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Avventisti del settimo giorno: “L’Ufficio di vescovo”

4 maggio 2011

Avventisti del settimo giorno: “L’Ufficio di vescovo”

La dottrina avventista 

La donna nella Chiesa può ricoprire l’ufficio di vescovo.

Dal 1989 in seno alla Chiesa Avventista la donna può essere eletta anche anziano e non solo diaconessa. ‘Il voto preso dalla Conferenza Generale prevede la possibilità, dietro approvazione delle Divisioni e poi delle Unioni e Federazioni locali, di consacrare le donne come anziano di chiesa’.[1] Dora Pellegrini, presidentessa dell’Associazione Italiana mogli di pastori avventisti, a proposito di questa decisione ha affermato: ‘A me sembra che con questa decisione la Chiesa voglia dire alle donne: ‘Non tiratevi indietro se il Signore vi ha dato dei talenti particolari. Non accontentatevi di essere solo figlie, ma siate madri in Israele’. Nelle famiglie comuni le madri svolgono un compito dirigenziale e sono delle ‘sorveglianti’, delle ‘custodi’ che si occupano costantemente dello sviluppo psicofisico della propria famiglia. Se la stessa cura e dedizione offriranno alla Chiesa, che è la famiglia di Dio, questa non potrà che esserne arricchita’.[2]

Confutazione

La Scrittura insegna che l’ufficio di vescovo può essere ricoperto solo da uomini

L’apostolo Paolo dice a Timoteo come deve essere il vescovo e gli dice che tra le altre cose deve essere “atto ad insegnare”,[3] quindi in grado di insegnare la dottrina di Dio perché gli anziani sono preposti anche per insegnare. Ma lo stesso apostolo dice anche a Timoteo: “La donna impari in silenzio con ogni sottomissione. Poiché non permetto alla donna d’insegnare, né d’usare autorità sul marito, ma stia in silenzio”.[4] Va da sé quindi che dato che alla donna Paolo non permette di insegnare, non le permette neppure di candidarsi all’ufficio di anziano nella Chiesa. Gli Avventisti invece dato che ritengono il divieto di insegnare relativo alla donna, dato da Paolo nella sua prima epistola a Timoteo, un ordine avente un’applicazione locale e solo per quel tempo (essi dicono infatti: ‘Un altro esempio di consigli con applicazione locale per quel tempo è il secondo passo, nel quale Paolo dice che alle donne non è consentito di insegnare e le invita a imparare in silenzio…’),[5] di conseguenza permettono alla donna di accedere all’ufficio di vescovo. Essi dunque ancora una volta hanno annullato la Scrittura. Questa loro presa di posizione nei confronti di questo ordine di Paolo ha come fondamento la dottrina dei limiti dell’ispirazione della Scrittura, a cui ho accennato quando ho citato la spiegazione che dà Rolando Rizzo al permesso di bere vino e bevande alcoliche presente nella legge di Mosè, per cui anche l’apostolo Paolo non era obbligato a sorpassare i suoi tempi. Applicando le parole di Rizzo (sui limiti dell’ispirazione) a Paolo essi dicono: ‘L’autore ispirato era un uomo del suo tempo, quando parlava, non in tutto era chiamato da Dio a superare il suo tempo (…) sia perché non era necessario, sia perché non era opportuno’.[6] Mentre non è affatto così, perché il divieto per la donna di insegnare è tuttora valido perché Parola di Dio anche per i nostri giorni. Chi lo infrange, permettendo alla donna di insegnare, va incontro a conseguenze funeste perché rimarrà sedotto, e gli Avventisti sono un esempio eloquente. Infatti i pionieri avventisti che permisero a Ellen White di insegnare, furono da lei sedotti a riguardo di molte cose, e non solo loro ma anche gli Avventisti di oggi sono rimasti sedotti dalla White perché questa donna, benché morta, continua a parlare per mezzo dei suoi numerosi scritti da loro pubblicati e diffusi per il mondo.

Diciamo adesso qualcosa a riguardo dell’ufficio di diacono. Per l’ufficio di diacono le cose sono diverse perché la Scrittura parla di una diaconessa, cioè Febe che era diaconessa della Chiesa di Cencrea.[7]Quindi la donna può, se ha i requisiti necessari, essere eletta diaconessa in una Chiesa dopo essere stata messa alla prova. E questo non contrasta con l’insegnamento dell’apostolo perché se si leggono i requisiti che devono avere coloro che vogliono diventare diaconi si noterà che tra di essi non c’è quello di “atto ad insegnare”: e questo perché il diacono, come dice anche la parola, deve svolgere un opera di assistenza e non un opera di ammaestramento nella Chiesa.


[1] Il Messaggero Avventista, Febbraio 1990, pag. 25. Il Concilio Annuale della Conferenza Generale discusse e votò la questione il 5 e il 9 ottobre 1989. A proposito delle decisioni della Conferenza Generale, che è il massimo organo della Chiesa Avventista, la White affermò: ‘… quando viene espresso un giudizio dalla Conferenza Generale, che è la più alta autorità che Dio abbia sulla terra, l’indipendenza e i giudizi privati non debbono essere più mantenuti, ma abbandonati’ (Manuale di Chiesa, pag. 37). Quel ‘è la più alta autorità che Dio abbia sulla terra’ è senza ombra di dubbio una affermazione falsa, affermazione che rivaleggia quanto ad arroganza con quella dei Cattolici romani a proposito del loro capo, definito anche lui la più alta autorità che Dio abbia sulla terra essendo niente di meno denominato il Vicario di Cristo. Stando così le cose se a quella Conferenza qualcuno prima della votazione non era d’accordo a far ricoprire l’ufficio di anziano anche alla donna, dopo il voto favorevole della Conferenza doveva abbandonare il suo giudizio privato sfavorevole anche se esso era pienamente in accordo con la Parola di Dio. Evidentemente la White che tanto parlava contro il papato accusandolo di avere mutato il quarto comandamento, con quelle sue parole non fece altro che innalzare contro Dio un altro potere, quello della Conferenza Generale della Chiesa Avventista, anche questo infatti ritiene di poter mutare le leggi di Dio (in questo caso, il divieto per la donna di insegnare e di essere eletta come anziano) come il papato. Al papato di Roma dunque se ne contrappone un altro sulla terra; quello Avventista che ha la sua sede in America. Giudicate da voi stessi fratelli quello che dico.

[2] Ibid., pag. 25-26

[3] 1 Tim. 3:2

[4] 1 Tim. 2:11-12

[5] Scuola del sabato, 1/86, pag. 91

[6] Rolando Rizzo, Stretti sentieri di libertà, pag. 44

[7] Cfr. Rom. 16:1-2


[Tratto dal libro “Gli Avventisti del settimo giorno“, di Giacinto Butindaro V.D.M.]

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