giorno e né l’ora della sua venuta.

Troppo spesso si sente dal pulpito l’esortazione rivolta ai credenti ad essere pronti perché Gesù torna come un ladro nella notte, senza specificare che torna come un ladro per gli increduli e per coloro che non l’aspettano, non certo per la sua Chiesa che lo aspetta con fede e pazienza: 1Tessalonicesi 5:4 Ma voi, fratelli, non siete nelle tenebre, così che quel giorno abbia a sorprendervi come un ladro.

Allego a questa lettera uno studio approfondito utile a comprendere come una falsa dottrina benché tale, possa nel tempo farsi strada ed essere accettata in massa come se fosse una dottrina vera che è sempre stata creduta dalla Chiesa di Dio.

LA NEGAZIONE DEL PROPONIMENTO DELL’ ELEZIONE DI DIO

Premessa: il proponimento dell’elezione di Dio sta alla base della dottrina sulla salvezza, e quindi per capire bene questa dottrina non si può sorvolare o ignorare l’elezione. Eppure – strano ma vero – quasi tutti evitano accuratamente di parlarne . Voglio dunque spiegarvelo sia pur brevemente.

La dottrina biblica dell’elezione
Il concetto di elezione (che coincide con quello di “predestinazione”, secondo il quale noi siamo stati predestinati ad essere salvati ) intende affermare innanzitutto che il movimento dell’uomo verso Dio non è il risultato di una decisione, ma di una attrazione . La decisione umana, che è un elemento altrettanto necessario, si colloca in un momento successivo e non originario. La negazione o la dimenticanza della dottrina dell’elezione (o predestinazione) ha portato molti credenti a costruire una vita cristiana con la base capovolta: pensano che a un certo momento della nostra vita ci siamo messi a cercare Dio, cioè abbiamo deciso di cercarlo, mentre in realtà il processo è avvenuto in direzione opposta. Vale a dire: in un momento originario Dio ci ha attirati a Sé , e ci ha messo in condizione di credere. Per ciò che ci concerne, nel momento in cui abbiamo capito questa cosa, le fondamenta della nostra vita cristiana sono state poste nella maniera corretta.

L’elezione di Israele
Se ci volgiamo alle Scritture dell’Antico Patto, ci accorgiamo che tra tutti i popoli, Dio ne elegge (ne predestina) uno, cioè Israele. Il libro del Deuteronomio mostra una grande consapevolezza di questo fatto, spingendosi fino alle motivazioni divine:

“Il Signore si è legato a voi e vi ha scelti , non perché siete più numerosi di tutti gli altri popoli – siete infatti il più piccolo di tutti gli altri popoli -, ma perché il Signore vi ama ” (7,7-8).

Il testo deuteronomico è chiaro su tre punti fondamentali: 1) Dio sceglie per primo; 2) non in base ai meriti umani; 3) ma in base a un gesto di amore assolutamente libero da parte di Dio.

Il Deuteronomio è inoltre consapevole di una quarta verità, espressa al v. 9 dello stesso capitolo: “ Riconoscete dunque che il Signore vostro Dio è Dio” (7,9). Riconoscete dunque …: il riconoscimento di Dio come Dio è allora successivo al momento dell’elezione.

Alcuni versi della Scrittura che concernono la nostra elezione

2Tessalonicesi 2:13 Ma noi dobbiamo sempre ringraziare Dio per voi, fratelli amati dal Signore, perché Dio fin dal principio vi ha eletti a salvezza mediante la santificazione nello Spirito e la fede nella verità.

Efesini 1:4 In lui ci ha eletti prima della creazione del mondo perché fossimo santi e irreprensibili dinanzi a lui.

Atti 13:48 Gli stranieri, udendo queste cose, si rallegravano e glorificavano la Parola di Dio; e tutti quelli che erano ordinati a vita eterna, credettero.

Giovanni 13:18 «Non parlo di voi tutti; io conosco quelli che ho scelti; ma, perché sia adempiuta la Scrittura, ” Colui che mangia il mio pane, ha levato contro di me il suo calcagno “.

Giovanni 15:16 Non siete voi che avete scelto me , ma sono io che ho scelto voi , e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga;

Giacomo 1:18 Egli ha voluto generarci secondo la sua volontà mediante la parola di verità, affinché in qualche modo siamo le primizie delle sue creature.

Giovanni 1:13 i quali non sono nati da sangue, né da volontà di carne, né da volontà d’uomo, ma sono nati da Dio.

Filippesi 2:13 infatti è Dio che produce in voi il volere e l’agire, secondo il suo disegno benevolo.

Romani 9:11 poiché, prima che i gemelli fossero nati e che avessero fatto del bene o del male ( affinché rimanesse fermo il proponimento di Dio, secondo elezione ,

Romani 9:12 che dipende non da opere, ma da colui che chiama ) le fu detto:

« Il maggiore servirà il minore »;

Romani 9:13 com’è scritto:

« Ho amato Giacobbe e ho odiato Esaù ».

Romani 9:14 Che diremo dunque? Vi è forse ingiustizia in Dio? No di certo!

Romani 9:15 Poiché egli dice a Mosè: « Io avrò misericordia di chi avrò misericordia e avrò compassione di chi avrò compassione ».

Romani 9:16 Non dipende dunque né da chi vuole né da chi corre, ma da Dio che fa misericordia.

Romani 9:18 Così dunque egli fa misericordia a chi vuole e indurisce chi vuole.

Romani 9:19 Tu allora mi dirai: «Perché rimprovera egli ancora? Poiché chi può resistere alla sua volontà?»

Romani 9:20 Piuttosto, o uomo, chi sei tu che replichi a Dio? La cosa plasmata dirà forse a colui che la plasmò: «Perché mi hai fatta così?»

Romani 9:21 Il vasaio non è forse padrone dell’argilla per trarre dalla stessa pasta un vaso per uso nobile e un altro per uso ignobile?

Romani 9:22 Che c’è da contestare se Dio, volendo manifestare la sua ira e far conoscere la sua potenza, ha sopportato con grande pazienza dei vasi d’ira preparati per la perdizione,

Romani 9:23 e ciò per far conoscere la ricchezza della sua gloria verso dei vasi di misericordia che aveva già prima preparati per la gloria.

1Corinzi 4:7 Infatti, chi ti distingue dagli altri? E che cosa possiedi che tu non abbia ricevuto ? E se l’hai ricevuto , perché ti vanti come se tu non l’avessi ricevuto ?

Malgrado questi versetti e molti altri presenti nella Bibbia, in tanti anni di fede non ho mai sentito predicare o insegnare il proponimento dell’elezione di Dio e questo perché questa dottrina si scontra con il famoso libero arbitrio che la maggior parte dei credenti difende ad ogni costo.

Per quanto mi riguarda, il Signore mi ha fatto comprendere che con il mio libero arbitrio non avrei mai scelto di andare a lui , anzi la Scrittura ci insegna che la nostra carne per natura è avversa alle cose di Dio, ma e’ stato Lui nella sua infinita misericordia che mi aveva preordinato a vita eterna e nel giorno da Lui stabilito, dopo un’infinità di interventi operati nella mia vita, ha creato tutte le circostanze ed ha provveduto a predisporre il mio cuore affinché io credessi e fossi salvato.

Vi sembra strano questo parlare? Eppure è nella Bibbia, non lo dico io; che significato hanno per voi le parole di Atti 13:48 : e tutti quelli che erano ordinati a vita eterna, credettero? L’unico significato che si può dare a queste chiare parole è che per credere bisogna essere stati ordinati da Dio a vita eterna e soltanto in virtù del suo proponimento si è in grado di credere, difatti in questa circostanza è scritto che credettero solo coloro che erano stati ordinati a vita eterna o eletti a salvezza da Dio. Perché, dunque, nonostante il proponimento dell’elezione di Dio è nella Bibbia, non si sente mai dire che noi credenti siamo stati eletti a salvezza da Dio fin dal principio (cfr. 2Tessalonicesi 2:13) e che in Cristo siamo stati eletti prima della fondazione del mondo (cfr. Efesini 1:4 )?

Chi sono i vasi d’ira e i vasi di misericordia, entrambi preparati da Dio, i primi però per la perdizione e i secondi per la gloria?

Cosa vuol dire “egli fa misericordia a chi vuole e indurisce chi vuole”?

Tutto questo parla di un Dio grande che ci ha scelti secondo il Suo disegno benevolo, e avendoci scelti (o eletti) a salvezza ci ha pure chiamati e giustificati. Egli non è un Dio che dipende dal libero arbitrio dell’uomo perduto e che è in attesa di quello che farà, perché è Lui che suscita nell’uomo la voglia (o il desiderio) di essere salvato, secondo che è scritto che è Dio che produce in noi il volere e l’agire, secondo il suo disegno benevolo Filippesi 2:13.

Ma se il Signore non influenzasse la volontà dell’uomo, che effetto potrebbero avere le nostre preghiere verso gli altri? In che modo il Signore potrebbe raggiungere i destinatari delle nostre suppliche? In che modo potrebbe intervenire? Noi abbiamo la risposta, lo diciamo sempre: il Signore crea le circostanze! Sì, è vero, ma sono proprio queste circostanze che ci portano a percorrere dei sentieri che in realtà non siamo noi ad aver scelto, come è scritto: SIGNORE, io so che la via dell’uomo non è in suo potere, e che non è in potere dell’uomo che cammina il dirigere i suoi passi Geremia 10:23 .

Che dire poi quando si sente dire dal pulpito che il nostro cuore ha una maniglia solo all’interno e quindi il Signore non può fare nulla se non siamo noi ad aprire? Ma allora, nel caso di Lidia, il Signore ha infranto un suo stesso fondamentale principio? Atti 16:14 Il Signore le aprì il cuore , per renderla attenta alle cose dette da Paolo. Generalmente molti per difendere a tutti i costi il libero arbitrio precisano subito che questo è l’unico versetto nel quale il Signore è intervenuto in questo modo, ma voglio dire a costoro che il fatto che sia scritto una sola volta non significa e non impedisce di credere che il Signore possa farlo milioni di volte nel cuore di chiunque lui voglia. E comunque ci sono altri versi dove si evince chiaramente che il Signore fa ciò che vuole: Romani 9:18 Così dunque egli fa misericordia a chi vuole e indurisce chi vuole.

Vorrei concludere dicendo che Charles Haddon Spurgeon, soprannominato anche ‘il principe dei predicatori’, che si sente molto spesso citare anche su Radio Evangelo, credeva fermamente al proponimento dell’elezione di Dio e allego a questa lettera un suo scritto.

L’accettazione di questa dottrina comporta tre benefici essenziali: innanzitutto fa comprendere il vero significato della parola “Grazia”, in quanto comprendiamo che non abbiamo fatto nulla per averla (neanche l’esserci disposti a voler credere), e poi fa rendere veramente tutta la “Gloria” al nostro Signore che ci ha scelti, ed infine ci rende ubbidienti alla Sua Parola. Vorrei precisare infine che noi non crediamo, come invece faceva Calvino, “che una volta salvati si è sempre salvati” perché la Scrittura insegna chiaramente che si può scadere dalla grazia, quindi rimane inteso che il credente è responsabile delle sue azioni ed è chiamato a perseverare nella fede fino alla fine. Come non crediamo neppure che il Signore Gesù è morto solo per gli eletti, in quanto la Scrittura afferma che Egli è morto per tutti ma solo gli eletti beneficeranno del suo sacrificio perché essi sono stati ordinati a vita eterna.

LA DECIMA

La Parola di Dio insegna che la decima e’ un precetto della legge e come tutti i precetti della legge sono stati compiuti e perfezionati dal nostro Signore Gesù Cristo, difatti in tutto il Nuovo Testamento non esiste alcuna traccia o conferma che i discepoli devono pagare la decima. Non c’è nessun insegnamento riguardante la decima per la Chiesa.

Nel capitolo 7 dell’epistola agli Ebrei ci viene insegnato che con Gesù è avvenuto un cambiamento riguardante il sacerdozio . Innanzi tutto perché Gesù non è disceso dalla tribù di Levi, alla quale apparteneva il sacerdozio e che secondo la legge aveva l’ordine di riscuotere le decime dal popolo, ma da quella di Giuda, circa la quale Mosè non disse nulla che concernesse il sacerdozio. E poi perché Gesù non è stato fatto sacerdote secondo l’ordine di Aaronne, ma secondo l’ordine di Melchisedec che non discende dalla stirpe dei Leviti. Con ciò avvenne un cambiamento di legge (Ebrei 7:11-14). Di conseguenza, non siamo più sotto la legge di Mosè (col sacerdozio levitico), ma sotto la legge di Cristo, in cui Cristo è il nostro sommo sacerdote – Ebrei 7:26.

Nel N.T. non abbiamo l’ordine di dare la decima, ma l’ordine di contribuire con delle libere offerte all’opera del Signore; sia quando si tratta di sostenere i ministri del Vangelo che quando si tratta di sovvenire ai bisogni dei poveri fra i santi. Atti 11:29 “I discepoli decisero allora di inviare una sovvenzione, ciascuno secondo le proprie possibilità , ai fratelli che abitavano in Giudea”; 2 Corinzi 9:7 “Dia ciascuno secondo che ha deliberato in cuor suo ; non di mala voglia, né per forza perché Iddio ama un donatore allegro”.

I versi della Scrittura che vengono puntualmente usati a sostegno dell’imposizione della decima ai santi sono Malachia cap. 3 vers. 8-10 e le parole di Gesù sia in Luca cap. 11 e Matteo cap. 23 dove e’ scritto: Matteo 23:23 Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, perché pagate la decima della menta, dell’aneto e del comino, e trascurate le cose più importanti della legge: il giudizio, la misericordia, e la fede. Queste sono le cose che bisognava fare, senza tralasciare le altre . Questo versetto viene impropriamente usato per dimostrare che Gesù stesso ha confermato che noi dobbiamo dare la decima sotto la grazia, ma non è affatto così, infatti quel “ senza tralasciare le altre ” (plurale) non indica solo la decima ma tutti i precetti della legge, quindi sarebbe come dire che Gesù con quelle parole ha confermato che noi sotto la grazia dobbiamo non solo dare la decima ma anche osservare il sabato, la circoncisione, ecc. ecc.!! E poi Gesù con quelle parole si rivolse a degli Ebrei di nascita che erano sotto la legge, e che pagavano la decima ai sacerdoti Leviti, e noi oltre a non essere sotto la legge di Mosè non abbiamo neppure i Leviti (che vi ricordo erano i soli ad essere incaricati di riscuotere le decime dal popolo) nel nostro mezzo.

Quello che la Scrittura insegna chiaramente e’ che l’offerta deve venire dal nostro cuore e non può essere imposta ai credenti una percentuale stabilita da versare. Un credente che decidesse di essere fedele nel dare la decima così come prescritto, dovrebbe stare tutto il giorno a fare i conti con la calcolatrice, difatti la decima non rappresenta il 10% dello stipendio soltanto, ma di tutte le proprie entrate: ad esempio, egli dovrebbe dare la decima parte di tutto il raccolto che ha prodotto il nostro orto, la decima parte del valore di un dono ricevuto, la decima parte di un’eredità acquisita, la decima parte della tredicesima, della quattordicesima, e del canone che riscuote da un proprio appartamento dato in affitto, ecc. ecc. Quindi un credente che puntualmente offre la decima del suo stipendio ma non del resto delle sue entrate, trasgredisce il precetto stesso della decima e quindi è un trasgressore e non un praticante di questo comandamento. La decima dunque rappresenta un vero e proprio giogo per il credente ed è in netto contrasto con il Vangelo, che parla di un Gesù che è venuto a liberarci dalla schiavitù della legge, fermo restando che di questa libertà non possiamo fare un’occasione per la carne mettendoci ad amare il denaro.

Ci sono moltissimi credenti che proprio a motivo della decima sono afflitti e avviliti perché sentono questo peso, ma non riuscendo a gestirlo cadono vittime di sensi di colpa e frustrazione.

Parlando con alcuni fratelli ho scoperto che molti sono contrari alla decima e non la danno pur non avendo il coraggio di dichiararlo apertamente, ma ringrazio il Signore che nella sua fedeltà rende sempre giustizia alla verità manifestando al momento opportuno tutte le palesi contraddizioni che si vengono a creare intorno a determinati insegnamenti e ciò al fine di far riflettere tutti coloro che difendono delle dottrine non conformi alle Scritture. Quindi invito chi sente in cuor suo di difendere la dottrina della decima a confrontarsi con altri fratelli presenti nelle ADI che invece si impegnano a confutarla, si perché dovete sapere che ci sono comunità ADI in varie parti d’Italia che non credono affatto che i credenti debbano pagare la decima e combattono questa consuetudine presente nella maggior parte delle comunità. Quindi ribadisco che all’interno delle stesse ADI ci sono comunità che insegnano che la decima va data (con tutte le varie predicazioni a sostegno di questa dottrina) e altre comunità nelle quali la stessa non viene affatto insegnata (???). Allego a questa lettera uno scritto contro l’imposizione della decima tratto dal sito di una comunità ADI di Catania.

L’ ORGANIZZAZIONE E LO STATUTO

Riporto a questo proposito una piccola parte tratta dal libro di Roberto Bracco “La verità vi farà liberi”

LA SCRITTURA O LO STATUTO?

Un servitore di Dio, stimato ed amato, mi diceva, non molto tempo fa: – Se vogliamo salvare la nostra comunione spirituale e la nostra unità cristiana dobbiamo distruggere lo statuto”. Questa frase pronunciata con calma non aveva la più lieve sfumatura polemica o il più debole accento di furia distruttrice, era soltanto la sincera espressione di una riflessione prolungata e sofferta. Non ho potuto fare a meno di riandare con la mia mente indietro nel tempo e ricordare l’affettuoso avvertimento di un altro servitore di Dio che in un convegno del 1950 sentendo parlare di organizzazione, statuti e regolamenti disse: Attenzione fratelli miei, perché tutte le strade conducono a Roma. Infatti c’è una sola strada che non conduce all’autoritarismo, alla centralizzazione, al papato ed è la strada della Parola di Dio che è la strada della libertà cristiana. Quando il risveglio pentecostale ha avuto il suo inizio, fra gli italiani negli Stati Uniti, ha trovato subito tutti concordi nel voler conservare gelosamente quella libertà che avevano trovato uscendo dalle diverse denominazioni protestanti o dalla chiesa di Roma.Non possiamo meravigliarci di questo proposito, perché ogni “movimento di risveglio” è nato con questo programma, perché ogni movimento di risveglio è nato libero in Cristo. Potrei citare decine di testimonianze, ma mi limito a sceglierne due: una lontana di secoli, ed una vicinissima a noi.

Per la prima mi limito a citare le dichiarazioni di uno storico, che nello scrivere di un movimento “nato” evangelico e che poteva svilupparsi e vivere come quello ad esso contemporaneo di Valdo, e che invece fu purtroppo assorbito e strumentalizzato dalla curia romana dell’epoca e dalle epoche successive, così si esprimeva:”Senza organizzazione, per evitare il pericolo di costringere lo Spirito entro aride formule, quei pazzi del Signore (come venivano chiamati) si ponevano umilmente al servizio altrui……presto la curia romana intervenne a moderare gli entusiasmi e ad irregimentare il moto entro schemi più precisi…Francesco cedette “con intima sofferenza” perché secondo lui il Vangelo doveva essere vissuto “sineglossa”, alla lettera…”.Dopo la morte di Francesco e raccogliendo proprio una sua raccomandazione, ci furono molti che vollero tornare a vivere il risveglio originale: furono perseguitati ed uccisi, ma respirarono di nuovo l’aria pura della libertà anche se a prezzo di martirio. Vengo alla testimonianza recente, quella ricordata da A. Biginelli nel libro “La chiesa e la sua autorità”. Ecco le parole dell’autore: All’inizio del loro “risveglio” i “fratelli”, provenienti dalle Chiese Anglicana, Presbiteriana, Metodista ecc., si radunavano insieme nel nome del Signore nel Quale avevano creduto, compivano le loro attività spirituali ed offrivano la loro adorazione avendo come unico centro la Persona di Cristo e risolvendo tutti i loro problemi sulla base dell’unica autorità valida: Quella della Parola di Dio.

Il risveglio pentecostale ha realizzata la medesima esperienza: nato libero era fermamente deciso a rimanere libero e la prova più chiara l’abbiamo dal fatto che quando è stato obbligato a dare conto della propria identità si è dichiarato “congregazioni cristiane inorganizzate; inorganizzate cioè autonome, libere, ma unite dai vincoli della grazia di Dio nella comunione cristiana. Per molti anni questa condizione è rimasta inalterata e coloro che potevano essere considerati i padri spirituali, gli apostoli del movimento, sono stati rispettati ed ascoltati e le loro appassionate esortazioni a conservare la libertà cristiana non sono cadute nel vuoto. Fra tanti voglio ricordare il fratello L. Francescon che può essere considerato “primizia” del risveglio pentecostale fra gli italiani negli Stati Uniti; questo generoso servo di Dio si è coraggiosamente battuto per la libertà insidiata dall’organizzazione; egli aveva sintetizzato il suo messaggio, intorno a questo soggetto, affermando di aver ricevuta luce da Dio. Ecco le sue parole:

COSTITUZIONE DELLA CHIESA DI DIO

Gesù è il Capo della Chiesa. Lo Spirito Santo è la legge per guidarla in ogni verità. La sua organizzazione è la carità di Dio nei cuori dei membri che la compongono – “Legame della perfezione”.Dove questi Tre non governano, è satana che governa in forma d’uomo per sedurre il popolo di Dio con la sapienza umana. Questa luce l’ho ricevuta dal Signore l’anno 1910. L.F.

E’ onesto precisare che Francescon non si opponeva alla designazione di fratelli che avessero potuto curare l’amministrazione dei beni strumentali delle singole comunità, ma respingeva decisamente il concetto di una organizzazione investita di autorità spirituale e strutturata gerarchicamente. Comunque anche la “funzione puramente amministrativa” doveva rappresentare, secondo il pensiero di Francescon non un “servizio imposto”, ma un “servizio liberamente scelto” dalle comunità che ne avessero voluto usufruire. In parole estremamente semplici, si può dire che questo servitore di Dio escludeva categoricamente la costituzione di un “corpo” di amministratori investiti di autorità sopra i propri fratelli. Francescon paventava il verificarsi di un fenomeno ricorrente e che purtroppo ha turbato o addirittura spento molti movimenti di risveglio.

Non c’erano ancora beni immobili da tutelare o istituzioni da proteggere, ma c’era un grande e forse esagerato desiderio di essere legalmente liberi (spiritualmente il cristiano è libero anche nella persecuzione) di svolgere tutta l’attività cultuale e ministeriale. La semplicità, o l’ignoranza, erano ancora tanto determinanti da far accettare ad “occhi chiusi” lo statuto compilato dal legale. A coloro che ne chiedevano la lettura ed eventualmente la discussione fu data assicurazione che si trattava di un “documento” necessario soltanto per corredare la domanda, ma non “impegnativo” per noi che avevamo uno statuto superiore: la Parola di Dio. Molti anni dopo invece quello statuto è stato letto, esaminato, discusso ed approvato, ma questo è avvenuto quando ormai l’organizzazione aveva assunto il controllo del movimento, delle chiese e condizionato anche il modo di “pensare” dei ministri. Quanto sarebbero state opportune le parole di Biginelli in quel lontano passato: La vera comunione fraterna e l’unità dello Spirito, consistono e si mantengono nell’accettazione, da parte di tutti i credenti, della “sola Scrittura” e della sua autorità tanto nella nostra vita personale quanto nella vita collettiva delle singole chiese. La comunione fraterna e l’unità dello Spirito sono turbate, quando subentra, nei rapporti spirituali, sostituendosi a quella divina, l’autorità umana. La “sola Scrittura” l’affermazione solenne che ha dato un fondamento alla riforma, dovrebbe rimanere il principio irrinunciabile di ogni movimento di risveglio. Purtroppo sembra difficile resistere alla tentazione di imitare i modelli proposti dal “presente secolo” e come gli israeliti lottarono per avere un “re”, un re come lo avevano altre nazioni, così i movimenti nati liberi e guidati da Dio, arrivano a volere ed accettare forme di governo che finiscono per escludere la signoria di Dio.

Aggiungo che ci sentiamo in perfetta armonia con queste parole. Anche noi crediamo che l’ organizzazione e lo statuto abbiano segnato un lento ma costante declino in quel movimento di risveglio che era nato libero e senza vincoli. Noi crediamo dunque che la Chiesa del Signore non debba ricercare nessun riconoscimento giuridico (e meno che meno di fare una intesa con lo Stato), perchè per ottenerlo deve fare un compromesso (organizzandosi nella maniera in cui gli ordina lo Stato) che finisce con l’indebolire la Chiesa, la quale è costretta a barcamenarsi tra la Parola di Dio e lo Statuto, e il tutto va a danno della Parola. Tutto questo è avvenuto perché i credenti erano stanchi di essere perseguitati a causa dell’evangelo e quindi anziché continuare a confidare nel Signore hanno cercato riparo presso le autorità umane mediante l’affiliazione offertagli dalle Assemblee di Dio Americane, dalle quali peraltro hanno preso delle dottrine estranee alla Parola di Dio (come per esempio la decima e il rapimento segreto, che nè Francescon e neppure Lombardi avevano mai insegnato).

Ma la Parola di Dio cosa ne pensa?

Matteo 5:12 Rallegratevi e giubilate, perché il vostro premio è grande nei cieli; poiché così hanno perseguitato i profeti che sono stati prima di voi.

Giovanni 15:20 Ricordatevi della parola che vi ho detta: “Il servo non è più grande del suo signore”. Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi; se hanno osservato la mia parola, osserveranno anche la vostra.

2Timoteo 3:12 Del resto, tutti quelli che vogliono vivere piamente in Cristo Gesù saranno perseguitati.

Quindi si può dire che i credenti che non vogliono essere perseguitati per l’evangelo in realtà non vogliono servire piamente Cristo e lo dimostrano praticamente scendendo a compromessi.

Che dire di quei fratelli, compreso Luigi Francescon, che quando si cominciò a parlare di organizzazione si opposero? Che considerazione hanno avuto essi da parte di coloro che invece si sono spinti fino in fondo? Erano essi ignoranti? Non avevano compreso che quella porta la stava aprendo il Signore? Oppure avevano semplicemente paura di perdere quella preziosa libertà che li caratterizzava fino a quel momento? Posso testimoniare che nel tempo, tutte le volte che ho sentito parlare a proposito di quei fratelli che non hanno aderito all’organizzazione (i cosiddetti Zaccardini per esempio), era sempre un parlare beffardo e offensivo (ricordo una volta a Via Repetti persino durante una riunione di culto) in un atteggiamento che non ha neanche bisogno di commenti.

CONCLUSIONE

Voglio dire che ci sono altri argomenti di cui avrei voluto parlare ma mi fermo qui per non dilungarmi troppo. Qui di seguito però voglio accennare ad alcune cose che le ADI non riprovano come invece dovrebbero fare.

– La gap theory (teoria dell’intervallo). Teoria che viene insegnata nelle ADI da anni, secondo la quale la creazione di cui si parla nel primo capitolo della Genesi non è la creazione originale ma una ‘ricreazione’ o ‘restaurazione’ che il Signore ha dovuto operare per ristabilire il disordine che si era venuto a creare in precedenza nell’universo in seguito ad un cataclisma prodottosi per la cacciata di Satana dal cielo.

– Andare al mare . Andare al mare è una concupiscenza mondana, e dunque non può caratterizzare i credenti che sono chiamati a santificarsi e ad astenersi da ogni tipo di iniquità. Andare al mare a mettersi mezzi nudi solo perché lo fanno tutti, significa dimenticare la chiamata che ci è stata rivolta dal Dio tre volte Santo il quale ci comanda di conservare puri i nostri occhi e non essere d’intoppo al nostro prossimo.

– La donna che insegna . Conformemente alla Scrittura, crediamo che alla donna non è permesso di insegnare nè agli adulti e nè ai bambini; non spetta alla donna farlo, piuttosto la Scrittura le ordina di imparare in silenzio.

– Pregare o profetizzare senza il velo da parte della donna fuori dal locale di culto . Noi crediamo, come è scritto, che a motivo degli angeli la donna, quando prega o profetizza, deve avere il capo coperto da un velo sia nel locale di culto che a casa e in qualsiasi altro luogo. Per fare un esempio, dunque, se una donna sta in comunione con il Signore mentre esce a fare la spesa e i suoi pensieri sono volti a Lui, non è obbligata a velarsi il capo, ma se una volta tornata a casa si mette a pregare deve mettersi il velo. Per quanto riguarda l’uomo, invece, egli non deve coprirsi il capo quando prega o profetizza, e se si mette a pregare o profetizzare il Signore con il cappello sulla testa, non importa dove egli si trova (nel locale di culto, a casa, al lavoro, ecc.), egli disonora il suo capo, cioè Cristo.

Voglio concludere dicendo che ho potuto constatare che molti credenti non amano affatto essere corretti tramite la Bibbia, perché ritengono di avere ragione anche nel sostenere dottrine o comportamenti che la Bibbia riprova e condanna. Con loro è come parlare con i sordi.

Per quanto ci riguarda, invece, di fronte all’evidenza Scritturale, noi abbiamo compreso che c’era una decisione da prendere – e cioè quella di rigettare tutto quello che non era provato dalla Bibbia o che andava contro di essa – e non abbiamo messo davanti quello che abbiamo sempre creduto e accettato come Parola di Dio, nonostante anche noi per tanti anni abbiamo creduto che bisognava pagare la decima, abbiamo creduto che il Signore poteva tornare in qualsiasi momento ecc. Ma laddove la Scrittura impone una seria riflessione non possiamo e non dobbiamo anteporre alla Parola di Dio i nostri preconcetti e le nostre convinzioni.

Quindi, rispondendo all’invito rivoltoci dal Consiglio di Chiesa ad incontrarci per vedere se ci sono o meno i presupposti per la ricomposizione di questa frattura, vi dico che noi ci siamo già messi davanti al Signore e abbiamo attentamente valutato la strada da prendere, ed egli ci ha mostrato che dobbiamo opporci a qualsiasi tentativo di strumentalizzare le Scritture per difendere dottrine umane, perché è questo che il Consiglio di Chiesa ha intenzione di fare se accettassimo di comparire davanti ad esso. Quelli che voi considerate “punti di vista diversi quanto meno marginali” per noi sono tutti argomenti assolutamente importanti quanto gli altri e meritano di essere approfonditi da tutti voi con la massima attenzione.

Vorrei dire infine che considerando anche gli attriti che si erano venuti a creare ultimamente in seno alla comunità, non abbiamo ritenuto possibile una risoluzione diplomatica e non sarebbe stato possibile trattare accuratamente tutti questi argomenti. Ho sempre detto ai fratelli con cui ho parlato che noi ci siamo ritirati dalle ADI e da tutti coloro che difendono le ADI quando hanno sfacciatamente torto, ma non dai fratelli disposti a dialogare con la Bibbia in mano e la mente aperta, quindi non siamo “scappati” ma ci siamo ritirati da una Chiesa e da una denominazione la cui dottrina non è affatto sana, in quanto su diverse cose trasmette e approva insegnamenti e comportamenti errati.

Vi chiediamo quindi di cancellare i nostri nomi dal registro di Chiesa; l’importante per noi è che rimanendo fedeli al Signore e alla sua Parola i nostri nomi rimangano scritti nel libro della vita. Qualcuno ci ha chiesto tempo fa’ se abbiamo intenzione di ritornare in comunità: io rispondo che torneremo solo quando in mezzo a voi la Parola di Dio sarà considerata sovrana e quindi vi sottoporrete completamente ad essa.

Pregando e sperando che riconosciate la verità, vi salutiamo nel Signore.

Cacciotti Valerio

Di Marcantonio Pina

Per contattare il fratello Valerio:

e-mail: valerio.cacciotti@gmail.com
contatto Skype: valerio.cacciotti

Cellulare: 334 7779799 (chiamare dopo ore 20,00)

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