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Pentecostali Zaccardiani: 1935 – La prima scissione nella Chiesa di Roma

6 giugno 2011

Pentecostali Zaccardiani: 1935 – La prima scissione nella Chiesa di Roma

Nel 1935 nella Chiesa di Roma (che nel 1930 si era costituita come “Congregazione Cristiana Pentecostale”, il cui pastore riconosciuto era Ettore Strappaveccia, che siccome era l’unico pastore pentecostale che era riconosciuto dallo Stato Italiano come ministro di culto, era di fatto il legale rappresentante del movimento Pentecostale) ci fu una scissione. La ragione la leggiamo nel libretto ‘… è stato necessario scrivervi …’, scritto da Crocetti Sergio (anziano della Chiesa ‘Zaccardiana’ di Roma), ad uso interno dei fratelli ‘Zaccardiani’: ‘In quel tempo il responsabile diretto nell’Opera di Dio in Italia S. E. [Strappaveccia Ettore] fu sedotto dall’avarizia e quindi fuorviato dal diritto sentiero, e volendo anche lasciare il peccato a morte nella Chiesa, fu cagione della prima scissione in Italia, anno 1935 … e in tale circostanza furono manifestati i sentimenti di alcuni, i quali anziché sentire lo zelo santo per l’Opera di Dio, preferirono distaccarsi dalla Chiesa per seguire quel tale’ (Crocetti Sergio, ‘… è stato necessario scrivervi …’, s.l., Settembre 2002, pag. 6, 9). Vediamo di spiegare tutto ciò in base alle informazioni che ho ricevuto personalmente da Crocetti Sergio, anziano della comunità degli ‘Zaccardiani’ di Roma, e da altri anziani di queste Chiese. Per quanto riguarda l’accusa di essere stato sedotto dall’avarizia, mi è stato detto che Strappaveccia incominciò ad amare il denaro e ad agire in maniera disonesta nel lavoro (tra l’altro lui aveva anche delle vigne e produceva vino), e ciò lo portò inevitabilmente a trascurare la Chiesa di cui lui era pastore. Per quanto riguarda invece l’accusa di voler lasciare il peccato a morte nella chiesa, le cose mi sono state spiegate in questa maniera. Negli anni che vanno dal 1925 al 1930 un giovane chiamato Giacomino commise fornicazione, e venne messo all’ultimo posto nel locale di culto, ovvero alla prova o sotto disciplina. Questa fu la decisione presa dal fratello Lombardi e la sorella Paretti (una decisione che oggi viene definita dagli Zaccardiani una decisione che mancò di chiarezza e coraggio). Quando anni dopo però, nel 1935, un figlio di Ettore Strappaveccia commise fornicazione, Domenico Zaccardi (che si era convertito nel 1930), ‘con l’impostazione che lui ha avuto da subito nella dottrina’ – disse a Ettore Strappaveccia che suo figlio non poteva più rimanere nella Chiesa perché secondo Zaccardi la fornicazione era un peccato imperdonabile, e quindi doveva essere estromesso dalla radunanza. Ettore Strappaveccia si ribellò dicendo: ‘Come c’è stata misericordia per Giacomino, ci sia misericordia anche per mio figlio!’ Al che Zaccardi rispose: ‘Giacomino? Perché cosa ha fatto Giacomino? Io non so nulla’. Saputa la cosa, Zaccardi censurò coloro che avevano adottato quella decisione anni prima nei confronti di Giacomino, e fece espellere subito Giacomino, e la Paretti riconobbe il suo errore e alzatasi in piedi davanti a tutto il collegio degli anziani disse: ‘Mi purgo della mia fornicazione spirituale!’ accettando così ‘la forma autorevole e disciplinare’ di Zaccardi Domenico. Strappaveccia però si rifiutò di accettare quello che sosteneva Zaccardi. Va anche detto, per completezza, che Strappaveccia fu accusato da alcuni anche di avere un amante. Tutte queste accuse mosse contro lo Strappaveccia portarono alla scissione, che si concretizzò in quello stesso anno. Alla chiusura di un culto, il fratello Laudisa Pantaleone, quando vide che Ettore Strappaveccia aveva mancato di rispetto verso Zaccardi mentre quest’ultimo predicava, in quando non si era messo neppure seduto ma gli rimase dietro la pedana in piedi sbuffando, disse: ‘Strappaveccia, il locale è tuo, ma le anime sono di Dio. Chi è da Dio esca da questo locale!’. Molti allora si ritirarono dallo Strappaveccia. Dopo la scissione, Ettore Strappaveccia divenne indifferente alle cose di Dio. Si ritirò persino dalla fazione che aveva preso le sue difese e non frequentò più i culti della Chiesa Pentecostale vivendo una vita in aperta ribellione a Dio. ‘Mio papà dopo era indifferente … non frequentava più … non li cercava più ….’, mi ha detto l’ottantacinquenne Rachele Strappaveccia, una delle figlie di Strappaveccia, l’11 Marzo 2009. Tra le altre cose lo Strappaveccia, dopo la scissione, cacciò dalla sua tenuta di Levane tutti quei credenti che lui aveva inizialmente aiutato ma che quando accaddero quei fatti si schierarono dalla parte di Zaccardi e rifiutarono di continuare a chiamarlo fratello (diceva loro: ‘Se mi date la pace e mi chiamate fratello state, altrimenti ve ne potete andare!’). E quei fratelli quindi si ritrovarono senza casa e lavoro. Quei credenti comunque furono aiutati da Dio e perseverarono nella fede, e a distanza di più di circa ottanta anni esiste ancora quella comunità ‘Zaccardiana’ a Levane, che conta una settantina di membri.

Ma nel 1944, in base alle parole di Ettore Strappaveccia, avvenne che egli si pentì della sua disubbidienza e fu ristorato dal Signore: ‘Il Signore nella sua grande benignità ha avuto pietà di me. Egli mi ha svegliato dal grave sonno spirituale nel quale ero caduto a causa della disobbedienza. Sta scritto: Tutte le cose cooperano al bene di coloro che amano Dio. Infatti il Signore si è servito del grande flagello che si è abbattuto su di noi nel corso della recente guerra per richiamare alla realtà lo spirito mio e farmi vedere il profondo baratro nel quale stavo per precipitare. Il grande miracolo si è operato nei miei terreni in cui vivevo, il 25 giugno 1944. In quel giorno si verificarono fatti mediante i quali il Signore mi fece chiaramente intendere che Egli, malgrado la mia condotta passata, vegliava su di me. Egli miracolosamente mi ha salvato la vita fisica quando i Tedeschi invasero il paese perché dai partigiani erano stati uccisi due loro camerati. I Tedeschi, in quell’occasione, penetrarono in tutte le case e condussero via tutti gli uomini validi per farne giustizia sommaria. Vennero più volte anche a casa mia e non mi videro. Io non ero nascosto, eppure non mi videro. In quel momento io ero buttato in un angolo della stanza, con la testa fra le mani e dicevo: Signore non sono più degno di Te, ma pure abbi pietà di me e  aiutami. Mentre stavo così assorto, una voce dolce mi disse: ‘Non temere, ci sono Io per guardarti e per liberarti’. Io allora ruppi in dirotto pianto. Non sentivo nemmeno più in quel momento il rombo assordante del cannone che faceva tremare tutte le case; sentivo solo la voce di Colui che stava mettendo dolcezza e sicurezza nell’anima mia (…). Meditai a lungo sulle Parole del Signore che mi tornavano in mente. Si presentò davanti agli occhi del mio spirito il Salmo 51 e cominciai ad invocare il Signore con le medesime parole del salmista. Sentivo che il Signore mi ristorava e mi faceva rivedere i giorni belli quando camminavo interamente con Lui, ed Egli mi ricolmava di benedizioni. Da quel momento presi ad odiare la mia vita trascorsa lontano da Lui. Anche oggi che il Signore mi ha ridato il suo favore perdonandomi, ripensando al passato, sento nel mio cuore quel dolore acuto che dà la riapertura di una ferita recentemente rimarginata. Mi sono adoperato a lasciare il male; il Signore mi ha dato la vittoria, e spero, col Suo aiuto, di non cadere mai più ….’ (Francesco Toppi, ‘Ettore Strappaveccia’, in Cristiani Oggi in occasione dell’Ottantennio Pentecostale). Nel 1945 quindi egli si reinserì nella Chiesa di Roma come semplice membro. Naturalmente in quella Chiesa che ammetteva il perdono per coloro che commettevano dei peccati dopo il battesimo e che – come vedremo fra poco – aveva riconosciuto Roberto Bracco come pastore.

Ora, in merito alle cause che produssero quella scissione, le Assemblee di Dio in Italia (ADI) presentano le cose in questa maniera: ‘Prendendo spunto da particolari situazioni vicine a Strappaveccia, questo gruppo [quello che si riuniva attorno ad Angelina Paretti], ormai che il luogo di culto era chiuso, prese l’occasione per calunniarlo dichiarando che non era più idoneo a svolgere il ministerio pastorale, anzi che aveva apostatato dalla fede. Era logico che, in base alle nome bibliche, si dovessero provare le accuse fatte di chi era stato ininterrottamente per molti anni il ministro della comunità, ma i capi della fazione rigoristica si rifiutarono non avendo la possibilità materiale di presentarle. Ne seguì un’inevitabile scissione …’ (Francesco Toppi, ‘Ettore Strappaveccia’, Cristiani Oggi, Anno VIII, n° 15-16), ed ancora:  ‘Dopo la chiusura forzata del locale di culto di Roma, il gruppo rigorista assunse la guida della comunità. Aveva fatto precedere questa ‘assunzione di responsabilità’ da una campagna di calunnie nei confronti del conduttore della chiesa, Ettore Strappaveccia, il quale era accusato, senza tanti complimenti, di atti di dubbia moralità. Le accuse erano fondate soltanto su congetture, senza alcuna prova e senza possibilità di difesa per il malcapitato. L’accusato, profondamente avvilito, dopo che anche il Ministero dell’interno gli aveva ritirato il decreto di nomina a ministro di culto, si dimise da qualsiasi incarico spirituale’ (Francesco Toppi, Umberto Gorietti, ADI-Media, Roma 2004, pag. 33).

[Tratto dal libro: “I pentecostali zaccardiani“, storia, dottrine, regole e confutazioni dei loro errori; di Giacinto Butindaro V.D.M.]

[Ascolta e guarda i video in questa pagina sugli zaccardiani: I pentecostali zaccardiani: cenni storici, dottrine, regole e confutazione dei loro errori ]

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