Vai al contenuto

Il mettersi ad insegnare da parte della donna e l’uso da parte sua di autorità sull’uomo

25 giugno 2011

Il mettersi ad insegnare da parte della donna e l’uso da parte sua di autorità sull’uomo

Sorelle in Cristo, voi dovete imparare in silenzio con ogni sottomissione, quindi senza mormorare e senza interrompere, mentre parla, chi insegna la Parola. Quando dunque la chiesa è radunata, non vi mettete a parlare con nessuno, ma statevene in silenzio; tacete, “perché è cosa indecorosa per una donna parlare in assemblea” (1 Cor. 14:35), dice Paolo; e se volete imparare qualcosa non vi mettete a fare le vostre interrogazioni in assemblea, ma a casa ai vostri mariti, perché è scritto: “E se vogliono imparare qualcosa interroghino i loro mariti a casa” (1 Cor. 14:35), quindi, “come si fa in tutte le chiese dei santi, si tacciano le donne nelle assemblee, perché non è loro permesso di parlare, ma debbono stare soggette come dice anche la legge” (1 Cor. 14:34). Essendo dunque che voi dovete imparare in silenzio, a voi sorelle non è permesso di insegnare la dottrina di Dio, quella medesima dottrina che Paolo, Pietro e gli altri apostoli insegnavano ai santi e che Paolo stesso ordinò di insegnare a Timoteo e a Tito.

E non solo non vi è permesso d’insegnare, ma neppure di usare autorità sul vostro marito, e questo perché egli è il vostro capo e voi dovete stare soggette a lui.

Per riassumere dunque quanto appena detto: “La donna impari in silenzio con ogni sottomissione. Poiché non permetto alla donna d’insegnare, né d’usare autorità sul marito, ma stia in silenzio” (1 Tim. 2:11,12).

Il divieto di insegnare

Per ciò che riguarda il divieto di insegnare per la donna, anche la legge lo conferma, e noi sappiamo che la legge è fatta per qualsiasi cosa sia contraria alla sana dottrina (cfr. 1 Tim. 1:10). Quando infatti Dio appartò i Leviti, sotto la legge di Mosè, per conferirgli il servizio del tabernacolo e per insegnare a Israele le sue leggi secondo che è scritto: “Essi insegnano i tuoi statuti a Giacobbe e la tua legge a Israele” (Deut. 33:10) scelse degli uomini per fare ciò e non delle donne.

Un ulteriore conferma l’abbiamo nel libro di Nehemia infatti al tempo di Nehemia e di Esdra, dopo che furono ricostruiti il tempio e le mura di Gerusalemme, quando fu fatta la pubblica lettura della legge di Dio con la relativa spiegazione dinanzi al popolo radunato, furono degli uomini fra i Leviti a fare tutto questo, secondo che è scritto: “Jeshua, Bani, Scerebia, Jamin, Akkub, Shabbethai, Hodia, Maaseia, Kelita, Azaria, Jozabad, Hanan, Pelaia e gli altri Leviti spiegavano la legge al popolo, e il popolo stava in piedi al suo posto. Essi leggevano nel libro della legge di Dio distintamente; e ne davano il senso, per far capire al popolo quel che s’andava leggendo” (Neh. 8:7,8). Ancora oggi tra gli Ebrei (quelli Ortodossi) alla donna non è permesso di compiere la pubblica lettura della legge come neppure di spiegare qualche passo della legge alla congregazione.

Naturalmente anche nel Nuovo Testamento ci sono dei fatti che confermano questo divieto per la donna di insegnare infatti Gesù scelse dodici uomini come apostoli, per mandarli a predicare (cfr. Matt. 10:1-8); Luca 6:12-16), e dopo i dodici elesse altri settanta discepoli per mandarli dinanzi a sé, i quali erano pure essi degli uomini (cfr. Luca 10:1).

C’erano sì delle donne che seguivano Gesù ma il loro ruolo non era quello di insegnare ma di assistere infatti Luca dice: “Con lui erano i dodici e certe donne che erano state guarite da spiriti maligni e da infermità: Maria, detta Maddalena, dalla quale erano usciti sette demoni, e Giovanna, moglie di Cuza, amministratore d’Erode, e Susanna ed altre molte che assistevano Gesù ed i suoi coi loro beni” (Luca 8:2,3). Come potete vedere le donne che erano con Gesù e con i suoi discepoli non erano affatto occupate a predicare e a insegnare la parola di Dio, ma erano occupate a prestare loro assistenza con i loro beni. Non sta forse scritto: “Colui che viene ammaestrato nella Parola faccia parte di tutti i suoi beni a chi l’ammaestra” (Gal. 6:6)?

Risposte alle principali obiezioni.

Vediamo adesso di rispondere alle principali obbiezioni che vengono mosse sia da alcune sorelle che da alcuni fratelli al divieto della donna di insegnare.

• ‘Siccome la donna può profetizzare, può anche insegnare perché chi profetizza insegna’.

Ciò non corrisponde a verità perché il dono di profezia e il dono d’insegnamento sono due doni differenti l’uno dall’altro, e non lo stesso. Questo lo attesta Paolo, quando dice: “E siccome abbiamo dei doni differenti secondo la grazia che ci è stata data, se abbiamo dono di profezia, profetizziamo secondo la proporzione della nostra fede; se di ministerio, attendiamo al ministerio; se d’insegnamento, all’insegnare” (Rom. 12:6,7). Badate che Paolo non ha detto: ‘Non permetto alla donna di profetizzare’, perché ciò sarebbe andato contro la Parola che dice: “Le vostre figliuole profetizzeranno” (Gioele 2:28), ma ha detto una cosa differente, e cioè: “Non permetto alla donna d’insegnare” (1 Tim. 2:12).

• ‘Siccome la Scrittura permette alla donna di essere eletta diaconessa ciò vuol dire che le è permesso anche insegnare’.

Anche questo non corrisponde al vero; vediamo perché. La Parola dichiara che nella chiesa di Cencrea vi era una diaconessa, infatti Paolo disse ai santi di Roma: “Vi raccomando Febe, nostra sorella, che è diaconessa della chiesa di Cencrea, perché la riceviate nel Signore, in modo degno dei santi, e le prestiate assistenza, in qualunque cosa ella possa aver bisogno di voi; poiché ella pure ha prestato assistenza a molti e anche a me stesso” (Rom. 16:1,2). Quindi, una donna può essere fatta diaconessa in una chiesa, se ha i requisiti necessari. Ma i diaconi non sono preposti ad insegnare la dottrina di Dio, ma a svolgere svariati servizi assistenziali a pro dei santi; ecco perché tra i requisiti che un diacono deve avere per assumere questo ufficio non v’è quello di ‘atto ad insegnare’. E’ evidente dunque che dato che quelli che vengono eletti al diaconato non hanno il compito di insegnare la dottrina di Dio, implicitamente anche le donne che vengono elette a ricoprire questo ufficio non sono chiamate a insegnare la dottrina di Dio.

• ‘La donna può insegnare perché Dio nell’antichità costituì pure delle donne nell’ufficio di profeta’.

Ciò non corrisponde al vero infatti il ministerio di profeta è differente da quello di dottore, e il fatto che uno sia profeta non significa che di conseguenza sia atto ad insegnare. Debora era profetessa, come lo erano Hulda, al tempo del re Giosia, ed Anna, ai giorni in cui nacque Gesù, ma esse non erano preposte da Dio ad insegnare la legge al popolo, perché a questo (secondo la legge) erano preposti i sacerdoti Leviti, infatti Dio disse: “Le labbra del sacerdote sono le guardiane della scienza e dalla sua bocca uno cerca la legge” (Mal. 2:7).

Anche il profeta Michea fece una distinzione fra l’ufficio del sacerdote e quello del profeta, infatti Dio, biasimando il popolo per mezzo di lui, disse: “I suoi sacerdoti insegnano per un salario, i suoi profeti fanno predizioni per danaro” (Mic. 3:11); come potete vedere erano i sacerdoti che insegnavano la legge e non i profeti.

Una donna, sotto la grazia, può essere costituita da Dio profetessa, ma essere profeta non significa essere preposti ad insegnare; una donna profetessa, profetizza per lo Spirito quando lo Spirito viene su lei, e riferisce le visioni e le rivelazioni che Dio le da, ma questo non fa di lei una donna preposta ad insegnare la dottrina di Dio.

• ‘La donna può insegnare perché Gesù, quando risuscitò apparve per prima ad una donna, a Maria Maddalena, alla quale disse: “Và dai miei fratelli, e dì loro: Io salgo al Padre mio e Padre vostro, all’Iddio mio e Iddio vostro” (Giov. 20:17).

Ora, secondo ciò che è scritto “Maria Maddalena andò ad annunziare ai discepoli che aveva veduto il Signore, e ch’egli le aveva dette queste cose” (Giov. 20:18), ma non andò ad insegnare la dottrina ai discepoli del Signore, e non è che da quel giorno in poi divenne atta ad insegnare, e questo perché Gesù non le aveva dato l’autorità di ammaestrare. Gesù diede questa autorità agli undici infatti quando apparve loro su un monte della Galilea disse loro: “Andate dunque, ammaestrate tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figliuolo e dello Spirito Santo, insegnando loro d’osservare tutte quante le cose che v’ho comandate” (Matt. 28:19,20).

A conferma di ciò vi ricordo che la Scrittura dice che (dopo che lo Spirito fu sparso sulla Chiesa) i credenti “erano perseveranti nell’attendere all’insegnamento degli apostoli” (Atti 2:42); essa non dice affatto che vi era qualcuna delle donne a cui era apparso Gesù ad insegnare assieme agli apostoli.

• ‘La donna può insegnare perché Anna era profetessa’.

Ora Anna era una profetessa che “non si partiva mai dal tempio, servendo a Dio notte e giorno con digiuni ed orazioni” (Luca 2:37), quindi questa pia donna stava sempre nel tempio, in un luogo santo, dove tutti i Giudei si radunavano. Ma Anna nel tempio non vi ammaestrava i Giudei insegnando loro la legge di Mosè, ma vi serviva Dio pregando e digiunando. E poi, quando sopraggiunse nella stessa ora in cui il bambino Gesù fu presentato al Signore, la Scrittura dice che “lodava anch’ella Iddio e parlava del bambino a tutti quelli che aspettavano la redenzione di Gerusalemme” (Luca 2:38). Significa forse questo che ella si mise ad insegnare la dottrina di Dio? Ma come si può affermare una tale cosa quando è detto solo che ella parlava del bambino? Io sono persuaso che se quelle donne che vogliono a tutti i costi insegnare si mettessero a servire Dio nella stessa maniera in cui faceva Anna, cioè pregando e digiunando, e smettessero di voler insegnare, farebbero una cosa gradita a Dio.

• ‘La donna può insegnare perché ci furono alcune donne che collaborarono con l’apostolo Paolo che insegnavano la Parola di Dio’.

Queste donne sarebbero state Priscilla, Evodìa e Sintìche perché è scritto: “Ma Priscilla ed Aquila, uditolo [ad Apollo], lo presero seco e gli esposero più appieno la via di Dio” (Atti 18:26), ed anche: “Io esorto Evodìa ed esorto Sintìche ad avere un medesimo sentimento nel Signore. Sì, io prego te pure, mio vero collega, vieni in aiuto a queste donne, le quali hanno lottato meco per l’Evangelo…” (Fil. 4:2,3). Ora, se questi passi volessero dire che Priscilla, Evodìa e Sintìche insegnavano la Parola, ciò significherebbe che Paolo permetteva loro d’insegnare. Ma allora, se è così, Paolo mentì a Timoteo, perché gli disse che lui non permetteva alla donna d’insegnare! Ma se è così allora, chi dice la verità? Quelli che sostengono che questi passi significano che queste donne insegnavano o Paolo? Ma forse, si potrebbe dire che Paolo permetteva ad alcune donne di insegnare ed ad altre no! Ma in questo caso come avrebbe potuto dire a Timoteo: “Io ti scongiuro, dinanzi a Dio, dinanzi a Cristo Gesù e agli angeli eletti, che tu osservi queste cose senza prevenzione, non facendo nulla con parzialità” (1 Tim. 5:21)? I fatti stanno che sia Priscilla che Evodìa e Sintìche non ammaestravano la fratellanza. Al massimo di Priscilla si può dire che assieme a suo marito disse in privato qualche cosa sulla nuova Via ad Apollo, ma da qui a dire che ella ammaestrava pubblicamente i fratelli come facevano Paolo e gli altri apostoli ce ne passa moltissimo.

Io sono persuaso che voi, sorelle, dovete seguire l’esempio di Maria, la sorella di Marta, “la quale, postasi a sedere ai piedi di Gesù ascoltava la sua parola” (Luca 10:39). Gesù disse di Maria che ella aveva scelto la buona parte che non le sarebbe stata tolta; quello che invece avviene in seno a molte chiese è questo; alcune sorelle non hanno scelto la buona parte che scelse Maria, cioè quella di ascoltare la parola di Dio e di imparare in silenzio, ma hanno scelto una parte che non s’addice affatto a loro, cioè quella d’insegnare.

Il divieto di usare autorità sul marito

Prima ho detto che alla donna non è permesso neppure di usare autorità sul marito; vediamo quindi come una donna si deve comportare nei confronti del proprio marito. Paolo ha scritto: “Mogli, siate soggette ai vostri mariti, come al Signore; perché il marito è capo della moglie, come anche Cristo è capo della Chiesa, egli, che è il Salvatore del corpo. Ma come la Chiesa è soggetta a Cristo, così debbono anche le mogli essere soggette ai loro mariti in ogni cosa” (Ef. 5:22-24), ed ancora: “La moglie rispetti il marito” (Ef. 5:33). Ora, la Chiesa è la sposa dell’Agnello ed essa è sottoposta al suo capo che è Cristo Gesù, quindi come la Chiesa mostra ogni sottomissione in verso Cristo e non ardisce usare autorità sul Cristo di Dio, così, nella stessa maniera, la moglie deve stare sottomessa al suo marito.

Un esempio di donna sottomessa al marito l’abbiamo in Sara di cui è detto dalla Scrittura che “ubbidiva ad Abramo chiamandolo signore” (1 Piet. 3:6). Badate che ella sì stava soggetta a suo marito, ma non era una schiava di suo marito, ma una donna libera, infatti è scritto che “Abramo ebbe due figliuoli: uno dalla schiava, e uno dalla donna libera” (Gal. 4:22). Perché dico questo? Perché alcune donne ritengono che anticamente le mogli dei patriarchi erano trattate e considerate come delle schiave. Le sante donne speranti in Dio di una volta stavano soggette ai loro mariti, e per questo loro rispettoso comportamento sono state etichettate ‘schiave’. La ragione per cui oggi, molte donne reputano che quelle sante donne fossero delle schiave risiede nel fatto che per loro è assurdo, in questa era moderna, sottomettersi al proprio marito come fecero loro. Oggi, quello che deve essere normale fare per una donna viene fatto passare per inadeguato ai tempi, e sorpassato; quindi non c’è da meravigliarsi nel vedere tante donne che non vogliono sottomettersi al proprio marito. Quelle che soprannominano ‘schiavitù’ l’ubbidienza e la sottomissione di Sara nei confronti di Abramo, non sono altro che delle donne che sono diventate schiave di un perverso modo di pensare, e che per uscire dal laccio nel quale sono state prese si devono ravvedere e ubbidire alla verità.

Viviamo in mezzo ad una generazione storta e perversa che ha pervertito le diritte vie del Signore, e quello a cui si assiste è questo: sono sorti molti movimenti chiamati ‘femministi’, i quali nella pratica, non fanno altro che combattere contro Dio perché l’obbiettivo che si propongono si oppone alla sana dottrina di Dio. Quella che è chiamata ‘la lotta per l’emancipazione femminile’ non è altro che una macchinazione di Satana per distruggere il nucleo familiare. Alcune donne poi non sanno neppure cosa significhi ‘emancipare’. Ora, emancipare significa ‘liberare da servitù, da soggezione’; e la donna, quando dice di volersi emancipare non vuole dire altro che vuole sottrarsi alla riverenza e all’obbedienza che lei deve rendere al marito o, se non è ancora sposata, all’uomo. Dio disse alla donna, dopo che ella fu sedotta e cadde in trasgressione: “I tuoi desideri si volgeranno verso il tuo marito, ed egli dominerà su te” (Gen. 3:16); questo lo ha detto Dio, il Creatore di tutte le cose, e la donna che è una creatura si è messa in testa di annullare la Parola di Dio. Forse riuscirà nella sua impresa? Affatto.

Forse che questa sua lotta ha portato dei miglioramenti in seno alla società? Affatto, anzi le cose in questo mondo stanno andando di male in peggio, e da quello che si vede, questo sforzo della donna di emanciparsi non sta facendo altro che accelerare il processo di distruzione della famiglia. Mi sbaglio forse se dico che oggi una donna sottomessa ed ubbidiente al proprio marito, viene considerata una pazza e un’ignorante? Mi sbaglio forse se dico che le femministe nutrono un odio particolare in verso la Parola di Dio, perché essa mette a tacere tutte le loro pretese? Mi sbaglio forse se dico che sono in aumento i divorzi e le separazioni proprio per colpa di tutte le idee perverse che sbandierano questi movimenti che sono capeggiati dal diavolo? Oggi, il serpente antico, cioè Satana, continua a sedurre la donna; egli iniziò a farlo nel giardino d’Eden, ed ha continuato a farlo nel corso dei secoli. Egli sa come fare; egli sa che è sufficiente far passare Dio per bugiardo, per far cadere la donna in trasgressione. Che disse Dio ad Adamo? “Nel giorno che tu ne mangerai (del frutto dell’albero della conoscenza del bene e del male), per certo morrai” (Gen. 2:17); ma che disse il serpente ad Eva? “No, non morrete affatto” (Gen. 3:4), ed ella ci credette, e mangiò di quel frutto pensando di non morire, e le tragiche conseguenze della sua disubbidienza si continuano a vedere dopo migliaia di anni.

Sorelle, io v’esorto ad ubbidire alla Parola di Dio e a non illudervi, pensando che la libertà che vi propongono le femministe sia proprio quello che fa per voi e per le vostre famiglie. La vera libertà è nel Signore, perché è scritto: “Dov’è lo Spirito del Signore, quivi è libertà” (2 Cor. 3:17); dove non c’è lo Spirito di Dio, ma c’è lo spirito di questo mondo non c’è nessuna libertà, ma solo soggezione al peccato. Sorelle, volete essere veramente libere? Perseverate nella parola di Cristo, perché Gesù ha detto: “Se perseverate nella mia parola, siete veramente miei discepoli; e conoscerete la verità e la verità vi farà liberi” (Giov. 8:31,32).

Figliuole di Sion, siate date ai lavori domestici per fare trovare a vostro marito, quando egli torna stanco dal lavoro, la casa pulita e in ordine ed i suoi indumenti lavati e stirati, pronti per essere indossati; fategli trovare una pietanza saporita, al fine di ricreare il suo spirito dopo una giornata faticosa; fategli del bene e mai del male, lui ha bisogno di voi, voi siete l’aiuto convenevole che Dio gli ha fatto e dato; rispettatelo, e non disprezzatolo (non fate come Mical, la moglie di Davide, che disprezzò in cuore suo Davide, suo marito, quando lo vide saltare e danzare dinanzi all’Eterno; la quale poi, “non ebbe figliuoli fino al giorno della sua morte” [2 Sam. 6:23]); mostrategli a fatti e in verità che lo amate; siategli fedeli, non siate litigiose, non alzate la voce contro di lui; quando passerà una prova, rimanetegli al suo fianco per sostenerlo, e non fate come la moglie di Giobbe che quando vide suo marito soffrire gli disse: “Ancora stai saldo nella tua integrità? Ma lascia stare Iddio e muori!” (Giob. 2:8,9); abbiate figli ed allevateli, poiché questa pure è un opera buona di cui voi vi dovete rivestire.

Le ragioni di questi divieti

Ora vediamo perché alla donna non è permesso né di insegnare e né di usare autorità sul marito ma le è ordinato di starsene in silenzio.

Paolo dice che è “perché Adamo fu formato il primo, e poi Eva; e Adamo non fu sedotto; ma la donna, essendo stata sedotta, cadde in trasgressione” (1 Tim. 2:13,14). Innanzi tutto vi ricordo che “l’uomo non fu creato a motivo della donna, ma la donna a motivo dell’uomo” (1 Cor. 11:9), infatti, dopo che Dio formò Adamo, prima disse: “Non è bene che l’uomo sia solo” (Gen. 2:18), e poi formò, con una costola che tolse all’uomo, la donna; l’uomo è venuto prima della donna perché la donna non fu formata nello stesso momento in cui fu formato l’uomo, ma successivamente alla sua formazione. Dio, operando in questa maniera, ha voluto dimostrare la priorità dell’uomo rispetto alla donna.

Ma vi è un’altra cosa da dire, per amore di verità; ed è che, nel giardino dell’Eden, non fu sedotto Adamo ma Eva. Paolo, conferma ciò ai Corinzi, quando dice loro: “Il serpente sedusse Eva con la sua astuzia” (2 Cor. 11:3); perché non sta scritto che il serpente sedusse Adamo con la sua astuzia? Perché non è vero che il serpente sedusse Adamo. Sia ben chiaro, Adamo peccò quando mangiò il frutto dell’albero della conoscenza del bene e del male secondo che è scritto: “Ma essi, come Adamo, hanno trasgredito il patto, si sono condotti perfidamente verso di me” (Os. 6:7), ed ancora: “Per il fallo di quell’uno i molti sono morti” (Rom. 5:15). Ma dobbiamo dire tutta la verità intorno a ciò che avvenne nel giardino d’Eden, dicendo che il serpente sedusse Eva e non Adamo, infatti quando Dio disse alla donna: “Perché hai fatto questo?” (Gen. 3:13), la donna rispose: “Il serpente mi ha sedotta ed io ne ho mangiato” (Gen. 3:13). Come potete vedere, fu la donna stessa a riconoscere di essere stata sedotta. Io sono persuaso che ancora oggi in seno alla Chiesa di Dio, alcuni uomini disubbidiscono ai comandamenti di Dio a causa di donne sedotte dal serpente antico che con le loro parole dolci e lusinghiere riescono a trascinarli a battere vie tortuose, e sapete che avviene allora? Sorge la confusione. Perché molte donne non vogliono più essere soggette ai loro mariti in ogni cosa? Perché non vogliono essere più date ai lavori domestici? Perché non vogliono più avere figli, o se ne vogliono, dicono con tanta arroganza: ‘Non più di uno o due!’? Perché invece di fare quello che Dio ha comandato loro di fare, vogliono fare e fanno proprio quello che non è permesso loro di fare? Perché il serpente con la sua astuzia è riuscito a sedurle.

Dunque o donne siate soggette ai vostri mariti come si conviene nel Signore, e non abbiate la presunzione di mettervi ad insegnare. Siate umili e rispettose e sarete onorate da Dio e da tutti coloro che amano Dio e lo temono. Non mettetevi in testa nessuna emancipazione femminile, voi infatti la vera libertà l’avete già ottenuta, ed essa è nel Signore.

Un’ulteriore parola sull’emancipazione femminile

L’emancipazione femminile è un qualcosa di molto amato dalle donne di questo mondo, perché essa tende a porle sullo stesso piano dell’uomo sia nella società che in seno alla famiglia. Purtroppo però questa cosiddetta emancipazione è amata anche da parecchie sorelle che vogliono a tutti i costi essere considerate alla pari dell’uomo e per nulla inferiori, e perciò non sottomesse all’uomo. Per cui oltre ad avere voluto andare a lavorare anche loro per guadagnarsi il loro stipendio mensile (perché quello solo del marito era reputato non solo insufficiente ma anche umiliante per loro), hanno voluto anche il pulpito in certe comunità e difatti stanno là ad insegnare e a riprendere la fratellanza al posto dell’uomo. D’altronde, esse dicono, se in Cristo non c’è né maschio e né femmina perché il ministerio di pastore o l’ufficio di anziano deve essere riservato solo agli uomini?!

Innanzi tutto mi rivolgo a voi sorelle che ancora vi attenete alla Parola di Dio: badate che questo sentimento diabolico non penetri in voi perché è un cancro che porta distruzione sia a voi stesse, che alla famiglia, che alla comunità di cui fate parte. Sappiate che il vostro capo è l’uomo, e sia che siete sposate e sia che non siete sposate voi dovete essere sottomesse all’uomo e come segno di questa sottomissione quando pregate o profetizzate dovete avere il vostro capo coperto da un velo. In famiglia siate soggette a vostro marito e rispettatelo; amatelo e prendetevi cura di lui. Sappiate che egli ha bisogno di voi e gli siete di grande aiuto compiendo i lavori domestici.

E adesso a voi sorelle ‘emancipate’; fino a quando andrete dietro la vanità e amerete la menzogna? Non è ora che rientrate in voi stesse e gettate lungi da voi la superbia smettendo di sentirvi uguali all’uomo con gli stessi diritti? Ma non vi rendete conto che da quando avete dato retta a questa emancipazione voi e le vostre famiglie avete cominciato a deteriorarvi spiritualmente? Ma non vedete come siete nervose, agitate, piene di preoccupazioni e di ansie? Ma non vedete come trascurate vostro marito e come lui sia costretto a portare le funeste conseguenze di questa vostra emancipazione? E che dire dei vostri figli? Non vedete che crescono male perché durante il giorno non siete con loro ma li vedete solo la sera per la cena? Smettete dunque di illudervi e siate come dice la Parola, cioè soggette ai vostri mariti e date ai lavori domestici. Licenziatevi quindi dal vostro posto di lavoro e mettetevi a lavorare in casa vostra dove c’è già molto lavoro per voi da fare. Vedrete allora che i soli soldi che vostro marito porta a casa sono sufficienti per vivere, e per nulla umilianti per voi.

Una parola adesso ai fratelli che non sono d’accordo con l’emancipazione femminile. Continuate ad aborrirla; non importa se sarete etichettati maschilisti, antifemministi, egoisti, ecc. e questo per il bene delle vostre mogli e delle vostre famiglie.

A coloro che invece sono d’accordo dico invece: smettete di appoggiarla. Ma non vi rendete conto del male che essa ha portato nella società e nella vostra famiglia? Ma non lo vedete il male che ha portato nella chiesa?

[Tratto dal libro: “La Santificazione“, scritto da Giacinto Butindaro V.D.M.]

4 commenti leave one →
  1. Cate permalink
    23 maggio 2014 18:07

    Chi ama Dio ama di conseguenza la sua Parola. D’accordo in tutto…ma dire ad una donna di non lavorare e di dedicarsi SOLO alla casa e alla cura dei figli sembra troppo esagerato visto e considerando le difficoltà che ci sono in questi ultimi tempi per il troppo benessere. Da premettere anche il fatto che non tutti hanno questa grande fede nel credere che con un solo stipendio si possa andare avanti. E quando è la donna che ha un lavoro mentre il marito no cosa si fa? I costi sono troppi e i benesseri sono tanti, anche avere un pc è un benessere, avere una linea internet è un benessere.

    "Mi piace"

  2. 24 maggio 2014 08:09

    La risposta alle tue affermazioni sta racchiusa nella parola “benessere”. Se è possibile, la madre deve assolvere al compito difficilissimo e molto impegnativo di allevare i figlioli, ed è quello che alla fine porterà più frutto di tutti e darà più soddisfazione alla famiglia.
    Questa è la situazione generale e di base, poi se la donna lavora e il marito no, è chiaro che fino a quando la situazione non sarà invertita, è conveniente stare in quella maniera, ma i figli anche in quel caso non saranno “abbandonati” in qualche asilo dove vengono educati secondo i canoni di persone atee o cattolici o buddisti, e non secondo criteri cristiani.
    Comunque, che si guadagni tanto o poco, lavorando uno solo o entrambi, sappiate che la famiglia cristiana deve sempre vivere moderatamente, semplicemente e non nel fasto e nel lusso, quindi chi raccoglie molto, si ricordi di donare ai poveri tutto ciò che è possibile, perché questa è la volontà di Dio. Non si può usare il denaro, a volte abbondante, per divertirsi, vivere nel lusso e fare esattamente ciò che fanno tutti quelli del mondo.
    In qualsiasi situazione voi siate, esaminate bene quale sia la volontà di Dio e assolvetela.

    "Mi piace"

  3. Aldo Prendi permalink
    28 maggio 2014 23:20

    Nella Bibbia è rivelata la volontà di Dio riguardo ai figli: voglio dire che il marito e la moglie non devono fare il modo di impedire il concepimento, e a questo punto, se una famiglia ha più figli, la moglie deve stare a casa a badare ai figli, e a fare i lavori di casa che sono tanti. Se non si impedisce il concepimento, in molti casi le famiglie diventerebbero come un gregge di pecore, cioè numerosa; e in questo caso, chi sta dietro ai figli se non la moglie?

    "Mi piace"

  4. Aldo Prendi permalink
    31 maggio 2014 21:06

    Aggiungo un altra cosa: “Ecco, i figliuoli sono un’eredità che viene dall’Eterno; il frutto del seno materno è un premio. Quali le frecce in man d’un prode,
    tali sono i figliuoli della giovinezza. Beati coloro che ne hanno il turcasso pieno!
    Non saranno confusi quando parleranno coi loro nemici alla porta” (Salmi 127:3-5)

    La Parola è verità: sono veramente beati coloro che hanno molti figli. Dio sia ringraziato per averci fatto capire questa cosa meravigliosa. Io adesso (a differenza di prima) non vedo l’ora di sposarmi ed avere molti figli, e tutto questo per la gloria di Dio.

    "Mi piace"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...