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Avventisti del settimo giorno: “Il giudizio investigativo”

23 aprile 2011

Avventisti del settimo giorno: “Il giudizio investigativo”

IL GIUDIZIO INVESTIGATIVO

La dottrina del giudizio investigativo, così è chiamata dagli Avventisti, è strettamente connessa alla dottrina del santuario celeste e abbiamo accennato ad essa poco fa, ma ora la vogliamo esporre più appieno e confutarla mediante le Scritture. Sarebbe superfluo in effetti perché abbiamo già dimostrato che gli Avven­tisti fondano la loro dottrina sul santuario su una errata inter­pretazione delle parole di Daniele sulla purificazione del san­tuario che doveva avvenire dopo 2300 sere e mattine, e perciò di conseguenza anche il giudizio investigativo si fonda sull’errore. Ma io ritengo doveroso entrare nei dettagli di questa dottrina e dimostrarne la falsità; anche perché costituisce uno dei baluardi del messaggio avventista e intacca la dottrina della salvezza per grazia e dell’espiazione di Cristo.

La dottrina avventista

Nel 1844 è cominciato un giudizio investigativo che consiste nell’esame delle azioni di coloro che sono scritti nel libro della vita per decretare se sono degni di partecipare alla prima risurrezione se già morti, se sono pronti per la traslazione nel regno di Dio invece se ancora viventi.

La dottrina del giudizio investigativo la troviamo descritta in questi termini nel Dizionario di dottrine bibliche: ‘La prima fase del giudizio riguarda la Chiesa o meglio tutti coloro che, a partire da Adamo, si sono addormentati nel Signore o che saranno viventi prima del ritorno di Gesù. Questo giudizio prece­de, quindi, il ritorno di Cristo ed è descritto nel libro del profeta Daniele 7:9,10. ‘E’ giunto il tempo in cui il giudizio ha da cominciare dalla casa di Dio; e se comincia prima da noi, quale sarà la fine di quelli che non ubbidiscono al vangelo di Dio?’ (1Pt 4:17). E’ una vasta inchiesta, o giudizio investi­gativo, avente come scopo di determinare coloro, tra gli uomini, che sono degni di avere parte alla risurrezione tra i morti, o prima risurrezione (Lc 20:35) o che, essendo ancora in vita al momento del ritorno di Cristo, saranno trasformati senza passare per la morte (Mt 25:31-46). Lo scopo è quindi di separare, mette­re da parte e suggellare quanti hanno accettato Gesù come Salva­tore e di cancellare i loro peccati dai libri del cielo, trasfe­rendoli sul capo di Satana (Azazel). Permetterà anche di vedere se la trasformazione avvenuta nel credente è stata vera e duratu­ra (….) In realtà solo le persone i cui nomi si trovano nel libro della vita sono oggetto della grande inchiesta o giudizio inve­stigativo o prima parte del giudizio: si tratta di stabilire se i loro nomi debbono rimanere scritti – in tal caso esse non passa­no in giudizio – oppure se debbono essere cancellati – e in questo caso esse sono messe nel novero degli empi e giudicate nel corso della seconda fase del giudizio’.[1]

Spieghiamo brevemente il significato di queste parole; secondo gli Avventisti, nel 1844, anno dell’entrata di Gesù nel luogo santissimo, sarebbe iniziato un giudizio investigativo sui creden­ti di tutte le generazioni, ossia di tutti coloro i cui nomi sono scritti nel libro della vita.[2] Questo giudizio, che sta tuttora avvenendo, consiste in un profondo esame delle azioni buone e cattive dei credenti morti e di quelli che sono in vita, fatto appoggiandosi ai libri.[3] Si tenga presente a tale proposito che per loro quando nell’Apocalisse è detto che “i libri furono aperti”,[4] questi libri sono il libro delle memorie di Malachia 3:16 dove secondo loro sono registrate le buone azioni, e il libro della morte dove sono invece registrate le cattive azioni.[5] Questi sono i libri che vengono consultati durante questo giudizio investigativo. Ma quale è la regola usata in questo giudizio? ‘La legge dei dieci comandamenti è la regola secondo la quale gli uomini saranno giudicati’.[6] Questo giudizio alla fine sfocia in una sentenza definitiva che può essere di assoluzione o di condanna. Nel caso la sentenza è di assoluzione allora i credenti assol­ti otterranno la cancellazione dei loro peccati e saranno reputati degni d’avere parte alla risurrezione dei giusti; nel caso invece la sentenza è di condanna allora i credenti condannati non otterranno la cancellazione dei loro peccati e saranno radiati dal libro della vita, per cui essi parteciperanno alla risurrezione degli empi e passeranno per il giudizio degli empi (nel caso dei credenti viventi alla venuta di Cristo, gli assolti saranno reputati degni di essere mutati e portati in cielo con i risorti, i condannati invece saranno sterminati assieme agli empi). Ecco cosa dice Ellen G. White sul giudizio investigativo: ‘Quando nel giudizio i libri vengono aperti, si esamina davanti a Dio la vita di tutti coloro che hanno creduto in Gesù. Cominciando da coloro che per primi vissero sulla terra. Cristo, il nostro avvocato, presenta i casi di ogni successiva generazione per poi concludere con quelli dei viventi. Ogni nome è menzionato, ogni caso viene esaminato atten­tamente; alcuni nomi sono accettati, altri respinti. Se qualcuno ha tuttora segnati nei libri dei peccati di cui non si è pentito e che perciò non sono stati rimessi, il suo nome viene radiato dal libro della vita, e la registrazione delle sue buone azioni è cancellata dal libro delle memorie di Dio’.[7]  L’accettazione dei credenti alla fine del giudizio investigativo è seguita dalla cancellazione dei loro peccati infatti: ‘Quando Cristo porta un caso nella corte celeste, non c’è la minima possibilità che egli perda, perché Egli conosce tutti i fatti, ed Egli è capace di applicare il rimedio. Quando Egli confessa davanti a Dio e ai santi angeli che il peccatore peniten­te è vestito con la veste del suo carattere senza macchia (questa è la veste bianca che gli sarà data), nessuno nell’uni­verso può negare a quell’uomo salvato l’entrata nel regno eterno di giustizia. Allora, certamente, è il tempo per i suoi peccati di essere cancellati per sempre…’.[8] Come disse la White: ‘Resi partecipi della giustizia di Cristo, i loro caratteri rispondono alle esigenze della legge di Dio, i loro peccati sono cancellati, ed essi sono ritenuti degni della vita eterna’.[9] In definitiva: la cancellazione dei peccati dei credenti non può in nessuna maniera avvenire prima che essi siano giudicati in base a quello che è scritto nei libri; ecco la White cosa ha detto: ‘Dato che i morti debbono essere giudicati secondo ciò che è scritto nei libri, è impossibile che i peccati degli uomini possano essere cancellati prima che i loro casi siano stati esaminati’.[10] Da quello che ci è dato di capire però non bisogna pensare che dopo l’esame delle azioni di ogni singolo credente già morto i suoi peccati vengano subito cancellati perché la cancellazione dei peccati è generale e avverrà per tutti (sia per i morti che per i vivi) contemporaneamente, e questo in seguito all’allegoria che gli Avventisti ricavano da quello che faceva il sommo sacerdote nel giorno dell’espiazione. Difatti per loro dato che il sommo sacerdote in quel giorno terminava di fare l’espiazione dei peccati del santuario e dei figliuoli d’Israele quando usciva dal luogo santissimo e poneva le mani sul capro destinato ad Azazel e confessava su di esso tutte le iniquità del popolo trasmettendogliele, e poi lo mandava nel deserto; così la cancellazione dei peccati del popolo di Dio avverrà quando Cristo uscirà dal luogo santissimo (nel quale è entrato nel 1844) e deporrà tutti i peccati sul capo di Satana. E difatti è solo allora che Cristo tornerà perché il giudizio investigativo dei credenti sarà finalmente terminato; il destino di tutti i credenti sarà segnato una volta per sempre per cui Cristo scenderà dal cielo e risusciterà e muterà gli assolti lasciando i condannati nella polvere fino alla fine del millennio e distruggendo i credenti viventi non assolti nel giudizio. Quando finirà il giudizio investigativo, disse la White, ‘il destino di tutti sarà deciso per sempre: o per la vita o per la morte’;[11] e Cristo tornerà.

A sostegno del giudizio investigativo gli Avventisti, oltre ad appoggiarsi a certi passi della Scrittura che secondo loro indicano il giudizio investigativo (quali per esempio Daniele 7:9-10 e 1 Pietro 4:17), si appoggiano anche a delle cose che dice la tradizione ebraica riguardo al periodo che va dal primo giorno del settimo mese al decimo giorno dello stesso, giorni che sono definiti dalla tradizione ebraica ‘giorni terribili’ (Yamin Noraim). Per loro infatti ci sono delle analogie tra quello che avviene a partire dal primo giorno del settimo mese fino al termine del giorno dell’Espiazione tra gli Ebrei, e quello che sta avvenendo in cielo dal 1844 e che terminerà quando Cristo uscirà dal luogo santissimo. Ma quali sono queste cose? Eccole. Gli Ebrei commemorano il capodanno il primo e il secondo giorno del settimo mese; questa festa è da loro chiamata Rosh Hashanà. Per loro questa festa è il Giorno del Giudizio (Yom Haddin), perché in quel giorno Dio fa sfilare davanti a sé tutte le sue creature per giudicarle e iscriverle nel libro della vita o in quello della morte. Il secondo giorno della festa nella sinagoga, durante la solenne assemblea, viene recitata questa preghiera che fa capire bene quali siano le convinzioni ebraiche a riguardo di quello che succede in quel giorno: ‘Vogliamo esprimere la santità di questo giorno: è solenne e temibile. In questo giorno il Tuo Regno si leverà per mezzo della grazia. Il tuo trono si consoliderà, Tu vi siederai nella Verità. Tu sei colui che giudica, che ammonisce, che sa e che è testimone, che scrive, sigilla e conta. Tu ricordi le cose dimenticate e Tu apri il libro dei ricordi in cui i fatti si enunciano di per se stessi e in cui ogni azione è segnata dalla mano di ciascuno. Improvvisamente il grande shofar risuona, un dolce mormorio si fa sentire, gli angeli stessi trasaliscono, colti da tremito e timore. Essi dicono: ‘Ecco il giorno del Giudizio per esaminare l’Armata celeste nel Tribunale’, perché anche loro non sono innocenti ai Tuoi occhi. Come il pastore che visita il suo gregge fa sfilare le sue pecore di fronte al suo bastone, così Tu fai sfilare, Tu conti, Tu esamini le anime di tutti i viventi, Tu determini la posizione di ciascuna creatura e scrivi la sentenza. A Rosh Hashanà le anime vengono iscritte, a Kippur alla loro sorte è apposto il sigillo; viene stabilito quanti lasceranno questo mondo e quanti vi entreranno, chi vivrà e chi morrà, chi alla sua ora e chi prematuramente, chi a causa del fuoco e chi a causa dell’acqua, chi per spada e chi per fame, chi nella tempesta e chi durante l’epidemia; chi avrà una vita tranquilla e chi avrà una vita errabonda, chi avrà serenità e chi inquietudine, chi la calma e chi i tormenti; chi sarà innalzato e chi sarà abbassato, chi sarà ricco e chi sarà povero. Ma penitenza, preghiera e carità allontanano il rigore della sentenza’.[12] Alla festa del Kippur poi gli Ebrei verranno purificati dai loro peccati commessi contro Dio; in altre parole viene sigillato il decreto scritto a capodanno. L’Avventista Samuele Bacchiocchi nel suo libro La Speranza dell’Avvento traendo spunto dai ‘giorni terribili’ degli Ebrei, per sostenere che il giorno dell’espiazione degli Ebrei era un giorno di giudizio, afferma: ‘L’allontanamento finale dei peccati d’Israele costituiva il risultato di un processo giuridico che cominciava il primo giorno del settimo mese (anno nuovo) con un ‘suon di tromba’ (Levitico 23:23) e introduceva un periodo di pentimento. Questo periodo di ricerca interiore fino al giorno dell’espiazione, che veniva dieci giorni più tardi (Levitico 23:27), era, in un certo senso, un giudizio investigativo, durante il quale Dio giudicava in modo globale e definitivo i peccati di Israele che erano stati accumulati’.[13]

Confutazione

In cielo non è in atto nessun giudizio investigativo

La Scrittura non ci dice che in cielo è in atto un giudizio investigativo nei confronti dei santi vissuti nel passato o di noi che siamo ancora in vita.

Per quel che concerne i santi vissuti nel passato che sono morti in Cristo, essi sono alla presenza del Signore in cielo e là aspet­tano la risurrezione. Alla risurrezione otterranno un corpo immortale e compariranno davanti al tribunale di Cristo per essere retribuiti.

Per quel che concerne noi viventi che saremo rimasti fino alla venuta del Signore noi saremo trasformati in quello stesso giorno e compariremo assieme a loro davanti al tribunale di Cristo.

Tutti assieme in quel giorno riceveremo la retribuzione delle cose fatte quand’eravamo nel corpo, sia che avremo operato bene o male. Quando Paolo disse ai Corinzi: “Poiché dobbiamo tutti comparire davanti al tribunale di Cristo, affinché ciascuno riceva la retribuzione delle cose fatte quand’era nel corpo, secondo quel che avrà operato, o bene, o male”,[14] si riferiva appunto a questo evento che deve avere ancora luogo nei luoghi celesti al tempo fissato da Dio. In quell’occasione tutti i santi risorti e tutti coloro che saranno rimasti viventi fino alla venuta del Signore e che saranno mutati riceveranno il loro premio in base alla loro fatica, in base a quanto si sono santificati sulla terra ed in base a quanto si sono affaticati nell’opera di Dio.[15]

Quindi, coloro che sono morti in Cristo essendo di già nella gloria con la loro anima, hanno il loro nome nel libro della vita e non potranno giammai essere cancellati da esso; essi aspettano solo di ricevere la retribuzione che meritano e che si sono guadagnati con le loro buone opere compiute sulla terra dopo la loro nuova nascita. Qualcuno dirà: ‘E per quel che concerne dei loro peccati occulti o non confessati a Dio durante la loro vita? Rispondiamo; Dio certamente eseguirà un giudizio giusto a tale proposito, lui sa tutto e non commette ingiustizie di nessun genere.

Per quel che concerne noi che siamo ancora vivi sulla terra, occorre dire che il nostro nome rimarrà scritto nel libro della vita fino alla fine a condizione che perseveriamo sino alla fine nella fede e nel buon operare; “Chi vince sarà così vestito di vesti bianche, ed io non cancellerò il suo nome dal libro della vita, e confesserò il suo nome nel cospetto del Padre mio e nel cospetto dei suoi angeli”,[16] dice Gesù a ciascuno di noi. Nel caso contrario, cioè se smettiamo di credere nel nome del Figliuol di Dio – il che equivale a perdere – il nostro nome sarà cancellato dal libro della vita e quando moriremo ce ne andremo all’inferno. Quindi se noi moriremo con Cristo raggiungeremo i nostri fratelli che ci hanno preceduti in paradiso e con loro aspetteremo la risurrezione in cielo, nel caso contrario ce ne andremo in perdizione in attesa della condanna eterna.

In altre parole ancora (insisto affinché il concetto sia il più chiaro possibile), tutti coloro che sono morti in Cristo saranno di certo reputati degni di avere parte alla risurrezione dei giusti perché il loro nome è rimasto scritto nel libro della vita; e quando giungerà quel giorno glorioso otterranno il premio in base al loro operato che Dio conosce perfettamente. Per noi viventi che invece saremo rimasti fino alla venuta del Signore, anche per noi dico non c’è da pensare proprio a nessun giudizio investigativo da parte di Dio come lo intendono gli Avventisti, perché innanzi tutto Cristo ci conosce a fondo e poi perché noi sappiamo che i nostri nomi sono scritti nel libro della vita e là rimarranno incisi per sempre (a condizione che perseveriamo fino alla fine nella fede); e quindi per la grazia di Dio ci sentiamo degni – perché lo siamo diventati – di parte­cipare alla traslazione futura, e possiamo dire che quando Cristo tornerà di certo saremo mutati ed andremo a incontrare il Signore nell’aria. Questa fiducia l’avevano anche i santi antichi che aspettavano il ritorno di Cristo infatti Paolo disse ai Tessalo­nicesi: “Poi noi viventi, che saremo rimasti, verremo insiem con loro rapiti sulle nuvole…”,[17] ed ancora ai Corinzi: “Non tutti morremo, ma tutti saremo mutati”.[18]

Quindi il nome di un credente può essere cancellato dal libro della vita perché, – come abbiamo visto prima – la Scrittura ammette la possibilità, ma questo può avvenire solamente mentre è ancora in vita sulla terra nel caso lui commette il peccato che mena a morte che consiste nell’abbandono e nel rinnegamento del Signore. Questo lo attestò Dio quando disse a Mosè: “Colui che ha peccato contro di me, quello cancellerò dal mio libro”.[19] Anche lo scrittore agli Ebrei attesta ciò in questi termini: ‘Perché quelli che sono stati una volta illuminati e hanno gustato il dono celeste e sono stati fatti partecipi dello Spirito Santo e hanno gustato la buona parola di Dio e le potenze del mondo a venire, se cadono, è impossibile rinnovarli da capo a ravvedimento, poiché crocifiggono di nuovo per conto loro il Figliuol di Dio, e lo espongono ad infamia. Infatti, la terra che beve la pioggia che viene spesse volte su lei, e produce erbe utili a quelli per i quali è coltivata, riceve benedizione da Dio; ma se porta spine e triboli, è riprovata e vicina ad esser maledetta; e la sua fine è d’esser arsa’;[20] ed anche: ‘Perché, se pecchiamo volontariamente dopo aver ricevuto la conoscenza della verità, non resta più alcun sacrificio per i peccati; rimangono una terribile attesa del giudizio e l’ardor d’un fuoco che divorerà gli avversarî. Uno che abbia violato la legge di Mosè, muore senza misericordia sulla parola di due o tre testimoni. Di qual peggior castigo stimate voi che sarà giudicato degno colui che avrà calpestato il Figliuol di Dio e avrà tenuto per profano il sangue del patto col quale è stato santificato, e avrà oltraggiato lo Spirito della grazia?’.[21] Ma certa­mente questa cancellazione non potrà in nessuna maniera avvenire dopo che il credente muore in e con Cristo perché egli è alla presenza del Signore in cielo. Bisogna dunque fare notare a questo punto che se gli Avventisti possono dire che in cielo adesso è in atto questo giudizio investiga­tivo di tutti i credenti morti è perché essi negano che essi siano già in cielo alla presenza del Signore: per essi infatti non esistono perché non hanno anima. Essi esistono solo nella memoria di Dio e basta. Questo è qualcosa da non sottovalutare; difatti se per gli Avventisti i credenti quando muoiono andassero in cielo con il Signore non ci sarebbe bisogno di questo giudizio investigativo per stabilire se essi sono degni della vita eterna. Ecco perché la White disse: ‘Ma se i morti godono già della felicità del cielo (…) che bisogno c’è di un giudizio futuro?’.[22] Dunque, questa falsa dottrina del giudizio investigativo è in un certo senso strettamente collegata all’altra falsa dottrina che nega l’esistenza dell’anima all’interno dell’uomo. Quindi, quando si parla con gli Avventisti occorre insistere sull’esistenza dell’anima all’interno dell’uomo e sulla sua immortalità, e sul fatto che quando muore un credente egli va subito in cielo. Perché nel momento in cui essi rimarranno persuasi che le cose stanno veramente così, di conseguenza la dottrina del giudizio investigativo cadrà da se stessa perché risulterà una falsità.

Certo Dio ci mette alla prova sulla terra, e ci giudica pure, ma questo giudizio di cui parla Pietro nella sua epistola non è da intendersi come lo intendono gli Avventisti perché Gesù ha detto: “Chi ascolta la mia parola e crede a Colui che mi ha mandato, ha vita eterna; e non viene in giudizio…”;[23] (quindi noi sappiamo che non passeremo il giudizio) ma piuttosto come la correzione che Dio infligge a noi suoi figliuoli per farci partecipi della sua santità. Paolo lo conferma ciò quando dice ai Corinzi: “Ora, se esaminassimo noi stessi, non saremmo giudicati; ma quando siamo giudicati, siam corretti dal Signore, affinché non siam condannati col mondo”.[24]

Quindi, la dottrina del giudizio investigativo va rigettata in blocco perché fa pensare innanzi tutto che i morti in Cristo stiano passando al vaglio per mezzo di questo giudizio e che i nomi di alcuni sono conservati scritti nel libro della vita mentre quello di altri viene radiato da esso il che non può accadere perché essi sono già in cielo e aspettano la risurrezio­ne per ottenere la retribuzione per le loro opere e il loro nome non può essere cancellato dal libro della vita; e poi anche che dal libro della vita vengono cancellati con molta facilità i nomi dei credenti difatti, come abbiamo visto, Ellen G. White ha detto: ‘Se qualcuno ha tuttora segnati nei libri dei peccati di cui non si è pentito e che perciò non sono stati rimessi, il suo nome viene radiato dal libro della vita, e la registrazione delle sue buone azioni è cancellata dal libro delle memorie di Dio’.[25] Come dire, basta che hai fallito in una cosa sola e ti sei dimenticato di chiedere perdono a Dio per essa e sarai radiato dal libro della vita!! Veramente disgustose queste parole che fanno apparire il nostro Dio come un essere spietato e non misericordioso e il nostro Avvocato, cioè Gesù, incapace di intercedere per noi. E poi quelle parole della White fanno dimenticare a chi le accetta che Dio non solo rimette i debiti ma li fa anche pagare a coloro che li contraggono in taluni casi. Ascoltate quello che insegnò Gesù: “Se dunque tu stai per offrire la tua offerta sull’altare, e quivi ti ricordi che il tuo fratello ha qualcosa contro di te, lascia quivi la tua offerta dinanzi all’altare, e va’ prima a riconciliarti col tuo fratello; e poi vieni ad offrir la tua offerta. Fa’ presto amichevole accordo col tuo avversario mentre sei ancora per via con lui; che talora il tuo avversario non ti dia in man del giudice, e il giudice in man delle guardie, e tu sii cacciato in prigione. Io ti dico in verità che di là non uscirai, finché tu non abbia pagato l’ultimo quattrino”.[26] Notate che chi non fa presto amichevole accordo col suo avversario cioè il fratello che ha offeso, viene detto essere dato in mano del giudice e cacciato in prigione fino all’estinzione del debito. Uscirà dalla prigione, ma non prima di avere pagato a Dio quello che deve pagare (il debito contratto nei confronti del fratello).

Altre ragioni per cui la dottrina del giudizio inve­stigativo va rigettata sono queste. Essa quando afferma che ‘il giudizio investigativo rivela alle intelligenze celesti chi fra i morti si sono addormentati in Cristo e perciò, in lui sono ritenuti degni di avere parte alla prima risurrezione. Esso, inoltre, rende manifesto chi sono, fra i viventi, coloro che dimorano in Cristo, osservano i comandamenti di Dio e la fede di Gesù e in Gesù, e per conseguenza sono pronti per la traslazione nel suo regno eterno’,[27] annulla di fatto la Scrittura che dice che “Il Signore conosce quelli che son suoi”[28] e le parole che disse Gesù: “Conosco le mie”[29] (le mie pecore). Con questo vogliamo dire che, per quel che concerne i morti in Cristo, Cristo sa chi sono coloro che egli deve risuscitare nell’ultimo giorno e non ha bisogno di mettersi a fare nessuna investigazione per determinare se sono degni di partecipare alla prima risurrezione o meno. Non ha forse egli detto quando era sulla terra: “Poiché questa è la volontà del Padre mio: che chiunque contempla il Figliuolo e crede in lui, abbia vita eter­na; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno”?[30] Che bisogno c’è dunque di una sua investigazione sui morti in Cristo per stabili­re chi deve prendere parte alla prima risurrezione quando è detto chiaramente che egli li risusciterà in risurrezione di vita. Per quel che concerne poi i credenti ancora viventi per loro c’è la sicurezza che essi saranno mutati infatti la Scrittura dice: “Non tutti morremo, ma tutti saremo mutati”.[31] Anche in questo caso quindi, che bisogno c’è di un giudizio investigativo da parte di Cristo in cielo per sapere quali credenti dovranno essere mutati al ritorno di Cristo? Qualcuno dirà: ‘E allora per quel che concerne quelli che dopo avere creduto si traggono indietro a loro perdizione, e alla venuta di Cristo non saranno mutati e non andranno con il Signore? Anche in questo caso non c’è assoluta­mente bisogno di un giudizio investigativo come lo intendono gli Avventisti perché il Signore conosce quelli che sono suoi e sa perfettamente chi sono coloro che si traggono indietro senza bisogno di questo giudizio investigativo come lo intendono gli Avventisti.

Il giudizio investigativo attacca la salvezza per grazia

Il giudizio investigativo è da rigettare perché così come lo intendono gli Avventisti attacca la salvezza per grazia e la certezza della salvezza che possiede il credente. Ecco due dichiarazioni avventiste che confermano ciò.

Ellen G. White disse: ‘Nel registro del cielo, il perdono è segnato accanto ai nomi di coloro che si sono pentiti dei propri peccati e che per fede hanno reclamato il sangue di Cristo come loro sacrificio espiatorio. Resi partecipi della giustizia di Cristo, i loro caratteri rispondono alle esigenze della legge di Dio, i loro peccati sono cancellati, ed essi sono ritenuti degni della vita eterna’.[32] Questo significa che la cancellazione dei peccati dei credenti avverrà alla fine del giudizio investigativo tenuto nei loro confronti a condizione che essi si siano dimostrati fedeli alla legge di Dio (e tenete presente che di questa legge fa parte l’osservanza del sabato perché, come abbiamo prima visto, la regola che sarà usata nel giudizio è la legge dei dieci comandamenti).

William Henry Branson (che fu presidente della Conferenza Generale della Chiesa Avventista dal 1950 al 1954) ha detto: ‘Un Cristiano che per mezzo della fede in Gesù Cristo ha fedelmente osservato le richieste della legge sarà assolto [nel giudizio investigativo]; non c’è nessuna condanna perché la legge non trova nessun sbaglio in lui. Se invece si trova che uno ha infranto persino un singolo precetto, e questa trasgressione non è confessata egli sarà trattato come se avesse infranto tutti e dieci’.[33]

Come potete vedere secondo gli Avventisti ad un credente i pecca­ti saranno cancellati se dopo il giudizio investigativo sarà trovato che avrà osservato la legge, ossia i dieci comandamenti (e vi ricordo di nuovo che tra essi c’è pure il comandamento di osservare il sabato giudaico). E questo perché ‘la legge dei dieci comandamenti è la regola secondo la quale gli uomini saranno giudicati’.[34] Un solo precetto infranto della legge non confessato non può fare assolvere il credente! Non c’è che dire; gli Avventisti sono come i Galati che dopo avere iniziato per lo Spirito volevano raggiungere la perfezione con la carne osservando la legge. Ma che scrisse loro Paolo? “O Galati insensati, chi v’ha ammaliati, voi, dinanzi agli occhi de’ quali Gesù Cristo crocifisso è stato ritratto al vivo?…Voi che volete esser giustificati per la legge, avete rinunziato a Cristo; siete scaduti dalla grazia”.[35] Ma non hanno mai letto gli Avventi­sti che per le opere della legge – mettiamo molta enfasi in questo caso sull’osservanza del sabato, cioè del quarto comandamento del decalogo – nessuna carne sarà giustificata nel cospetto di Dio? Ma non sanno gli Avventisti che “non v’è dunque ora alcuna condanna per quelli che sono in Cristo Gesù”?[36] In sostanza, e qui mi rivolgo a voi o Avventisti ma non sapete che la salvezza è per grazia e che pensare dopo aver creduto di potere essere giustificati mediante l’osservanza della legge è un affronto all’opera di espiazione di Cristo compiuta una volta per sempre affinché mediante la sola fede in lui ci fosse messa in conto la giustizia di Dio? [37]

Attenzione dunque quando si sente parlare della salvezza agli Avventisti; perché se da un lato essi affermano che essa è per grazia, dall’altro posticipano la cancellazione dei peccati di coloro che credono al termine del giudizio investigativo, cancellazione che per verificarsi occorre che il perdonato osservi tutta la legge. In sostanza è come se gli Avventisti dicessero a coloro che hanno creduto in Cristo; sì siete stati perdonati ma i vostri peccati vi saranno cancellati in futuro se osserverete il sabato, ecc. In particolare il precetto del sabato perché la White lo ‘vide’ circondato di un alone di gloria. Chi non lo osserva e non confessa questa sua inosservanza che è un peccato, verrà radiato dal libro della vita!!

Al che viene da domandarsi; se le cose stanno così come fa un credente a stare di buon animo? Come fa un credente ad essere sicuro in ogni momento di essere salvato e che i suoi peccati sono stati dimenticati da Dio? Non può. Dunque, questa dottrina del giudizio investigativo è veramente molto insidiosa.[38] Aborritela, perché essa tende a far pensare che la cancellazione dei nostri peccati ancora non è avvenuta e che avverrà solo quando nei nostri confronti sarà compiuto il giudizio investigativo la cui regola sarà la legge, ed a condizione che avremo osservato tutta la legge che non mi stanco di ricordarvi comprende il comandamento del sabato (che gli Avventisti esaltano all’inverosimile quando ne parlano). Nessuno vi seduca fratelli, voi quando avete creduto avete ottenuto la remissione dei peccati per cui i vostri peccati vi sono stati cancellati. State di buon animo; studiatevi di piacere a Dio in ogni cosa e di confessare a lui i vostri peccati affinché egli vi purifichi.

L’interpretazione data dagli Avventisti ai passi del Levitico che parlano dei sacrifici d’espiazione che venivano offerti ogni giorno e il giorno dell’espiazione è errata

Alla base di questa dottrina del giudizio investigativo c’è la dottrina che afferma che quando i peccati vengono perdonati non vengono cancellati, ma vengono portati nel santuario celeste dove rimarranno fino a quando il giudizio investigativo non sarà concluso. E questo gli Avventisti lo deducono da alcuni passi presi dal libro del Levitico dove si parla dell’espiazione dei peccati che Dio aveva ordinato doversi fare.

Ora, secondo la legge levitica, durante un qualsiasi giorno dell’anno, quando il popolo o uno dei capi del popolo o qualcuno del popolo si rendevano colpevoli dovevano offrire per il loro peccato determinati sacrifici di espiazione. Mediante queste offerte i loro peccati venivano perdonati infatti si legge alla fine della descrizione di quello che ciascuno doveva offrire per il suo peccato e dell’espiazione che doveva compiere il sacerdo­te: “Così il sacerdote farà l’espiazione per la raunanza, e le sarà perdonato”;[39] “Così il sacerdote farà l’espiazione del peccato di lui, e gli sarà perdonato”,[40] (questo nel caso era un capo del popolo a peccare); “Così il sacerdote farà l’espiazione per quel tale, e gli sarà perdonato”[41] (questo nel caso era a peccare uno del popolo). Come potete vedere in tutti questi casi è scritto che il peccato veniva perdonato a chi offriva il sacrificio per il peccato che aveva commesso. E’ da tenere presente che questa espiazione la potevano compiere i sacerdoti perché il sangue dell’offerta non doveva essere portato nel luogo santissimo. Questo è quello che avveniva ogni giorno. Ma vi era un giorno particolare durante l’anno durante il quale il Sommo Sacerdote offriva dei sacrifici per i peccati suoi e di tutto il popolo, e doveva portare il sangue di questi animali nel luogo santissimo per farne l’aspersione davanti al propiziatorio. In quel giorno, che era il decimo giorno del settimo mese, il Sommo Sacerdote faceva oltre l’espiazione dei suoi peccati e di quelli del popolo anche l’espiazione per il santuario, per la tenda di convegno e per l’altare. Cosa dicono gli Avventisti a riguardo del sangue che veniva quotidianamente sparso durante tutto l’anno e di quello che veniva sparso il giorno dell’espiazione? Essi dicono in Questions on Doctrine: ‘Quando il sangue veniva sparso, il peccato veniva registrato nel santuario (…) I peccati degli Israeliti, registrati nel santuario dal sangue versato delle vittime sacrificali, erano rimossi e totalmente sbarazzati nel Giorno dell’Espiazione’.[42] In altre parole mediante il sangue dei sacrifi­ci che venivano offerti continuamente i peccati venivano perdona­ti ma nello stesso tempo registrati nel santuario terreno; mentre media­nte il sangue del giorno dell’espiazione quei peccati non solo venivano perdonati ma anche cancellati. E dato che gli Avventisti affermano che il ministerio quotidiano dei sacerdoti rappresenta il ministerio di Cristo dalla sua ascensione al 1844, e che il giorno delle espiazioni della legge corrisponde al giorno dell’espiazione cominciato il 22 ottobre 1844, essi giungono alla conclusione che prima di quell’anno i peccati venivano perdonati ma non cancellati perché venivano registrati nel santuario celeste che era raffigurato in terra da quello fatto con mano; mentre dal 1844 in poi Cristo, Sommo Sacerdote, essendo entrato nel luogo santissimo ha potuto cominciare la cancellazione dei peccati di quelli che avevano creduto in lui. E come abbiamo visto questa cancellazione non è ancora effettuata neppure per i credenti che sono viventi sulla terra perché si compirà quando sarà terminato il giudizio investigativo.

Cominciamo col dire che l’interpretazione degli Avventisti secon­do la quale il sangue offerto per i peccati ogni giorno registra­va i peccati perdonati al popolo nel santuario, mentre il sangue offerto nel giorno dell’espiazione cancellava quei peccati, non trova nessuna conferma nella legge. In altre parole non si trova nessuna con­ferma nella legge che l’espiazione che veniva fatta il giorno dell’espiazione fosse diversa riguardo all’effetto da quella che veniva compiuta negli altri giorni dell’anno. Sia l’una che le altre erano efficaci in verso coloro che offrivano il sacrificio per il peccato, sia che veniva fatta il giorno dell’espiazione che un’altro giorno. Altrimenti Dio non avrebbe detto – per quel che concerne l’espiazione fatta in altri giorni – : “Così il sacerdo­te farà l’espiazione per la raunanza, e le sarà perdonato”.[43] In verità non si comprende come fosse possibile che il medesimo sangue degli animali quando veniva offerto un qual­siasi giorno trasferiva i peccati del popolo nel santuario, mentre quando veniva offerto il giorno dell’espiazione li toglie­va e li cancellava. Se fosse come dicono gli Avventisti allora, noi dovremmo conclu­dere che il sacrificio per il peccato offerto quotidianamente e quello offerto il giorno dell’espiazione che sono ambedue de­scritti nel libro del Levitico non possono ambedue prefigurare il perfetto sacrificio di Cristo compiuto sulla croce, perché solo quello offerto il giorno dell’espiazione cancellava i peccati del popolo mentre l’altro no. E qui si cadrebbe inevitabilmente nell’errore. Noi diciamo invece che i sacrifici espiatori de­scritti nel libro del Levitico sono ombra di quello perfetto che Cristo doveva offrire nella pienezza dei tempi; a prescindere se venivano offerti in un giorno qualsiasi o nel giorno dell’espiazione. Non dobbiamo infatti dimenticare che tutti i sacrifici espiatori che venivano offerti sotto la legge non potevano cancellare appieno i peccati del popolo perché “è impossibile che il sangue di tori e di becchi tolga i peccati”;[44] ivi incluso il sangue che veniva offerto per i peccati del popolo il giorno dell’espiazio­ne. Ma allora, se anche il sangue sparso il giorno dell’espiazio­ne non poteva togliere i peccati come il sangue offerto in un altro giorno, come mai Dio stabilì quel giorno? Certamente per uno scopo ben preciso; noi riteniamo, in base a quello che troviamo scritto nella lettera agli Ebrei, che la distinzione tra l’asper­sione del sangue fatta al di qua del velo e quella fatta al di là del velo sia stata stabilita da Dio sotto la legge per “signifi­care che la via al santuario non era ancora manifestata finché sussisteva ancora il primo tabernacolo”[45] e che un giorno Cri­sto, il futuro Sommo Sacerdote, invece di entrare nel luogo santissimo di un santuario terreno con sangue di animali sarebbe entrato direttamente in cielo con il suo proprio sangue e non ci sarebbe stato più bisogno di offrire continuamente sacrifici per i peccati.

Come potete vedere gli Avventisti facendo una differenza tra l’effetto dello spargimento di sangue che avveniva ogni giorno sotto la legge e quello che avveniva il giorno dell’espiazione e appli­cando questa interpretazione all’opera di mediazione sacerdotale che Cristo ha cominciato a compiere in cielo dalla sua ascensio­ne (opera che è stata suddivisa da loro in due fasi per raffigu­rarla con quella sacerdotale che avveniva sotto la legge e potere così giustificare l’errore dei Milleriti a proposito del ritorno di Cristo il 22 ottobre 1844) hanno prodotto la dottrina del giudizio investigativo che dice che quando uno crede i suoi peccati vengono trasferiti nel santuario celeste in attesa di essere cancellati (ecco perché il santuario celeste ha bisogno ancora di essere purificato perché ci sono i peccati di coloro che hanno creduto)! Hanno veramente errato nell’interpretare le cose in questa maniera. Quindi, nessun Avventista vi tragga in errore fratelli, perché il giudizio investigativo fonda la sua esistenza anche su una interpretazione errata dei sacrifici levitici applicata all’opera di mediazione di Cristo.

Spiegazione di alcune Scritture prese dagli Avventisti per sostenere il giudizio investigativo

Nelle sacre Scritture vi sono diversi passi che parlano di giudi­zio ma nessuno di essi si riferisce al giudizio investigativo che secondo gli Avventisti è in corso dal 1844; lo ripeto nessuno. Ma, come avviene sempre in questi casi, gli Avventisti, hanno preso alcuni di questi passi che parlano di giudizio e interpre­tandoli arbitrariamente gli hanno fatto dire quello che essi non dicono per niente, ossia invece che trarre i loro pensieri all’ubbidienza della Parola di Dio hanno tratto la Parola di Dio all’ubbidienza dei loro pensieri strani.

Vediamo adesso alcuni dei passi della Scrittura che gli Avventi­sti prendono per sostenere il giudizio investigativo.

– Pietro dice: “E’ giunto il tempo in cui il giudicio ha da cominciare dalla casa di Dio; e se comincia prima da noi, qual sarà la fine di quelli che non ubbidiscono al Vangelo di Dio?”.[46]

Gli Avventisti vedono nelle parole di Pietro il giudizio investi­gativo di cui parlano; noi non lo vediamo, e neppure tutti coloro che ci vedono spiritualmente. Il giudizio di cui parla Pietro è spiegato poco prima in che cosa consiste in questi termini: “Diletti, non vi stupite della fornace accesa in mezzo a voi per provarvi, quasichè vi avvenisse qualcosa di strano”.[47] Il giudizio di Dio consisteva in prove che i santi dovevano passare a motivo della loro fede; queste prove costituivano dei giudizi di Dio che avevano come scopo quello di fare partecipi i santi della santità di Dio, in altre parole delle correzioni di Dio inflitte ai suoi eletti. A conferma di ciò ricordiamo le parole di Paolo ai Corinzi: “Ora, se esaminassimo noi stessi, non saremmo giudicati; ma quando siamo giudicati, siam corretti dal Signore, affinché non siam condannati col mondo”.[48]

– Daniele dice: “Io continuai a guardare fino al momento in cui furon collocati de’ troni, e un vegliardo s’assise (…) Il giudizio si tenne, e i libri furono aperti”.[49]

Questo passo citato dagli Avventisti a sostegno del giudizio investigativo non si riferisce per niente ad un giudizio investi­gativo in corso, ma piuttosto al giudizio che in quel giorno avrà luogo.

– Giovanni dice nell’Apocalisse: “Poi vidi un altro angelo che volava in mezzo al cielo, recante l’evangelo eterno per annun­ziarlo a quelli che abitano sulla terra, e ad ogni nazione e tribù e lingua e popolo; e diceva con gran voce: Temete Iddio e dategli gloria, perché l’ora del suo giudizio è venuta…”.[50]

Anche questo passo non ha nulla a che fare con il giudizio inve­stigativo degli Avventisti, ma si riferisce al giudizio a venire che dovrà avere luogo in quel giorno. Queste parole infatti nell’Apocalisse seguono quelle che Giovanni sentì proferire ai ventiquattro anziani quando sonò il settimo angelo e cioè: “…Le nazioni s’erano adirate, ma l’ira tua è giunta, ed è giunto il tempo di giudicare i morti, di dare il loro premio ai tuoi servi­tori, i profeti, ed ai santi e a quelli che temono il tuo nome, e piccoli e grandi..”.[51] E’ giunta l’ira di Dio? No, e allora neppure il tempo di giudicare i morti e di dare ai servitori di Dio il loro premio e di distruggere quelli che distruggono la terra.

– Gesù disse: “Perciò il regno de’ cieli è simile ad un re che volle fare i conti co’ suoi servitori. E avendo cominciato a fare i conti, gli fu presentato uno, ch’era debitore di diecimila talenti. E non avendo egli di che pagare, il suo signore comandò che fosse venduto lui con la moglie e i figliuoli e tutto quant’aveva, e che il debito fosse pagato. Onde il servitore, gettatosi a terra, gli si prostrò dinanzi, dicendo: Abbi pazienza con me, e ti pagherò tutto. E il signore di quel servitore, mosso a compas­sione, lo lasciò andare, e gli rimise il debito. Ma quel servito­re, uscito, trovò uno de’ suoi conservi che gli dovea cento denari; e afferratolo, lo strangolava, dicendo: Paga quel che devi! Onde il conservo, gettatosi a terra, lo pregava dicendo: Abbi pazienza con me, e ti pagherò. Ma colui non volle; anzi andò e lo cacciò in prigione, finché avesse pagato il debito. Or i suoi conservi, veduto il fatto, ne furono grandemente contristati, e andarono a riferire al loro signore tutto l’accaduto. Allora il suo signore lo chiamò a sé e gli disse: Malvagio servitore, io t’ho rimesso tutto quel debito, perché tu me ne supplicasti; non dovevi anche tu aver pietà del tuo conservo, com’ebbi anch’io pietà di te? E il suo signore, adirato, lo diede in man degli aguzzini fino a tanto che avesse pagato tutto quel che gli dove­va. Così vi farà anche il Padre mio celeste, se ognun di voi non perdona di cuore al proprio fratello”.[52]

Ecco come spiegano gli Avventisti questa parabola di Gesù nel libro Questions on Doctrine: ‘La Scrittura illustra chiaramente la differenza tra il perdono e la cancellazione del peccato. Prendete, per esempio Matteo 18: 23-35 (…) nonostante il primo servi­tore sia stato perdonato, egli ora agisce in una maniera crudele e brutale verso il suo conservo, non gli mostra nessuna miseri­cordia e lo caccia in prigione. Quando il re sente questo, egli è irritato e getta il servitore che egli ha perdonato in prigione fino a quando ha pagato tutto il suo debito. Ecco qua un caso dove il perdono concesso fu ritirato’.[53] Tutto questo per sostenere che come il re posticipò la cancellazione del debito a quel servitore benché lo avesse inizialmente perdonato così il fatto che Dio abbia perdonato il peccato non significa necessariamente che egli abbia cancellato il peccato! Ma gli Avventisti dimenticano volontariamente che Gesù non rac­contò questa parabola per spiegare che c’è una differenza tra il perdono dei peccati e la cancellazione dei peccati – perché non c’è -, ma per spiegarci che se noi non perdoniamo agli uomini i loro falli neppure il Padre nostro celeste perdonerà i nostri falli ma ce li farà pagare come si conviene. Non aveva forse detto Gesù: “Ma se voi non perdonate agli uomini, neppure il Padre vostro perdonerà i vostri falli”?[54] Ma come si fa a dedurre da questa parabola di Gesù che c’è una differenza tra il perdono dei peccati che l’uomo peccatore sperimenta quando si ravvede e crede nel Vangelo e la cancellazione di questi stessi peccati perché quest’ultima viene dopo un giudizio investigativo? Bisogna veramente avere delle scaglie sugli occhi per non vedere in questa parabola il suo vero significato.

Il capro vivo destinato ad Azazel

Gli Avventisti dicono che quando sarà terminato il giudizio investigativo allora il Signore uscirà dal luogo santissimo, dove si trova ora, per mettere sulla testa di Satana tutte le iniquità e tornerà sulla terra per rendere a ciascuno secondo le sue opere. Essi anche qui applicano a Cristo quello che faceva il sommo sacerdote sotto la legge il giorno dell’espiazione infatti dicono che come Aaronne dopo avere fatto l’espiazione dei peccati il giorno dell’espiazione usciva dal luogo santissimo e posava le sue mani sul capo del capro vivo destinato ad Azazel confessando le iniquità del popolo sopra di esso e trasmettendogliele e poi lo mandava via nel deserto,[55] così Cristo quando uscirà dal luogo santissimo del santuario celeste, poserà tutti i peccati dell’umanità su Satana (rappresentato dal capro vivo destinato ad Azazel) che li dovrà portare sulla terra durante tutto il millennio. Quella sarà l’ultima fase del suo giudizio.

Innanzi tutto bisogna dire che nessuno sa quale sia il significa­to della parola Azazel menzionata nel Levitico. Alcuni dicono che essa designa Satana e altri dicono che essa designa un demone del deserto. Ora, gli Avventisti affermano con sicurezza che Azazel si riferisce a Satana; ma come abbiamo visto essi affermano pure con sicurezza che il capro vivo destinato ad Azazel è Satana. Vorremmo allora domandargli: ‘Se Azazel è Satana e il capro vivo destinato ad Azazel, che doveva essere mandato nel deserto con le iniquità degli Israeliti, rappresentava Satana, che senso ha dire che il capro era Satana ed era destinato a Satana?’ ed anche: ‘Se leggete attentamente le parole che si riferi­scono al capro destinato ad Azazel si vedrà che è scritto chiara­mente: “Il capro ch’è toccato in sorte ad Azazel sarà posto vivo davanti all’Eterno, perché serva a fare l’espiazione e per man­darlo poi ad Azazel nel deserto”;[56] il che significa che anche quel capro vivo che non doveva essere sgozzato e che era destinato ad Azazel doveva servire a fare l’espiazione dei peccati degli Israeliti. E si tenga presente che questo capro doveva essere senza difetto come quello che doveva essere offerto negli altri giorni per fare l’espiazione del peccato di uno dei capi del popolo.[57] Stando dunque così le cose a proposito del capro destinato ad Azazel come fate ad affermare che il capro senza difetto destinato ad Azazel sia Satana?’ Ma io vi domando ancora: ‘Non vi rendete conto che dicendo che il capro vivo destinato ad Azazel è Satana voi finite con il far passare Satana come un cooperatore nell’espiazione dei nostri peccati perché implicitamente affermate che il suo ruolo è indispensabile per la realizzazione dell’espiazione dei peccati?’ Sì, è vero che voi affermate categoricamente quanto segue: ‘Satana non compie nessuna espiazione per i nostri peccati (…) Gli Avventisti del Settimo giorno quindi ripudiano in toto qualsiasi idea, suggerimento o implicazione che Satana sia in qualche senso o grado il portatore del nostro peccato’;[58] e noi non mettiamo in dubbio quello che voi dite a riguardo. Certo è però, che dicen­do che un giorno Cristo metterà tutti i peccati su Satana, voi fate passare Satana per uno che in qualche misura è chiamato a ‘coope­rare’ all’espiazione dei peccati! Ma ditemi un po’: ‘Ma non è forse scritto in Isaia: “L’Eterno ha fatto cader su lui l’iniquità di noi tutti… si caricherà egli stesso delle loro iniquità… egli ha portato i peccati di molti”?[59] E non è forse scritto nell’epistola di Pietro: “Egli, che ha portato egli stesso i nostri peccati nel suo corpo, sul legno..”?[60] Ma che c’entra Satana nel portare le iniquità che ci ha fatto commettere a noi e agli altri? Ma non è stato sufficiente che Cristo si caricasse di tutte le nostre iniquità una volta per sempre? Ma come fate a dire dunque che Satana porterà i peccati che abbiamo commesso?

La Scrittura dice che Satana sarà punito e porterà la pena della sua iniquità per l’eternità, ma non dice che Cristo gli metterà sulla testa tutte le iniquità che egli ha fatto commettere sia ai giusti che agli empi. Ma perché gli Avventisti non imparano a tacere quando la Scrittura tace invece che tirare fuori questi sensi allegorici che contrastano la verità? Come potete vedere tutto questo discorso che fa di Satana il portatore finale dei peccati degli uomini è sorto dalla errata interpretazione data dagli Avventisti al capro destinato ad Azazel di cui si parla nel Levitico. Noi riteniamo che siccome che la legge ha un ombra dei futuri beni, il capro destinato ad Azazel benché non veniva scan­nato come quell’altro che era destinato a Dio, ma veniva solo caricato di tutte le iniquità del popolo d’Israele, raffigurava l’opera di espiazione di Cristo il quale mediante il suo sangue ha allontanato da noi le nostre iniquità. Ma noi non ci sentiamo in nessuna maniera di dire che il capro destinato ad Azazel sia Satana; anzi ci rifiutiamo sia di dirlo che di pensarlo, perché la Scrittura non ci autorizza a farlo.

Che poi occorre tenere presente che secondo la legge quando il giorno dell’espiazione il sommo sacerdote usciva dal luogo santissimo, doveva confessare sopra il capro destinato ad Azazel “tutte le iniquità dei figliuoli d’Israele, tutte le loro trasgressioni, tutti i loro peccati“[61] prima di mandarlo via nel deserto carico di tutte le loro iniquità. Dunque Gesù uscirà dal tempio celeste (alla fine del giudizio investigativo) e comincerà a confessare tutti i peccati dei credenti commessi sia prima della loro conversione che dopo! Ma allora viene da domandare agli Avventisti: come fa tutto ciò a conciliarsi con la promessa divina: “Io non mi ricorderò più dei loro peccati”?[62]Non vi pare che se Gesù prima di tornare si mettesse a confessare tutti i peccati dei suoi discepoli annullerebbe la promessa fatta da Dio? A noi pare proprio di sì. Ma egli è il Fedele, e manterrà la parola di Dio; per cui crediamo che egli non confesserà i peccati che ci ha perdonati. A Lui sia la gloria ora e in eterno. Amen.


[1] Dizionario di dottrine bibliche, pag. 189-190

[2] Si tenga presente che per gli Avventisti il nome di uno che ha creduto è stato scritto nel libro della vita nel momento in cui egli ha creduto: ‘A partire dal momento in cui noi abbiamo accettato il sacrificio di Gesù, il nostro nome figura nel libro della vita’ (Charles Gerber, Dal tempo all’eternità, Firenze 1968, pag. 265). Nell’Apocalisse invece per ben due volte si parla di coloro i cui nomi non sono stati scritti nel libro della vita fin dalla fondazione del mondo (cfr. Ap. 13:8;17:8), ciò significa implicitamente che ci sono coloro il cui nome è scritto nel libro della vita fin dalla fondazione del mondo. E chi sono essi se non coloro che sono stati preconosciuti e predestinati ad essere giustificati?

[3] La White disse: ‘Attualmente è in atto il giudizio nel santuario celeste, e si tratta di un’opera che oramai si svolge da moltissimi anni. Presto – anche se nessun sa quando – il giudizio riguarderà i viventi’ (Il gran conflitto, pag. 358).

[4] Ap. 20:12

[5] Cfr. Questions on Doctrine, pag. 435-438 e Dizionario di dottrine bibliche, pag. 190

[6] Dizionario di dottrine bibliche, pag. 189

[7] Ellen G. White, Il gran conflitto, pag. 352,

[8] Questions on Doctrine, pag. 442

[9] Ellen White, op. cit., pag. 353

[10] Ibid., pag. 354

[11] Ibid., pag. 358

[12] Ernest Gugenheim, L’ebraismo nella vita quotidiana, Firenze 1994, pag. 84-85. Cfr. Questions on Doctrine, pag. 433

[13] Samuele Bacchiocchi, La speranza dell’avvento, stampato negli USA, 1987, pag. 226

[14] 2 Cor. 5:10

[15] Samuele Bacchiocchi a sostegno del giudizio investigativo prende anche il passo di 2 Cor. 5:10, ma nello stesso tempo dice che molti cristiani vedono erroneamente la resurrezione come il primo passo verso il giudizio finale, e prosegue dicendo: ‘Quindi, il giudizio è considerato come un evento distinto dalla resurrezione e che si verifica susseguentemente. Questo non è l’insegnamento di Gesù, di Paolo o degli altri scrittori biblici che vedono la resurrezione a vita o a morte come la rivelazione e l’esecuzione del giusto giudizio di Dio’ (Samuele Bacchiocchi, La speranza dell’avvento, pag. 221). Ma egli erra grandemente per mancanza di conoscenza difatti le parole di Paolo ai Corinzi si riferiscono per forza di cose alla retribuzione che ogni credente riceverà quando risusciterà o sarà mutato alla venuta di Cristo perché Gesù un giorno dopo avere detto a chi lo aveva invitato in casa sua: “Quando fai un desinare o una cena, non chiamare i tuoi amici, né i tuoi fratelli, né i tuoi parenti, né i vicini ricchi; che talora anch’essi non t’invitino, e ti sia reso il contraccambio; ma quando fai un convito, chiama i poveri, gli storpi, gli zoppi, i ciechi; e sarai beato, perché non hanno modo di rendertene il contraccambio” (Luca 14:12-14), gli disse: “ma il contraccambio ti sarà reso alla risurrezione de’ giusti” (Luca 14:14). Si noti bene l’armonia che esiste tra le parole di Paolo ai Corinzi e quelle appena citate di Gesù. Paolo dice che noi tutti dobbiamo comparire davanti al tribunale di Cristo per essere retribuiti per il bene che abbiamo fatto quando eravamo nel corpo (come anche per il male) e dunque ricevere il contraccambio per le nostre opere buone, e Gesù dice che chi fa un convito per i poveri riceverà il contraccambio alla risurrezione dei giusti. Dunque davanti al tribunale di Cristo i santi compariranno alla risurrezione. Vorrei fare notare poi una palese contraddizione in cui cadono gli Avventisti nel citare le parole di 2 Cor. 5:10 a sostegno del giudizio investigativo dei credenti. Se infatti loro dicono che quando il credente muore non va in cielo perché rimane in uno stato di incoscienza e mentre lui ‘dorme’ avviene questo giudizio investigativo nei suoi confronti come può comparire davanti al tribunale di Cristo? Non può. Dunque le parole di Paolo – anche dal punto di vista avventista che nega l’immortalità dell’anima – devono per forza di cose riferirsi ad un giudizio che avverrà dopo la risurrezione e non prima di essa.

[16] Ap. 3:5

[17] 1 Tess. 4:17

[18] 1 Cor. 15:52

[19] Es. 32:33

[20] Ebr. 6:4-8

[21] Ebr. 10:26-29

[22] Ellen G. White, Il gran conflitto, pag. 400

[23] Giov. 5:24

[24] 1 Cor. 11:31-32

[25] Ellen G. White, op. cit., pag. 352

[26] Matt. 5:23-26

[27] Articolo di fede, n. 23: citato da G. De Meo, op. cit., pag. 236

[28] 2 Tim. 2:19

[29] Giov. 10:14

[30] Giov. 6:40

[31] 1 Cor. 15:52

[32] Ellen White, op. cit., pag. 352-353

[33] Branson William H., The Drama of the Ages [Il Dramma delle Età], Nashville 1950, pag. 351; citato da Hoekema, op. cit., pag. 157. Il testo inglese è il seguente: ‘A Christian who through faith in Jesus Christ has faithfully kept the law’s requirements will be acquitted [in the investigative judgment]; there is no condemnation, for the law finds no fault in him. If, on the other hand, it is found that one has broken even a single precept, and this transgression is unconfessed, he will be dealt with just as if he had broken all ten’.

[34] Dizionario di dottrine bibliche, pag. 189

[35] Gal. 3:1; 5:4

[36] Rom. 8:1

[37] Gli Avventisti sapendo che vengono accusati di essere stati ammaliati come i Galati cercano di difendersi da questa accusa in svariate maniere. Charles Gerber per esempio dice: ‘Questo non vuol dire che, giustificati e ricondotti all’obbligo di osservare i comandamenti di Dio, noi siamo posti sotto la legge; non siamo sotto la legge, ma con la legge’ (Charles Gerber, Dal tempo all’eternità, pag. 194). E Giovanni Leonardi gli fa eco affermando: ‘… per gli Avventisti l’ubbidienza a Dio attraverso il rispetto della legge non rappresenta affatto una ricerca legalistica di salvezza per mezzo delle opere’ (Giovanni Leonardi, ‘La legge nella prospettiva avventista’ in Adventus n° 1, 1988, pag. 51). Ma tutte queste parole non sono affatto in armonia con ciò che essi insegnano sul giudizio investigativo. Difatti, come abbiamo visto, coloro che vengono sottoposti al giudizio investigativo saranno mantenuti scritti nel, o cancellati dal, libro della vita se avranno o meno osservato la legge dei dieci comandamenti, tra cui primeggia il comandamento relativo al sabato. Senza poi parlare del fatto che prima del ritorno di Cristo, quindi in pieno periodo di grazia, chi ha creduto in Cristo se non osserverà il sabato sarà condannato alla distruzione. No, gli Avventisti non convincono affatto quando parlano della loro posizione nei riguardi della legge. Sono ambigui; ho potuto riscontrarlo personalmente. E questa ambiguità non è altro che la conseguenza nefasta dell’accettazione degli scritti della White come scritti ispirati. Difatti sono le parole della White che costringono gli Avventisti, volenti o nolenti, a cercare di conciliare la grazia con l’osservanza della legge, cosa che è impossibile perché Paolo dice che “ora, però, indipendentemente dalla legge, è stata manifestata una giustizia di Dio” (Rom. 3:21), vale a dire la giustizia di Dio mediante la fede in Gesù. Sì, la legge è buona, ma “se uno l’usa legittimamente” (1 Tim. 1:8), ma gli Avventisti non la usano legittimamente perché di essa si usano per imporre il sabato, la decima e i precetti sui cibi. Imposizioni che inevitabilmente fanno ricadere i credenti sotto la legge.

[38] In Questions on Doctrine, gli autori rendendosi conto che la dottrina del giudizio investigativo non può non preoccupare seriamente il credente sul suo destino, per rassicurare il lettore dicono: ‘Quando Dio perdona i nostri peccati e ci dà la certezza nella Sua Parola che essi sono perdonati, noi non abbiamo bisogno di preoccuparci circa il futuro. E’ vero che ci sarà un giudizio in cui i peccati degli uomini saranno trattati. Ma quel bisogno non causa nessuna preoccupazione nel figliolo di Dio….’ (Questions on Doctrine, pag. 119). Al che vorremmo domandare a costoro: come possono dire una cosa simile quando la White affermò con estrema chiarezza: ‘Se qualcuno ha tuttora segnati nei libri dei peccati di cui non si è pentito e che perciò non sono stati rimessi, il suo nome viene radiato dal libro della vita, e la registrazione delle sue buone azioni è cancellata dal libro delle memorie di Dio’ (Il gran conflitto, pag. 352)? Come può un credente stare tranquillo quando i suoi peccati di cui si è pentito sono ancora registrati in cielo e verranno cancellati solo se il suo carattere risponderà alla legge di Dio? E’ come se gli venisse detto: guarda tu hai creduto, ma non illuderti, perché i tuoi peccati saranno cancellati e dimenticati da Dio solo se osserverai in tutto e per tutto la legge di Dio, e gli autori di Questions on Doctrine affermano che egli non ha bisogno di preoccuparsi!!

[39] Lev. 4:20

[40] Lev. 4:26

[41] Lev. 4:31

[42] Questions on Doctrine, pag. 432

[43] Lev. 4:20

[44] Ebr. 10:4

[45] Ebr. 9:8

[46] 1 Piet. 4:17

[47] 1 Piet. 4:12

[48] 1 Cor. 11:31-32

[49] Dan. 7:9,10

[50] Ap. 14:6-7. Faccio presente che dato che secondo gli Avventisti il giudizio (che loro chiamano investigativo) nei confronti dei credenti è iniziato nel 1844, il messaggio degli apostoli non poteva comprenderlo negli stessi termini che è compreso nel messaggio degli Avventisti. Per cui c’è qualcosa nel messaggio degli Avventisti che gli apostoli non predicarono. Nessuno v’inganni fratelli perché il fatto che nelle parole degli apostoli non ci sia il messaggio che l’ora del giudizio era giunta non è dovuto al fatto che questa ora sarebbe giunta solo nel 1844, ma perché gli apostoli quando parlarono del giudizio nei confronti dei credenti non si riferivano affatto a questo tipo di giudizio inventato da dei delusi milleriti nel 1844.

[51] Ap. 11:18

[52] Matt. 18:23-35

[53] Questions on Doctrine, pag. 439,440

[54] Matt. 6:15

[55] Cfr. Lev. 16:20-21

[56] Lev. 16:10

[57] Cfr. Lev. 4:22-24

[58] Questions on Doctrine, pag. 400

[59] Is. 53:6,11,12

[60] 1 Piet. 2:24

[61] Lev. 16:21

[62] Ebr. 8:12


[Tratto dal libro “Gli Avventisti del settimo giorno“, di Giacinto Butindaro V.D.M.]

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2 commenti leave one →
  1. Simo permalink
    10 febbraio 2019 18:57

    Ciao giuseppe, questa di Butindaro è il più accurato tentativo che ho trovato sul web di confutazione di uno dei pilastri della dottrina avventista, ma non ci è riuscito per varie ragioni: la prima è che Giacinto fa varie affermazioni che non rispecchiano pienamente quello che noi crediamo, ed è comprensibile non essendo Cristiano Avventista del 7° Giorno, anche se ammetto la sua buona conoscenza delle nostre dottrine. Poi fa l’errore di mescolare gli scritti della sorella White con le dichiarazioni che troviamo in “Question on Doctrines” che è un testo si pubblicato dalla Chiesa, ma che è stato ampiamente contestato e scartato perchè un infelice tentativo di alcuni dirigenti di mediare alcuni pilastri della nostra fede con il mondo evangelico… In essa ci sono certo cose corrette, ma sui punti importanti come anche il santuario celeste ad esempio non è coerente col nostro credo. Capisco che per comprendere il nostro punto di vista si rivolge a documenti o esponenti illustri come Bacchiocchi, ma da noi avventisti quello che dicono questi non sono determinanti per comprendere il nostro credo. Quello che noi riteniamo ispirati sono la Bibbia e gli scritti della sorella White. Questi ultimi li riteniamo non un altra Bibbia, ma la Testimonianza di Gesù, il commentario della Bibbia, che ne svela i segreti e chiarifica le dottrine già contenute inessa. Qundi sia testi come Questions on Doctrines” sia gli scritti di altri nostri esponenti vanno vagliati alla luce della Bibbia e delle testimonianze (gli scritti della sorella White). Di conseguenza una corretta confutazione delle nostre dottrine andrebbe fatta su questi ultimi scritti. I vari soggetti, come quelli trattati quì si trovano sparsi per tutta la sua bibliografia che è molto vasta. Quando dunque si vuole confutare ad esempio il giudizio investigativo e non si fa una ricerca approfondita negli scritti della sorella White, si perdono parecchie cose che aiutano risolvere quelle questioni che per Giacinto sono contraddizioni.
    Un altro problema è che Giacinto confuta dando per scontato il suo credo (vedi ad esempio il dualismo platonico dell’anima immortale) che bibbia alla mano e facilmente smentibile.
    Sarebbe interessante vedere l’argomento testando in parallelo le convinzioni che Giacinto presenta come verità alternativa alle nostre credenze alla luce di altri trsti Scritturali che non ha menzionato. Noi siamo salvati per grazia non per la legge ed il frutto della grazia è sempre l’obbedienza, ed è un dono di Dio. Nella Scrittura Dio giustifica e santifica allo stesso tempo il credente. Il proesso lo ritroviamo nel modello del santuario, che ha multipli significati (Il tempio fisico terrestre, quello celeste, il tempio del nostro corpo, il corpo di Cristo) ed è inqueste tipologie che si perde Giacinto quando cerca di comprendere e confutare la nostra dottrina.
    Un saluto

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  2. 10 febbraio 2019 19:50

    pace a te. Il tuo commento non ha annullato niente di quello che ha scritto Giacinto, anzi, ha confermato quasi tutto e, inoltre, la controconfutazione risulta inefficace in quanto si basa su concetti esposti su presunti testi non citati e non esaminati. Insomma, dopo aver confutato in ogni singolo dettaglio le false dottrine degli avventisti, questo commento non può assolutamente annullare quanto detto, anzi, se questa risulta essere la controconfutazione, allora è così debole che risulta una conferma su tutto.

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