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L’alterigia (superbia)

21 maggio 2011

L’alterigia (superbia)

Un’altra cosa da cui noi credenti dobbiamo guardarci per il nostro bene e per risplendere in questo mondo di tenebre è l’alterigia, cioè ci dobbiamo guardare dall’essere di quelli che hanno l’animo alle cose sfarzose e rifiutano di lasciarsi attirare dalle cose umili.

La Scrittura dice che la superbia della vita non è dal Padre ma è dal mondo (1 Giov. 2:16); e questa superbia coloro che sono del mondo la manifestano in molte maniere, una delle quali è comprandosi delle cose molto costose, sfarzose, che danno all’occhio per la loro bellezza esteriore. Quanti per esempio si comprano dei vestiti molto costosi per apparire più grandi di altri? Quanti per esempio si comprano delle macchine di grossa cilindrata o macchine di fuoriserie per apparire importanti agli occhi degli altri e attirare gli sguardi delle persone quando viaggiano? Quanti si comprano delle ville con piscine o sontuosi appartamenti, anche a costo di fare molti debiti talvolta, solo perché vogliono farsi notare, vogliono che si dica di loro che sono dei signori? Sono molti; e tutti hanno in comune il fatto che non vogliono per nulla lasciarsi attirare dalle cose modeste.

Ma la Scrittura è contro la superbia infatti la sapienza dice: “Chi è altero d’animo è in abominio all’Eterno; certo è che non rimarrà impunito” (Prov. 16:5), ed anche: “Gli occhi alteri e il cuor gonfio, lucerna degli empi, sono peccato” (Prov. 21:4), e questo perché Dio vuole che noi siamo umili secondo che è scritto: “Non abbiate l’animo alle cose alte, ma lasciatevi attirare dalle umili” (Rom. 12:16), ed ancora: “Siate tutti… umili” (1 Piet. 3:8). Che cosa significa lasciarsi attirare dalle cose umili? Significa che noi non dobbiamo ricercare, per quanto riguarda le cose materiali di cui necessitiamo per vivere, le cose le più costose o quelle che di certo ci farebbero sentire più alti e importanti degli altri e che porterebbero gli altri a farci un sacco di complimenti o a invidiarci. In altre parole, noi quando dobbiamo comprare qualche cosa dobbiamo sempre domandarci: ‘E’ qualcosa di semplice? E’ qualche cosa che passerà inosservata perché modesta o qualche cosa che accentrerà su di me gli sguardi o che costringerà altri a farmi dei complimenti per la sua sfarzosità e procurerà invidia in molti che la vedranno?’

Ora, noi abbiamo un esempio di umiltà nella Scrittura che è perfetto; ed è quello di Gesù. Tutta la vita terrena del Signore Gesù Cristo fu caratterizzata dall’umiltà, dalla sua nascita in Betleem alla sua morte in Gerusalemme. Ma io vorrei soffermarmi solo su una circostanza della vita di Gesù, quella della sua entrata trionfale in Gerusalemme, per mostrare come Gesù ci ha insegnato che cosa significa lasciarsi attirare dalle cose umili e non avere l’animo alle cose alte. Gesù Cristo era il Re d’Israele ed anche il Re di Gerusalemme, ma Lui sulla terra non visse come qualsiasi altro re; cioè vestendo abiti magnifici e vivendo nelle delizie in un palazzo reale. Si umiliò in molte maniere; una di queste fu appunto entrando in Gerusalemme montato sopra un puledro d’asino, che è bene ricordare non era neppure il suo. Il racconto di questo episodio è il seguente: “E quando furon vicini a Gerusalemme e furon giunti a Betfage, presso al monte degli Ulivi, Gesù mandò due discepoli, dicendo loro: Andate nella borgata che è dirimpetto a voi; e subito troverete un’asina legata, e un puledro con essa; scioglieteli e menatemeli. E se alcuno vi dice qualcosa, direte che il Signore ne ha bisogno, e subito li manderà. Or questo avvenne affinché si adempisse la parola del profeta: Dite alla figliuola di Sion: Ecco il tuo re viene a te, mansueto, e montato sopra un’asina, e un asinello, puledro d’asina. E i discepoli andarono e fecero come Gesù avea loro ordinato; menarono l’asina e il puledro, vi misero sopra i loro mantelli, e Gesù vi si pose a sedere. E la maggior parte della folla stese i mantelli sulla via; e altri tagliavano de’ rami degli alberi e li stendeano sulla via. E le turbe che precedevano e quelle che seguivano, gridavano: Osanna al Figliuolo di Davide! Benedetto Colui che viene nel nome del Signore! Osanna ne’ luoghi altissimi!” (Matt. 21:1-9). Come potete vedere il Re di Gerusalemme entrò in Gerusalemme sopra un asinello e non su un poderoso cavallo o su qualche lettiga reale; non è questo un grande esempio di umiltà lasciatoci da Colui che ha detto: “Imparate da me, perch’io son mansueto ed umile di cuore” (Matt. 11:29)?

Ma quanti imparano o vogliono imparare ad essere umili come Gesù tra il popolo di Dio? Debbo dire per esperienza che sono la minoranza; tutti gli altri corrono in una maniera o nell’altra dietro alla superbia della vita e al vederli sembrano persone del mondo e non delle persone che si sono convertite dal mondo a Cristo. Le prove? Basta andare fuori da un locale di culto attorno all’orario d’apertura del culto o dopo che esso è terminato per assistere ad una sfilata di macchine di grossa cilindrata, lucidate oltre misura. Basta porsi all’entrata della maggior parte delle sale di culto per assistere ad una vera sfilata di moda maschile e femminile. Ma non è finita qui; perché occorre pure andare a casa di costoro; perché è là che si vede il resto della loro superbia!

Di certo tutto ciò non porta le persone del mondo a glorificare Iddio per la condotta di costoro; e difatti diverse persone del mondo fanno notare scandalizzate, giustamente dobbiamo dire, quanta superbia vedono sfoggiare proprio da molti che dicono di essere discepoli di Gesù. Che si può rispondere a queste persone del mondo quando fanno queste osservazioni? Esse non sanno molte cose attorno a Gesù; ma sanno che era povero ed umile, per questo rimangono scandalizzati nel vedere coloro che dicono di seguire Gesù vivere nel lusso sfrenato, avere l’animo alle cose alte.

La superbia si manifesta non solo ricercando in maniera spasmodica dei beni materiali che possono attirare gli sguardi e l’invidia degli altri, ma anche in questi modi. Per esempio chi è sempre proteso quando è invitato da qualcuno o quando va al locale di culto a ricoprire i primi posti, per essere osservato, è una persona superba. Anche chi dice di essere grande, o chi per i suoi studi sprezza coloro che non sono istruiti come lui in una data maniera, è una persona superba. Come è superbo anche chi vuole arrivare a ricoprire posti di responsabilità in una chiesa, ma non servendo umilmente, ma con l’astuzia, la frode e la vanagloria. Ed anche chi rifiuta di sottomettersi a coloro che nella Chiesa sono stati preposti dal Signore a pascere il gregge, od anche semplicemente ad altri fratelli secondo che è scritto di sottomettersi gli uni agli altri nel timore di Cristo (cfr. Ef. 5:21). Si può riassumere l’atteggiamento della persona superba dicendo che è un atteggiamento che lo spinge sempre in una maniera o nell’altra a mettersi in evidenza, a farsi notare; ad innalzarsi sopra gli altri. Costoro, secondo quanto dice la Parola di Dio, verranno abbassati da Dio secondo che è scritto: “Chiunque s’innalzerà sarà abbassato….” (Matt. 23:12), ed anche: “Iddio resiste ai superbi” (1 Piet. 5:5). La cosa migliore è quella di umiliarsi sia davanti ai fratelli (che anche davanti alle persone del mondo) che davanti a Dio per ottenere da lui grazia perché Dio fa grazia agli umili e li innalza a suo tempo (cfr. 1 Piet. 5:5-6; Giac. 4:10). L’esempio di Gesù questo ce lo insegna in maniera eloquente: egli abbassò se stesso facendosi ubbidiente fino alla morte e alla morte della croce, e per questo Dio lo ha sovranamente innalzato e gli ha dato il nome che è al di sopra di ogni altro nome (cfr. Fil. 2:8-10). Seguiamo le sue orme, e ne avremo del bene, anche se dovremo soffrire molto.

Fratelli, è vero che tutti falliamo in molte cose ma studiamoci, sforziamoci di essere umili; vestendoci umilmente e vivendo temperatamente, al fine di onorare il nostro Dio con la nostra vita consacrata.

[Tratto dal libro: “La Santificazione“, scritto da Giacinto Butindaro V.D.M.]

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