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Avventisti del settimo giorno: “GLI ULTIMI EVENTI – LA SORTE DEI MALVAGI ALLA RISURREZIONE”

24 maggio 2011

Avventisti del settimo giorno: “GLI ULTIMI EVENTI – LA SORTE DEI MALVAGI ALLA RISURREZIONE”

La dottrina avventista

I malvagi saranno annichiliti.

Gli Avventisti del Settimo giorno oltre a insegnare che i peccatori quando muoiono non scendono nelle fiamme del soggiorno dei morti in attesa del giudizio, insegnano pure – come abbiamo visto brevemente prima – che quando essi risusciteranno non saranno gettati nel fuoco eterno, che è la morte seconda, per esservi tormentati per l’eternità. Essi dicono infatti: ‘Noi non crediamo in un inferno che brucia per l’eternità nel quale le anime sono tormentate per sempre’.[1] Ecco a tale proposito alcune loro affermazioni, tratte dal loro Dizionario di dottrine bibliche, che spiegano questo loro rigetto: Alla voce ‘morte seconda’: ‘Descrive la fine di coloro che hanno rifiutato di fare la pace con Dio. Si tratta dell’evento opposto a quello della creazione. Alla creazione Dio fece scatu­rire ‘dal nulla’ la vita, alla ‘morte seconda’ tutti quelli che hanno rifiutato l’offerta di pace con Dio, che non hanno tenuto conto della grandezza dell’amore di Dio e del suo figliuolo Gesù Cri­sto, saranno dimenticati da Lui e ritorneranno alla non-esisten­za’.[2] Alla voce ‘gehenna’ commentando i passi che indicano che il fuoco della gehenna è eterno e che coloro che vi saranno gettati vi andranno a punizione eterna lo scrittore dice: ‘Quelle espres­sioni non significano che il fuoco del castigo finale arderà per l’eternità e le sofferenze dei peccatori non avranno mai fine (dove sarebbe la misericordia di Dio?), bensì suggeriscono l’idea che nulla potrà estinguere il fuoco del giudizio ultimo finché non avrà consumato in modo totale e definitivo i malvagi i quali ne soffriranno il tormento finché non saranno annichiliti’.[3] Quindi i peccatori, per gli Avventisti, quando risorgeranno alla fine del millennio prima di tornare alla non esistenza dovranno soffrire più o meno a lungo a secondo del giudizio che sarà emesso contro di loro. ‘E’ la sofferenza prima della seconda morte che può essere misurata per adattare l’estensione della responsabilità personale del peccatore per la sua ribellione’.[4]

Confutazione

Gli empi saranno tormentati per sempre nel fuoco eterno

La dottrina dell’annichilimento o annientamento dei malvagi è falsa. La Scrittura dice chiaramente che gli empi saranno tormen­tati per l’eternità nel fuoco eterno, e non solo per un tempo finché il fuoco della Geenna non li avrà consumati.

Quando Gesù disse che cosa dirà in quel giorno a quelli della sua sinistra, finì il discorso dicendo a loro riguardo: “E questi se ne anderan­no a punizione eterna”.[5]

In Isaia a proposito del giudizio che subiranno quelli che si sono ribellati a Dio è scritto: “Il loro verme non morrà, e il loro fuoco non si estinguerà”,[6] e queste parole furono citate da Gesù in relazione alla geenna ossia al fuoco eterno quando disse: “E se la tua mano ti fa intoppare, mozzala; meglio è per te entrar monco nella vita, che aver due mani e andartene nella geenna, nel fuoco inestinguibile”.[7]

Nel libro dell’Apocalisse a proposito del diavolo, della bestia e del falso profeta che saranno gettati nello stagno ardente di fuoco e di zolfo è detto: “E saran tormentati giorno e notte, nei secoli dei secoli”,[8] e siccome che là saranno gettati pure i codardi, gli increduli, gli abominevoli, gli omicidi, i fornica­tori, gli stregoni, gli idolatri e tutti i bugiardi,[9] di conse­guenza anche quest’ultimi saranno tormentati per l’eternità. Sì, tormentati per sempre senza alcuna possibilità di avere requie. Ma in che cosa consisterà questo tormento; in dolori atroci continui che gli empi patiranno su tutto il corpo che li porte­ranno a piangere e a stridere i denti tanto saranno grandi. Non dimentichiamoci che il luogo di tormento è pieno di fuoco e che là gli empi bruceranno per sempre in mezzo alle fiamme senza possibilità alcuna di dissetarsi. Riteniamo che come non si possono esprimere a parole le gioie e la pace e la gloria che i santi sperimenteranno durante l’eternità con il Signore, così non si possono esprimere a parole i dolori e le angosce che gli empi subiranno per l’eternità.

Nel libro dell’Apocalisse vi sono due luoghi dove si parla di tormenti temporanei che ci dovrebbero fare riflettere.

Nel primo è scritto: “Poi sonò il quinto angelo, e io vidi una stella caduta dal cielo sulla terra; e ad esso fu data la chiave del pozzo dell’abisso. Ed egli aprì il pozzo dell’abisso; e dal pozzo salì un fumo simile al fumo di una gran fornace; e il sole e l’aria furono oscurati dal fumo del pozzo. E dal fumo uscirono sulla terra delle locuste; e fu dato loro un potere pari al potere che hanno gli scorpioni della terra. E fu loro detto di non danneggiare l’erba della terra, né alcuna verdura, né albero alcuno, ma soltanto gli uomini che non aveano il suggello di Dio in fronte. E fu loro dato, non di ucciderli, ma di tormentarli per cinque mesi; e il tormento che cagionavano era come quello prodotto da uno scorpione quando ferisce un uomo. E in quei giorni gli uomini cercheranno la morte e non la troveranno, e desidereranno di morire, e la morte fuggirà da loro”.[10] Come potete vedere verrà un giorno in cui sulla terra per un certo periodo di tempo gli uomini che non avranno il sigillo di Dio ver­ranno tormentati da delle terribili cavallette e così grandi saranno i tormenti che essi cercheranno la morte ma la morte fuggirà da loro. Questo sarà solo un tormento temporaneo a cui saranno sottoposti i ribelli ma ci dovrebbe fare riflettere su cosa invece significherà per gli uomini essere tormentati per l’eternità dal fuoco. In altre parole queste parole scritte nell’Apocalisse ci servono per capire quanto terribili siano i tormenti che Dio infliggerà ai peccatori.

L’altro passo in cui si parla di tormenti sperimentati dagli uomini sulla terra è questo: “Essi hanno il potere di chiudere il cielo onde non cada pioggia durante i giorni della loro profezia; e hanno potestà sulle acque di convertirle in sangue, e potestà di percuotere la terra di qualunque piaga, quante volte vorranno. E quando avranno compiuta la loro testimonianza, la bestia che sale dall’abisso moverà loro guerra e li vincerà e li ucciderà … E gli abitanti della terra si rallegreranno di loro e faranno festa e si manderanno regali gli uni agli altri, perché questi due profeti avranno tormentati gli abitanti della terra”.[11] Anche in questo caso si parla di tormenti che sperimenteranno gli uomini durante la profezia di questi due unti, ossia durante tre anni e mezzo; questi tormenti a cui gli abitanti della terra saranno sottoposti saranno così grandi che quando questi due unti di Dio saranno messi a morte gli abitanti della terra faran­no festa e si manderanno dei regali. Paragoniamo questi tormenti con quelli della geenna; se questi dopo tre anni e mezzo avranno fine che si deve dire di quelli del fuoco eterno che non avranno mai fine? Se gli abitanti della terra si rallegreranno quando quei tormenti finiranno che faranno gli uomini nella geenna che non vedranno mai i loro tormenti finire? Piangeranno e strideran­no i denti e urleranno dall’angoscia. Per loro non ci sarà la possibilità di rallegrarsi mai perché quei tormenti non finiranno mai.

Alla domanda: ‘Se i malvagi fossero fatti soffrire nel fuoco per l’eternità dove sarebbe la misericordia di Dio?’ Noi rispondiamo agli Avventisti: ‘Piuttosto, noi diciamo, se così non fosse dove sarebbe la giustizia di Dio? E poi, perché dovremmo intendere letteralmente che il Signore darà “vita eterna a quelli che con la perseveranza nel bene oprare cercano gloria e onore e immorta­lità”[12] il che significa che noi vivremo sempre con il Signore, e non intendere invece letteralmente che il Signore infliggerà una punizione eterna ai peccatori quando in quel giorno li giudicherà e condannerà (eterna non nel senso che i suoi effetti saranno eterni perché gli empi torneranno a non esistere per sempre, ma perché saranno continuamente tormentati dal fuoco)? Perché dunque gli Avventisti interpretano letteral­mente le parole dell’Apocalisse: “I suoi servitori gli serviran­no… ed essi regneranno nei secoli dei secoli”,[13] e dicono che i giusti regneranno in eterno, ma non interpretano altresì lette­ralmente queste parole scritte sempre nell’Apocalisse: “Il fumo del loro tormento sale ne’ secoli dei secoli… e saran tormen­tati giorno e notte, nei secoli dei secoli”,[14] dicendo che questo tormento non può essere eterno?

Se i giusti erediteranno la vita eterna, e regneranno nei secoli dei secoli sulla nuova terra che il Signore creerà, solo perché si sono ravveduti e hanno creduto nel Vangelo ed hanno persevera­to nella fede e nel buon operare fino alla fine, e questa è una manifestazione della grande bontà di Dio, non vediamo per quale motivo i malvagi che rifiutano di pentirsi e di credere nel Vangelo, ma seguono la durezza del loro cuore e il loro cuore impenitente fino alla fine non dovrebbero ricevere l’equivalente di quanto riceveranno i giusti, ma in sofferenza eterna, come manifestazione della severità di Dio.

Come Dio continuerà a manifestare la sua benignità verso i suoi figliuoli anche dopo morti, per l’eternità, così Egli continuerà a manifestare la sua severità verso i figliuoli del diavolo anche dopo che essi moriranno continuando a far dimorare su loro la sua ira secondo che è scritto: “Chi rifiuta di credere al Figliuo­lo non vedrà la vita, ma l’ira di Dio resta sopra lui”.[15]

Non fatevi prendere da falsi sentimentalismi fratelli; Dio è giusto, e se ha stabilito di destinare gli impenitenti a punizione eterna, vuol dire che questo è quello che meritano. Noi non possiamo incolpare Dio di essere troppo severo, o senza pietà, solo perché dal punto di vista umano la sofferenza eterna sembra un castigo esagerato per gli empi. Non guardate all’apparenza delle cose; l’apparenza inganna, ma la Parola di Dio no. Pure gli Avventisti ingannano gli uomini dicendo loro che le pene dei malvagi non saranno eterne; perciò guardatevi da questa loro falsa dottrina.

Spiegazione di alcuni passi presi dagli Avventisti per sostenere l’annichilimento dei malvagi

Gli Avventisti quando si trovano davanti a dei passi che dicono chiaramente che gli empi saranno tormentati per l’eternità ricor­rono a ogni sorta di discorso ingannevole, facendo uso delle Scritture per fare apparire la loro dottrina vera.

Adesso vedremo alcuni di questi passi presi da loro.

Nei Salmi troviamo scritto: “Poiché i malvagi saranno sterminati… gli empi periranno; e i nemici dell’Eterno come grasso d’agnelli, saran consumati e andranno in fumo… L’Eterno… distruggerà tutti gli empi… gli empi germoglian come l’erba e gli operatori d’iniquità fioriscono, per esser distrutti in perpetuo”.[16]

Apparentemente sembrerebbe che i malvagi siano desti­nati a tornare alla non-esistenza come dicono gli Avventisti. Ma in effetti le cose non stanno così, perché vi sono altre Scrittu­re, soprattutto nel Nuovo Testamento, che attestano che come i giusti vivranno eternamente con il Signore nella gioia, così i malvagi vivranno eternamente nel fuoco eterno nel tormento. Le parole nei Salmi mettono in evidenza la fine che i malvagi fanno a motivo della loro malvagità; cioè la distruzione. Essi quando vengono colpiti da Dio, cioè quando vengono fatti morire da Dio spariscono d’in sulla faccia della terra e non si vedono più. Davide spiega questo quando dice: “Io ho veduto l’empio potente, e distendersi come albero verde sul suolo natìo; ma è passato via, ed ecco, non è più”.[17] E’ chiaro che questo “ed ecco non è più” non significa che l’empio non esiste più per niente, ma solo che cessa di esistere sulla terra fisicamente ma continua a vivere nel mondo invisibile e precisamente nell’Ades, nei tormenti. Davide infatti dice sempre nei Salmi: “Gli empi se n’andranno al soggiorno de’ morti…”.[18] E in questo luogo essi attendono la loro risurrezione di giudizio.

Nel libro del profeta Isaia si legge: “I torrenti d’Edom saran mutati in pece, e la sua polvere in zolfo, e la sua terra diven­terà pece ardente. Non si spengerà né notte né giorno, il fumo ne salirà in perpetuo…”,[19] ed anche: “E quando gli adoratori usci­ranno, vedranno i cadaveri degli uomini che si son ribellati a me; poiché il loro verme non morrà, e il loro fuoco non si estin­guerà…”.[20] Gli Avventisti commentando questi passi dicono: ‘Ovviamente gli incendi che hanno consumato le città di Edom (..) si sono spenti da lungo tempo. E’ chiaro dunque che la ‘pece’ di Edom che non si spegnerà né notte né giorno e il fumo che ne salirà in perpetuo, come pure il fuoco che divorerà Gerusalemme senza estinguersi e i cadaveri dei peccatori rosi fuori delle mura di Gerusalemme da vermi che non muoiono e bruciati da un fuoco che non si estingue, sono espressioni metaforiche che significano che l’azione distruttiva degli agenti del giudizio divino non cesserà finché non avrà consumato completamente i peccatori, cioè sarà totale e definitiva. In altri termini sono espressioni che si riferiscono agli effetti del castigo divino, non alla durata. Analo­gamente nell’escatologia del NT le espressioni ‘fuoco inestingui­bile’ e ‘fuoco eterno’ significano fuoco che non si spegnerà finché non avrà svolto appieno la sua azione distruttiva; e le frasi ‘nei secoli dei secoli’ e ‘né notte né giorno’ denotano continuità ininterrotta, ma non eterna. L’eternità del castigo finale dei pecca­tori (…) si riferisce dunque agli effetti del castigo stesso, non alla durata’.[21]

Ma le cose non stanno affatto così perché le parole di giudizio di Isaia contro Edom oltre ad annunciare la rovina del paese di Edom (che si adempì a suo tempo) descrivono pure la punizione che Dio infliggerà a tutti i malvagi in quel giorno, punizione che sarà eterna nella durata. Che sia così lo si deduce dalle parole dette da Isaia poco prima: “Ascolti la terra con ciò che la riempie, e il mondo con tutto ciò che produce! Poiché l’Eterno è indignato contro tutte le nazioni, è adirato contro tutti i loro eserciti; ei le vota allo sterminio… Tutto l’esercito del cielo si dissolve; i cieli sono arrotolati come un libro, e tutto il loro esercito cade…”.[22] E’ evidente che il cielo non si dissolse quando Dio giudicò Edom e tutto l’esercito del cielo non cadde, perché queste sono cose che devono ancora verificarsi quando Dio punirà il mondo per la sua malvagità. Per quanto riguarda le parole di Isaia ricordiamo che queste parole furono prese da Gesù e usate in relazione al fuoco eterno, la geenna, nel quale saranno gettati tutti gli empi alla risurre­zione. Infatti Gesù disse: “E se l’occhio tuo ti fa intoppare, cavalo; meglio è per te entrar con un occhio solo nel regno di Dio, che aver due occhi ed esser gittato nella geenna, dove il verme loro non muore ed il fuoco non si spegne”.[23] Quindi quel fuoco che non si spegnerà né giorno né notte il cui fumo salirà in perpetuo è il fuoco eterno, inestinguibile, prepa­rato da Dio per il diavolo e i suoi angeli e dove saranno gettati anche gli empi. E dato che nella geenna il fuoco non si spegne anche il tormento di coloro che vi saranno gettati non avrà fine. Perché mai tenere un fuoco acceso per l’eternità se il castigo deve essere temporaneo?

Anche per quanto riguarda l’annichilimento del diavolo gli Avven­tisti prendono un passo della Scrittura; esso è il seguente. “Tutti quelli che ti conoscevano fra i popoli restano stupefatti al vederti; tu sei diventato oggetto di terrore e non esisterai mai più”.[24]

Anche in questo caso diciamo che queste parole non possono essere prese per sostenere che il diavolo un giorno cesserà di esistere perché in questo caso si scontrerebbero con quelle dell’Apocalisse che dicono che invece lui sarà tormentato nei secoli dei secoli nel fuoco eterno assieme alla bestia e al falso profeta. Le parole del profeta Ezechiele si riferiscono al giudizio di Dio contro il re di Tiro e non al giudizio di Dio contro Satana: basta considerare le seguenti parole: “Figliuol d’uomo, pronunzia una lamentazione sul re di Tiro… Per l’abbon­danza del tuo commercio, tutto in te s’è riempito di violenza, e tu hai peccato… Con la moltitudine delle tue iniquità, colla disonestà del tuo commercio, tu hai profanato i tuoi santuari…”[25] per rendersi conto di questo. E poi quel “non esisterai mai più” è da intendersi non come annichilimento, ma come smettere di vivere sulla terra e scomparire dalla vista degli uomini.

Dal modo di agire degli Avventisti nell’interpretare questi passi dell’Antico Testamento noi dobbiamo apprendere questa lezione; e cioè che quando si incontrano nell’Antico Testamento dei passi difficili a capire essi devono esser interpretati alla luce del Nuovo Testamento. Perché non ci dobbiamo mai dimenticare che il Nuovo Testamento non solo completa l’Antico, ma anche lo spiega.

Il significato delle parole olam e aionos

Un’altra maniera in cui gli Avventisti cercano di annullare l’eternità del fuoco e del tormento descritti dalla Bibbia è quella di ricorrere al significato delle parole ebraiche olam e nesach e della parola greca aionios. Ecco il loro ragionamento in merito: ‘I termini ‘eterno’, ‘di secolo in secolo’, ‘per sempre’ traducono le espressioni ebraiche ’olam e nesach e la parola greca aionos; in italiano possono anche suggerire l’idea di qualcosa che dura sempre, nelle lingue orientali indicano piutto­sto ‘finché qualcuno viva’ o ‘fintantoché qualcosa esista…’.[26]

Non neghiamo che talvolta le parole olam e aionos indicano un periodo di tempo lungo, ma non eterno perché è così: i seguenti passi lo confermano. In Esodo si legge: “Il suo padrone gli forerà l’orec­chio con una lesina; ed egli lo servirà per sempre (olam)”[27]; in Samuele si legge: “Io non salirò finché il bambino non sia divez­zato; allora lo condurrò, perché sia presentato dinanzi all’Eterno e quivi rimanga per sempre (olam)”[28]; in Filemone si legge: “Infatti, per questo, forse, egli è stato per breve tempo separato da te, perché tu lo ricuperassi per sempre (aionos)”[29]. Questo non costituisce nulla di strano perché anche nella lingua italiana noi usiamo alcune volte l’avverbio ‘per sempre’ per indicare un periodo lungo ma non eterno.

Ma gli Avventisti nascondono un’altra facciata del discorso e cioè che le parole olam e aionios indicano pure l’eternità.

Per quanto riguarda la parola ebraica olam essa designa pure l’eter­nità di Dio: la troviamo infatti in questi passi: “Ma l’Eterno siede come re in eterno (olam)”[30]; “L’Eterno è re in sempiterno (olam)”.[31]

Per quanto riguarda la parola greca aionos facciamo notare che essa significa ‘per sempre’ e ‘eterno’ e che nel Nuovo Testamento viene usata sia in relazione a Dio che alla gloria che aspetta i figliuoli di Dio e sia alla punizione finale degli empi. Ecco i passi che lo attestano: Paolo dice a Timoteo: “Al re dei secoli, immortale, invisibile, solo Dio, siano onore e gloria ne’ secoli de’ secoli (eis tous aionas ton aionon). Amen”;[32] nel libro dell’Apocalisse si legge: “Colui che vive nei secoli dei secoli (eis tous aionas ton aionon)”.[33] Nell’Apocalisse si legge: “Ed essi regneranno nei secoli dei secoli (eis tous aionas ton aionon)”;[34] e: “E il fumo del loro tormento sale ne’ secoli dei secoli (eis aionas aionon)”;[35] ed anche: “E saran tormentati giorno e notte, nei secoli dei secoli (eis tous aionas ton aionon)”.[36] Come potete vedere lo stesso termine greco è usato nelle Scritture del Nuovo Testamento per descrivere la gloria dovuta in eterno a Dio, il regnare in eterno dei santi e anche per descrivere la punizione eterna che Dio infliggerà a Satana e a tutti i suoi figliuoli. Il fatto dunque che gli Avventisti sono d’accordo che il termine aionos quando è usato in relazione alla gloria di Dio o alla gloria che aspetta i santi significa ‘eterno’, ma quando è usato per descrivere il castigo che aspetta gli empi significa ‘per un tempo non eterno’, mostra che loro vogliono fare dire alla Parola di Dio quello che essi vogliono.

La distruzione degli empi di cui parla il Nuovo Testamento spiegata mediante le Scritture ed il greco

Nel Nuovo Testamento ci sono dei passi che appa­rentemente fanno capire che i peccatori saranno distrutti nel senso che saranno fatti tornare alla non esistenza; sono questi i passi che prendono coloro che negano che gli empi saranno tormen­tati per l’eternità, tra cui anche gli Avventisti. Ma esaminando bene questi passi, confrontandoli con altre Scritture ed esaminando i termini greci usati per descrivere la distruzione degli empi emerge che questa distruzione non è affatto da inten­dersi un annichilimento ma un venire ridotti alla miseria e alla inutilità.

Prendiamo le seguenti parole di Gesù: “Temete piuttosto colui che può far perire e l’anima e il corpo nella geenna (kai psuchen kai soma apolesai en geennei)”.[37] Alcune tradu­zioni della Bibbia al posto di fare perire hanno distruggere (tra queste c’è la Revised Standard Version) perché nel greco la parola apollumi significa anche ‘distruggere’, e i sostenitori dell’annichilimento dei malvagi appoggiandosi al verbo di­struggere dicono che hanno ragione nel dire che i peccatori verranno annichiliti perché lo ha detto anche Gesù. Ma le cose non stanno affatto così perché il verbo greco apollumi che signi­fica ‘fare perire’ e ‘distruggere’ non significa fare tornare al nulla; e questo lo si può constatare da questi altri versi dove esso è usato. “Ma i capi sacerdoti e gli anziani persuasero le turbe a chieder Barabba e far perire (apollumi) Gesù”;[38] è chiaro che i capi sacerdoti volevano che Gesù fosse ucciso e quindi reso inattivo e non che fosse annichilito. “Neppur si mette del vin nuovo in otri vecchi; altrimenti gli otri si rompono, il vino si spande e gli otri si perdono (verbo: apollumi) …”;[39] anche qui il verbo greco apollumi non può significare che gli otri sono anni­chiliti e tornano a non esistere ma solo che essi si rompono e diventano inutili. Quindi come i capi sacerdoti volevano distrug­gere Gesù facendolo morire e come gli otri vecchi se ci si mette il vino nuovo dentro si rompono e si distruggono, e in ambedue i casi non si può parlare di annichilimento, così anche quando il Signore farà perire o distruggerà gli empi, anima e corpo, nella geenna, essi non saranno annichiliti ma continueranno ad esistere in una miseria assoluta e inutilmente nella geenna, ossia nel fuoco eterno.

Un altro passaggio che apparentemente fa capire che i peccatori saranno annichiliti è questo ai Tessalonicesi: “I quali saranno puniti di eterna distruzione, respinti dalla presenza del Signo­re…”.[40] Qui la parola greca per distruzione è olethros, che viene tradotta anche con ‘perdizione’ alcune volte, ed anche qui non significa annichilimento. Vediamo in quali altri passi è usata la stessa parola greca per capire come essa non può significare annichilimento. Ai Corinzi Paolo dice: “Ho deciso che quel tale sia dato in man di Satana, a perdizione della carne (eis olethron tes sarkos), onde lo spirito sia salvo nel giorno del Signor Gesù”;[41] e noi sappiamo che quell’uomo che si teneva la moglie di suo padre non fu dato in mano di Satana affinché fosse annichilito ma fu dato in mano di Satana affinché fosse distrutto fisicamente tramite qualche grave malattia. Paolo dice ai Tessalonicesi: “Quando diranno: Pace e sicurezza, allora di subito una improvvisa ruina (aiphnidios olethros) verrà loro addosso, come le doglie alla donna incinta; e non scamperanno affatto”[42] (Diodati ha tradotto olethros con perdizione). Ma anche in questo caso non si può dire che la rovina o la perdizione che sopraggiungerà su coloro che diranno pace e sicurezza consista in un annichilimento, perché se fosse così costoro che vengono di­strutti non potrebbero poi nell’ultimo giorno comparire davanti al trono di Dio perché tornerebbero alla non esistenza tempo prima di quel giorno.


[1] Questions on Doctrine, pag. 23

[2] Dizionario di dottrine bibliche, pag. 254

[3] Ibid., pag. 170

[4] Questions on Doctrine, pag. 498

[5] Matt. 25:46

[6] Is. 66:24

[7] Mar. 9:43

[8] Ap. 20:10

[9] Cfr. Ap. 21:8

[10] Ap. 9:1-6

[11] Ap. 11:6-7,10

[12] Rom. 2:7

[13] Ap. 22:3,5

[14] Ap. 14:11; 20:10

[15] Giov. 3:36

[16] Sal. 37:9,20; 145:20; 92:7

[17] Sal. 37:35-36

[18] Sal. 9:17

[19] Is. 34:9-10

[20] Is. 66:24

[21] Dizionario di dottrine bibliche, pag. 171

[22] Is. 34:1-2,4

[23] Mar. 9:47-48

[24] Ez. 28:19

[25] Ez. 28:12,16,18

[26] Dizionario di dottrine bibliche, pag. 254

[27] Es. 21:6

[28] 1 Sam. 1:22

[29] Filem. 15

[30] Sal. 9:7

[31] Sal. 10:16

[32] 1 Tim. 1:17

[33] Ap. 4:9

[34] Ap. 22:5

[35] Ap. 14:11

[36] Ap. 20:10

[37] Matt. 10:28

[38] Matt. 27:20

[39] Matt. 9:17

[40] 2 Tess. 1:9

[41] 1 Cor. 5:5

[42] 1 Tess. 5:3


[Tratto dal libro “Gli Avventisti del settimo giorno“, di Giacinto Butindaro V.D.M.]

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