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Testimoni di Geova: “L’anima”

5 maggio 2011

Testimoni di Geova: “L’anima”

La dottrina dei Testimoni di Geova 

Charles Russell rigettava la dottrina che afferma che l’uomo ha in sé un’anima immortale; ecco cosa scrisse: ‘Non avendo afferrato il significato del termine ‘anima’ molti si prendono la libertà di adoperarlo a loro piacimento, trasponendo la dichiarazione biblica, per cui, in luogo di parlare dell’uomo come essendo un’anima, ne parlano come avente un’anima (…) Ma su qual fondamento si appoggia una teoria così stravagante? Noi rispondiamo: Nessuno, poiché trae origine dal fatto che l’uomo ha adottato la propria concezione di una vita futura ed ha rigettato la concezione del Piano di Dio’,[1] ed anche: ‘A coloro i quali pensano che la Bibbia è piena di espressioni quali: anima immortale, anima imperitura, anima non morente giammai, noi non possiamo dar altro consiglio migliore che quello di prendere una concordanza biblica, e cercarvi queste espressioni e delle altre della stessa importanza. Essi non ne troveranno alcuna’.[2]

I Testimoni di Geova inse­gnano la medesima cosa riguardo all’anima. Essi dico­no: ‘L’uomo è una combinazione di due cose, e cioè, della ‘polve­re della terra’ e dell’alito vitale. L’insieme di queste due cose (o elementi) produce un’anima vivente o creatura chiamata uomo (…) Vediamo così che la pretesa dei religionisti che l’uomo abbia un’anima immortale, e differisca perciò dalle bestie, non è scritturale (…) Non c’è un solo testo nella Bibbia il quale affermi che l’anima umana sia immortale (…) Il fatto che l’anima umana è mortale può essere ampiamente dimostrato mediante un accurato studio delle Scrittu­re’.[3] Essi riget­tano dunque la dottrina dell’immortalità dell’anima;[4] per loro ‘il popolare insegnamento religioso dell’immortalità dell’anima non venne dalla Parola di Dio, ma dalla filosofia greca’.[5] Anzi, direttamente dal diavolo quando disse alla donna: “No, non morrete affatto…”.[6]

Ma allora per i Testimoni di Geova che cosa accade all’uomo quando muore? Avviene che ‘egli entra nell’incoscienza’,[7] perché si addormenta in attesa di essere risvegliato alla risurrezione; egli non sa più nulla. Questa dottrina è chiamata ‘sonno dell’anima’, ma in effetti è più appropriato chiamarla ‘estinzione dell’anima’. Ma come fanno essi a sostenere questa dottrina sull’anima e sulla sua mortalità con le Scritture? In questa maniera. Essi ritengono che siccome che la Scrittura afferma che “l’Eterno Iddio formò l’uomo dalla polvere della terra, gli soffiò nelle narici un alito vitale, e l’uomo divenne un’anima vivente”,[8] il corpo dell’uomo sia appunto l’anima umana. A questa Scrittura poi hanno collegato quella che dice: “L’anima che pecca sarà quella che morrà”,[9] e quella che dice nell’Ecclesiaste: “Ma i morti non sanno nulla”[10] ed altre Scritture che parlano dei morti come di persone che dormono e hanno fatto la dottrina che dice che quando uno muore dorme, non sa più nulla e rimarrà in questo stato di incoscienza fino alla risurrezione.

Confutazione

L’essere umano è sì chiamato dalla Scrittura anche anima, ma la Scrittura insegna pure che l’essere umano ha un’anima immortale all’interno del corpo

Noi adesso mediante le Scritture dimostreremo che l’uomo è sì un’anima vivente ma ha anche un’anima che è immortale e non mortale come il suo corpo, che alla morte va in Paradiso se salva, ma nell’Ades se perduta, e perciò che l’uomo non cessa di esi­stere spiritualmente quando muore.

Ora, la sacra Scrittura chiama le persone anche anime e questi passi lo confermano:

– “E gli Israeliti batteron lui, coi suoi figliuoli e con tutto il suo popolo, in guisa che non gli rimase più anima viva..”;[11]

– “E i figliuoli d’Israele si tennero per sé tutto il bottino di quelle città e il bestiame, ma misero a fil di spada tutti gli uomini fino al loro completo sterminio, senza lasciare anima viva”;[12]

– “E ogni anima era presa da timore…”;[13]

– “E Giuseppe mandò a chiamare Giacobbe suo padre, e tutto il suo parentado, che era di settantacinque anime”;[14]

– “La pazienza di Dio aspettava, ai giorni di Noè, mentre si preparava l’arca; nella quale poche anime, cioè otto, furon salvate tra mezzo all’acqua”.[15]

Ma la stessa Scrittura insegna chiaramente che l’anima non é il corpo, e il corpo non é l’anima; e che quando il corpo di una persona muore la sua anima si diparte, e, se é un figliuolo di Dio va ad abitare con il Signore in cielo, se no discende nel soggiorno dei morti dove c’é un fuoco non attizzato da mano d’uomo e dove c’é il pianto e lo stridore dei denti.

Vediamo innanzi tutto dei passi che attestano che l’anima non é il corpo dell’uomo e che alla morte dell’individuo essa esce dal corpo.

– A proposito del parto che Rachele ebbe quando nacque Beniamino è scritto: “Essa ebbe un duro parto; e mentre penava a partorire, la levatrice le disse: ‘Non temere, perché eccoti un altro fi­gliuolo’. E com’ella stava per render l’anima (perché morì), pose nome al bimbo Ben-Oni”.[16] Da questo passo si comprende che ella rese l’anima quando morì.

– Nel libro delle Lamentazioni è scritto: “Essi chiedevano alle loro madri: Dov’è il pane, dov’è il vino?….’ e intanto venivano meno come de’ feriti a morte nelle piazze della città, e rendeva­no l’anima sul seno delle madri loro”.[17] Quando Gerusalemme fu assediata dall’esercito dei Caldei, molti bambini morirono di fame e di sete, rendendo la loro anima sul seno delle loro madri.

– Quando il profeta Elia pregò Dio affinché risuscitasse il bambino morto alla vedova di cui lui era ospite, disse: “O Eter­no, Iddio mio, torni ti prego, l’anima di questo fanciullo in lui! E l’Eterno esaudì la voce d’Elia: l’anima del fanciullo tornò in lui, ed ei fu reso alla vita”.[18] Come potete vedere Elia credeva che nel corpo di un essere umano vi era un anima, e che affinché un morto tornasse in vita era necessario che Dio gli facesse tornare l’anima in lui.

– Lo stesso Elia, quando nel deserto espresse il desiderio di morire, disse a Dio: “Basta! Prendi ora, o Eterno, l’anima mia, poiché io non valgo meglio de’ miei padri!”;[19] il che sta a dimo­strare che lui credeva di avere un’anima nel suo corpo ed anche che quando si muore Dio fa uscire l’anima dal corpo dell’uomo.

– A proposito della resurrezione del Cristo, Davide disse: “Tu non lascerai l’anima mia nell’Ades…”:[20] e noi sappiamo che l’Ades é il soggiorno dei morti dove c’é il fuoco che arde perché del ricco è scritto che morì e “fu seppellito. E nell’Ades, essendo ne’ tormenti, alzò gli occhi e vide da lontano Abramo, e Lazzaro nel suo seno; ed esclamò: Padre Abramo, abbi pietà di me, e manda Lazzaro a intingere la punta del dito nell’acqua per rinfrescarmi la lingua, perché son tormentato in questa fiamma”.[21] Quindi, quando Cristo morì sulla croce avvenne che l’anima sua uscì dal suo corpo e discese nel soggiorno dei morti, mentre per ciò che concerne il suo corpo, esso fu posto in un sepolcro da Giuseppe di Arimatea.[22]

– Quando a Troas quel giovinetto Eutico sopraffatto dal sonno, cadde giù dal terzo piano è scritto che “fu levato morto. Ma Paolo, sceso a basso, si buttò su di lui, e abbracciatolo, disse: Non fate tanto strepito, perché l’anima sua é in lui… Il ragazzo poi fu ricon­dotto vivo, ed essi ne furono oltre modo consolati”.[23] In questo caso quel ragazzo fu levato morto, ma la sua anima per volere di Dio rimase in lui per breve tempo senza dipartirsi, infatti Paolo disse ai fratelli che l’anima del ragazzo era in lui. Come potete vedere pure Paolo credeva che l’anima non é il corpo, ma una parte del nostro essere che si trova dentro il corpo.

– Nel libro di Giobbe è scritto: “Quale speranza rimane mai all’empio quando Iddio gli toglie, gli rapisce l’anima?”.[24] Anche da queste parole si comprende che l’anima non è il corpo perché é dentro il corpo. A conferma di questo passo in Giobbe vi ricordo la storia del ricco e di Lazzaro in cui viene detto che quando il ricco morì fu seppellito e nell’Ades, essendo nei tormenti, vide da lontano Abramo e Lazzaro; ma per lui non ci fu più alcuna speranza di salvezza.[25]

– Gesù disse ad uno dei ladroni che erano in croce: “Io ti dico in verità che oggi tu sarai meco in paradiso”,[26] facendogli chiara­mente capire che in quello stesso giorno, quando lui sarebbe morto, lui sarebbe andato in paradiso. Così quell’uomo in quello stesso giorno appena spirò andò ad abitare nel paradiso, il che equivale a dire che egli continuò a vivere ma in un’altra dimensione e in un altro luogo. Quindi se quell’uomo non avesse avuto un anima nel suo corpo, come avrebbe potuto andare in paradiso in quello stesso giorno? Per certo non ci andò col corpo, perché esso rimase sulla terra, ma ci andò con l’anima immortale che era in lui e che non poté essere uccisa.

– Gesù disse ai Sadducei che negavano la risurrezione: “Or Egli non é un Dio di morti, ma di viventi; poiché per lui vivono tutti”,[27] facendo chiaramente capire che coloro che muoiono in fede, muoiono quanto alla carne, ma continuano a vivere per il Signore e perciò sono viventi.[28] Quando noi dunque oggi diciamo che l’Iddio che serviamo é l’Iddio d’Abramo, l’Iddio di Isacco e l’Iddio di Giacobbe, facciamo bene, perché Dio stesso disse a Mosè: “Tale é il mio nome in perpetuo, tale la mia designazione per tutte le generazioni”;[29] ma é chiaro che per essere il loro Dio essi devono vivere in qualche luogo. Ora, dopo tutti questi secoli che sono passati dalla loro morte, possiamo dire che i loro corpi sono tornati in polvere, ma certa­mente non possiamo dire che con la loro morte essi hanno cessato di esistere del tutto, e questo perché Dio, dopo tutti questi secoli, non si vergogna di essere chiamato il loro Dio. Che cosa esiste quindi dei patriarchi se il loro corpo si è decomposto e tornato in polvere? Le loro anime immortali. Il Vivente é l’Iddio di coloro che vivono. Ma dove vivono essi? Essi vivono con le loro anime nel regno dei cieli. Mentre erano viventi sulla terra confessaro­no di essere pellegrini e forestieri sulla terra, dimostrando che essi cercavano una patria, quella celeste, che era di gran lunga migliore di quella dalla quale eran usciti. La questione é che mentre per Dio vivono tutti coloro che muoiono nel Signore, per i Testimoni di Geova non vive nessuno di quelli che muoiono nel Signore (tranne – in base ad una strana dottrina – quelli che rimangono tra i 144.000 che quando muoiono vengono dotati di un ‘corpo spirituale’ ed entrano in cielo), e questo perché secondo loro l’anima essendo il corpo viene seppellita nella tomba! Come errano grandemente per mancanza di conoscenza!

– Paolo dice ai Romani: “Sia dunque che viviamo o che moriamo, noi siamo del Signore”.[30] Questo significa che noi apparteniamo a Cristo e siamo nella sua mano sia mentre abitiamo in questo corpo e sia quando ce ne dipartiremo. Questo perché neppure la morte ci può separare dall’amore di Dio che è in Cristo; no neppure la morte. E difatti Gesù ha detto delle sue pecore: “Nessuno le rapirà dalla mia mano”.[31] Ora, se con la morte si estinguesse del tutto una persona, ossia se nell’uomo non ci fosse un anima immortale, come si potrebbe affermare che noi quando moriremo apparterremo ancora a Cristo e saremo ancora nella sua mano? Non potremmo perché dovremmo dire che la morte riuscirà a toglierci dalla sua mano! Ma noi invece sappiamo che “i giusti e i savi e le loro opere sono nelle mani di Dio”.[32]

– Nel libro della Rivelazione, Giovanni dice di avere visto le anime di coloro che erano stati uccisi per la Parola di Dio i quali torna­rono in vita infatti ha scritto: “E vidi le anime di quelli che erano stati decollati per la testimonianza di Gesù e per la parola di Dio, e di quelli che non aveano adorata la bestia né la sua immagine, e non avevano preso il marchio sulla loro fronte e sulla loro mano; ed essi tornarono in vita, e regnarono con Cristo mille anni”.[33] Notate che Giovanni dice di avere visto prima le anime di coloro che erano stati uccisi a motivo della parola di Dio e poi che essi tornarono in vita; naturalmente tornarono a vivere con un corpo risuscitato, ma nel frattempo, cioè tra la loro morte e la loro risurrezione avevano continuato a vivere ma solo con la loro anima difatti Giovanni vide le loro anime. Anche queste parole di Giovanni attestano l’esistenza dell’anima e la sua immortalità.

– Nel Vangelo scritto da Matteo troviamo scritto che un giorno Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li condusse sopra un alto monte sul quale egli fu trasfigurato e quando la sua faccia risplendé come il sole e i suoi vestiti divennero candidi come la luce “apparvero loro Mosè ed Elia, che stavan conversan­do con lui”.[34] Ora, la Scrittura dice a proposito di Mosè che egli morì e fu seppellito da Dio infatti è scritto nella legge: “Mosè, servo dell’Eterno, morì quivi, nel paese di Moab, come l’Eterno avea comandato. E l’Eterno lo seppellì nella valle, nel paese di Moab, dirimpetto a Beth-Peor”;[35] notate che c’é scritto che egli morì e fu seppellito, quindi nessuno può dire che il suo corpo non sia stato seppellito. A conferma che Mosè morì veramente ci sono le parole di Giuda che dice che l’arcangelo Michele “conten­dendo col diavolo, disputava circa il corpo di Mosè”.[36] Ma allora se il corpo di Mosè era l’anima di Mosè, ovvero se quando morì Mosè morì anche l’anima di Mosè, chi era colui che apparve assie­me ad Elia sul monte santo e che i discepoli videro e udirono? Non è forse anche questa un’ulteriore conferma che l’anima non è il corpo ed il corpo non è l’anima? Non è questa una chiara conferma che mostra come dopo morti l’anima dell’uomo che è in lui si diparte dal suo corpo e continua a vivere? Quindi noi possiamo dire che Pietro, Giacomo e Giovanni videro l’anima di Mosè, sì perché l’anima di lui non era morta e non era stata seppellita (come invece lo fu il suo corpo) appunto perché l’ani­ma del mortale è immortale.[37]

– Gesù ha detto: “Non temete coloro che uccidono il corpo, ma non possono uccider l’anima: temete piuttosto colui che può far perire e l’anima e il corpo nella geenna”.[38] L’anima quindi non è il corpo dell’uomo perché se così fosse Gesù non avrebbe parlato in questa maniera. Infatti, se uccidere il corpo di una persona significa implicitamente uccidere l’anima, Gesù non avrebbe detto che il corpo si può uccidere ma l’anima no! L’anima quindi, a differenza del corpo, non può essere uccisa; però può essere fatta perire nella geenna (il fuoco inestinguibile) assie­me al corpo. A proposito di queste parole di Gesù che i Testimoni di Geova non hanno potuto manipolare è da notare la spiegazione che essi ne danno: ‘Il punto essenziale di questo testo ha lo scopo di farci conoscere che si deve temere Iddio, perché egli è in grado di distruggere non solamente il corpo (la presente vita) ma anche la vita futura. La distruzione nella Geenna alla quale si fa qui riferimento significa la morte dalla quale non v’è risurrezione ad una vita futura come anima’.[39] Che vogliono dire con questo? Che Dio può fare tornare alla non esistenza una persona sia durante la sua vita presente che – come vedremo in appresso – duran­te la sua vita sulla terra paradisiaca nel millennio a venire se questa dopo essere ‘risuscitata’ non si vorrà conformare alle leggi di Dio! Come avete ben capito i Testimoni di Geova, come al loro solito, hanno dato a delle parole di Gesù un significato che esse non hanno. Sono così chiare le parole di Gesù e loro con la loro astuzia le oscurano!

Vediamo ora alcune Scritture che attestano che alla morte l’anima del peccatore va nell’Ades, mentre quella del giusto in cielo.

– Gesù disse: “Or v’era un uomo ricco, il quale vestiva porpora e bisso, ed ogni giorno godeva splendidamente; e v’era un pover’uo­mo chiamato Lazzaro, che giaceva alla porta di lui, pieno d’ulce­ri, e bramoso di sfamarsi con le briciole che cadevano dalla tavola del ricco; anzi perfino venivano i cani a leccargli le ulceri. Or avvenne che il povero morì e fu portato dagli angeli nel seno d’Abramo; morì anche il ricco, e fu seppellito. E nell’Ades, essendo ne’ tormenti, alzò gli occhi e vide da lontano Abramo, e Lazzaro nel suo seno; ed esclamò: Padre Abramo, abbi pietà di me, e manda Lazzaro a intingere la punta del dito nell’acqua per rinfrescarmi la lingua, perché son tormentato in questa fiamma”.[40] Come potete vedere quest’uomo ricco, dopo che morì, si ritrovò nell’Ades, nei tormenti, e questo perché mentre era in vita non aveva voluto dare ascolto alla legge di Mosè. Vedremo in appresso quale assurdo significato danno i Testimoni di Geova a questa storia per sostenere che con la morte finisce tutto.

– Nel libro della Rivelazione è scritto: “E quando ebbe aperto il quinto suggello, io vidi sotto l’altare le anime di quelli ch’erano stati uccisi per la parola di Dio e per la testimonianza che aveano resa; e gridarono con gran voce, dicendo: Fino a quando, o nostro Signore che sei santo e verace, non fai tu giudicio e non vendichi il nostro sangue su quelli che abitano sopra la terra?”.[41] Giovanni vide le anime di un certo numero di credenti che erano stati uccisi a motivo della Parola di Dio, e le vide presso l’altare che é nel cielo davanti a Dio. Notate che quelle anime erano in grado di gridare a gran voce, di ricordare che erano stati uccisi e da chi erano stati uccisi.[42] Come potete vedere l’espressione “le anime di quelli ch’erano stati uccisi”[43] dimostra sia che l’anima di una persona non è la persona stessa cioè il suo corpo, ma qualcosa di diverso dal suo corpo, e poi che l’anima a differenza del corpo non può essere uccisa come ha detto Gesù. Anche in questo caso i Testimo­ni di Geova non avendo potuto manomettere le suddette parole hanno dato loro la seguente spiegazione: le anime sono membri della classe dei 144.000 mentre la veste bianca rappresenta la risurrezione spirituale che essi hanno sperimenta­to nel 1918 dopo che Gesù ha assunto il regno! Questa spiegazione è fantasiosa e priva di ogni fonda­mento scritturale. Stando così le cose vogliamo però fare alcune domande ai Testimoni di Geova. Se la veste bianca fu loro data dopo che essi furono sentiti gridare chi erano coloro che gridarono prima di ricevere la veste bianca (‘prima di risuscitare nel 1918’) se anche loro sulla terra non potevano avere un’anima? In altre parole, se la veste bianca fu loro data dopo che ebbero gridato, cioè se ‘risuscitarono spiritualmente’ nel 1918 dopo avere gridato, e tra la loro morte e la ‘risurrezione spirituale’ avvenuta nel 1918 quella parte dei 144.000 non esistevano perché non avevano un anima, come facevano a gridare in questo periodo di inesistenza? Ma non vi rendete conto dell’assurdità di questa vostra spiegazione alle parole di Giovanni? Ma non vi rendete conto in quale contraddizione cadete parlando in quella maniera?

L’anima che é nell’uomo fa e sperimenta tante cose sulla terra

L’anima nostra che é in noi fratelli, fa diverse cose ed é in grado di sperimentare diverse cose, e queste Scritture dicono che cosa.

– Nel Salmo quarantaduesimo é scritto: “Come la cerva agogna i rivi dell’acque, così l’anima mia agogna te, o Dio. L’anima mia é assetata di Dio, dell’Iddio vivente… Perché t’abbatti anima mia? perché ti commuovi in me? Spera in Dio… L’anima mia é abbattuta in me”.[44]

– Nel centotrentesimo Salmo è scritto: “Io aspetto l’Eterno, l’anima mia l’aspetta… L’anima mia anela al Signore”.[45]

– Isaia disse: “Al tuo nome, al tuo ricordo anela l’anima nostra. Con l’anima mia ti desidero, durante la notte”.[46]

– Davide dice: “Benedici, anima mia, l’Eterno, e non dimenticare alcuno de’ suoi beneficî”,[47] ed anche: “Quale é il bimbo divezzato, tale é in me l’anima mia”.[48]

– Maria disse: “L’anima mia magnifica il Signore..”.[49]

– Di coloro che si erano ribellati prima di invocare Dio é scrit­to: “Degli stolti erano afflitti per la loro condotta ribelle e per le loro iniquità. L’anima loro abborriva ogni cibo…”.[50]

– Di coloro che sulle navi vedono le onde del mare sollevarsi è scritto che “l’anima loro si strugge per l’angoscia”.[51]

– Nel centodiciannovesimo Salmo é scritto: “L’anima mia si strugge dalla brama che ha dei tuoi giudizi in ogni tempo… L’ani­ma mia vien meno bramando la tua salvezza… Le tue testimonianze sono maravigliose; perciò l’anima mia le osserva… L’anima mia ha osservato le tue testimonianze… L’anima mia viva, ed essa ti loderà”.[52]

– Gesù, nel Getsemani, disse ai suoi: “L’anima mia é oppressa da tristezza mortale…”.[53]

– Pietro dice: “Diletti, io v’esorto come stranieri e pellegrini ad astenervi dalle carnali concupiscenze, che guerreggiano contro l’anima”.[54]

Ora, come potete vedere la nostra anima é in grado di fare molte cose mentre é in questo nostro corpo, tra cui ricordare, deside­rare, aspettare il Signore, sperare nel Signore, anelare al Signore, benedirlo, lodarlo, osservare le sue testimonianze; essa può anche struggersi, può essere abbattuta, può essere oppressa da tristezza, ed infine essa viene combattuta dalla carne.

L’anima può essere guadagnata o perduta

Vediamo ora delle Scritture che attestano che l’uomo può o guada­gnare o perdere l’anima sua.

Pietro dice: “Nel quale credendo, benché ora non lo vediate, voi gioite d’un’allegrezza ineffabile e gloriosa, ottenendo il fine della fede: la salvezza delle anime”.[55] L’anima di coloro che sono nella verità é al sicuro, cioè é salvata; coloro che hanno creduto sanno che l’anima loro, median­te la fede, é custodita dalla potenza di Dio, e nel momento in cui essi moriranno sarà rapita e presa dal Signore nel suo regno celeste. Essa sarà dunque salvata dal fuoco dell’inferno.

Paolo, in prossimità della sua dipartenza, disse a Timoteo: “Il Signore mi libererà da ogni mala azione e mi salverà nel suo regno celeste”;[56] perché era convinto che quando sarebbe morto l’anima sua sarebbe scampata al fuoco dell’Ades e sarebbe andata nel regno dei cieli.

Gesù disse: “Io son la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muoia, vivrà; e chiunque vive e crede in me, non morrà mai”.[57] Nelle suddette parole di Gesù é l’anima del credente che “vivrà”, anche se egli muore quanto alla carne. Noi figliuoli di Dio dunque, credendo nel Figliuolo di Dio fino alla fine, otterremo la salvezza delle anime (come dice Pietro), appunto perché essa quando si dipartirà dal corpo sarà salvata dal Signore nel suo regno celeste, scampando così prima al fuoco dell’Ades, e poi a quello dello stagno ardente di fuoco e di zolfo.

Giacomo ha detto: “Deposta ogni lordura e resto di malizia, ricevete con mansuetudine la Parola che é stata piantata in voi, e che può salvare le anime vostre”.[58] Questo significa che se noi facciamo dimorare in noi quello che abbiamo udito dal principio, la Parola che dimora in noi salverà le anime nostre. Ma da che cosa? Dal fuoco dell’Ades prima, e dalla morte seconda poi infatti voi non dovete dimenticare che Gesù ha detto che Dio può “far perire e l’anima e il corpo nella geenna”.[59]

Sempre Giacomo ha detto alla fine della sua epistola: “Fratelli miei, se qualcuno fra voi si svia dalla verità e uno lo converte, sappia colui che chi converte un peccatore dall’error della sua via salverà l’anima di lui dalla morte e coprirà moltitudine di peccati”.[60] Da queste parole vediamo come chi si svia dalla verità (come anche chi non ha mai conosciuto la verità) non pos­siede l’anima sua al sicuro perché se muore essa va in perdi­zione, ma se un credente lo converte egli salverà la sua anima dalla perdizione eterna.

Se da un lato le anime di noi che abbiamo creduto sono salvate e saranno salvate dalla morte se rimarremo nella fede e nella verità fino alla fine, dall’altro le anime di coloro che sono schiavi del peccato sono perdute e, se essi non si ravvederanno, quando moriranno se ne andranno in perdizione secondo che è scritto: “E che gioverà egli a un uomo se, dopo aver guadagnato tutto il mondo, perde poi l’anima sua?”.[61]

Per riassumere diciamo quindi questo: sulla terra ci sono due categorie di persone. Quelle che perdono la loro anima e quelle che la guadagnano. Le prime sono quelle che non si convertono perché si vergognano del Vangelo e vogliono persistere a servire il peccato; Gesù si riferì a loro quando disse: “Chi vorrà salvare la sua vita, la perderà”,[62] e: “Chi ama la sua vita, la perde”.[63] Le seconde sono quelle che hanno rinunziato a loro stesse ed hanno preso la loro croce per mettersi a seguire Gesù, e per questo sono sicure che quando moriranno avranno salva l’anima loro; a loro fece riferimento Gesù quando disse: “Chi perderà la sua vita per amor di me e del Vangelo, la salverà”,[64] ed anche: “Chi odia la sua vita in questo mondo, la conserverà in vita eterna”.[65]

Noi, per la grazia di Dio siamo tra quest’ultime, e vogliamo rimanerci fino alla fine dei nostri giorni perché sappiamo che se perseveriamo nella fede fino alla fine guadagneremo l’anima nostra secondo che é scritto: “Con la vostra perseveranza guada­gnerete le anime vostre”,[66] ma se ci tiriamo indietro andremo in perdizione assieme agli empi secondo che è scritto: “Il mio giusto vivrà per fede; e se si trae indietro, l’anima mia non lo gradisce”.[67] Sì, vogliamo rimanere tra coloro che serbano la fede “per salvar l’anima”.[68]

Quando la Scrittura dice che i morti dormono non intende dire che essi sono in uno stato di incoscienza

Come abbiamo visto prima i Testimoni di Geova per sostenere che con la morte l’uomo finisce del tutto di vivere prendono alcuni passi della Scrittura. Ora, questi passi della Scrittura che essi prendono sono retti in se stessi, ma é l’interpretazione che viene data loro che non é retta. Perché? Perché, come abbiamo già visto, vi sono molte altre Scritture che affermano che l’anima è una parte dell’essere diversa dal corpo e che essa quando l’uomo muore si diparte dal corpo e va a dimorare – in attesa della risurrezione – o nel cielo o nell’Ades a secondo che la persona muore in Cristo o no.

Abbiamo dimostrato prima che la Scrittura insegna che esiste una netta distinzione tra il corpo e l’anima; vediamo adesso di spiegare innanzi tutto questo addormentarsi dell’uomo (anima vivente) in relazione alla sua morte. Nelle Scritture vi sono molti passi che descrivono il morire come un addormentarsi ed i morti come persone che dormono; ve ne cito alcuni.

– “E Davide s’addormentò coi suoi padri, e fu sepolto nella città di Davide”;[69]

– “Poi Salomone s’addormentò coi suoi padri, e fu sepolto nella città di Davide suo padre..”;[70]

– “E lapidavano Stefano che invocava Gesù e diceva: Signor Gesù, ricevi il mio spirito. Poi, postosi in ginocchio, gridò ad alta voce: Signore, non imputar loro questo peccato. E detto questo si addormentò”;[71]

– “E se Cristo non é risuscitato, vana é la vostra fede; voi siete ancora nei vostri peccati. Anche quelli che dormono in Cristo, son dunque periti”;[72]

– “Or, fratelli, non vogliamo che siate in ignoranza circa quelli che dormono, affinché non siate contristati come gli altri che non hanno speranza. Poiché, se crediamo che Gesù morì e risusci­tò, così pure, quelli che si sono addormentati, Iddio, per mezzo di Gesù, li ricondurrà con esso lui”.[73]

Come potete vedere i morti sono delle persone che dormono, e per ulteriore conferma citiamo le parole di Gesù attorno a Lazzaro ed alla figlia di Iairo che erano ambedue morti prima che Gesù li risuscitasse.

– Di Lazzaro Gesù disse ai suoi discepoli: “Il nostro amico Lazzaro s’é addormentato; ma io vado a svegliarlo. Perciò i discepoli gli dissero: Signore, s’egli dorme, sarà salvo. Or Gesù avea parlato della morte di lui; ma essi pensarono che avesse parlato del dormir del sonno. Allora Gesù disse loro apertamen­te: Lazzaro é morto; e per voi mi rallegro di non essere stato là, affinché crediate; ma ora, andiamo a lui!”.[74] Come potete vedere Gesù parlò di un morto come di una persona che si era addormentata, e della sua risurrezione come di un risveglio dal sonno.

– Della figlia di Iairo Gesù disse a coloro che piangevano e facevano cordoglio per lei: “Non piangete; ella non é morta, ma dorme. E si ridevano di lui, sapendo ch’era morta. Ma egli, presala per la mano, disse ad alta voce: Fanciulla, levati! E lo spirito di lei tornò…”.[75] Questa fanciulla era veramente morta perché lo spirito s’era dipartito dal suo corpo ma Gesù disse di lei che dormiva.

E’ necessario dunque dire che è giusto affermare che coloro che sono morti dormono perché questa è la verità,[76] ma è altresì necessario ribadire con forza che è il corpo dei morti che dorme ma non la loro anima perché se fosse così la Scrittura sarebbe annullata. E adesso dimostreremo con degli esempi scritturali che le cose stanno così.

Prendiamo per cominciare l’esempio d’Abramo. E’ scritto del patriarca che “spirò in prospera vecchiezza, attempato e sazio di giorni, e fu riunito al suo popolo. E Isacco e Ismaele, suoi figliuoli, lo seppellirono nella spelonca di Macpela nel campo di Efron…”;[77] quindi lui morì e fu sepolto. Più di mille anni dopo Gesù raccontò una storia nella quale è detto che un ricco morì, fu seppellito, ed essendo nell’Ades nei tormenti, alzò gli occhi e vide da lontano Abramo il quale gli parlò pure. Ora, se l’anima di Abramo fosse stata il suo corpo, Abramo non avrebbe potuto trovarsi – nel mondo invisibile – in quel luogo di conforto che era visibile dall’Ades dove c’erano i tormenti. Come potete vedere se da un lato possiamo dire che Abramo all’età di centosettantacinque anni si addormentò coi suoi padri, dall’altro non possiamo dire che egli, quando morì, entrò in uno stato di incoscienza e che ci rimarrà fino alla risurrezione. Il nostro Dio é anche l’Iddio di Abramo e siccome é l’Iddio dei viventi, pure Abramo vive nel mondo invisibile e precisamente nel paradiso di Dio. Il nostro Dio non é l’Iddio degli addormentati, ma dei viventi perché, come disse Gesù, “per lui vivono tutti”.[78]

Prendiamo ora anche l’esempio di Samuele per confermare che l’anima non dorme perché non é il corpo. E’ scritto che Samuele “morì, e tutto Israele si radunò e ne fece cordoglio; e lo seppellirono nella sua proprietà, a Rama”.[79] Ora, poco dopo la sua morte, Saul si trovò a dovere fronteggiare l’esercito dei Filistei, e consultò l’Eterno, ma Dio non gli rispose; allora lui andò a consultare una evocatrice di spiriti e si fece chiamare Samuele. Quella donna (con il permesso di Dio) fece salire Samuele e disse a Saul: “Vedo un essere sovrumano che esce di sotto terra. Ed egli a lei: Che forma ha? Ella rispose: E’ un vecchio che sale, ed é avvolto in un mantello’. Allora Saul comprese ch’era Samuele, si chinò con la faccia a terra e gli si prostrò dinanzi. E Samuele disse a Saul: Perché mi hai tu distur­bato, facendomi salire?…”,[80] e poi gli disse delle cose che si verificarono il giorno dopo.

Ed oltre all’esempio di Abramo e di Samuele, prendiamo anche l’esempio di Gesù che la Scrittura dice che quando morì, nello spirito “andò anche a predicare agli spiriti ritenuti in carcere, i quali un tempo furon ribelli, quando la pazienza di Dio aspet­tava, ai giorni di Noè”;[81] e l’esempio di Mosè che più di mille anni dopo essere morto apparve assieme ad Elia sul monte santo e si mise a conversare con Gesù;[82] e l’esempio delle anime di coloro che erano stati uccisi per la parola di Dio e per la testimonian­za che avevano resa che Giovanni vide sotto l’altare di Dio in cielo, e che, come dice l’apostolo, “gridarono con gran voce, dicendo: Fino a quando, o nostro Signore che sei santo e verace, non fai tu giudicio e non vendichi il nostro sangue su quelli che abitano sopra la terra?”;[83] ed infine anche l’esempio del ricco che dopo che morì si ritrovò nell’Ades nei tormenti e si mise a supplicare Abramo affinché avesse pietà di lui e mandasse Lazzaro ad avvertire i suoi cinque fratelli.[84]

Da tutti questi esempi si apprende in maniera chiara che coloro che sono morti vivono nel mondo invisibile e sono in grado di ricordare, di parlare con senno, di vedere e di ascoltare quello che avviene dove essi si trovano. Essi dunque non si trovano affatto in uno stato di incoscienza.

Gli errori di interpretazione di alcuni passi della Scrittura che parlano dell’anima che compiono sia i Testimoni di Geova che gli Avventisti che anche molti altri ci servono d’esempio; voglio dire che ci fanno capire, per l’ennesima volta, che la parola di verità deve essere tagliata rettamente per non inventare una falsa dottrina e per non essere confusi dalla stessa Parola di Dio.

Coloro che muoiono in Cristo vanno ad abitare con il Signore in cielo

Fratelli, voglio ribadire con forza che quando un credente muore, egli muore quanto alla carne, ma la sua anima si diparte dal suo corpo e va ad abitare col Signore nei luoghi altissimi, pienamente cosciente, quindi in uno stato di perfetta lucidità mentale. Vi sono diverse Scritture che attestano che quando si muore nel Signore si va ad abitare con il Signore nel Regno di Dio, dove la gloria di Dio illumina tutto e tutti, dove Dio fa regnare la pace, e dove tutto è splendore e magnificenza. Ecco quali sono queste Scritture.

– Paolo scrisse ai Corinzi: “Noi sappiamo infatti che se questa tenda ch’è la nostra dimora terrena viene disfatta, noi abbiamo da Dio un edificio, una casa non fatta da mano d’uomo, eterna, nei cieli”.[85] Quindi noi credenti abbiamo una casa eterna lassù nei cieli, il cui architetto e costruttore è Dio stesso, perché essa non è stata fatta da mano d’uomo come invece un qualsiasi edifi­cio sulla terra. In questa casa vanno a dimorare coloro che muoiono nella fede, sin dal primo giorno della loro dipartenza, anzi sin dai primi momenti che seguono l’esalazione dell’anima, perché l’ascesa in cielo avviene nello spazio di un breve tempo. Gli apostoli avevano il desiderio di dipartirsi dal corpo ed andare ad abitare con il Signore, infatti Paolo scrisse ai Corin­zi: “Noi siamo dunque sempre pieni di fiducia, e sappiamo che mentre abitiamo nel corpo, siamo assenti dal Signore (poiché camminiamo per fede e non per visione); ma siamo pieni di fiducia e abbiamo molto più caro di partire dal corpo e d’abitare col Signore”,[86] ed ai Filippesi: “Io sono stretto dai due lati: ho il desiderio di partire e d’esser con Cristo, perché è cosa di gran lunga migliore; ma il mio rimanere nella carne è più necessario per voi”.[87] Anche noi abbiamo lo stesso desiderio che avevano Paolo ed i suoi collaboratori, perché sappiamo che con il Signore lassù nel cielo si sta meglio. Certo, è una cosa meravigliosa vivere con il Signore sulla terra, ma è ancora migliore la vita che si va a vivere con il Signore nel suo regno celeste.[88]

– L’apostolo Pietro nella sua seconda epistola disse: “So che presto dovrò lasciare questa mia tenda, come il Signore nostro Gesù Cristo me lo ha dichiarato. Ma mi studierò di far sì che dopo la mia dipartenza abbiate sempre modo di ricordarvi di queste cose”.[89] L’apostolo sapeva che presto sarebbe morto e sarebbe andato ad abitare col Signore in cielo, e parlava della sua morte come di una dipartenza dal suo corpo infatti disse che presto avrebbe lasciato la sua tenda. Ora, se la morte viene chiamata dipartenza vuole dire che c’è qualcosa nel corpo che parte dal corpo quando esso muore, altri­menti non ci sarebbe bisogno di chiamarla dipartenza. E noi sappiamo che questo qualcosa è l’anima che è nell’uomo.

– Giovanni, nella visione che ebbe sull’isola di Patmo, vide, tra le altre cose, le anime dei credenti che erano stati messi a morte sulla terra. Egli disse: “Io vidi sotto l’altare le anime di quelli ch’erano stati uccisi per la parola di Dio e per la testimonianza che aveano resa; e gridarono con gran voce, dicen­do: Fino a quando, o nostro Signore che sei santo e verace, non fai tu giudicio e non vendichi il nostro sangue su quelli che abitano sopra la terra? E a ciascun d’essi fu data una veste bianca e fu loro detto che si riposassero ancora un po’ di tempo, finché fosse completo il numero dei loro conservi e dei loro fratelli, che hanno ad essere uccisi come loro”.[90] Leggendo le suddette parole di Giovanni si comprende chiaramente come coloro che muoiono in Cristo vanno nel cielo, e là ci stanno pienamente coscienti; e inoltre non si può non riconoscere che Gesù ha detto il vero quando disse: “Non temete coloro che ucci­dono il corpo, ma non possono uccider l’anima”,[91] perché quelle che vide Giovanni erano le anime di quelli che erano stati uccisi a motivo del nome di Cristo.

– Sempre nel libro dell’Apocalisse Giovanni dice: “E udii una voce dal cielo che diceva: Scrivi: Beati i morti che da ora innanzi muoiono nel Signore. Sì, dice lo Spirito, essendo che si riposano dalle loro fatiche, poiché le loro opere li seguono”.[92] Perché dunque sono beati i morti che muoiono in Cristo? Perché si riposano. E dove si riposano? In cielo infatti poco prima Giovanni ha detto di avere visto, in cielo, sotto l’altare le anime di coloro che erano stati uccisi a motivo della Parola e della testimonianza che avevano resa, le quali gridavano chiedendo a Dio di fargli giustizia, e ad esse fu detto “che si riposassero ancora un po’ di tempo, finché fosse completo il numero dei loro conservi e dei loro fratelli, che hanno ad essere uccisi come loro”.[93] Notate che da quello che gli fu detto quelle anime stavano già riposandosi, ma gli fu detto di riposarsi ancora un po’ di tempo fino ad un certo tempo. Dunque si deve dire assieme allo scrittore agli Ebrei che “chi entra nel riposo di Lui si riposa anch’egli dalle opere proprie, come Dio si riposò dalle sue”.[94] Gloria a Dio in eterno. Amen. Ma vogliamo pure dire qualcosa a riguardo di coloro che non muoiono in Cristo. Essi non sono beati perché non si riposano affatto essendo che vanno nelle fiamme dell’Ades dove non hanno requie alcuna. Potrebbe esserci mai riposo in un posto di tormento, orribile, dove centinaia e centinaia di milioni di anime piangono e stridono i denti a motivo dei dolori atroci che vi patiscono? Coloro che muoiono nei loro peccati sono dunque da chiamare infelici fra tutti perché vanno nei tormenti. Grazie siano rese a Dio in Cristo Gesù per averci salvato da questa atroce e spaventevole sorte. Amen.

– Paolo dice a Timoteo: “Se muoiamo con lui, con lui anche vivre­mo”.[95] Che significa ciò? Che se noi moriamo nella fede andremo a vivere in cielo con Cristo. E questo subito dopo la morte, non alla risurrezione. Alla risurrezione otterremo un corpo incorrut­tibile che rivestirà la nostra attuale anima e con esso usciremo dai sepolcri dopo che la nostra anima tornerà in esso. Niente di illogico; questo è il disegno di Dio.

– Sempre a Timoteo Paolo diceva prima di lasciare questo mondo: “Il Signore mi libererà da ogni mala azione e mi salverà nel suo regno celeste”.[96] Ecco quale fiducia aveva Paolo; quella che il Signore lo avrebbe accolto nel suo regno celeste all’atto della sua morte. E con ciò si accordano le parole di Asaf che molto tempo prima disse per lo Spirito: “Tu mi condurrai col tuo consi­glio, e poi mi riceverai in gloria”.[97]

– Gesù disse: “Io son la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muoia, vivrà; e chiunque vive e crede in me, non morrà mai”.[98] Ciò significa che un credente anche se muore secondo la carne continua a vivere. Ma dove continua a vivere? Dove va a vivere? Al terzo cielo, dove sta il Signore della gloria perché Gesù ha detto: “Là dove son io, quivi sarà anche il mio servito­re”.[99] Noi siamo oltremodo consolati e rallegrati nel sapere che dov’è il nostro Signore là pure noi saremo un giorno, se pur perseveriamo nella fede. Non siamo minimamente angosciati nel pensare che un giorno dovremo andarcene da questa terra, perché sappiamo che dove andremo si sta di gran lunga meglio che qui sulla terra. Mentre i peccatori vanno in un luogo dove staranno molto, molto peggio che sulla terra, noi credenti, per la grazia di Dio, andremo in un luogo migliore. Mentre i peccatori non sanno dove vanno perché camminano nelle tenebre, noi sappiamo bene dove andiamo perché ora conosciamo la via che conduce dove Gesù è andato dopo avere fatto la purificazione dei peccati (secondo che disse Gesù: “Del dove io vo sapete anche la via”)[100]; Gesù Cristo è la via che mena al Padre e noi le sue orme vogliamo seguire per entrare nel suo regno eterno. E la morte? Amara cosa certo, perché per chi rimane non è affatto piacevole vedere il corpo senza vita di un fratello in Cristo, però ricordatevi che “la morte de’ santi del Signore è preziosa nel suo cospetto”.[101]

A Dio, che nella sua grande misericordia ci ha donato la vita eterna in Cristo Gesù nostro Signore sia la gloria ora ed in sempiterno. Amen.

La testimonianza di una donna morta in Cristo e tornata in vita

Lura Johnson Grubb, all’età di diciassette anni, mentre si trovava inferma sul letto, ebbe in estasi una visione del Paradiso celeste. Ecco cosa ella disse: ‘Vidi un grande fascio di luce, più brillante del sole di mezzogiorno, che scendeva verso di me direttamente dal cielo. Un alone luminoso, molto largo in diametro circoscriveva quel raggio di gloria che aveva come meta il mio capezzale. Il letto sembrava infuocato dal suo chiarore. (…) Mi sentii sollevare dal raggio luminoso e trasportare in una città a me sconosciuta. Mi ritrovai alle porte di perla. Esse abbagliavano di splendore nella luce trasparente del cielo. Un altro passo ancora ed entrai nella città di Dio e mi trovai sulle strade d’oro simili a vetro trasparente. Tutto splendore intorno a me, ma quello splendore non era il riverbero di nessun sole. Non c’era bisogno del sole per illuminare durante il giorno, né della luna di notte: l’eternità celeste è costantemente illuminata dalla presenza continua della luce di Gloria. Mentre attonita contemplavo la magnificenza che mi circondava, pensai: ma certamente questo è il cielo’. Il cielo era il luogo più meraviglioso di cui avessi mai udito parlare o letto sulla terra. ‘Sicuramente questo dev’essere il cielo’; e se lo è, allora Gesù deve essere qui’, conclusi in me stessa. Gesù era là. La luce sfolgorante che irradiava dal Trono di Dio mi accecò. Vidi il Padre come un fuoco consumante, può darsi come Mosè lo descrisse, e alla Sua Mano destra vidi Gesù. Il mio Signore. In un primo tempo lo vidi molto impercettibile: la vista mi si era velata ed offuscata a causa del chiarore eccezionale. Desideravo ardentemente vedere Gesù; lo volevo vedere chiaramente ed essere certa, senza tema di sbagliare, che era il mio Signore. Così, alzai le mani sul volto e stropicciai gli occhi. (…) Dopo di ciò potei vedere senza impedimento. Era Gesù! Era il mio Salvatore, ed Egli mi guardava. I suoi occhi erano fissi nei miei stanchi ed affaticati dalle pene. Il suo sguardo amorevole era così pieno di compassione, di comprensione, di simpatia che il mio cuore si commosse dentro di me. Quello sguardo mi affascinò, e con tutta l’anima esaltai la Sua maestà. (…) Mentre ero così assorta nell’adorazione del mio Signore, udii concerti di musica fluttuanti sulle onde luminose del cielo. Era una musica perfetta: non si udivano note discordanti, ma era così armoniosa che volli conoscerne la provenienza. Sebbene a malincuore, distolsi gli occhi e mi volsi a guardare da quella parte. A distanza vidi la schiera dei santi che in vestimenti bianchi marciavano ordinatamente e pieni di adorazione verso il Trono di Dio. Erano numerosi e simili alla moltitudine di cui Giovanni il rivelatore scrisse: ‘di migliaia di migliaia, di decine di migliaia di decine di migliaia’. Essi mi passarono così vicino che avrei potuto stendere la mano e toccarli facilmente. Con mia gioiosa sorpresa, vidi alcuni dei miei cari: Iddio li aveva posti nella prima fila. Una mia cugina che si era affiliata alla Chiesa Battista, la stessa mattina in cui io mi ero affiliata, veniva col volto radioso verso di me. Soltanto un anno prima ella era caduta molto ammalata ed era rapidamente passata da questa valle di lacrime, che è la terra, alla vetta della felicità di Dio. Ella mi passò vicino e mi sorrise, come per dire; ‘sono lieta che tu sia qui’. (…) I santi marciavano in schiera saltellando come piume sugli scalini attorno al Trono e fluttuando con delicatezza divina, in armonia con l’inno marziale, discendevano dal lato opposto, per scomparire nella distanza luccicante, mentre altri continuavano ad apparire, ad appressarsi al Trono. Essi marciavano fila dopo fila, numerosi, quanti i miei occhi potevano abbracciarne abbastanza. Oh! come risplendevano di gloria i loro abiti! Erano più bianchi della neve, ed abbagliavano letteralmente la vista. (…) Volevo stare nel cielo, volevo unirmi a quell’esercito Celeste e lodare il Signore per sempre. Volevo ascoltare quella musica meravigliosa, vedere la gloria e godere la beatitudine. Ma improvvisamente la scena cambiò e i miei occhi fisici si riapersero al mondo naturale’.[102] Poco dopo la stessa sorella racconta la sua morte e la sua dipartenza. Ecco le sue parole: ‘I cari che si erano radunati nella mia casa, pieni di compassione, stavano facendo tutto ciò che era nelle loro possibilità di fare per mantenermi in vita. L’ultimo tentativo lo fece mio zio. Pensando che forse la circolazione del sangue era divenuta troppo povera per riscaldare il mio corpo, chiese alle donne di applicarmi sui piedi e sulle gambe degli asciugamani riscaldati col vapore. Nel momento stesso in cui essi toccarono la mia carne fredda di morte, il corpo si irrigidì ed i piedi si sollevarono di diversi centimetri dal letto. Non si trattava di una insufficiente circolazione, ma della morte che stava prendendo possesso del mio corpo. Sapevo che stavo morendo. Improvvisamente, mi sembrò come se il tetto della nostra casa si sollevasse. Mentre il sole irradiava con i primi rosei raggi dell’alba il cielo della campagna del Mississippi, vidi i cieli ripieni di miriadi di oggetti simili ad uccelli. La volta celeste era oscurata da quella moltitudine. Essi stavano scendendo giù sempre più in basso fino a raggiungere un’altezza abbastanza vicina perché io potessi riconoscerli: era l’esercito del cielo che avevo appena conosciuto poche ore prima. Mentre mi ero trovata alla presenza del Signore, all’improvviso uno di loro si separò e discese fino all’angolo della mia stanza, qui si arrestò un istante e esitante, vedendo che i miei famigliari si stavano accomiatando da me. Mia madre era stata tutto il tempo a fianco al mio letto, continuando a pregare il Signore di lasciarmi in vita. Nel vedere il coro celeste scendente, gridai con debole voce: ‘Stanno venendo a prendermi; non li vedete, vengono! vengono per me!’ Oh! pensavo che tutti coloro che si trovavano nella stanza li vedessero! Io li vedevo chiaramente, ed ero certa che essi venivano per me. I parenti e gli amici silenziosamente si alternavano vicino al mio capezzale per deporre l’ultimo bacio sulle mie labbra violacee e mentre si chinavano su di me qualche calda lagrima di dolore, veniva a cadere sulle mie gote ghiacce. Le mie sorelle ruppero in singhiozzi nel salutarmi per l’ultima volta; il mio fratellino mi baciò con tenerezza, ma era troppo piccolo per rendersi conto di ciò che stava avvenendo e del dolore degli adulti i quali ben conoscevano il significato della morte e le torture di una separazione per sempre. In ultimo mia madre si chinò su di me, mi attirò sul suo seno e pianse. Le dissi: ‘Mamma non piangere per favore! non piangere! sto Lassù, ci incontreremo nuovamente’. Molto riluttante e con un sentimento di sconfitta, di fronte alla sgradita ombra nera che era venuta a guastare la felicità nel suo piccolo nido, la mamma si raddrizzò e rimase vicino al mio letto. Esalai un ultimo e profondo respiro, e dolcemente, senza resistenza mi dipartii dal corpo per unirmi alla scorta celeste che avevano atteso nell’angolo della stanza e che per ultimo mia madre si fosse accomiatata da me. Mi unii alla guida Angelica che mi attendeva in un angolo della stanza ed insieme iniziammo il viaggio verso l’alto. Prima però, nel sollevarmi dal letto mi volsi a guardare per l’ultima volta il luogo da cui stavo per partire, come la farfalla agile e variopinta si diparte dal bozzolo per entrare nella fragile atmosfera della primavera Celeste. Vidi la mamma accasciarsi al suolo, e la udii singhiozzare in maniera che temetti che il suo cuore dovesse scoppiare. Quello fu l’unico evento che guastò la perfetta felicità della mia dipartenza. Soffrii nel vedere la mamma così addolorata. (….) Una volta raggiunto il suo compagno l’angelo che aveva disteso il drappo mortuario nella mia casa, la scena della stanza scomparve completamente nell’oblio. Ero grandemente entusiasta al pensiero di tornare nel luogo meraviglioso dell’eternità senza lagrima, di camminare sulle strade pavimentate d’oro e marciare insieme alla schiera dei santi, vestiti di bianco, di ascoltare la dolce melodia del ‘canto dei redenti’. Ero tanto impaziente, guardavo fisso in alto, aspettando di vedere ad ogni istante apparire sull’orizzonte degli spazi, il primo raggio di gloria che si annunciasse la città di Dio. (…) Continuammo a fluttuare verso l’alto, sempre più in alto, attraverso gli spazi, per un certo tempo. Improvvisamente il silenzio fu rotto; il mio compagno parlò e disse: ‘Tu non puoi andare ancora lassù!’ Ripetei fra me: ‘non posso ancora andare lassù, e perché mai? Credevo invece che fossimo quasi arrivati’! Ma prima ancora che potessi dire qualche cosa egli proseguì: ‘Il Signore ha del lavoro per te’. Lavoro per me?’ continuai a chiedermi. L’Angelo spiegò: ‘Il Signore vuole mandarti sulla terra nuovamente, per avvisare la gente che Gesù torna presto! (…) Guardandomi attorno, mi ritrovai tutta sola: la mia guida angelica era scomparsa ed il Signore non era visibile in nessuna parte. Lentamente cominciai a discendere giù, sempre più in basso, fino a che non avvistai in lontananza il profilo della piccola casa in cui giaceva il mio corpo fisico privo di vita. Durante i quarantacinque minuti in cui ero stata assente ed il mio corpo era rimasto privo di respirazione e circolazione il Signore aveva operato nel cuore di mia madre. Quando avevo esalato l’ultimo respiro e lo zio aveva detto: ‘è morta’ la mamma, dopo aver qualche istante dato sfogo al dolore, era corsa nell’attigua stanza da letto, si era prostrata in ginocchio e, sepolto il volto fra le coltri del letto, aveva gridato al Signore: ‘Signore, per tre anni ti ho chiesto di guarire la mia figliuola, a Te l’ho chiesto come meglio ho potuto; in questi sei ultimi giorni, ho digiunato e pregato, Signore, ho fatto tutto ciò che ho saputo fare! ed ora, malgrado la sua vita sia spenta; Tu sei potente di ridarmi la mia figliuola. Ridammi la mia figliuola Signore, caro, ridammela! Il Signore ascoltò il suo grido, e le parlò in maniera udibile: ‘tu hai chiesto la guarigione della tua figliuola; ma sei disposta a consacrarla a me? La mamma non aveva mai pensato a ciò; aveva pregato per la mia guarigione perché mi voleva per sé. In quel momento ella comprese e disse: ‘Sì Signore, Te la consacrerò!’ Se tu le ridai la vita, ella poi potrà andare dove Tu vorrai, ed io non alzerò un dito per impedirglielo. (…) Figurativamente parlando, proprio come il padre Abrahamo depose Isacco sull’altare, così mia madre mi depose sull’altare del servizio di Dio. Ella acconsentì alla richiesta del Signore. Il Signore le disse: ‘asciugati gli occhi, ho ascoltato la tua preghiera, vai e vedi ciò che Io, il Signore, ho fatto’. In fede ed ubbidienza alla voce divina ella si alzò dal suo Monte Moria e fiduciosa entrò nella mia stanza. Si diresse subito verso il mio letto, sul quale giaceva un corpo senza vita, non vi era respiro, non vi era battito. Aveva il Signore veramente parlato? Avrebbe Egli risposto alla preghiera? Si era forse sbagliata? Ella era certa che Iddio aveva parlato! Egli avrebbe risposto! Non si era sbagliata! avrebbe perciò atteso fiduciosamente! Gli amici, i vicini, pensavano che quella assenza di quarantacinque minuti dalla stanza, le fosse servita per farla ritornare in sé. Vedendola così serena, non si opposero a che ella si avvicinasse di nuovo al letto della sua figliuola e che vi rimanesse tutto il tempo che avesse desiderato. Non sarebbe passato molto tempo che quelle amate spoglie sarebbero state poste per sempre nel profondo seno della terra. La osservavano tutti attentamente, pronti ad intervenire in suo aiuto, in caso ce ne fosse bisogno. Nel frattempo mia madre ed io eravamo assenti dalla stanza, i famigliari avevano incominciato a disporre ogni cosa per il funerale che si sarebbe dovuto tenere nelle primissime ore di quel pomeriggio, in maniera che si sarebbe potuto trasportare la salma a Water Vallej, a circa sessanta Km di distanza dalla nostra abitazione, per darle sepoltura nella nostra tomba di famiglia, dove anche il babbo era stato sepolto. (….) I nostri amici vicini si presentarono a dare una mano di aiuto per organizzare il funerale, mentre la mamma si intratteneva nella stanza attigua per far a Dio una consacrazione completa e permanente in cambio della mia resurrezione. Ora però la mamma si trovava in piedi, a fianco al mio capezzale, aspettando la risposta promessa dal Signore; Egli non era mai venuto meno verso di lei, e non lo sarebbe venuto neppure ora. Era immobile come una statua, con gli occhi sul mio volto cereo e sulle mie labbra livide che, come gli altri pensavano, sarebbero dovute rimanere serrate fino al giorno in cui, al suono della tromba di Dio, i morti in Cristo risusciteranno. Ma inaspettatamente, la salma si mise a sedere sul letto! Il miracolo era avvenuto! Iddio era stato fedele verso mia madre’. [103]

Spiegazione delle parole “I morti non sanno nulla”

Per ciò che concerne il passo dell’Ecclesiaste che dice che “i morti non sanno nulla”,[104] é necessario dire che questo non sapere nulla si riferisce alla conoscenza delle cose che avvengono sulla terra, e non ad uno stato di incoscienza nel quale entrano i morti. Cito i seguenti passi per farvi capire ciò.

– Nel libro di Isaia é scritto: “Nondimeno, tu sei nostro padre; poiché Abrahamo non sa chi siamo, e Israele non ci riconosce…”.[105] Come potete vedere, benché Abrahamo viva nel paradiso di Dio egli non sa nulla di ciò che avviene sulla terra infatti egli non sa chi siamo benché siamo suoi figliuoli. Anche Giacobbe, benché sia nel cielo, non sa chi siamo.

– Nella storia di Saul è narrato l’episodio in cui Saul consultò una evocatrice di spiriti e si fece chiamare dal soggiorno dei morti il profeta Samuele. Ora, quando “Saul comprese ch’era Samuele, si chinò con la faccia a terra e gli si prostrò dinanzi. E Samuele disse a Saul: Perché mi hai tu disturbato, facendomi salire?”.[106] Ora, Samuele era morto ma, benché vivesse nell’aldilà, non sapeva perché Saul lo aveva fatto salire.

– Giobbe dice che l’empio, dopo che muore, “se i suoi figliuoli salgono in onore, egli lo ignora; se vengono in dispregio, ei non lo vede”.[107] Anche questo passo spiega cosa significa che i morti non sanno nulla.

Certo, noi crediamo che i morti non sanno nulla, ma non sanno nulla di quello che avviene a noi in questo mondo perché essi non ci vedono e non ci ascoltano. Ma crediamo pure che essi dovunque si trovino sanno perfettamente dove si trovano e sono a conoscenza di molte cose che a noi sulla terra sono occulte perché non possiamo né vederle e né udirle.


[1]Charles Russell, op. cit., serie V, pag. 300,301

[2]Ibid., pag. 347

[3]Sia Dio riconosciuto verace. pag. 59, 60, 61

[4]Per loro dunque quando una persona muore finisce tutto tranne però, come abbiamo già visto innanzi, per il residuo dei 144.000 che all’atto della loro morte mediante un atto di ricreazione, dato che non hanno anima, vengono rapiti in cielo!

[5]La Torre di Guardia, 1 giugno 1977, pag. 332

[6]Gen. 3:4. I Testimoni di Geova si danno molto da fare tramite tutte le loro rivi­ste e i loro libri per negare l’esistenza dell’anima nell’uomo e la conseguente immortalità; è veramente notevole lo sforzo che queste persone accecate dal diavolo fanno nel combattere la verità.

[7]Sia Dio riconosciuto verace, pag. 67

[8]Gen. 2:7

[9]Ez. 18:4

[10]Ecc. 9:5

[11]Num. 21:35

[12]Gios. 11:14

[13]Atti 2:43

[14]Atti 7:14

[15]1 Piet. 3:20

[16]Gen. 35:16-18

[17]Lam. 2:12

[18]1 Re 17:21-22

[19]1 Re 19:4

[20]Atti 2:27

[21]Luca 16:22-24

[22]Se dicessimo che Cristo Gesù non aveva un’anima immortale nel suo corpo, dovremmo dire che quando egli morì fu annichilito, cioè smise di vivere del tutto, non solo fisicamente ma anche spiritualmente. E che quindi Pietro ha mentito quando dice che Cristo nello spirito “andò anche a predicare agli spiriti ritenuti in carcere, i quali un tempo furono ribelli…” (1 Piet. 3:19-20). Ma tutto questo non si può dire proprio perché Gesù aveva un’anima nel suo corpo.

[23]Atti 20:9-10,12

[24]Giob. 27:8

[25]Cfr. Luca 16:19-31

[26]Luca 23:43

[27]Luca 20:38

[28]Secondo quanto dice lo storico Giuseppe Flavio (n. 37 – m. dopo il 100) nelle sue Antichità Giudaiche, i Sadducei negavano, oltre che la risurrezione corporale, pure l’immortalità dell’anima infatti dicevano che le anime morivano con i corpi. Da ciò si spiega il perché Gesù Cristo rispose loro in quella maniera, cioè sia attestando che un giorno gli uomini sarebbero risorti ma anche che nello stesso momento in cui egli stava parlando Abramo, Isacco e Giacobbe stavano vivendo perché Dio era il loro Dio, e Lui non era l’Iddio dei morti ma dei viventi.

[29]Es. 3:15

[30]Rom. 14:8

[31]Giov. 10:28

[32]Ecc. 9:1

[33]Ap. 20:4

[34]Matt. 17:3

[35]Deut. 34:5-6

[36]Giuda 9

[37]I Testimoni di Geova a proposito dell’apparizione di Mosè ed Elia dicono quanto segue: ‘Cristo era realmente lì, anche se Mosè ed Elia, che erano morti, non erano letteralmente presenti. Essi furono rappresentati in visione’ (Perspicacia nello studio delle Scritture, vol. II, pag. 1135). Sul fatto che per loro Elia era morto torneremo più avanti. Per ora ci limitiamo a dire che quel ‘rappresentati in visione’ è l’ennesimo sofisma della Torre di Guardia, perché Mosè ed Elia erano realmente presenti sul monte. Erano loro, proprio loro. Nessuno vi seduca.

[38]Matt. 10:28

[39]Sia Dio riconosciuto verace, pag. 63

[40]Luca 16:19-24. Per un approfondimento sull’Ades e sulla sorte degli empi dopo morti vedi più avanti la parte dedicata all’Ades.

[41]Ap. 6:9-10

[42]Per un approfondimento su questo soggetto vedi più avanti dove ho parlato della sorte dei giusti dopo morti.

[43]Ap. 6:9

[44]Sal. 42:1-2,5,6

[45]Sal. 130:5-6

[46]Is. 26:8-9

[47]Sal. 103:2

[48]Sal. 131:2

[49]Luca 1:46

[50]Sal. 107:17-18

[51]Sal. 107:26

[52]Sal. 119:20,81,129,167,175

[53]Matt. 26:38

[54]1 Piet. 2:11

[55]1 Piet. 1:8-9

[56]2 Tim. 4:18

[57]Giov. 11:25-26

[58]Giac. 1:21

[59]Matt. 10:28

[60]Giac. 5:19-20

[61]Matt. 16:26

[62]Matt. 16:25

[63]Giov. 12:25

[64]Mar. 8:35

[65]Giov. 12:25

[66]Luca 21:19

[67]Ebr. 10:38

[68]Ebr. 10:39

[69]1 Re 2:10

[70]1 Re 11:43

[71]Atti 7:59-60

[72]1 Cor. 15:17-18

[73]1 Tess. 4:13-14

[74]Giov. 11:11-15

[75]Luca 8:49-55

[76]Perché viene usata proprio quest’espressione riguardo ai morti? Probabilmente perché come coloro che s’addormentano del sonno naturale non sono coscienti di quello che avviene attorno a loro, così anche coloro che muoiono cessano di essere consci di quello che avviene su questa terra. E poi va anche detto che come addormentarsi del sonno naturale significa riposarsi, perché mentre uno dorme il corpo si riposa; così anche per chi s’addormenta nel Signore inizia un riposo. Quindi l’immagine del dormire è veramente appropriata per descrivere coloro che muoiono nel Signore.

[77]Gen. 25:8-9

[78]Luca 20:38

[79]1 Sam. 25:1

[80]1 Sam. 28:13-15

[81]1 Piet. 3:19-20. Cosa dicono i Testimoni di Geova sulla predicazione di Cristo agli spiriti ritenuti in carcere? Questo: ‘Gli unici spiriti in prigione menzionati nelle Scritture sono gli angeli dei giorni di Noè che furono ‘consegnati a fosse di dense tenebre’ (2Pt 2:4,5) e, ‘riservati al giudizio del gran giorno con legami sempiterni’. (Gda 6) Perciò la predicazione fatta dal risuscitato Gesù a quegli angeli malvagi poteva essere soltanto una predicazione di giudizio’ (Perspicacia nello studio delle Scritture, vol. II, pag. 634). Come potete vedere, i Testimoni di Geova per fare credere che Gesù non andò a predicare a quegli spiriti con la sua parte spirituale dipartitasi dal corpo alla morte, e questo perché egli, secondo loro, come qualsiasi altro uomo non aveva un anima, e per fare credere che quegli spiriti non erano gli spiriti degli uomini che erano stati ribelli al tempo di Noè che si trovavano nell’Ades, hanno fatto dire a Pietro qualche cosa che egli non disse. Fratelli, notate come la negazione dell’esistenza dell’anima generi altri errori. E questo perché la menzogna per essere fatta passare per verità mediante le Scritture ha bisogno di altre menzogne, in altre parole un’affermazione che si oppone alla sana dottrina di Dio porta inevitabilmente a dover fare altre affermazioni false perché costringe i suoi sostenitori a interpretare arbitrariamente quei fatti e quelle parole che provano il contrario di quanto loro affermano.

A riguardo di questo insegnamento della Torre di Guardia sulla predicazione compiuta da Gesù a quegli spiriti occorre dire un’altra cosa, e cioè che esso è in contraddizione con quello del loro secondo presidente Rutherford. Infatti costui ebbe ad affermare: ‘Il fatto che Gesù predicò a quegli spiriti in prigione lascia credere che esiste per essi un’opportunità di restaurazione e di ritorno in armonia con Dio (…) quelli che si pentono e si riformano sottomettendosi alla legge di Dio possono essere salvati. Questo significherebbe che al proprio tempo essi dovranno prendere positivamente e definitivamente posizione contro Satana, contro Gog e tutte le loro empie orde e proclamare di volersi mettere schiettamente e risolutamente dalla parte di Dio’ (J. F. Rutherford, Nemici, Brooklyn 1937, pag. 50). Come potete vedere per Rutherford quegli spiriti non erano irrimediabilmente perduti per sempre perché hanno la possibilità di pentirsi e di essere salvati. Per la Torre di Guardia invece questa possibilità quegli spiriti non ce l’hanno infatti essa per spiegare la predicazione di giudizio compiuta da Gesù nei loro confronti dice: ‘Si può notare che il libro di Rivelazione trasmesso in visione a Giovanni da Cristo Gesù verso la fine del I secolo E.V. contiene molti accenni a Satana il Diavolo e ai suoi demoni e alla loro finale distruzione, e questo costituisce una predicazione di giudizio’ (Perspicacia nello studio delle Scritture, vol. II, pag. 634). In altre parole la sorte che aspetta quegli angeli è la distruzione eterna: ‘Furono tagliati fuori dalla luce spirituale dell’organizzazione di Dio, in attesa di subire la distruzione eterna’ (Potete vivere per sempre su una terra paradisiaca, pag. 95).

[82]Cfr. Matt. 17:1-4

[83]Ap. 6:10

[84]Cfr. Luca 16:22-31

[85]2 Cor. 5:1

[86]2 Cor. 5:6-8

[87]Fil. 1:23-24

[88]Alcune considerazioni sulle parole di Paolo ai Filippesi. Secondo i Testimoni di Geova, Paolo espresse il desiderio di andare con il Signore alla prima risurrezione di quella parte dei 144.000 avvenuta nel 1918. Quindi Paolo sarebbe rimasto nella non-esistenza fino a quell’anno! Ma ciò è falso perché altrimenti Paolo non avrebbe poco prima chiamato il suo morire “guadagno” perché ciò sarebbe stato un controsenso. Che avrebbe guadagnato infatti con la sua morte? E poi, che lui parlava della sua dipartenza dal corpo e del suo andare subito con Cristo in cielo emerge anche dalle sue seguenti parole: “Ma il mio rimanere nella carne è più necessario per voi” (Fil. 1:24). L’apostolo voleva dire che se fosse partito dal corpo per lui sarebbe stato cosa di gran lunga migliore che rimanere nel corpo perché sarebbe andato con Gesù in cielo; ma si rendeva conto che per i santi di Filippi sarebbe stato più utile che lui rimanesse. Per questo lui diceva anche: “Ma se il continuare a vivere nella carne rechi frutto all’opera mia allora quel ch’io debba preferire, non saprei dire” (Fil. 1:22); perché da un lato sapeva cosa lo aspettava alla morte e dall’altro sapeva che una volta morto non avrebbe più potuto essere utile personalmente ai santi di Filippi perché sarebbe cessata la sua opera a loro favore.

[89]2 Piet. 1:14-15

[90]Ap. 6:9-11

[91]Matt. 10:28

[92]Ap. 14:13

[93]Ap. 6:11

[94]Ebr. 4:10. Per la Torre di Guardia il significato di queste parole è che chi entra nel riposo di Dio (cioè il cristiano) si riposa dalle sue opere egoistiche!! Per comprendere questo strano significato occorre conoscere un altra stranezza introdotta dal Corpo Direttivo, e precisamente quella che afferma che il settimo giorno di riposo iniziò subito dopo la creazione dell’uomo e dura ormai da migliaia di anni e terminerà alla fine del millennio.

[95]2 Tim. 2:11

[96]2 Tim. 4:18

[97]Sal. 73:24. Naturalmente i Testimoni di Geova dicono che Paolo faceva parte dei 144.000, per questo poteva dire quelle parole. Innanzi tutto non si può dire che Paolo facesse parte dei 144.000, e poi che se fosse così come dicono loro Paolo avrebbe dovuto aspettare più di diciotto secoli prima di entrare nel regno celeste, il che non può essere perché lui nel regno celeste ci entrò con l’anima sua dopo che morì e non nel 1918. Al bando queste loro ciance sui 144.000! Noi come Paolo abbiamo la stessa fiducia perché abbiamo in noi lo stesso Spirito che aveva il nostro fratello Paolo, e la stessa fede. E’ vero che non siamo parte dei 144.000 ma è altresì vero che facciamo parte del piccolo gregge del Signore a cui è stato promesso il Regno. A Cristo nostro Redentore sia la gloria in eterno. Amen.

[98]Giov. 11:25-26

[99]Giov. 12:26

[100]Giov. 14:4

[101]Sal. 116:15 (Diod.)

[102]Lura Johnson Grubb, Vivere per parlare di morte, s.l., s.d, pag. 34-35,38-39

[103]Lura Johnson Grubb, op. cit., pag. 41-49

[104]Ecc. 9:5

[105]Is. 63:16

[106]1 Sam. 28:14-15

[107]Giob. 14:21


[Tratto dal libro confutatorio: “I Testimoni di Geova”, scritto da Giacinto Butindaro V.D.M.]

Leggi tutto il libro: “I Testimoni di Geova

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