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Le divisioni

31 maggio 2011

Le divisioni

C’è un solo Dio, un solo Signore cioè Gesù Cristo, un solo Spirito, quello di Dio, una sola fede e una sola chiesa quella di Dio di cui il capo è Gesù Cristo. E tutti coloro che fanno parte di questa santa assemblea sono chiamati a procacciare la pace con tutti e ad avere nel Signore un medesimo sentimento, un medesimo amore, un medesimo parlare e un medesimo sentire; ed a non avere divisioni nel loro mezzo. (cfr. 1 Cor. 1:10; Fil. 2:2) Va detto però che quantunque le divisioni siano da rigettare esse ci devono essere in seno alla chiesa di Dio. Paolo dice infatti ai Corinzi, in mezzo ai quali si erano create delle divisioni: “Poiché, prima di tutto, sento che quando v’adunate in assemblea, ci son fra voi delle divisioni; e in parte lo credo; perché bisogna che ci sian fra voi anche delle sètte, affinché quelli che sono approvati, siano manifesti fra voi” (1 Cor. 11:18-19). Notate che le divisioni sono anche chiamate sètte dall’apostolo e che esse servono a fare vedere chi sono coloro che in mezzo alla chiesa si conducono in maniera degna del Vangelo e sono approvati da Dio. Ma che cosa intende la Scrittura per divisioni e perché dovete fuggirle? Per comprendere ciò basta vedere in che cosa consistevano le divisioni nella chiesa di Corinto e come Paolo le riprovò. Paolo mentre si trovava via da Corinto sentì dire a quelli di casa Cloe che tra i santi di quella città si erano venute a creare delle divisioni perché essi dicevano: “Io son di Paolo; e io d’Apollo, e io di Cefa; e io di Cristo” (1Cor. 1:12). Quindi tra loro era venuto a mancare il medesimo parlare e il medesimo sentire perché taluni dicevano di appartenere a Paolo, altri a Apollo e altri ancora a Cefa. Ed altri dicevano di appartenere a Cristo. Questa notizia fece indignare e rattristare Paolo che li ammonì dicendo: “Cristo è egli diviso? Paolo è egli stato crocifisso per voi? O siete voi stati battezzati nel nome di Paolo?” (1 Cor. 1:13) ed ancora: “…siete ancora carnali. Infatti, poiché v’è tra voi gelosia e contesa, non siete voi carnali, e non camminate voi secondo l’uomo? Quando uno dice: Io son di Paolo; e un altro: Io son d’Apollo: non siete voi uomini carnali? Che cos’è dunque Apollo? E che cos’è Paolo? Son dei ministri, per mezzo de’ quali voi avete creduto; e lo sono secondo che il Signore ha dato a ciascun di loro. Io ho piantato, Apollo ha annaffiato, ma è Dio che ha fatto crescere: talché né colui che pianta né colui che annaffia sono alcun che, ma Iddio che fa crescere, è tutto…. Noi siamo collaboratori di Dio, voi siete il campo di Dio, l’edificio di Dio… Nessuno dunque si glorî degli uomini, perché ogni cosa è vostra; e Paolo, e Apollo, e Cefa, e il mondo, e la vita, e la morte, e le cose presenti e le cose future, tutto è vostro; e voi siete di Cristo, e Cristo è di Dio” (1 Cor. 3:2-7,9; 21-23). Con queste parole Paolo ha spiegato ai Corinzi che essi peccavano dicendo di essere di Paolo o d’Apollo perché essi erano solo dei collaboratori di Dio che lavoravano nel campo di Dio secondo la grazia che Dio aveva dato loro, e non erano stati loro a fare crescere la parola nel loro cuore ma Dio, non Paolo che l’aveva piantata e neppure Apollo che l’aveva annaffiata, ma solo Dio. E quindi il dire ‘io sono di Paolo’ o ‘io sono d’Apollo’, era solo un comportamento di uomini carnali mossi dalla gelosia e dalla contenzione (come si può bene vedere alle divisioni sono associate le gelosie e le contese e questo perché è la gelosia verso un particolare ministro del Vangelo e il volere innalzarlo al di sopra di un altro ministro del Vangelo che porta i credenti a dividersi fra loro ed a litigare) che avevano dimenticato che era stato Dio ad operare in loro quello che piaceva a lui e non Paolo o Apollo. A quale conclusione giunge allora Paolo? A quella di dire ai Corinzi che essi non dovevano gloriarsi né di Paolo, né di Apollo, e neppure di Cefa, perché questi ministri del Vangelo appartenevano a loro perché gli erano stati tutti donati da Dio, mentre loro appartenevano a Cristo che li aveva comprati a prezzo e Cristo apparteneva a Dio.

Come avete dunque visto voi non dovete dire di essere di quello o di quell’altro ministro del Vangelo perché ciò non è altro che un agire secondo la carne, un camminare secondo l’uomo, e non un camminare per lo Spirito. Voi siete di Cristo, e quindi non dovete gloriarvi degli uomini ma di Cristo. Guardate sempre a lui, ricordatevi sempre di quello che egli ha fatto per voi, ed eviterete di mettervi a dire ‘io sono di quello’ o ‘io sono di quell’altro’.

[Tratto dal libro: “La Santificazione“, scritto da Giacinto Butindaro V.D.M.]

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