Vai al contenuto

Errori dei Pentecostali Zaccardiani: L’imperdonabilità di alcuni peccati

12 giugno 2011

Errori dei Pentecostali Zaccardiani: L’imperdonabilità di alcuni peccati

Gli Zaccardiani insegnano che la fornicazione e l’adulterio sono peccati imperdonabili (o peccati a morte), come pure l’omicidio, la bestemmia e altri peccati. Viene insegnato che quando uno trasgredisce i dieci comandamenti o viene meno ad alcune regole stabilite dalla classe dirigente, scade dalla grazia. Secondo questa teoria, una volta accaduto ciò, non è più possibile ricevere perdono da Dio (se lo scaduto è già stato battezzato). Quando uno viene dichiarato scaduto dalla grazia, è condannato alle pene dell’inferno perché ha peccato imperdonabilmente’. Essi riprovano energicamente ogni principio ‘che lascia intravedere il perdono del peccato a morte dopo il battesimo, considerando eretici tutti quelli che li propongono, ne parlano, li difendono e divulgano’ (Crocetti Sergio, ‘… è stato necessario scrivervi …’, pag. 19). Questa loro posizione dottrinale è da loro considerata la più importante ragione che li tiene lontani da tutti gli altri Pentecostali, come mi ha detto Sergio Crocetti: ‘D’altra parte un motivo per cui non siamo uniti, credo è proprio questo, il più importante! No?’

Gli Zaccardiani errano grandemente per mancanza di conoscenza, perché quantunque la fornicazione e l’adulterio siano peccati gravi, e quei credenti che li commettono devono essere tolti di mezzo ai santi, la Scrittura ammette che da essi ci si può ravvedere e quindi che si può essere perdonati. Se così non fosse, Paolo non avrebbe dato quel tale che si teneva la moglie di suo padre in man di Satana, a perdizione della carne, onde lo spirito fosse salvo nel giorno del Signore Gesù (cfr. 1 Corinzi 5:1-5); e Gesù non avrebbe dato ai Suoi servitori nella chiesa di Tiatiri tempo per ravvedersi della loro fornicazione che avevano commesso con Jezabel (cfr. Apocalisse 2:22). Purtroppo però gli Zaccardiani vogliono attenersi all’insegnamento errato di Domenico Zaccardi anziché a quello giusto degli apostoli; e pur di difendere la posizione errata di Zaccardi arrivano a far dire alla Bibbia delle cose assurde, come per esempio che lo spirito che sarà salvo nel giorno del Signore è quello della Chiesa, e che l’adulterio fatto dai servitori di Gesù con Jezabel era spirituale!! E’ evidente infatti che lo spirito a cui si riferisce Paolo era lo spirito di quello che si teneva la moglie di suo padre, perché poco prima Paolo parla della carne di quell’uomo, in quanto dice ‘a perdizione della carne’; per cui quel darlo in mano di Satana aveva come scopo quello di indurlo a ravvedersi dal suo peccato sotto i colpi che Satana avrebbe scagliato contro la sua carne, affinchè il suo spirito fosse salvato. Per quanto riguarda invece l’adulterio che avevano commesso quei servitori di Gesù, esso non poteva essere spirituale, cioè quello con il mondo, perché la Scrittura dice che essi lo commettevano con una donna di nome Jezabel. Certamente, se un credente non si ravvede da questi peccati, andrà in perdizione, ma da qui a dire che non c’è possibilità di perdono per coloro che commettono questi peccati c’è un abisso.

Anche a riguardo dell’omicidio e della bestemmia va fatto un discorso simile: sono peccati gravi che se un credente commette lo meneranno in perdizione, ma non è biblico affermare che sono imperdonabili. Prendiamo l’esempio dell’omicidio: se fosse imperdonabile, come dicono gli Zaccardiani, come mai Giacomo esortava anche quei credenti che uccidevano (cfr. Giacomo 4:2) dicendo: “Appressatevi a Dio, ed Egli si appresserà a voi. Nettate le vostre mani, o peccatori; e purificate i vostri cuori, o doppi d’animo! Siate afflitti e fate cordoglio e piangete! Sia il vostro riso convertito in lutto, e la vostra allegrezza in mestizia! Umiliatevi nel cospetto del Signore, ed Egli vi innalzerà” (Giacomo 4:8-10)? E in merito alla bestemmia, se fosse imperdonabile, come mai Paolo dice di Imeneo e Alessandro: “I quali ho dati in man di Satana affinché imparino a non bestemmiare” (1 Timoteo 1:20)? E’ evidente la ragione: perché erano peccati perdonabili. La lista dei peccati perdonabili naturalmente comprende anche le altre trasgressioni condannate dal Decalogo.

In che cosa consiste allora il peccato imperdonabile o a morte? Esso è l’abbandono volontario della fede, o l’apostasia dalla fede (cfr. Ebrei 6:1-8; 10:26-31). E per colui che compie questo peccato, dato che non è più possibile menarlo di nuovo a ravvedimento, non bisogna pregare (1 Giovanni 5:16). Certamente colui che abbandona la fede o apostata da essa, può anche commettere i sopra citati peccati; ma se uno commette quei peccati senza apostatare dalla fede allora può essere menato di nuovo a ravvedimento, secondo che è scritto: “Se uno vede il suo fratello commettere un peccato che non meni a morte, pregherà, e Dio gli darà la vita: a quelli, cioè, che commettono peccato che non meni a morte” (1 Giovanni 5:16), ed ancora: “Badate a voi stessi! Se il tuo fratello pecca, riprendilo; e se si pente, perdonagli” (Luca 17:3).

La dottrina degli Zaccardiani a tale proposito dunque è palesemente antiscritturale in quanto limita la misericordia di Dio e lo fa apparire come un Dio spietato, e dunque va rigettata.

Qual’è la dottrina debole

Vorrei dire ora qualcosa a proposito di queste parole che mi ha detto Sergio Crocetti, l’anziano della Chiesa Zaccardiana di Roma a proposito della possibilità di ravvedimento per coloro che commettono i suddetti peccati: ‘‘Nel momento che si fiuta la possibilità di ravvedimento, e le anime credono in quella dottrina, si è indebolito proprio tutta la dottrina’!!!

Ora, come si fa a dire una simile cosa? Bisogna veramente avere la vista corta. Ma cosa dovremmo dire allora? Che la dottrina degli apostoli era debole? Ma è evidente che la dottrina non si indebolisce per nulla nel prevedere il ravvedimento per quei credenti che commettono fornicazione, adulterio e così via, perché comunque sia la dottrina degli apostoli afferma che coloro che si chiamano fratelli ma sono fornicatori, avari, rapaci, idolatri, oltraggiatori e ubriachi, vanno espulsi dall’assemblea in vista del loro ravvedimento, e non ci dobbiamo mettere con loro, neppur per mangiare assieme (1 Corinzi 5:9-12), e che i fornicatori, i rapaci, gli avari, gli ubriachi, gli idolatri, gli adulteri, i bestemmiatori, e gli omicidi non erediteranno il Regno di Dio (cfr. 1 Corinzi 6:9-10; Apocalisse 21:8).

Per cui siamo tutti avvertiti, e nessuno si può illudere perché sa che se commette uno di questi peccati egli deve essere espulso dall’assemblea e se persevera in esso seguendo la durezza del suo cuore impenitente egli andrà in perdizione. E’ sufficiente insegnare questo per incutere timore e spavento ad un credente, e difatti questo è quello che hanno fatto gli apostoli ai loro giorni sia per iscritto che oralmente. Ma se si comincia ad insegnare che per questi peccati commessi dopo la conversione è prevista l’espulsione dall’assemblea ma non c’è possibilità di ravvedimento, si va oltre quello che è scritto e ci si gonfia di orgoglio a danno degli altri credenti che non insegnano questa cosa, e difatti gli Zaccardiani si sono gonfiati d’orgoglio nei confronti di tutti gli altri Pentecostali affermando che solo loro hanno la vera dottrina apostolica! Questo ci insegna ancora una volta qual’è il danno prodotto dall’andare oltre quello che è scritto. Ma gli Zaccardiani, avendo la vista corta, imperterriti affermano che Domenico Zaccardi insegnava esattamente quello che insegnavano gli apostoli. Ma che non sia affatto così l’ho dimostrato con le Scritture.

Io credo invece che la dottrina si indebolisce proprio insegnando la dottrina zaccardiana, perché in questa maniera l’efficacia del sangue di Cristo è ridotta notevolmente. Se fosse così come dicono loro che senso avrebbero infatti le parole di Giovanni: “Se camminiamo nella luce, com’Egli è nella luce, abbiam comunione l’uno con l’altro, e il sangue di Gesù, suo Figliuolo, ci purifica da ogni peccato. Se diciamo d’esser senza peccato, inganniamo noi stessi, e la verità non è in noi. Se confessiamo i nostri peccati, Egli è fedele e giusto da rimetterci i peccati e purificarci da ogni iniquità. Se diciamo di non aver peccato, lo facciamo bugiardo, e la sua parola non è in noi” (1 Giovanni 1:7-10)? Se Giovanni dice che il sangue di Gesù ci purifica da ogni peccato non dobbiamo forse credere che il sangue di Cristo è potente a purificarci anche da quei peccati? Se egli dice che se confessiamo i nostri peccati a Dio, Egli è fedele e giusto da rimetterceli, perché non dovremmo credere che i suddetti peccati possono essere rimessi anche dopo la conversione? E poi, se Giovanni dice queste parole, e lui conosceva l’amore di Dio, è evidente che le sue parole confermano che Dio è amore, che Egli è pietoso e misericordioso verso di noi perché “conosce la nostra natura; Egli si ricorda che siam polvere” (Salmo 103:14). Ma poi sorgerebbe un grosso quesito a cui rispondere, se le cose fossero come dicono gli Zaccardiani, che è il seguente: ‘Se sotto l’Antico Patto, un uomo come Davide, che era secondo il cuore di Dio, che aveva lo Spirito Santo, e attraverso cui lo Spirito Santo parlò, ottenne il perdono dei suoi peccati di adulterio e omicidio, dopo essersi pentito di essi e averli confessati a Dio, senza peraltro offrire una sola goccia di sangue di animali per i suoi peccati, ed ancora Dio non aveva manifestato la sua salvezza in Cristo Gesù, cosa dovremmo dire oggi? Che Iddio era più misericordioso verso i suoi sotto la legge, di quanto lo sia oggi sotto la grazia, oggi che il sangue di Cristo è stato già versato per la purificazione dei nostri peccati, passati, presenti e futuri?’ Così non sia. Perché noi sappiamo che Iddio non cambia; lo ha detto Lui stesso. E poi oggi c’è – come dice il profeta –  “una fonte aperta per la casa di Davide e per gli abitanti di Gerusalemme, per il peccato e per l’impurità” (Zaccaria 13:1), una fonte che sotto la legge ancora non c’era perché ancora il sangue di Cristo non era stato sparso per la remissione dei nostri peccati. Ma ora, grazie siano rese a Dio, questa fonte c’è ed è sempre aperta, e da questa fonte ‘scende’ il sangue di Cristo su tutti coloro che si macchiano di qualche peccato e li imbianca e purifica. Gloria a Dio in Cristo Gesù ora e per sempre. Amen. Quindi sia Dio riconosciuto verace, ma gli Zaccardiani bugiardi in quello che dicono sulla non possibilità di perdono da parte di Dio per quei credenti che cadono in peccato. Essi mentono contro la verità, e fanno Dio bugiardo. Sì, proprio così, fanno Dio bugiardo, perché Dio afferma di essere Colui che perdona tutte le nostre iniquità (Salmo 103:3), e loro invece affermano qualcosa che va contro le parole di Dio.

Quando poi io penso che Gesù Cristo il Figlio di Dio, diede tempo di ravvedersi sia a quella donna di nome Jezabel che insegnava e seduceva i servitori di Cristo della Chiesa di Tiatiri affinché commettessero fornicazione con lei e mangiassero cose sacrificate agli idoli, che a quegli uomini che commettevano adulterio con lei (Apocalisse 2:20-23), come posso non rimanere disgustato e fortemente indignato nell’apprendere che ci sono credenti che invece operano in maniera contraria a come fa Gesù Cristo? Come posso non levare la mia voce contro questa eresia che presenta un Gesù cambiato rispetto ai giorni degli apostoli, un Gesù che non è pronto a perdonare i suoi servitori se essi cadono in qualche peccato?

Anche quando penso all’apostolo Paolo che, avendo saputo che i credenti della Galazia erano stati ammaliati da taluni che li volevano costringere a farsi circoncidere per essere giustificati, dice loro: “Ecco, io, Paolo, vi dichiaro che, se vi fate circoncidere, Cristo non vi gioverà nulla. E da capo protesto ad ogni uomo che si fa circoncidere, ch’egli è obbligato ad osservare tutta quanta la legge. Voi che volete esser giustificati per la legge, avete rinunziato a Cristo; siete scaduti dalla grazia” (Galati 5:2-4), ma anche: “Figliuoletti miei, per i quali io son di nuovo in doglie finché Cristo sia formato in voi, oh come vorrei essere ora presente fra voi e cambiar tono perché son perplesso riguardo a voi!” (Galati 4:19-20), come faccio a non indignarmi nell’apprendere che gli Zaccardiani verso coloro che cadono in qualche peccato, non sono in doglie finchè Cristo sia di nuovo formato in loro, perché li ritengono imperdonabili e quindi perduti per sempre?

La dottrina degli Zaccardiani è una vergogna per l’Evangelo della grazia, veramente una vergogna. Una dottrina che porta solo discredito e infamia alla via della verità.

– Il peccato che mena a morte

Ora vi spiegherò, Zaccardiani, in maniera dettagliata in che cosa consiste il peccato a morte

L’apostolo Giovanni ha scritto: “Se uno vede il suo fratello commettere un peccato che non meni a morte, pregherà, e Dio gli darà la vita: a quelli, cioè, che commettono peccato che non meni a morte. V’è un peccato che mena a morte; non è per quello che dico di pregare. Ogni iniquità è peccato; e v’è un peccato che non mena a morte” (1 Giov. 5:16,17).

Fratelli, ogni iniquità è peccato, e noi sappiamo che “il peccato è la violazione della legge” (1 Giovanni 3:4), come dice lo stesso Giovanni. Ora, la Scrittura attesta che “il salario del peccato è la morte” (Romani 6:23), quindi, deve essere ben chiaro che quand’anche sia un figliuolo di Dio a peccare la mercede che la violazione della legge gli dà è la morte; e difatti, è proprio per questa ragione che il credente, se pecca, dopo che ha peccato è turbato, è scontento ed avverte un dolore nell’interno che lo trafigge come una freccia, appunto perché “il salario del peccato è la morte” (Romani 6:23). Ma l’apostolo scrive: “Se uno vede il suo fratello commettere un peccato che non meni a morte, pregherà, e Dio gli darà la vita, a quelli, cioè, che commettono peccato che non meni a morte” (1Giovanni 5:16); ciò significa che se noi vediamo un fratello commettere un peccato che non mena a morte, dobbiamo pregare Dio affinché egli sia vivificato, sì, perché Dio dà la vita al credente che commette un peccato che non mena a morte e si pente del suo peccato confessandolo ed abbandonandolo. C’è un peccato però che se un credente commette è impossibile di nuovo menarlo a ravvedimento e perciò è inutile pregare per lui infatti Giovanni dice: “Non è per quello che dico di pregare” (1Giovanni 5:16); in altre parole, per quel fratello che commette questo peccato che mena a morte non c’è più la possibilità di ravvedersi e di ottenere vita da Dio. Che fine aspetta questo credente? Il credente che commette questo peccato a morte è condannato alla morte seconda, cioè allo stagno ardente di fuoco e di zolfo e ciò perché questo peccato conduce, chi lo commette, alla morte seconda.

Ora, siccome ogni iniquità è peccato e di peccati ce ne sono di molti generi bisogna accertarsi con le Scritture in che cosa consiste questo peccato che mena a morte, e questo anche per evitare che qualcuno di noi cominci a condannare un fratello per un qualsiasi peccato che gli vede commettere dicendogli che ha commesso il peccato che mena a morte e che per lui non c’è più speranza. È necessario tagliare rettamente la parola di verità anche nel parlare del peccato che mena a morte per evitare di sconvolgere gli animi dei discepoli e di indurli alla disperazione con parole che non si possono applicare a loro perché non hanno commesso il peccato che mena a morte. Ora, vediamo ciò che è detto a proposito di questo peccato nella epistola agli Ebrei per capire in che cosa esso consiste.

È scritto: “Perché quelli che sono stati una volta illuminati e hanno gustato il dono celeste e sono stati fatti partecipi dello Spirito Santo e hanno gustato la buona parola di Dio e le potenze del mondo a venire, se cadono, è impossibile rinnovarli da capo a ravvedimento, poiché crocifiggono di nuovo per conto loro il Figliuolo di Dio, e lo espongono ad infamia. Infatti, la terra che beve la pioggia che viene spesse volte su lei, e produce erbe utili a quelli per i quali è coltivata, riceve benedizione da Dio; ma se porta spine e triboli, è riprovata e vicina ad essere maledetta; e la sua fine è d’essere arsa” (Ebrei 6:4-8). Innanzi tutto vediamo da vicino le caratteristiche di coloro che se cadono è impossibile menarli da capo a ravvedimento perché esse sono caratteristiche che possono avere ed hanno solo dei veri figliuoli di Dio lavati dai loro peccati con il sangue dell’Agnello. Dico questo perché alcuni Evangelici fanno passare questa caduta come una caduta che commettono delle persone che ancora non avevano accettato la Parola di Dio completamente o che si stavano avvicinando al Signore, il che non è affatto vero perché coloro di cui lo scrittore parla agli Ebrei in questi versetti sono dei veri credenti.

Fratelli, chi, dopo avere udito l’Evangelo della grazia s’è avvicinato a Dio riconoscendosi peccatore e bisognoso di essere salvato è stato illuminato da Dio che è luce; e quando egli crede con il suo cuore nel Signore nostro Gesù Cristo ottenendo la remissione dei suoi peccati e la vita eterna egli gusta il dono celeste che è Cristo Gesù perché è scritto: “Il dono di Dio è la vita eterna” (Romani 6:23) e perché Giovanni, parlando del Figliuolo di Dio, dice: “Quello è.. la vita eterna” (1Giovanni 5:20); e quando egli viene battezzato con lo Spirito Santo viene reso partecipe dello Spirito Santo. Avere gustato la buona Parola di Dio significa essersi cibati non solo del “puro latte spirituale” (1Pietro 2:2) ma anche del cibo solido che è per uomini fatti; e avere gustato “le potenze del mondo a venire” (Ebrei 6:5) significa avere ricevuto dei doni dello Spirito Santo. Ora, se, chi ha sperimentato tutte queste cose rigetta il Signore, e si tira indietro (lasciandosi avviluppare e vincere dalle contaminazioni del mondo), prendendo la decisione di non volere più seguire il Signore e di rinunziare a Cristo e di non volerne più sentire parlare, quel tale commette il peccato che mena a morte e per quel tale non si deve pregare perché è impossibile menarlo da capo a ravvedimento perché crocifigge per conto suo di nuovo il Figliuolo di Dio e lo espone ad infamia. Lo scrittore di questa epistola dice che la terra che viene annaffiata da Dio e produce erbe utili a quelli che la coltivano viene benedetta da Dio, ma se porta spine e triboli viene riprovata e maledetta e la fine che l’aspetta è quella di essere arsa; così è del credente, perché se egli dimora nel Signore il Signore dimora in lui, egli porta molto frutto alla gloria di Dio e Dio lo benedice; ma se egli smette di dimorare nel Signore, il Signore smetterà di dimorare in lui e lui porterà solo spine e triboli, diventando un uomo riprovato quanto alla fede, un figliuolo di maledizione che alla fine sarà gettato nello stagno ardente di fuoco e di zolfo per essere quivi arso e tormentato per l’eternità.

La ragione per cui lo scrittore di questa epistola scrisse queste cose agli Ebrei che avevano creduto nel Signore nostro Gesù Cristo è la seguente: quei credenti stavano sopportando una grande persecuzione a motivo della loro fede in Gesù Cristo ed erano tentati, in mezzo alla persecuzione, a tirarsi indietro e lo Scrittore, che conosceva sia loro che le sofferenze che essi dovevano sopportare a motivo del Vangelo, li esortò a ritenere ferma fino alla fine la loro fiducia in Cristo e li mise in guardia dal tirarsi indietro e dal rinunciare alla grazia per tornare a offrire quei sacrifici per il peccato il cui sangue non poteva cancellare i peccati, perché se lo avessero fatto si sarebbero condannati da loro stessi alla eterna perdizione perché avrebbero calpestato il Figliuolo di Dio e avrebbero tenuto per profano il sangue del patto col quale erano stati santificati, e avrebbero oltraggiato lo Spirito della grazia. Egli parlò della sorte che attende chi si tira indietro e del castigo che costui è degno di ricevere dall’Iddio vivente in questi termini: “Perché, se pecchiamo volontariamente dopo avere ricevuto la conoscenza della verità, non resta più alcun sacrificio per i peccati; rimangono una terribile attesa del giudizio e l’ardore d’un fuoco che divorerà gli avversari. Uno che abbia violato la legge di Mosè, muore senza misericordia sulla parola di due o tre testimoni. Di qual peggior castigo stimate voi che sarà giudicato degno colui che avrà calpestato il Figliuolo di Dio e avrà tenuto per profano il sangue del patto col quale è stato santificato, e avrà oltraggiato lo Spirito della grazia? Poiché noi sappiamo chi è Colui che ha detto: A me appartiene la vendetta! Io darò la retribuzione! E ancora: Il Signore giudicherà il suo popolo. È cosa spaventevole cadere nelle mani dell’Iddio vivente” (Ebrei 10:26-31). Queste parole sono anch’esse rivolte a tutti noi che abbiamo creduto perché lo stesso scrittore che era un credente si incluse dicendo: “Se pecchiamo volontariamente dopo avere ricevuto la conoscenza della verità..” (Ebrei 10:26) (noi figliuoli di Dio abbiamo ricevuto la conoscenza della verità), e perché noi siamo coloro che sono stati santificati col sangue del patto. Quindi fratelli, se coloro che hanno conosciuto la verità che è in Cristo Gesù, peccano volontariamente, cioè se peccano a morte, essi commettono un peccato che non gli potrà essere rimesso (peccato che ripaga il trasgressore con la morte eterna), e per loro non rimarrà più alcuna speranza di essere salvati perché perderanno la buona speranza che hanno; quello che rimarrà per loro sarà solo la terribile attesa del giudizio di Dio. Essi saranno giudicati degni di ricevere un castigo peggiore di quello che ricevevano quelli che trasgredivano la legge di Mosè e che venivano messi a morte, perché avranno calpestato il Figliuolo di Dio, tenuto per profano il sangue di Cristo con il quale sono stati cosparsi ed avranno oltraggiato lo Spirito della grazia, cioè lo Spirito Santo che è nei nostri cuori e per mezzo del quale gridiamo: Abba! Padre!; (ricordatevi che Gesù disse: “Chiunque avrà bestemmiato contro lo Spirito Santo, non ha remissione in eterno, ma è reo d’un peccato eterno” [Marco 3:29]).

Mi preme dunque ribadire che sia l’espressione “se cadono” (Ebrei 6:6) e sia quella “se pecchiamo volontariamente” (Ebrei 10:26) fanno riferimento al peccato che mena a morte e non a qualsiasi peccato. Perché altrimenti ciò significherebbe che per una qualsiasi violazione della legge sarebbe impossibile, per chi la commette, ravvedersi da essa ed ottenere il perdono di essa e che non ci sarebbe più alcuna speranza per lui perché condannato al fuoco eterno.

Ora, vi ho dimostrato mediante le Scritture che dal peccato a morte non ci si può ravvedere perché è imperdonabile, e quindi non si può menare di nuovo a ravvedimento un fratello che lo ha commesso. Adesso invece vi dimostro, traendo i miei ragionamenti sempre dalla Scrittura, che noi possiamo ottenere la remissione di qualsiasi altro peccato e che è possibile menare a ravvedimento un fratello che commette un qualsiasi altro peccato.

Paolo ai Galati scrisse: “Fratelli, quand’anche uno sia stato colto in qualche fallo, voi, che siete spirituali, rialzatelo con spirito di mansuetudine” (Galati 6:1). Un credente che commette un peccato può essere dunque rialzato, quindi anche perdonato. Voi forse direte: ‘Ma qui si parla di fallo e non di peccato?’ Al che vi rispondo: ‘E qual è la differenza? In base alla Scrittura fallo e peccato sono sinonimi, e ve lo dimostro subito, usando la versione Diodati, quella che usate voi. Luca riporta la preghiera che Gesù ci ha insegnato in questi termini: “PADRE NOSTRO, che sei ne’ cieli, sia santificato il tuo nome, il tuo regno venga, la tua volontà sia fatta in terra, come in cielo. Dacci di giorno in giorno il nostro pane cotidiano. E rimettici i nostri peccati; perciocchè ancor noi rimettiamo i debiti ad ogni nostro debitore; e non indurci in tentazione, ma liberaci dal maligno” (Luca 11:2-4 – Diodati), e Matteo riferisce quello che Gesù disse subito dopo scrivendo: “Perciocchè, se voi rimettete agli uomini i lor falli, il vostro Padre celeste rimetterà ancora a voi i vostri” (Matteo 6:14 – Diodati). Come potete vedere, secondo Gesù, i peccati sono falli, e i falli sono peccati. L’apostolo quindi quando dice: “In qualche fallo” (Galati 6:1) non vi include anche il peccato che mena a morte perché chi cade commettendo questo peccato non può più essere rialzato in nessuna maniera perché è impossibile menarlo di nuovo a ravvedimento. È vero dunque che “il giusto cade sette volte e si rialza” (Proverbi 24:16), ma è anche vero che se il giusto cade commettendo il peccato che mena a morte non potrà giammai rialzarsi.

Gesù ha detto: “Badate a voi stessi! Se il tuo fratello pecca, riprendilo; e se si pente, perdonagli. E se ha peccato contro te sette volte al giorno e sette volte torna a te e ti dice: Mi pento, perdonagli” (Luca 17:3,4). Un fratello che commette un peccato può dunque pentirsi ed essere perdonato. La Scrittura però non dice: ‘Se il tuo fratello pecca a morte riprendilo’, perché – come abbiamo già visto – per chi commette il peccato che mena a morte non c’è più la possibilità di pentirsi e quindi è inutile riprenderlo come anche è inutile pregare per lui.

Giovanni dice: “Se confessiamo i nostri peccati, Egli è fedele e giusto da rimetterci i peccati e purificarci da ogni iniquità. Se diciamo di non avere peccato, lo facciamo bugiardo, e la sua parola non è in noi” (1Giovanni 1:9,10). Noi dunque possiamo confessare i nostri peccati al Signore con la sicurezza che essi ci vengono perdonati. Il peccato che mena a morte invece, dato che non ha remissione in eterno, non si può includere tra i peccati che si possono confessare e che possono essere lavati con il sangue di Gesù Cristo.

Giacomo dice: “C’è qualcuno fra voi infermo? Chiami gli anziani della chiesa, e preghino essi su lui, ungendolo d’olio nel nome del Signore; e la preghiera della fede salverà il malato, e il Signore lo ristabilirà; e s’egli ha commesso dei peccati, gli saranno rimessi” (Giacomo 5:14-15). Notate come Giacomo prevede la remissione di eventuali peccati che ha commesso colui che essendo infermo chiama gli anziani della chiesa affinché preghino su lui ungendolo d’olio nel nome del Signore. Egli parla di peccati che gli saranno rimessi, ma è evidente che dato che per chi commette il peccato a morte non c’è remissione, il peccato a morte è escluso da quei peccati. Comunque Giacomo parla sempre di peccati che gli saranno perdonati. E che cosa è il peccato? “E’ la violazione della legge” (1 Giovanni 3:4). E cosa dice la legge? Non rubare, non commettere adulterio, non uccidere, non concupire, e così via. Quindi la violazione di uno di questi comandamenti della legge è peccato.

Sempre Giacomo dice: “Fratelli miei, se qualcuno fra voi si svia dalla verità e uno lo converte, sappia colui che chi converte un peccatore dall’errore della sua via salverà l’anima di lui dalla morte e coprirà moltitudine di peccati” (Giacomo 5:19,20). Dalle parole dell’apostolo Giacomo si capisce che se un fratello si svia dalla verità può essere convertito, perciò può ancora ravvedersi. Giacomo parla del credente che si svia e viene convertito in termini molto chiari; è un peccatore che viene convertito dall’errore della sua via, a cui verrà salvata l’anima sua, e a cui verranno coperti molti peccati. Ancora domando: ‘Che cosa è il peccato?’ “E’ la violazione della legge” (1 Giovanni 3:4). Quindi non si può dire che se uno si svia dalla verità, dando retta a qualche strana dottrina, egli non può più ravvedersi, perché Giacomo ammette la possibilità che egli possa essere salvato dall’errore della sua via e che i suoi peccati gli vengano rimessi. Vorrei perciò sottolineare che mentre è possibile menare a ravvedimento un fratello che si svia dalla verità, questo non è possibile farlo con chi commette il peccato che mena a morte.

Anche Paolo ammette la possibilità che uno che si svia dalla verità possa essere menato a ravvedimento, infatti dopo avere detto a Timoteo che tra quelli che si erano sviati dalla verità vi erano Imeneo e Fileto che dicevano che la risurrezione era già avvenuta, gli disse: “Or il servitore del Signore non deve contendere, ma deve essere mite inverso tutti, atto ad insegnare, paziente, correggendo con dolcezza quelli che contraddicono, se mai avvenga che Dio conceda loro di ravvedersi per riconoscere la verità; in guisa che, tornati in sé, escano dal laccio del diavolo, che li aveva presi prigionieri perché facessero la sua volontà” (2 Timoteo 2:24-26). Come potete vedere Paolo afferma che il servo del Signore deve correggere con dolcezza quelli che contraddicono la verità (la contraddicono perché si sono sviati da essa) perché può avvenire che Dio conceda loro di ravvedersi e riconoscere la verità ed uscire così dal laccio del diavolo nel quale sono caduti. Questo invece non può avvenire nel caso un credente commetta il peccato che mena a morte perché è impossibile menarlo da capo a ravvedimento.

Gesù Cristo disse all’angelo della chiesa di Tiatiri: “Ma ho questo contro a te: che tu tolleri quella donna Jezabel, che si dice profetessa e insegna e seduce i miei servitori perché commettano fornicazione e mangino cose sacrificate agl’idoli. E io le ho dato tempo per ravvedersi, ed ella non vuole ravvedersi della sua fornicazione. Ecco, io getto lei sopra un letto di dolore, e quelli che commettono adulterio con lei in una gran tribolazione, se non si ravvedono delle opere d’essa. E metterò a morte i suoi figliuoli; e tutte le chiese conosceranno che io sono colui che investigo le reni ed i cuori” (Apocalisse 2:20-23). Nella chiesa di Tiatiri vi era dunque una donna di nome Jezabel che seduceva dei servitori di Cristo Gesù affinché questi commettessero adulterio con lei e affinché mangiassero cose sacrificate agli idoli (cose condannate dalla legge e che sono peccato). Il Signore fece allora sapere all’angelo della chiesa di Tiatiri che Egli aveva dato del tempo a questa donna per ravvedersi ma ella non voleva ravvedersi e perciò l’avrebbe punita gettandola sopra un letto di dolore e mettendole a morte i suoi figli; il Signore gli disse che anche i suoi servitori sarebbero stati da lui puniti severamente se essi non si fossero ravveduti dalle opere di quella donna. È chiaro quindi che se Jezabel e quei servitori di Gesù Cristo che erano stati da lei sedotti a fare quelle opere malvage avessero commesso il peccato che menava a morte, il Signore non gli avrebbe dato del tempo per ravvedersi perché sarebbe stato contraddittorio dato che sappiamo che è impossibile menare di nuovo a ravvedimento coloro che peccano a morte. Anche in questo caso quindi, benché costoro avevano commesso dei peccati, pure rimaneva per loro la possibilità di ravvedersi e di ottenere la remissione dei loro peccati.

Paolo scrisse ai Corinzi: “Poiché io temo, quando verrò, di trovarvi non quali vorrei, e d’essere io stesso da voi trovato quale non mi vorreste; temo che vi siano tra voi contese, gelosie, ire, rivalità, maldicenze, insinuazioni, superbie, tumulti; e che al mio arrivo l’Iddio mio abbia di nuovo ad umiliarmi dinanzi a voi, ed io abbia a piangere molti di quelli che hanno per lo innanzi peccato, e non si sono ravveduti della impurità, della fornicazione, e della dissolutezza a cui si erano dati” (2 Corinzi 12:20,21). Nella chiesa di Corinto vi erano alcuni che si erano dati all’impurità, alla fornicazione ed alla dissolutezza, che sono tutte opere della carne, e Paolo temeva che quando sarebbe tornato dai Corinzi avrebbe dovuto punire e giudicare costoro che non si erano ravveduti di questi loro peccati. Ma costoro non si erano ravveduti da quei peccati non perché avevano commesso il peccato che mena a morte ed era impossibile menarli di nuovo a ravvedimento, ma perché essi stessi non si erano voluti ravvedere. Anche in questo caso vediamo come il Signore dà il tempo di ravvedersi dai propri peccati e che alla fine di questo tempo se vede che non viene il ravvedimento punisce.

Ora, spero vivamente fratelli Zaccardiani, che abbiate finalmente compreso che il peccato che mena a morte, cioè quello imperdonabile in quanto chi lo commette non può più essere menato da capo a ravvedimento, è uno solo, lo ripeto, uno solo. In altre parole, è quello tramite cui un credente si tira indietro e abbandona la fede, non volendo più sentire parlare di Cristo e di quello che Egli ha compiuto per la nostra salvezza. Si tratta dunque dell’abbandono della fede in Cristo. Non ogni peccato dunque che si commette dopo la conversione o dopo il battesimo è un peccato a morte. Se fosse così noi saremmo tutti spacciati perché la Scrittura dice che non v’è uomo che non pecchi mai! I passi della Scrittura dunque da voi presi a sostegno della vostra falsa dottrina sul peccato, e cioè “Perché, se pecchiamo volontariamente dopo aver ricevuto la conoscenza della verità, non resta più alcun sacrificio per i peccati; rimangono una terribile attesa del giudizio e l’ardor d’un fuoco che divorerà gli avversarî” (Ebrei 10:26-27), ed anche: “Perché quelli che sono stati una volta illuminati e hanno gustato il dono celeste e sono stati fatti partecipi dello Spirito Santo e hanno gustato la buona parola di Dio e le potenze del mondo a venire, se cadono, è impossibile rinnovarli da capo a ravvedimento, poiché crocifiggono di nuovo per conto loro il Figliuol di Dio, e lo espongono ad infamia” (Ebrei 6:4-6), si riferiscono a quel peccato e basta e non anche ad altri peccati.

Vi racconto una storia accaduta tra di voi negli anni ‘80. Una sorella siciliana testimoniava alla fratellanza: ‘Ringrazio il Signore che mio marito fumava ma io gli ho fatto vedere nella Bibbia dove è scritto di non fumare, e lui ha smesso di fumare!’ Allora un fratello, incuriosito da queste sue parole, va da quella sorella e le chiede: ‘Sorella, per favore mi fai vedere anche a me dove è scritto nella Bibbia di non fumare?’ Allora la sorella prende la Bibbia (Diodati) e va ai dieci comandamenti e legge l’ottavo comandamento: ‘Non fumare’. Allora il fratello le dice: ‘Rileggilo più piano’ e lei rilegge: ‘Non fumare’, e questo per qualche altra volta. Allora il fratello prende la Bibbia e legge: “Non furare” (Esodo 20:15). Allora la sorella si dà un colpetto alla testa e dice: ‘Ma come ho fatto per anni e anni a non vederlo?’. Questo è un esempio che fa capire molto bene quanta ignoranza delle Scritture ci sia tra di voi. Certo, è una storia che estremizza quello che voglio dirvi, però rende bene l’idea di quello che voglio dire: talvolta leggete una cosa e ne capite un’altra. Spero vivamente che dopo avere letto questo mio libro, rientriate in voi stessi come fece quella sorella, e diciate: ‘Ma come abbiamo fatto a capire una cosa per un’altra? Come abbiamo potuto non vedere queste cose prima di adesso?’

– Senza misericordia come i Farisei

Per gli Zaccardiani dunque si perde la grazia non solo violando uno dei dieci comandamenti – che sarebbe meglio chiamare nove a questo punto – ma anche violando le loro regole. Considerate voi dunque fino a che punto si sono spinti questi Pentecostali. Veramente sconcertante. Io devo confessare che non vedo misericordia in questo sistema dottrinale creato dagli Zaccardiani. Mi pare di avere davanti i Farisei del tempo di Gesù che furono pronti a condannare i discepoli di Gesù perché li videro in giorno di sabato svellere delle spighe e mangiare, e per la loro spietatezza furono ripresi da Gesù Cristo, secondo che è scritto: “In quel tempo Gesù passò in giorno di sabato per i seminati; e i suoi discepoli ebbero fame e presero a svellere delle spighe ed a mangiare. E i Farisei, veduto ciò, gli dissero: Ecco, i tuoi discepoli fanno quel che non è lecito di fare in giorno di sabato. Ma egli disse loro: Non avete voi letto quel che fece Davide, quando ebbe fame, egli e coloro ch’eran con lui? Come egli entrò nella casa di Dio, e come mangiarono i pani di presentazione i quali non era lecito di mangiare né a lui, né a quelli ch’eran con lui, ma ai soli sacerdoti? Ovvero, non avete voi letto nella legge che nei giorni di sabato, i sacerdoti nel tempio violano il sabato e non ne son colpevoli? Or io vi dico che v’è qui qualcosa di più grande del tempio. E se sapeste che cosa significhi: Voglio misericordia e non sacrifizio, voi non avreste condannato gl’innocenti; perché il Figliuol dell’uomo è signore del sabato” (Matteo 12:1-8). Lo vedete? Gesù riprese i Farisei perché non avevano mostrato misericordia verso delle persone che avevano fatto in giorno di sabato qualcosa di lecito in quanto si erano trovati nella necessità di farlo, e a tal proposito Gesù ricordò loro che persino i sacerdoti nel tempio violavano il sabato (perché dovevano offrire dei sacrifici e fare altre cose prescritte dalla legge) ma non erano colpevoli di infrangere il sabato. Ma i Farisei erano senza misericordia e per questo parlarono in quella maniera.

Ma dov’è la misericordia tra gli Zaccardiani? Dov’è la misericordia? Ma Gesù non ci ha forse comandato di essere misericordiosi come è misericordioso il nostro Padre celeste (Luca 6:36)? Ma qui nel caso degli Zaccardiani pare che Gesù ci abbia comandato di essere spietati come è spietato il diavolo! Mi duole il cuore nel dire questo, ma non posso dire altrimenti a riguardo degli Zaccardiani. Eppure i Farisei pensavano di onorare con quelle parole il comandamento del sabato! Considerate poi che essi, secondo le regole che si erano tramandati, vietavano anche di guarire in giorno di sabato, tanto è vero che perseguitavano Gesù proprio per questo, perché Lui guariva gli ammalati anche in giorno di sabato e lo accusavano di violare il comandamento sul sabato (Giovanni 5:16: 9:16 Matteo 12:14)! Anche gli Zaccardiani agiscono in una maniera simile: condannano coloro che infrangono le loro regole, che spesso sono assurde come lo erano quelle dei Farisei, e fanno cadere nella depressione o finanche nella disperazione coloro che essi dichiarano ‘scaduti dalla grazia’! E pensano in questa maniera di onorare Dio.

In Sicilia negli anni ’80 presso gli Zaccardiani ad un fratello che era un anziano di Chiesa, un giorno venne in cuore di confessare di avere commesso adulterio mentre era soldato molti e molti anni prima (circa 40 anni prima). Per questo fu espulso dalla Chiesa, e alla famiglia fu vietato di salutarlo e di mangiare con lui per il resto della sua vita. E una volta un fratello, mosso a pietà, si partì dal suo paese (che era in un’altra provincia) e andò al paese di questo fratello, e gli andò a predicare vicino casa con gli altoparlanti (dato che quell’anziano non era avvicinabile) per incoraggiarlo dicendogli che non era vero che lui era perduto per sempre: gli fece una predica tutta per lui. Purtroppo però quel fratello oramai si era convinto che non c’era più possibilità di perdono per lui, e che quel peccato lo avrebbe portato all’inferno!! Ecco un esempio di quali nefaste conseguenze produce questa diabolica dottrina degli Zaccardiani.

Ma fratelli di fra gli Zaccardiani, ascoltate, Dio lo si disonora in questa maniera come fate voi, perché non mostrate misericordia verso il prossimo, quella misericordia che Dio mostra verso di noi. E quindi badate molto bene a voi stessi, perché nell’agire così vi mettete nella condizione di non ottenere voi stessi misericordia da Dio, in quanto è scritto: “Come hai fatto, così ti sarà fatto” (Abdia 15). Ricordatevi che Gesù disse: “Beati i misericordiosi, perché a loro misericordia sarà fatta” (Matteo 5:7), e non ‘beati gli spietati perché sarà loro fatta misericordia’!

Noi purtroppo questa spietatezza Zaccardiana l’abbiamo sperimentata sulla nostra pelle, ed anche se quello che racconterò può sembrare un dettaglio per alcuni, per noi non lo è affatto. Dopo avere camminato sotto un sole cocente in un pomeriggio di Luglio per andare a trovare con gioia dei fratelli (che ancora non sapevamo che erano Zaccardiani) – come innanzi detto però l’ultimo tratto di strada lo facemmo in macchina perché ci fu dato un passaggio da una persona del mondo – una volta arrivati alla loro casa e incontrati ci hanno rigettato mentendo pure, e non ci hanno offerto neppure un bicchiere d’acqua! Furono inospitali al cento per cento, si comportarono come un Cristiano non dovrebbe mai fare. Il contrario di come si erano comportati circa mezz’ora prima dei pagani che abitavano lungo la strada che va ad Artena che stavamo facendo a piedi con mio fratello, infatti quando chiedemmo loro delle informazioni su dove abitassero questi evangelici, non solo ce le diedero ma si mostrarono molto ospitali! Quel giorno imparammo una lezione durissima da parte di Dio, e cioè che spesso in mezzo alla Chiesa si trovano dei comportamenti iniqui che neppure tra i pagani esistono. Vi ricordate cosa dice Luca dei barbari che vivevano sull’isola di Malta, dopo che ebbero fatto naufragio? “E i barbari usarono verso noi umanità non comune; poiché, acceso un gran fuoco, ci accolsero tutti, a motivo della pioggia che cadeva, e del freddo” (Atti 28:2). Io sono sicuro che se al posto dei barbari ci fossero stati gli Zaccardiani, essi prima di fargli del bene avrebbero chiesto a Luca, a Paolo e agli altri fratelli, le lettere di raccomandazione dei loro capi, e dato che non avrebbero potuto esibirle, non li avrebbero per niente soccorsi!! Infatti, che cosa impedì a quegli Zaccardiani di Artena, di darci la benché minima ospitalità? Il fatto che noi non avevamo le lettere di raccomandazione dei loro capi! Ecco un esempio di regole assurde, che per potere osservare bisogna andare contro la Parola di Dio e contro la propria coscienza. Giudicate voi stessi, fratelli, quello che dico. E’ chiaro, con questo non voglio generalizzare, affermando che tutti gli Zaccardiani sono così, ma certamente molti lo sono. Ho infatti anche detto prima, che incontrammo una anziana vedova Zaccardiana che invece fu ospitale verso di noi, quindi non voglio essere frainteso. Ho voluto solo dire che esistono in seno agli Zaccardiani precetti e regole che li portano inevitabilmente ad essere spietati, e quindi a trasgredire la Parola di Dio. Quando Francesco Toppi nel suo libro su Umberto Gorietti afferma: ‘Nel giugno 1943 la persecuzione si accanì contro il gruppo guidato da Umberto Gorietti e dagli altri quattro anziani. In quella occasione chi scrive, allora adolescente, si rese conto che tutto l’interesse dell’altra componente  non aveva altro scopo che il controllo ‘spirituale’ della comunità, infatti, quando tutti erano stati arrestati, non ci fu alcun cenno di aiuto e soccorso fraterni nei confronti delle famiglie lasciate senza alcun sostegno economico’, per ‘l’altra componente’ intende proprio gli Zaccardiani. E di cosa ci si deve meravigliare? Io di niente, perché comprendo bene cosa voglia dire. Considerate voi, famiglie che si trovarono in un reale bisogno, che non furono minimamente aiutate! Ancora una volta dunque vediamo la spietatezza e l’ipocrisia degli Zaccardiani.

Zaccardiani, svegliatevi, perché dormite: ungete i vostri occhi con il collirio, perché non ci vedete; prendete la vostra Bibbia e investigatela attentamente perché non conoscete le Scritture. State molto attenti, perché questa vostra dottrina, fa apparire Dio non solo come bugiardo, ma anche come spietato. La Bibbia esalta la misericordia di Dio, la sua pietà e il suo amore, che sono grandi, e voi invece che fate nella vostra ignoranza e arroganza? Li limitate a vostro piacimento. Ravvedetevi, perché quello che insegnate è falso.

[Tratto dal libro: “I pentecostali zaccardiani“, storia, dottrine, regole e confutazioni dei loro errori; di Giacinto Butindaro V.D.M.]

[Ascolta e guarda i video in questa pagina sugli zaccardiani: I pentecostali zaccardiani: cenni storici, dottrine, regole e confutazione dei loro errori ]

Annunci
No comments yet

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

No Temas Sino Habla

Entonces él Señor dijo de noche en visión á Pablo: No temas, sino habla, y no calles: Porque yo estoy contigo, y ninguno te podrá hacer mal (Hechos 18:9-10)

Blog di Aldo Prendi

Per la diffusione e la difesa delle dottrine bibliche

Acordai-vos

Tocai a trombeta em Sião, e dai o alarma no meu santo monte.

Egli è altresì scritto...

Blog di Nicola Iannazzo

Destatevi

"Suonate la tromba in Sion e date l'allarme sul mio santo monte" (Gioele 2:1)

Il Buon Deposito

Dottrine della Bibbia

La Massoneria Smascherata

"non v'è niente di nascosto che non abbia ad essere scoperto" (Matteo 10:26)

Listen to the sound of the sword

«Stand in the ways and see, and ask for the old paths, where the good way is, and walk in it» (Jeremiah 6:16)

Sana Dottrina

Perché verrà il tempo che non sopporteranno la sana dottrina; ma per prurito d'udire si accumuleranno dottori secondo le loro proprie voglie e distoglieranno le orecchie dalla verità e si volgeranno alle favole.(2Timoteo 4:3-4)

La Buona Strada

Blog di Giuseppe Piredda, cristiano evangelico pentecostale trinitariano fondamentalista

He who has ears let him hear

A voice crying in the wilderness

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: