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Errori dei Pentecostali Zaccardiani: La negazione della natura umana immacolata di Cristo

11 giugno 2011

Errori dei Pentecostali Zaccardiani: La negazione della natura umana immacolata di Cristo

Gli Zaccardiani sostengono che la natura umana di Gesù era come la nostra, cioè invasa dal peccato, dalle passioni, e che quindi Gesù doveva lottare per non peccare. Essi dicono che la carne di Gesù era sottoposta alle stesse passioni di concupiscenza a cui è sottoposta la nostra carne, per cui Egli era tentato dalla concupiscenza della sua carne come lo siamo noi e doveva continuamente pregare il Padre affinché quella concupiscenza non partorisse il peccato. Ci sono degli anziani tra di loro che arrivano a citare queste parole di Giacomo “era un uomo sottoposto alle stesse passioni che noi” (Giacomo 5:17) in riferimento a Gesù Cristo, quando noi sappiamo invece che esse si riferiscono al profeta Elia. Gesù però, secondo gli Zaccardiani, non commise mai peccato, perché da giovinetto cominciò a consacrarsi e dopo il battesimo si santificò maggiormente per i discepoli e difatti disse che lui santificava sé stesso per i suoi discepoli.

Ma c’è un’altra cosa a proposito di questa dottrina che va detta, e cioè che gli Zaccardiani interpretano le seguenti parole di Giovanni: “Poiché molti seduttori sono usciti per il mondo i quali non confessano Gesù Cristo esser venuto in carne. Quello è il seduttore e l’anticristo” (2 Giovanni 7), nel senso che il seduttore e l’anticristo è colui che non confessa che Gesù è venuto in carne di peccato! Da qui si spiega il fatto che agli Zaccardiani è vietato salutare con ‘pace’ i non Zaccardiani come anche riceverli in casa, perché poco dopo Giovanni afferma: “Se qualcuno viene a voi e non reca questa dottrina, non lo ricevete in casa, e non lo salutate; perché chi lo saluta partecipa alle malvage opere di lui” (2 Giovanni 10-11)!!

Quello che sostengono gli Zaccardiani è falso, perché la Scrittura dichiara che Gesù Cristo non aveva una natura umana corrotta come quella di tutti gli altri uomini, cioè contaminata dal peccato e sottoposta alle passioni di concupiscenza, e questo perché egli era stato generato dallo Spirito Santo. Egli quindi nacque senza peccato, e senza quell’inclinazione a fare il male che è caratteristica di tutti gli uomini sin dalla loro nascita. E difatti quando l’angelo Gabriele preannunziò a Maria la nascita di Gesù Cristo le disse tra le altre cose: “Lo Spirito Santo verrà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà dell’ombra sua; perciò ancora il santo che nascerà, sarà chiamato Figliuolo di Dio” (Luca 1:35). Dunque, Gesù era santo sin dalla sua nascita, e non dovette diventarlo santificandosi.

Ecco perché la carne di Gesù non era uguale alla nostra, ma simile, secondo che dice Paolo: “Poiché quel che era impossibile alla legge, perché la carne la rendeva debole, Iddio l’ha fatto; mandando il suo proprio Figliuolo in carne simile a carne di peccato e a motivo del peccato, ha condannato il peccato nella carne, affinché il comandamento della legge fosse adempiuto in noi, che camminiamo non secondo la carne, ma secondo lo spirito” (Romani 8:3-4). Notate che Paolo dice che il Figlio aveva una carne simile alla nostra e non uguale, e questo perché era carne ma non carne di peccato, ossia contaminata dal peccato come lo è invece la nostra.

Come fece dunque Gesù ad essere tentato? Basta leggere le tentazioni a cui Egli fu sottoposto dal diavolo nel deserto per rendersi conto di come ciò poté avvenire. Il diavolo per ben tre volte gli parlò personalmente suggerendogli di fare determinate cose; prima gli suggerì di trasformare delle pietre in pani, poi di buttarsi giù dal pinnacolo del tempio, ed infine di rendergli l’adorazione in cambio di tutti i regni del mondo e la loro gloria che gli fece vedere (cfr. Luca 4:1-12). Il diavolo quindi si appoggiò – uso questo termine – sul suo desiderio di voler mangiare (sopraggiunto dopo 40 giorni di digiuno), e tentò di fare nascere in lui il desiderio di compiere qualche gesto eclatante per essere acclamato dal popolo, e il desiderio di diventare un potente re di questo mondo. Ma Gesù si oppose fermamente a queste insidie del tentatore rispondendogli con dei passi della Scrittura appropriati che indussero il diavolo a lasciarlo. Certamente però ci furono altre occasioni in cui il diavolo lo tentò perché è scritto: “Si partì da lui fino ad altra occasione” (Luca 4:13), ma in ognuna di esse Gesù riportò sempre la vittoria sul diavolo.

Comprendo che può risultare di difficile comprensione il come Gesù Cristo, che non aveva una natura umana corrotta come la nostra, poté essere tentato in ogni cosa come noi, però se consideriamo che il diavolo è un essere spirituale malvagio che può presentarsi personalmente ad una persona per cercare di farla cadere in peccato, e questo è quello che fece con Gesù nel deserto, allora le difficoltà scompaiono. Il diavolo comunque sapeva che Gesù Cristo aveva una natura umana perfetta, essendo stato generato dallo Spirito Santo, e proprio per questo cercò di indurlo a fare quelle cose che gli suggerì, per fare diventare la sua natura una natura corrotta. Per spiegarvi meglio questo concetto, vi farò il paragone con Adamo, il primo uomo. Ora, come voi sapete Dio fece l’uomo retto (cfr. Ecclesiaste 7:29), per cui egli era senza peccato, egli aveva una natura umana perfetta quando fu creato. Nessuna iniquità era in lui, il peccato era a lui sconosciuto, non aveva per nulla una natura corrotta. Ma il serpente antico che fece? Cercò di farlo cadere nel peccato e così mutargli quella natura umana retta in una natura corrotta, e ci riuscì. Come? Prima seducendo la donna a cui fece credere che mangiando il frutto dell’albero della conoscenza del bene e del male non sarebbero morti, cosa a cui la donna credette e mangiò il frutto; e poi inducendo la donna ad offrire di quel frutto a suo marito il quale ne mangiò pure lui. Notate bene che Adamo non commise un peccato tipo l’adulterio, o l’omicidio, o il furto, o la bestemmia, ma un peccato del tutto diverso, che consistette nel mangiare un frutto di un albero che per altro era buono a mangiarsi (quindi non cattivo in sè stesso) ma che era stato vietato da Dio. Ecco dunque come poté essere tentato il primo uomo nonostante non avesse una natura umana corrotta; una cosa simile accadde a Gesù, nel senso che lui nonostante fosse nato immacolato e puro, senza l’inclinazione a peccare, fu ugualmente tentato dal Serpente Antico affinché cadesse nel peccato e si corrompesse. C’è però una grande differenza tra la tentazione di Adamo e quella di Gesù, che mentre con Adamo il Serpente ebbe la vittoria, con Gesù il Serpente subì una schiacciante sconfitta ogni qual volta che tentò Gesù Cristo. E in virtù di questo, cioè del fatto che Gesù non cadde in nessuna tentazione, Gesù Cristo poté morire sulla croce per compiere l’espiazione dei nostri peccati. Egli non conobbe il peccato, come invece lo conobbe Adamo, ma Dio lo fece peccato per noi (cfr. 2 Corinzi 5:21), perché fece ricadere su lui tutte le nostre iniquità (cfr. Isaia 53:6), affinché noi fossimo giustificati mediante la fede nel suo nome. A Cristo Gesù, il Figlio di Dio, sia la gloria ora e in eterno. Amen.

Una parola adesso in merito alla seguente affermazione che si sente dalla bocca degli Zaccardiani: ‘Se Gesù non avesse avuto una natura uguale alla nostra egli avrebbe avuto un vantaggio rispetto a noi nella lotta contro il peccato. Se Gesù avesse avuto un vantaggio rispetto a noi, allora io gli direi: ‘Scendi sulla terra come uomo uguale a noi e predica il Vangelo e poi vai a morire sulla croce!’. Ma è evidente che Gesù Cristo, rispetto a noi, aveva un vantaggio, se così lo possiamo chiamare, sul peccato, perché la Scrittura afferma che Egli fu generato dallo Spirito Santo e quindi la sua natura non era infetta dal peccato, o dall’inclinazione al male come lo è la nostra. Altrimenti, perché mai Dio lo fece generare dallo Spirito Santo, se non gli avesse voluto offrire un vantaggio? Quello che voglio dire è che se Gesù doveva essere perfettamente uguale a noi quanto alla natura umana, avrebbe dovuto nascere dall’accoppiamento di Giuseppe con Maria, cioè come qualsiasi altro uomo. Ma se Egli fosse nato in quella maniera, non avrebbe potuto evitare la contaminazione dal peccato originale e non avrebbe potuto non peccare perché la Scrittura dice che non v’è uomo che non pecchi mai (Ecclesiaste 7:20) appunto perché tutti sono sotto il peccato (Romani 3:9). Dunque, per forza di cose, dobbiamo riconoscere che Gesù comunque sia ebbe un vantaggio. E’ chiaro che Egli fu tentato in ogni cosa come noi, ma non fu tentato dalla sua concupiscenza, perché nella sua carne non c’erano passioni di concupiscenza. Se affermassimo una simile cosa, offenderemmo il nostro Signore Gesù Cristo, che era puro di ogni colpa, senza macchia e senza difetto.

Qualche parola adesso in merito a questo passo scritto nell’epistola agli Ebrei: “Il quale, ne’ giorni della sua carne, avendo con gran grida e con lagrime offerto preghiere e supplicazioni a Colui che lo potea salvar dalla morte, ed avendo ottenuto d’esser liberato dal timore, benché fosse figliuolo, imparò l’ubbidienza dalle cose che soffrì; ed essendo stato reso perfetto, divenne per tutti quelli che gli ubbidiscono, autore d’una salvezza eterna, essendo da Dio proclamato Sommo Sacerdote secondo l’ordine di Melchisedec” (Ebrei 5:7-10), in quanto viene preso dagli Zaccardiani a sostegno di questa loro dottrina sulla natura umana di Gesù perché affermano che Gesù dovette lottare contro il peccato e la tentazione come noi in quanto pregò Dio con grandi grida e lagrime affinché Dio lo liberasse dal peccato. Le cose non stanno affatto così come dicono loro, perché lo scrittore dice che Gesù pregò Dio di liberarlo dal timore della morte e non dal peccato. Bisogna attenersi scrupolosamente alla Parola, a quello che essa dice, e non fargli dire quello che si vuole. Per quanto riguarda poi la perfezione di cui parla lo scrittore, dicendo che Gesù fu reso perfetto, essa si riferisce alla perfezione raggiunta da lui tramite le sofferenze che patì essendo tentato (Ebrei 2:18), in quanto per poter diventare Sommo Sacerdote egli doveva soffrire come noi. Egli aveva bisogno di patire le medesime sofferenze che patiscono i figliuoli degli uomini quando sono tentati, e ciò per potere simpatizzare con essi.

Adesso una parola sulle conseguenze di questo insegnamento Zaccardiano: essi dicono: ‘Se Gesù è riuscito a non peccare mai, allora anche noi siamo capaci di farlo!’ In questa maniera quindi gli Zaccardiani pensano di poter affermare che dopo il battesimo essi non hanno mai peccato, gonfiandosi così d’orgoglio e mentendo contro la verità che dice che non v’è sulla terra alcun uomo che non pecchi mai (Ecclesiaste 7:20) e che “se diciamo di non aver peccato, lo facciamo bugiardo, e la sua parola non è in noi” (1 Giovanni 1:10). Riflettete dunque sul fatto che ogni qual volta si devia dalla sana dottrina, quella deviazione ha sempre delle nefaste conseguenze.

Per concludere questa confutazione, voglio dire che se Gesù avesse avuto una natura umana uguale in tutto e per tutto alla nostra, non solo Gesù sarebbe stato per natura un figlio d’ira come lo eravamo tutti noi prima di nascere di nuovo (Efesini 2:3), ma Egli avrebbe avuto un difetto, e quindi non avrebbe potuto essere l’Agnello senza macchia e difetto ben preordinato prima della fondazione del mondo, come lo chiama l’apostolo Pietro (1 Pietro 1:19-20), ad essere offerto per la propiziazione dei nostri peccati.

Quindi, farete bene, fratelli, a guardarvi da questa strana dottrina perché va ad intaccare la perfezione di Cristo.

[Tratto dal libro: “I pentecostali zaccardiani“, storia, dottrine, regole e confutazioni dei loro errori; di Giacinto Butindaro V.D.M.]

[Ascolta e guarda i video in questa pagina sugli zaccardiani: I pentecostali zaccardiani: cenni storici, dottrine, regole e confutazione dei loro errori ]

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