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Avventisti del settimo giorno: “Il divieto di mangiare alcuni cibi e di bere alcune bevande”

28 aprile 2011

Avventisti del settimo giorno: “Il divieto di mangiare alcuni cibi e di bere alcune bevande”

IL DIVIETO DI MANGIARE ALCUNI CIBI E DI BERE ALCUNE BEVANDE

La dottrina avventista

Per quanto riguarda il divieto di mangiare certi cibi citerò due divieti; quello di non mangiare nessun tipo di carne, e quello di non mangiare solo le carni considerate impure dalla legge di Mosè. La ragione è perché Ellen G. White insegnò ad astenersi da ogni tipo di carne, mentre gran parte degli Avventisti di oggi si limitano ad insegnare di non mangiare solo certi tipi di carne (anche se l’astensione totale dalla carne è considerata sempre come la dieta migliore[1] e un gran numero di Avventisti, attaccati di più a Ellen White, continuano a considerarla un precetto divino).

L’astensione totale dalla carne.

Ellen G. White, i cui scritti ricordiamo sono per gli Avventisti ‘una continua ed autorevole fonte di verità e provvedono al conforto della chiesa, alla sua guida, alla sua istruzione e alla sua correzione’, ha affermato le seguenti cose sulla carne: ‘L’al­imentazione carnea è dannosa alla salute, e tutto ciò che agisce sul corpo ha un effetto corrispondente sulla mente e sull’anima (…) la carne si deve sostituire con cibi sani e non molto costosi (…) Come possono coloro che cercano di diventare puri, gentili e santi, per poter godere la compagnia degli angeli celesti, continuare ad usare come cibo delle cose che hanno un influsso così dannoso sull’anima e sul corpo?…’.[2] Ed ancora: ‘Mi è stato mostrato che la carne ingerita tende a sollecitare gli istinti più bassi della natura umana. Questo alimento priva uomini e donne dell’amore e della simpatia che dovrebbero caratterizzare i loro rapporti e permette che gli istinti più bassi dominino le facoltà più elevate dell’animo (…) Non vogliamo noi dare una decisa testimonianza contro il soddisfacimento di appetiti pervertiti? I ministri del Vangelo proclamano le più solenni verità che mai siano state date ai mortali. Essi vorranno forse dare il cattivo esempio di ritor­nare alle pignatte di carne dell’Egitto? (…) Quanto all’alimenta­zione carnea, noi dovremmo educare la gente a eliminarla. L’uso della carne è contraria al migliore sviluppo delle facoltà fisi­che, mentali e morali’.[3] Nel Dizionario di dottrine bibliche troviamo espressa la stessa dottrina infatti vi si legge: ‘In questo senso sembra avere grande importanza la diminuzione o, meglio, l’eliminazione della carne dalla dieta, ivi compresa quella degli animali ‘puri’ che comunque Lev 11 permette’.[4] Ma come fanno gli Avventisti a sostenere questa loro dottrina con la Parola di Dio? Gli Avventi­sti, quando consigliano, ma è meglio dire quando ordinano di non mangiare carne (abbia­mo visto infatti in che termini si è espressa Ellen G. White, i cui scritti secondo gli Avventisti sono ispirati dal Signore) fanno questo ragionamento; all’inizio della creazione l’uomo era vegetariano e non si nutriva di carne perché è scritto: “Dio disse: Ecco, io vi do ogni erba che fa seme sulla superficie di tutta la terra, ed ogni albero fruttifero che fa seme; questo vi servirà di nutrimento”,[5] quindi l’uomo dovrebbe tornare ad alimentarsi solo di vegetali e frutta. Ma l’astensione totale dalla carne gli Avventisti la ordinano anche per un motivo sentimentale, se così si può definire, infat­ti Ellen G. White ha detto: ‘Pensa­te alle crudeltà inevitabili verso gli animali per farsene un cibo, e agli effetti che ne derivano in quelli che le infliggono e in quelli che le vedono. Come viene distrutta la tenerezza colla quale noi dovremmo guardare queste creature di Dio! L’in­telligenza mostrata da molti animali si avvicina tanto all’intel­ligenza umana, che è un mistero: gli animali vedono e odono, amano, temono e soffrono; essi usano i loro organi molto meglio di quanto molti esseri umani non usino i loro; manifestano simpa­tia e tenerezza verso i loro compagni di sofferenze; molti mo­strano un affetto per coloro che li curano, molto superiore all’affetto mostrato da taluni della razza umana; essi stringono coll’uomo delle amicizie che non s’interrompono senza grandi sofferenze per loro. Quale uomo che abbia un cuore umano, se mai ha avuto cura di animali domestici, guardando nei loro occhi tanto pieni di fiducia e d’affetto potrebbe ancora sentirsi il coraggio di mandarli sotto il coltello del macellaio? Come po­trebbe divorare la loro carne come una leccornia?’[6]

L’astensione dai cibi considerati impuri dalla legge di Mosè.

Nel loro autorevole libro da me ripetutamente citato nell’esposizione delle loro dottrine, cioè Questions on Doctrine, sembrerebbe che gli Avventisti non vietano di mangiare tutta la carne ma solo alcuni tipi di animali. Dico sembrerebbe perché in realtà essi sono come la White per l’eliminazione totale della carne, ma presentano solo l’eliminazione di certe carni. E’ la tattica che usano per insegnare in un secondo tempo l’eliminazione totale della carne. La White infatti disse: ‘Nell’insegnare i principi della riforma sanitaria, come del resto nell’opera evangelistica, noi dobbiamo avvicinare le persone là dove si trovano (…). Non dobbiamo esagerare esponendo già d’allora i suggerimenti più avanzati, relativi a una dieta conforme ai principi della riforma sanitaria’.[7] Vediamo ora cosa si legge in Questions on Doctrine. Alla domanda: ‘Credono gli Avventisti del Settimo giorno che cibi come arago­ste, granchi, maiale, et cetera, tutti vietati sotto la legge Mosaica, sono ancora vietati, obbligando il cristiano, e quindi non devono essere mangiati sotto pena di peccato?’ Viene data la risposta che comprende anche queste parole: ‘…E’ vero che noi ci asteniamo dal mangiare certi capi, come indicato nella domanda, ma non perché la legge di Mosè abbia delle richieste obbligatorie (binding claims) sopra di noi. Lungi da questo. Noi stiamo fermi nella libertà con la quale Dio ci ha resi liberi. Si deve ricor­dare che Dio riconobbe ‘puri’ e ‘impuri’ gli animali al tempo del Diluvio, molto tempo prima che ci fosse una legge di Mosè. Noi ragionia­mo che se Dio ritenne adatto a quel tempo di consigliare il Suo popolo contro certi capi di dieta, queste cose non erano il meglio per il consumo umano; e dato che noi siamo fisicamente costituiti nella stessa maniera come sono i Giudei e tutte le altre persone, noi crediamo che tali cose non sono il meglio per noi da usare oggi’.[8]

L’astensione dal vino e dalle bevande alcoliche

Ellen G. White insegnava che oltre ad astenersi dalla carne bisogna astenersi dal vino, dalle bevande alcoliche, dal tè e dal caffè. Ecco alcune sue dichiarazioni in tal senso: ‘Si dovrebbe anche dare una decisa testimonianza contro l’uso del tè e del caffè’;[9] e: ‘Il tè e il caffè non nutrono l’organismo: essi producono il loro effetto prima che si abbia avuto tempo di digerire e d’assimilare, e ciò che sembra forza, è solamente eccitazione nervosa. Quando l’effetto dello stimolante è passato, la forza non naturale sparisce, e succede uno stato di altrettanta prostrazione e debolezza’,[10] ed anche: ‘I liquori non sono soli a produrre ubriachezza; questa è prodotta anche dal vino, dalla birra e dal sidro. L’uso di queste bevande sveglia il desiderio di quelle più forti, e così nasce l’uso dei liquori. Un bere moderato è la scuola nella quale gli uomini si educano per la carriera dell’ubriacone; (…) La Bibbia non sanziona in nessuna maniera l’uso del vino fermentato’.[11] Gli Avventisti la seguono anche in questo. Rolando Rizzo afferma nel suo libro Stretti sentieri di libertà che ‘le bevande alcoliche non devono avere nessun posto nell’esperienza di un Avventista del 7° Giorno’.[12]

Gli Avventisti si danno molto da fare nei loro libri e nelle loro riviste per dimostrare in una maniera o nell’altra che la Bibbia non autorizza assolutamente neppure l’uso moderato di vino o di qualche bevanda alcolica.

Un esempio di questo loro impegno è quello di Gustav Tobler che ha dedicato un intero libro dal titolo Vivere senza alcol a parlare contro il benché minimo uso di vino e di bevande alcoliche.[13]

Confutazione

Coloro che vietano di mangiare dei cibi che Dio ha creato insegnano una dottrina di demoni

Paolo ha detto che coloro che “ordineranno l’astensione da cibi che Dio ha creati”[14] proferiranno menzogna. Ed anche che “non è un cibo che ci farà graditi a Dio; se non mangiamo, non abbiamo nulla di meno; e se mangiamo, non abbiamo nulla di più”.[15]

Dunque coloro che pensano che astenendosi (e facendo astenere anche gli altri) da alcuni cibi che Dio ha creati si possa piacere di più a Dio illudono se stessi, e questo perché “il regno di Dio non consiste in vivanda né in bevanda, ma è giustizia, pace ed allegrezza nello Spirito Santo”.[16] Coloro che sono graditi a Dio ed approvati dagli uomini sono quelli che procac­ciano la giustizia, la pace e che si rallegrano nel Signore mediante lo Spirito Santo.

Per quanto riguarda poi il ragionamento degli Avventisti secondo il quale bisogna tornare ad alimentarsi di sole erbe e frutta perché Dio all’inizio diede all’uomo come nutrimento solo erbe e frutta, esso non è retto perché essi dimenticano che è altresì scritto che Dio dopo il diluvio disse all’uomo che poteva mangiare la carne infatti Egli disse a Noè ed ai suoi figliuoli: “Tutto ciò che si muove ed ha vita vi servirà di cibo; io vi do tutto que­sto, come l’erba verde…”.[17]

E poi, che dire del fatto che Dio al suo popolo nel deserto gli provvide della carne da mangiare, vale a dire le quaglie, secondo che è scritto: “L’Eterno vi darà della carne, e voi ne mangerete”?[18] E del fatto che Dio ordinò ai corvi di portare ad Elia sia la mattina che la sera assieme al pane della carne?[19] Ed infine del fatto che Gesù mangiò l’agnello pa­squale a Pasqua coi suoi discepoli come prescriveva la legge di Mosè (secondo che è scritto: “E se ne mangi la carne in quella notte; si mangi arrostita al fuoco, con pane senza lievito e con dell’erbe amare”)[20] e che dopo essere risorto mangiò la carne di pesce secondo che è scritto: “Essi gli porsero un pezzo di pesce arrostito; ed egli lo prese, e mangiò in loro presenza”?[21] Non sono forse delle chiare conferme che per Dio la carne è lecito mangiarla e che il mangiare carne (naturalmente in maniera temperata) non influisce affatto negativamente né sulla salute e neppure sulla vita spirituale del credente?

Ricordatevi fratelli che tutto quello che noi mangiamo è santifi­cato dalla Parola di Dio e dalla preghiera perciò non ci può recare danno né al corpo e neppure all’anima. La nostra salute sarà danneggiata se noi abusiamo della carne perché in questo caso trasgrediremmo il precetto che dice: “Non esser di quelli che… son ghiotti mangiatori di carne..”,[22] e mieteremmo dalla carne corruzione perché è scritto: “Chi semina per la propria carne, mieterà dalla carne corruzione”.[23] Anche la nostra spiritua­lità sarà soffocata se mangiamo in misura smoderata la carne perché Gesù ha detto: “Badate a voi stessi, che talora i vostri cuori non siano aggravati da crapula…”.[24] Come potete vedere la ‘dieta consigliata’ dagli Avventisti agli uomini che prevede l’eliminazione totale della carne và aperta­mente contro la Parola di Dio. Essa è veramente una dottrina diabolica! Nessuno di loro v’inganni quindi con le sue parole dolci.

Per quanto riguarda le parole della White che fanno appello al sentimento umano, è fuori di dubbio che ci troviamo davanti a delle parole che possono toccare il cuore di tanti, tanto sono commoventi. Ma le cose non stanno affatto così come dice Ellen G. White perché lei ha dimenticato volontariamente che nella legge di Mosè (la stessa legge che Ellen G. White prende per ordinare l’osservanza del sabato, ed altri precetti della legge) è scritto: “Potrai a tuo piacimento scannare animali e mangiarne la carne in tutte le tue città, secondo la benedizione che l’Eterno t’avrà largita…”;[25] il che significa che l’uomo ha il permesso divino di uccidere gli animali per mangiarne la carne, e quindi non è affatto una persona spietata o senza cuore chi scanna gli animali per mangiarne la carne. Come potete vedere uccidere gli animali della terra per nutrirsi della loro carne è cosa lecita.

Fratelli, nessuno di costoro vi seduca con questi ragionamenti (che sono commoventi e apparentemente sembrano giusti) perché essi non hanno come fondamento la sacra Scrittura ma solo dei sentimenti umani. Io non mi sento di giudicare chi per sua opi­nione personale si astiene dall’uccidere gli animali, ma non posso tacermi quando qualcuno usa questo discorso sull’innocenza degli animali e sull’affezione che alcuni di essi mostrano verso l’uomo per ordinare agli altri di astenersi dalla carne e fare passare l’uomo che scanna gli animali quasi per un omicida o per una persona senza cuore.

Il divieto mosaico di mangiare certi animali è stato abrogato perché Cristo ha reso puri tutti i cibi

La risposta data in Questions on Doctrine a proposito degli animali impuri della legge è strana perché gli Avventisti cercano di convincere gli altri che loro si astengono da certe carni non perché lo dice la legge di Mosè ma perché già al tempo di Noè Dio aveva fatto la distinzione tra animali puri e animali impuri. In questa maniera vogliono fare capire che loro non sono sotto la legge. Ma il fatto è che loro per dire da quali cibi bisogna astenersi fanno uso proprio della legge di Mosè e difatti nel loro ventunesimo articolo di fede si legge: ‘…dobbiamo adottare la dieta più salutare possibile e astenerci dai cibi impuri identificati nelle Scritture’[26] (la legge). Come conciliare dunque le cose? Da un lato dicono che la legge fu abolita da Cristo sulla croce e poi prendono proprio quella legge per soste­nere che dobbiamo astenerci da certi cibi. Si contraddicono nettamente in questo. Ora, tenendo presente che gli Avventisti non contrastano gli insegnamenti di Ellen G. White sulla carne, riteniamo che questo loro modo di parlare serva innanzi tutto ad apparire liberi dalla schiavitù della legge di Mosè, ed in secondo luogo a non mettere subito davanti alle persone il divieto di mangiare ogni sorta di carne che sarebbe un ostacolo maggiore di quello di non mangiare solo alcune carni. In altre parole siamo persuasi che dietro quelle parole ingannevoli si nasconde il divieto di mangiare tutte le carni, perché sappiamo che essi reputano i consigli di Ellen G. White ispirati dal Signore e quindi parola di Dio e non si permetterebbero mai di annullarli perché dicono che essa aveva il dono di profezia. E che sia così lo abbiamo visto quando abbiamo citato la White a proposito della maniera di presentare alle persone la ‘riforma sanitaria’.

Ora, come abbiamo detto poco fa, quantunque gli Avventisti dicano di astenersi da certi animali non perché lo vieta la legge, pure prendono la legge di Mosè per sostenere questa loro dottrina e farla passare come volontà di Dio per gli uomini. Ma essi errano per mancanza di conoscenza, infatti anche il divieto di mangiare certi cibi (che secondo la legge di Mosè erano impuri) era un’om­bra di qualcosa che doveva avvenire. Questo lo spiega Paolo ai santi di Colosse quando dice loro: “Nessuno dunque vi giudichi quanto al mangiare o al bere, o rispetto a feste, o a novilunî o a sabati, che sono l’ombra di cose che doveano avvenire”.[27] Con queste parole Paolo esortò i santi a non lasciarsi imporre dei precetti che vietavano di mangiare determinate cose; precetti secondo i comandamenti e le dottrine degli uomini che non avevano alcun valore contro la soddisfazione della carne. Certo questi precetti che vietano di assaggiare determinate cose hanno reputa­zione di sapienza per quel tanto che è in essi di culto volonta­rio e di umiltà, e di austerità nel trattare il proprio corpo, ma alla fin fine non giovano a nulla a coloro che li osservano. Lo scrittore agli Ebrei dice che “è bene che il cuore sia reso saldo dalla grazia, e non da pratiche relative a vivande, dalle quali non ritrassero alcun giovamento quelli che le osservarono”;[28] quindi se noi ci mettessimo ad osservare questi precetti umani ci metteremmo di bel nuovo a servire ai deboli e poveri elementi di questo mondo e ci metteremmo a fare qualcosa che non servirebbe in nessuna maniera a rendere saldo il nostro cuore dinanzi a Dio, perché il nostro cuore viene reso fermo dalla grazia di Dio e non dall’astensione da certi cibi. E poi questo non sarebbe bene perché noi siamo morti con Cristo agli elementi del mondo per camminare in novità di vita. Considerando che le vivande sono per il ventre e che un giorno Dio le distrug­gerà, è veramente assurdo pensare che serva a qualcosa osservare delle pratiche relative a vivande.

Gesù Cristo conosceva bene i precetti sulle vivande prescritti dalla legge di Mosè, eppure in tutti i suoi insegnamenti non ha mai vietato di mangiare alcun che. Un giorno Gesù, spiegando una parabola, disse ai suoi discepoli: “Non capite voi che tutto ciò che dal di fuori entra nell’uomo non lo può contaminare, perché gli entra non nel cuore ma nel ventre e se ne va nella latrina?”,[29] significando che non v’era alcun cibo che ingerito poteva conta­minare chi lo mangiava. Marco dice a proposito di queste parole: “Così dicendo, dichiarava puri tutti quanti i cibi”[30] (Gesù ha purificato tutti i cibi che secondo la legge erano da considerare impuri); e Paolo conferma che Cristo ha reso puri tutti i cibi dicendo che “nessuna cosa è impura in se stessa”.[31]

Per l’avventista Gehard Hasel invece, Gesù non dichiarò puri tutti i cibi con quelle parole trascritte da Marco. Egli dice che ‘anche se le traduzioni più moderne rendono il testo con ‘Così dicendo, dichiarava puri tutti quanti i cibi’ non è certo che questo sia il vero significato della frase. Il greco, tradotto letteralmente, suona: ‘purificando tutti i cibi’.[32] Ma ammettiamo pure che sia così; non abbiamo nessun problema a farlo perché Diodati per esempio ha tradotto quelle parole così: ‘Purgando tutte le vivande’. Rimarrebbe sempre da rispondere a questa domanda: Cosa ha voluto dire dunque Gesù, che conosceva perfettamente la legge di Mosè, quando ha detto poco prima: “Non v’è nulla fuori dell’uomo che entrando in lui possa contaminarlo… Non capite voi che tutto ciò che dal di fuori entra nell’uomo non lo può contaminare, perché gli entra non nel cuore ma nel ventre e se ne va nella latrina?” ?[33] Domanda questa che non può che avere una sola risposta e cioè questa; Gesù con quelle parole non volle dire solo che il mangiare con le mani non lavate non contamina l’uomo, ma anche che non ci sono cibi che entrando nell’uomo lo possano contaminare. Per cui, per esempio, la carne di maiale e quella di lepre (dichiarate impure dalla legge) ingerite non possono contaminare la persona. E non solo a quella domanda rimarrebbe da rispondere ma anche a quest’altra e cioè: come mai Paolo, che quanto alla carne era Fariseo e da non convertito si era attenuto scrupolosamente alla legge facendo distinzione tra cibi puri ed impuri e da convertito usava legittimamente la legge di Mosè, disse ai santi di fra i Gentili di Roma che era persuaso nel Signor Gesù che “nessuna cosa è impura in se stessa”?[34] Domanda la cui risposta non può che essere questa: Paolo non vietava ai santi di fra i Gentili di mangiare le carni impure della legge perché egli era stato persuaso da Cristo che nessuna cosa è impura in se stessa, quindi neppure la carne di maiale o di lepre. E se questa persuasione veniva da Cristo, di conseguenza Gesù quando disse quelle parole da noi prima citate dichiarò puri tutti quanti i cibi. Non può essere altrimenti.

Gli Avventisti ignorano il fatto che Paolo come Giudeo di nascita e stimatore della legge di Mosè non avrebbe mai scritto quelle parole a dei Gentili se non fosse stato pienamente persuaso da Cristo che in Cristo era venuto a cadere il divieto di mangiare certi cibi considerati impuri. Certo, Paolo dice: “Però se uno stima che una cosa è impura, per lui è impura”.[35] Ma si noti che l’apostolo dice che “per lui è impura”, cioè non è che è impura per tutti. Se dunque per la White la carne di maiale era impura, per lei era impura, ma non aveva nessuna autorità di imporre agli altri di non mangiarla. Avrebbe dovuto tenere questa convinzione per se stessa davanti a Dio, ma non andar in giro per il mondo a sbandierarla e a proclamarla come se chi non avesse avuto la sua stessa convinzione era sedotto e traviato perché la sua convinzione era legge per tutti. In effetti però la White si è spinta ancora più in là del divieto mosaico di mangiare certe carni, perché lei la carne la disprezzava e la vietava in toto. Dunque lei si riteneva maggiore di Mosè perché ha annullato la legge. Gesù quando fu sulla terra non si permise di annullare la legge perché non vietò mai ai Giudei di mangiare la carne, mentre la White si è permessa di fare quello che non fece Gesù, vietando a tutti di mangiare la carne. Giudicate voi fratelli il comportamento di quella donna. E poi la White rimproverava la chiesa cattolica di avere annullato il quarto comandamento del Decalogo!! Perché lei cosa fece vietando la carne? Non annullò forse la legge di Dio? Se dunque è da riprendere il papato per avere manomesso il quarto comandamento del decalogo mettendo ‘ricordati di santificare le feste’ (che però nel decalogo papista è il terzo comandamento), è da riprendere pure la White per aver osato annullare la legge vietando di mangiare la carne.

Quindi fratelli, se qualcuno degli Avventisti viene a voi ad imporvi di astenervi da un determinato cibo perché egli dice che è impuro e vi contamine­reste per mezzo di esso o vi recherebbe danno fisico e spiritua­le, voi non dovete ubbidirgli perché egli non si attiene alle sane parole del Signore nostro Gesù Cristo; “Esso è gonfio e non sa nulla, ma langue intorno a questioni e dispute di parole, dalle quali nascono invidia, contenzione, maldicenza, cattivi so­spetti, acerbe discussioni…”,[36] come dice Paolo a Timoteo. Ammo­nitelo, e turategli la bocca. Le uniche vivande da cui noi ci dobbiamo astenere per rimanere sani sono il sangue, le cose soffocate e le cose contaminate nei sacrifici agli idoli. Tutte le altre cose le possiamo mangiare tranquillamente. Cristo ci ha affrancati dalla legge, perché fossimo liberi; rimanete liberi.

Come comportarsi con quelli che sono deboli nella fede

Paolo ha detto che “tutto quel che Dio ha creato è buono; e nulla è da riprovare”[37] confermando in questa maniera le seguenti parole scritte nella legge: “E Dio vide tutto quello che aveva fatto, ed ecco, era molto buono”;[38] quindi noi credenti che abbiamo conosciu­to la verità abbiamo il diritto di mangiare di tutti i cibi, però dobbiamo stare attenti che questo nostro diritto non diventi un intoppo per i deboli perché Paolo dice: “Ma badate che questo vostro diritto non diventi un intoppo per i deboli”.[39] Ma chi sono i deboli nella fede? Essi sono quei credenti che mangiano legumi e si astengono dal mangiare la carne per loro opinione personale. Vediamo ora in che maniera dunque ci dobbiamo comportare nei confronti dei deboli e come invece si può essere d’intoppo al fratello anche mediante un cibo.

L’apostolo Paolo disse ai santi di Roma: “Quanto a colui che è debole nella fede, accoglietelo, ma non per discutere opinioni. L’uno crede di poter mangiare di tutto, mentre l’altro, che è debole, mangia legumi. Colui che mangia di tutto, non sprezzi colui che non mangia di tutto; e colui che non mangia di tutto, non giudichi colui che mangia di tutto; perché Dio l’ha accolto. Chi sei tu che giudichi il domestico altrui? Se sta in piedi o se cade è cosa che riguarda il suo padrone; ma egli sarà tenuto in piè, perché il Signore è potente da farlo stare in piè”.[40]

Innanzi tutto, voglio dire che colui che è debole nella fede non è un fratello che ha apostatato dalla fede e che ordina l’asten­sione da determinati cibi che Dio ha creati, ma un fratello che per sua opinione personale si astiene da alcuni cibi, ma senza minimamente imporre agli altri di fare lo stesso; dico questo affinché non nascano malintesi. Ora, Paolo dice che noi dobbiamo accogliere colui che essendo debole non mangia di tutto, e lo dobbiamo accogliere perché Dio ha accolto pure lui in Cristo. Ma lo dobbiamo accogliere non per discutere opinioni perché altrimenti fomenteremmo delle contese che non giovano a nulla e sovvertono chi le ascolta. Noi non dobbiamo sprezzare un nostro fratello perché egli non mangia di tutto, perché egli non mangia di tutto per il Signore e non per se stesso infatti anche lui prima di mangiare rende grazie a Dio per ciò che mangia. Quindi chi siamo noi per metterci a sprezzar­lo?

Paolo dice: “Non ci giudichiamo dunque più gli uni gli altri, ma giudicate piuttosto che non dovete porre pietra d’inciampo sulla via del fratello, né essergli occasion di caduta. Io so e son persuaso nel Signor Gesù che nessuna cosa è impura in se stessa; però se uno stima che una cosa è impura, per lui è impura. Ora, se a motivo di un cibo il tuo fratello è contristato, tu non procedi più secondo carità. Non perdere, col tuo cibo, colui per il quale Cristo è morto! Il privilegio che avete, non sia dunque oggetto di biasimo; perché il regno di Dio non consiste in vivan­da né in bevanda, ma è giustizia, pace ed allegrezza nello Spiri­to Santo. Poiché chi serve in questo a Cristo, è gradito a Dio e approvato dagli uomini. Cerchiamo dunque le cose che contribui­scono alla pace e alla mutua edificazione. Non disfare, per un cibo, l’opera di Dio. Certo, tutte le cose son pure; ma è male quand’uno mangia dando intoppo. E’ bene non mangiar carne, né bever vino, né far cosa alcuna che possa esser d’intoppo al fratello. Tu, la convinzione che hai, serbala per te stesso dinanzi a Dio. Beato colui che non condanna se stesso in quello che approva. Ma colui che sta in dubbio, se mangia è condannato, perché non mangia con convinzione; e tutto quello che non vien da convinzione è peccato”.[41]

Da ciò che disse Paolo si può essere d’intoppo al fratello debole e farlo cadere; si può contristarlo e disfare l’opera di Dio in lui; e lo si può perdere con un cibo. Quindi è necessario sapere come comportarsi nei suoi confronti per non perderlo per qualcosa che perisce per via dell’uso, cioè il cibo. Badate che le istru­zioni date da Paolo sono utili in questo campo, quindi poniamo attenzione ad esse. Paolo dice che nessuna cosa è impura in se stessa, ma se per un fratello è impura, per lui è impura; quindi non dobbiamo comin­ciare a contristarlo dicendogli che fa male ad avere quella con­vinzione, che dovrebbe cambiare idea perché è nel torto, e magari cominciare a prendere tanti passi della Scrittura per dimostrar­gli che la sua convinzione è sbagliata. Se noi facciamo così non procediamo più secondo carità, perché ci mettiamo a contendere attorno a questioni di vivande; contese poi che non servono a nulla perché il fratello ha quella convinzione in sé e non è per nulla in dubbio circa quello che fa. Quindi noi che siamo forti dobbiamo sopportare le debolezze dei deboli, e non compiacere a noi stessi volendo fare prevalere a tutti i costi la nostra convinzione. In che maniera si sopportano le debolezze dei debo­li? Non mangiando carne, non bevendo vino e non facendo cosa alcuna che possa essere d’intoppo al fratello debole. Questo significa procedere con carità; questo significa compiacere al prossimo nel bene a scopo di edificazione; questo significa cercare le cose che contribuiscono alla pace ed alla mutua edifi­cazione.

Quello che dobbiamo sempre tenere presente noi credenti è che il regno di Dio non consiste né in vivanda e né in bevanda, e che quindi se mangiamo di tutto rendendo grazie a Dio non abbiamo nulla di più di colui che non mangia di tutto rendendo grazie a Dio. Se il regno di Dio consistesse in vivanda ed in bevanda saremmo del continuo affaccendati a selezionare i buoni cibi ed a scartare i cattivi, staremmo del continuo a parlare dei cibi che ci renderebbero graditi a Dio e di quelli che invece ci rendereb­bero non graditi a Dio. Ma grazie a Dio, il regno di Dio non consiste in queste cose ma è giustizia, pace ed allegrezza nello Spirito Santo. Questa è la ragione per cui noi credenti ci stu­diamo di essere giusti come Dio è giusto, ci studiamo, per quanto dipende da noi, di stare in pace con tutti gli uomini e di non vendicarci in nessuna maniera dei torti che riceviamo, ed anche ci rallegriamo del continuo nel Signore; perché sappiamo che sono queste le cose che dobbiamo fare per piacere a Dio. Diletti guardatevi da coloro che ordinano l’astensione da cibi che Dio ha creati.

La Parola di Dio non vieta l’uso del vino e delle bevande alcoliche

Che cosa dice la Scrittura a proposito del vino e delle bevande alcoliche? La Scrittura mette in guardia dal vino e dalle bevande alcoliche ma non ordina di non bere né vino e neppure bevande alcoliche. Gli avvertimenti sono molteplici; ne citerò alcuni. Nei Proverbi è scritto: “Non esser di quelli che son bevitori di vino, che son ghiotti mangiatori di carne; ché il beone ed il ghiotto impoveriranno e i dormiglioni n’andran vestiti di cenci”,[42] e: “Per chi sono gli ‘ahi’? per chi gli ‘ahimè’? per chi le liti? per chi i lamenti? per chi le ferite senza ragione? per chi gli occhi rossi? Per chi s’indugia a lungo presso il vino, per quei che vanno a gustare il vin drogato. Non guardare il vino quando rosseggia, quando scintilla nel calice e va giù così facilmente! Alla fine, esso morde come un serpente e punge come un basilisco. I tuoi occhi vedranno cose strane, e il tuo cuore farà dei discorsi pazzi. Sarai come chi giace in mezzo al mare, come chi giace in cima a un albero di nave. Dirai: ‘M’hanno picchiato… e non m’han fatto male; m’hanno percosso… e non me ne sono accorto; quando mi sveglierò?… tornerò a cercarne ancora!”.[43] L’apostolo Paolo dice inoltre agli Efesini: “Non v’inebriate di vino, esso porta alla dissolutezza”.[44] E che il vino porta l’uomo ad agire in maniera dissoluta è dimostrato dall’esempio di Noè che “bevve del vino e s’inebriò e si scoperse in mezzo alla sua tenda”,[45] e da quello di Lot che inebriato di vino dalle sue due figlie permise loro di giacersi con lui e non s’accorse neppure quando esse si giacquero con lui e si levarono.[46]

Vediamo adesso alcuni passi che permettono l’uso moderato o saggio del vino e delle bevande alcoliche. Nei Proverbi si legge: “Il vino è schernitore, la bevanda alcoolica è turbolenta, e chiunque se ne lascia sopraffare non è savio”.[47] Si noti che non viene detto che chi beve o il vino o una bevanda alcolica non è savio, ma chi si lascia sopraffare dal vino o dalla bevanda alcolica, cioè chi si lascia dominare da esse e si dà ad esse. E che il vino è permesso gustarlo è confermato da Paolo quando dice a Timoteo: “Non continuare a bere acqua soltanto, ma prendi un poco di vino a motivo del tuo stomaco e delle tue frequenti infermità”,[48] e a Tito che il vescovo non deve esser dedito al vino,[49] e che le donne attempate non devono essere “dedite a molto vino”.[50]

E che sia il vino che le bevande alcoliche siano permessi è confermato pure dalla legge che dice: “Avrete cura di prelevare la decima da tutto quello che produrrà la tua semenza, da quello che ti frutterà il campo ogni anno. Mangerai, nel cospetto dell’Eterno, del tuo Dio, nel luogo ch’egli avrà scelto per dimora del suo nome, la decima del tuo frumento, del tuo mosto, del tuo olio, e i primi parti de’ tuoi armenti e de’ tuoi greggi, affinché tu impari a temer sempre l’Eterno, l’Iddio tuo. Ma se il cammino è troppo lungo per te, sì che tu non possa portar colà quelle decime, essendo il luogo che l’Eterno, il tuo Dio, avrà scelto per stabilirvi il suo nome troppo lontano da te (perché l’Eterno, il tuo Dio, t’avrà benedetto), allora le convertirai in danaro, terrai stretto in mano questo danaro, andrai al luogo che l’Eterno, il tuo Dio, avrà scelto, e impiegherai quel danaro a comprarti tutto quello che il cuor tuo desidererà: buoi, pecore, vino, bevande alcooliche, o qualunque cosa possa più piacerti; e quivi mangerai nel cospetto dell’Eterno, del tuo Dio, e ti rallegrerai: tu con la tua famiglia”.[51] Si noti che tra le cose che Dio permise ad un Ebreo di comprare con il denaro della decima ci sono il vino e le bevande alcoliche. Ecco perché Paolo non ha vietato l’uso del vino perché lui sapeva che la legge non lo condannava.[52]Anche a riguardo del tè e del caffè vale lo stesso discorso che per il vino e le bevande alcoliche; il loro uso moderato è consentito dalla Parola di Dio.


[1] In ogni paese del mondo, la Chiesa Avventista stampa ogni anno un enorme numero di pubblicazioni (dove sono presentati anche i pareri di scienziati e medici) per mezzo di cui promuove l’ideale vegetariano. In Italia in testa a tutte le pubblicazioni avventiste che promuovono il vegetarianismo c’è Vita e Salute. Ad ogni catecumeno poi viene dato uno specifico studio biblico sulla temperanza in cui è posto in rilievo l’ideale vegetariano.

[2] Ellen G. White, Sulle orme del gran medico, Firenze 1926, pag. 356, 358

[3] Ellen G. White, I tesori delle testimonianze, Vol. III, pag. 230, 84.

[4] Dizionario di dottrine bibliche, pag. 398

[5] Gen. 1:29

[6] Ellen G. White, Sulle orme del gran medico, pag. 356

[7] Ellen G. White, I tesori delle testimonianze, Vol. III, pag. 84

[8] Questions on Doctrine, pag. 623. Sulla posizione della Chiesa Avventista nei confronti dell’uso della carne, Rolando Rizzo dedica un capitolo nel suo libro Serrate le fila, serrate le fila. Ma nel voler difendere a tutti i costi l’ispirazione della White, il Rizzo cade in contraddizione. Per esempio lui dice che la White ‘sull’uso della carne ha una posizione tanto chiara quanto esplicitamente contraria. Gli avventisti, infatti, sono chiaramente chiamati a scegliere un’alimentazione vegetariana’ (Rolando Rizzo, Serrate le fila, serrate le fila… Ai fratelli del Movimento di Riforma, Firenze 1995, pag. 100), ed anche: ‘Scorrendo l’Index delle pubblicazioni firmate dalla sorella White o compilate dai suoi scritti, è veramente impressionante notare il numero di volte in cui ella parla male della carne’ (op. cit., pag. 105). Egli fa notare però che tutte queste dichiarazioni della White non annullano quelle altre sue dichiarazioni nelle quali ella afferma che nonostante tutto il vegetarianismo non deve essere considerato un test d’appartenenza alla Chiesa avventista. In altre parole si può essere Avventisti anche mangiando della carne, anche non diventando vegetariani. D’altronde dice il Rizzo: ‘Abramo, Mosè, gli apostoli, erano uomini spirituali: non risulta che fossero vegetariani. Vegetariano assoluto non lo fu neppure Cristo’ (Ibid., pag. 108). Dunque gli Avventisti sull’uso della carne sono possibilisti a differenza della White.

Ma allora noi diciamo: se Mosè che scrisse la legge non fu vegetariano, come non fu vegetariano neppure Cristo, perché ambedue mangiarono della carne (anche se solo quella considerata pura dalla legge), per quale motivo si deve insegnare che il vegetarianismo è la dieta ideale? La risposta avventista è sempre la stessa; ‘Lo ha detto lo Spirito di profezia’. Ma ciò non è affatto vero, perché lo Spirito di profezia non trasmette il messaggio che è male mangiare le carni pure della legge di Mosè, come anche non vieta di mangiare le altre carni, cioè quelle considerate impure dalla legge di Mosè.

[9] Ellen White, op. cit., pag. 84

[10] Ellen G. White, Sulle orme del gran medico, pag. 368

[11] Ellen White, op. cit., pag. 375

[12] Rolando Rizzo, Stretti sentieri di libertà, Firenze 1990, pag. 11

[13] L’ordine di astenersi dalla carne, dal vino e dalle bevande alcoliche fa parte di quella che è chiamata dagli Avventisti ‘la riforma sanitaria’. Questa riforma fu ‘rivelata’ in visione alla White. La prima ‘visione’ importante sulla riforma sanitaria la White la ebbe nel 1863. Ella disse: ‘Fu in casa del fratello A. Hillard, a Otsego, nel Michigan, che il 6 giugno 1863 l’importante soggetto della riforma sanitaria mi fu rivelato in visione’ (citato da Roger W. Coon, Radici nella profezia, Trento 1994, pag. 86)

[14] 1 Tim. 4:2

[15] 1 Cor. 8:8

[16] Rom. 14:17

[17] Gen. 9:3

[18] Num. 11:18

[19] Cfr. 1 Re 17:2-6

[20] Es. 12:8

[21] Luca 24:42-43

[22] Prov. 23:20

[23] Gal. 6:8

[24] Luca 21:34

[25] Deut. 12:15

[26] G. De Meo, op. cit., pag. 235

[27] Col. 2:16-17

[28] Ebr. 13:9

[29] Mar. 7:18-19

[30] Mar. 7:19

[31] Rom. 14:14

[32] Gerhard Hasel ‘Gesù ha purificato le carni impure?’ in Il Messaggero Avventista, Luglio-Agosto 1992, pag. 14

[33] Mar. 7:15,18-19

[34] Rom. 14:14

[35] Rom. 14:14

[36] 1 Tim. 6:4

[37] 1 Tim. 4:4

[38] Gen. 1:31

[39] 1 Cor. 8:9

[40] Rom. 14:1-4

[41] Rom. 14:13-23

[42] Prov. 23:20-21

[43] Prov. 23:29-35

[44] Ef. 5:18

[45] Gen. 9:21

[46] Cfr. Gen. 19:30-38

[47] Prov. 20:1

[48] 1 Tim. 5:23

[49] Cfr. Tito 1:7 e 1 Tim. 3:3. Dei diaconi Paolo dice che non devono essere “proclivi a troppo vino” (1 Tim. 3:8)

[50] Tito 2:3

[51] Deut. 14:22-26

[52] Rolando Rizzo, commentando le sopracitate parole di Deuteronomio, dice: ‘Le bevande alcoliche ci sono, però, perché? Ci sono semplicemente perché esse facevano parte delle feste del tempo come delle feste del tempo, facevano parte carni di pecore e di buoi. L’autore ispirato era un uomo del suo tempo, quando parlava, non in tutto era chiamato da Dio a superare il suo tempo (…) sia perché non era necessario, sia perché non era opportuno’ (Rolando Rizzo, Stretti Sentieri di libertà, pag. 44). Dunque Mosè permise l’uso del vino e delle bevande alcoliche perché non era opportuno né necessario superare il suo tempo; insomma le sue parole erano il frutto della cultura ebraica di quel tempo. Il fatto è però che né Gesù e neppure gli apostoli più di mille anni dopo hanno ritenuto opportuno ‘superare il tempo’ di Mosè in questione di vino e bevande alcoliche. Dunque il permesso non fu abolito. Ma purtroppo quello che né Gesù e né gli apostoli vietarono di bere fu vietato dalla White che quale ‘profetessa ispirata’ degli ultimi tempi ha ritenuto opportuno ‘superare il tempo’ di Mosè, di Gesù e degli apostoli. La White però così facendo ha imitato un’altra profetessa cioè Izebel che pensò anche lei di ‘superare’ il tempo di Mosè, di Gesù e degli apostoli insegnando a fornicare e a mangiare cose sacrificate agli idoli!


[Tratto dal libro “Gli Avventisti del settimo giorno“, di Giacinto Butindaro V.D.M.]

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