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Riflessioni sulla reazione di Nicola Martella dopo ch’è stato confutato da Giacinto Butindaro e sulle parole di riprensione contro l’orgoglio dei pastori di Richard Baxter (1615 – 1691)

2 ottobre 2011

Riflessioni sulla reazione di Nicola Martella dopo ch’è stato confutato da Giacinto Butindaro e sulle parole di riprensione contro l’orgoglio dei pastori di Richard Baxter (1615 – 1691)

Fratelli nel Signore, voi avete letto o almeno udito ciò ch’è avvenuto in questi giorni, a riguardo di un articolo di Nicola Martella, attraverso il quale ha cercato di far credere a tutti i lettori, siano essi di estrazione pentecostale sia cessazionisti, che il giorno della pentecoste a parlare in lingue furono solo i dodici apostoli (tale scritto si trova a questo indirizzo web: http://puntoacroce.altervista.org/_Den/A1-Pentecost_Spirit_12_Avv.htm).

Tesi personale, questa di Martella, che è stata puntualmente ed efficacemente confutata da Giacinto Butindaro (vai qui per leggere la confutazione https://labuonastrada.wordpress.com/2011/08/22/solo-gli-apostoli-parlarono-in-lingue-il-giorno-della-pentecoste/ ); inoltre, il Butindaro, per far maggiormente riflettere tutti i fratelli sul fatto che la tesi sia completamente sbagliata, oltre che peculiare, a conferma del fatto che il Martella è giunto a conclusioni antibibliche, ha citato parole di autori di estrazione antipentecostale, quindi non dalla parte di Butindaro (leggi gli articoli: 1)  https://labuonastrada.wordpress.com/2011/08/24/2011/09/13/rene-pache-contro-nicola-martella-sul-numero-di-coloro-che-parlarono-in-lingue-il-giorno-della-pentecoste/ ; 2) https://labuonastrada.wordpress.com/2011/08/24/2011/09/17/nicola-martella-contro-le-chiese-dei-fratelli-sul-numero-di-coloro-che-il-giorno-della-pentecoste-parlarono-in-lingue/  ).

Ad ulteriore conferma del fatto che Martella si è sbagliato nella sua tesi singolare, il Butindaro ha persino citato le sue stesse parole pronunciate tempo prima su quell’argomento, mostrando con l’evidenza dei fatti che la sua posizione a tal riguardo aveva subito da poco un cambiamento (leggi https://labuonastrada.wordpress.com/2011/08/24/2011/09/22/nicola-martella-contro-nicola-martella-sul-numero-di-quelli-che-parlarono-in-lingue-il-giorno-della-pentecoste/ ).

Ed ora veniamo al nocciolo della questione, al fatto che desidero che venga posto in risalto, cioè al comportamento di Martella, alla sua reazione in seguito all’efficace confutazione subita dalla sua tesi, che sicuramente ha provocato sdegno e preoccupazione in tutti coloro che lo conoscono e che lo seguono. La reazione di Martella ha lasciato perplessi, non poco, tutti coloro che hanno seguito la vicenda, perché da un lato Martella ha reagito dandosi alla denigrazione ed offesa del Butindaro, attaccandolo con un articolo gravemente offensivo e mirato ad aggredire la persona del Butindaro, e dall’altra, solo marginalmente ha tentato un accenno ad una difesa della sua nuova posizione esegetica, in una maniera per nulla convincente. Tale articolo ha fatto emergere l’evidente nervosismo che ha pervaso il Martella ed ha mostrato chiaramente che questi si è venuto a trovare in palese difficoltà in seguito alla confutazione del suo articolo, non avendo argomenti biblici validi con cui poter replicare. I suo accenni di risposta sono stati deboli e inconcludenti, che non convincono coloro che temono Iddio e stanno attaccati alla verità della Parola di Dio. Le sue giustificazioni sulla diversità esistente tra dottrina ed esegesi, non era per niente convincente, anzi, è palese che la verità è contraria a quanto dice Martella, per il semplice fatto che in qualsiasi modo si interpretino le Scritture, esse insegnano sempre la medesima cosa, non si può assolutamente giungere ad una conclusione con l’esegesi biblica, e al suo opposto con un’analisi dottrinale del testo biblico. Tale goffo tentativo di gettare fumo negli occhi dei santi non ha funzionato, o meglio, non ha funzionato contro coloro che rimangono attaccati alla verità e che non si fanno trarre in inganno dalle ciance e dalle parole vane pronunciate da Martella.

Oltre a ciò, il Martella ha provveduto a manipolare furtivamente le sue precedenti comunicazioni con taluni interlocutori pubblicate nel suo sito, che mettevano in evidenza la sua vecchia credenza sul fatto che furono centoventi a parlare in altre lingue il giorno della pentecoste, come fatto notare dal Butindaro su questo articolo: https://labuonastrada.wordpress.com/2011/09/23/nicola-martella-ha-manipolato-le-sue-dichiarazioni/ ).

Nulla vieta a tutti gli uomini di cambiare idea, ma ragion vuole, unitamente ad una correttezza morale doverosa verso tutti coloro che seguono i suoi libri e i suoi scritti sul web, che il cambiamento di opinione del Martella dovesse essere reso pubblico o con una nota a margine delle sue vecchie comunicazioni con le vecchie credenze o, almeno, in qualche maniera reso pubblico con un articolo col quale rendeva noto a tutti di quale sia la sua nuova posizione a riguardo dell’argomento sul quale stiamo riflettendo.

L’agire furtivo del Martella nel procedere prontamente alla rettifica delle sue vecchie comunicazioni sul suo sito scambiate con altre persone, contenenti le sue vecchie credenze, facendole apparire uguali a quelle di oggi, unito alla mancanza di una nota esplicativa a tal riguardo, in modo che la sue buone intenzioni fossero palesate a tutti, pongono dei seri punti interrogativi sulla sua condotta, perché non ha agito in buona coscienza ed ha manifestato degli aspetti caratteristici della sua personalità di cui ogni uomo di Dio dovrebbe vergognarsi, abbandonare immediatamente e chiedere perdono a Dio ed agli uomini: l’orgoglio!

Occorre ricordare che un comportamento analogo lo ha avuto anche tempo fa, sempre in una diatriba con il Butindaro, essendo stato pescato palesemente in errore, non ha ammesso di aver sbagliato ed ha provveduto, assecondando così la sua natura orgogliosa, a modificare e manipolare le parti interessate sul suo sito web, ma anche in questo caso è stato scoperto e messo a nudo davanti alla verità, perché contro la verità non si può fare nulla (andate qui per leggere anche questo articolo che conferma quale sia il modo d’agire di quest’uomo: https://labuonastrada.wordpress.com/2009/11/20/martella_mancanza_veracita/ ).

Vistosi strappare la sua cara maschera, a taluni che si sono precipitati a fargli notare direttamente sul web queste cose, per chiederne giustamente conto, sono stati dal Martella prontamente radiati dalle sue cerchie di amicizie su facebook, operando secondo principi che farebbero arrossire persino i più ferventi stalinisti, i quali sono noti per il principio posto in essere seguente: “se c’è un uomo che crea problemi, elimina l’uomo e cesseranno i problemi”.

Quando un uomo di Dio viene pescato in fallo, farebbe bene a riconoscere i suoi errori e chiedere perdono a tutti i fratelli, mostrando così umiltà e mansuetudine provenienti da una buona coscienza e, nel contempo, manifestando così il frutto dello Spirito santo, tanto caro e tanto citato dall’ambiente evangelico cessazionista.

Questo comportamento del Martella, che i santi non devono assolutamente imitare, mi è apparso maggiormente chiaro leggendo le parole di Richard Baxter nel suo famoso libro: ‘L’opera del Pastore’, attraverso il quale lo scrittore denuncia le opere infruttuose delle tenebre poste in essere dai pastori del suo tempo (sec. XVII). Dall’esame delle conseguenze nefaste dell’orgoglio radicato nei cuori di taluni pastori di allora, ho trovato molte analogie con il caso attuale di Martella e mi sono sentito in cuore di riportare un piccolo trafiletto, per mezzo del quale desidero mostrare al lettore esigente e particolarmente attento, quali siano gli effetti e le conseguenze di tutto ciò che è avvenuto, in particolare della gravità del peccato d’orgoglio di cui si macchiò il diavolo e che la sua presenza nel cuore di una guida di uomini risulta essere dannoso per costoro e pericoloso per la sua stessa vita.

Ora, diamo la parola direttamente al pastore Richard Baxter, il quale benché morto parli ancora, ed egli è dalla storia riconosciuto come un grande uomo di Dio depositario del vero ministerio di pastore, donatogli da Gesù Cristo per volontà di Dio, con molta esperienza, conoscenza della Parola di Dio e ripieno di sapienza spirituale, di cui il lettore diligente ne comprenderà di certo lo spessore spirituale di tal uomo, anche leggendo soltanto questa piccola parte estratta dal suo sermone.

«La stessa cosa si verifica quando questi uomini decantano in modo eccessivo le proprie opinioni e, nelle questioni di minor importanza, censurano tutti coloro che hanno opinioni diverse dalle loro; come se le loro opinioni e quelle di Dio fossero la stessa cosa.

Essi pretendono che tutti si conformino al loro giudizio, come se fossero i dominatori della fede della Chiesa. Così, mentre da un lato noi denunciamo l’infallibilità papale, dall’altro troppi di noi vorrebbero essere papi, esigendo rispetto per le nostre decisioni come se fossimo infallibili. Certamente la modestia non ci permette di esprimerci in modo così aperto; perciò facciamo finta che ciò a cui l’uomo si debba arrendere, sia solo l’evidenza della verità che traspare nei nostri ragionamenti dimostrando così, che il nostro zelo è per la verità e non per noi stessi.

Tuttavia, siccome ciò che proponiamo dev’essere accettato come verità, allo stesso modo anche i nostri ragionamenti devono essere considerati validi. Se poi questi nostri pensieri vengono esaminati e trovati sbagliati, (realtà che noi siamo estremamente lenti a riconoscere poiché si tratta delle nostre idee), se tutto ciò viene scoperto da altri, ecco allora che noi ci inalberiamo. Abbracciamo così la causa dei nostri errori, fino al punto da considerare ogni critica come fosse diretta alla nostra persona, finendo per reputarci gravemente offesi perché le nostre tesi, con le quali in realtà, offendiamo la verità e le anime degli uomini, sono state abbondantemente confutate.

A causa del nostro orgoglio, la situazione arriva la punto tale che, se un credente piuttosto noto si fa paladino di una tesi sbagliata, (il che non è raro), o gli concediamo la vittoria buttando a mare la verità, oppure dobbiamo passare per suoi diffamatori. Sebbene nessuno voglia prendersela con la sua persona, tuttavia egli considera ogni critica rivolta alle sue tesi, come una critica rivolta a lui personalmente, convinto che l’opinione comune consideri debole quella persona che sia solita fare uso di ragionamenti deboli. Di conseguenza, se ritenete sia vostro dovere portare alla luce gli errori e i falsi ragionamenti, mettendo a nudo le manchevolezze di queste persone, esse se ne risentono come se voi aveste screditato loro stessi. In realtà essi credono che il loro nome sia una specie di roccaforte per i loro errori e la grande considerazione in cui sono tenuti, una garanzia inattaccabile per le loro affermazioni. Il nostro spirito è talmente altezzoso che normalmente siamo insofferenti tanto verso la sostanza, quanto verso la forma di chiunque ritenga sia suo dovere rimproverarci e contraddirci.

Amiamo chi si esprime come noi, chi condivide le nostre opinioni e promuove la nostra reputazione, anche se, per altri aspetti, non è così degno della nostra stima. Al contrario, consideriamo un ingrato chi ci contraddice e la pensa in modo diverso da noi, se ci mette con schiettezza di fronte ai nostri sbagli e ci avvisa dei nostri errori. In modo particolare, facciamo parecchia fatica a sopportare i contrasti o le critiche nei dibattiti pubblici, dove lo sguardo di tutti è fissato su di noi.

Sono del parere che un linguaggio offensivo sia sempre detestabile e che, quando la nostra fedeltà verso la verità ce lo consente, dovremmo mostrarci molto più sensibili nei confronti della reputazione altrui.

Il nostro orgoglio, però, induce troppi di noi a credere che siamo oggetto del disprezzo da parte di tutti coloro che non ci ammirano e che, in particolare, non ammirano ciò che diciamo, ponendo sotto il giudizio i nostri errori più evidenti. Siamo così sensibili, che appena qualcuno ci sfiora, subito ne siamo feriti. Siamo così alteri, che tutti coloro che non sono abituati a farci complimenti e sono incapaci di adularci, fanno molta fatica a capire come possono prestarci l’attenzione che pretendiamo, o mostrarsi compiacenti ad ogni occasione, senza che vi sia una loro parola o una loro mancanza a cui i nostri spiriti altezzosi non si attacchino subito considerandoli un’offesa per il nostro onore.

Vi confesso di essermi spesso meravigliato di come questo odioso peccato venga preso alla leggera e ritenuto coerente con un cuore puro ed una vita santa mentre noi stessi condanniamo come esecrabili peccati molto meno gravi commessi dai membri della comunità.

A questo proposito, ciò che mi ha fatto meravigliare ancora di più è stata la differenza tra predicatori “timorati di Dio” e peccatori empi.

Quando parliamo agli alcolizzati, alla gente del mondo o a persone ignoranti ed inconvertite, non abbiamo remore nel gettare su loro la massima vergogna mettendoli di fronte, quanto più chiaramente possibile, al loro peccato, alla loro vergogna e alla loro miseria; e non solo ci aspettiamo che sopportino tutto questo con pazienza, ma che ci mostrino anche riconoscenza per tutto ciò. E infatti, molti di coloro a cui è rivolto il mio ministero, accettano questa riprensione. Molti peccatori senza freno, raccomanderebbero predicatori così schietti, sostenendo di non poter mostrare rispetto verso chi non li affrontasse così apertamente a causa dei loro peccati.

Al contrario, se invece affrontiamo gli errori e i peccati di questi giusti pastori, anziché onorarli e riverirli rivolgendoci loro con parole dolcissime, se non stemperiamo i nostri rimproveri e delle nostre confutazioni, ecco che se ne risentono come se si trattasse di ingiurie insopportabili.

Fratelli, capisco che si tratta di una triste confessione, ma il fatto che tutto questo esista in mezzo a noi, dovrebbe dispiacerci molto di più del semplice sentirlo dire.

Se questo male si potesse nascondere, non l’avrei esposto così apertamente davanti a tutti; purtroppo, è già evidente anche agli occhi del mondo!

Abbiamo disonorato noi stessi facendo un idolo del nostro onore; predichiamo e proclamiamo al mondo intero ciò che in realtà è la nostra vergogna.» [Tratto dal libro: “L’Opera del pastore”, di Richard Baxter, edizioni Passaggio, 2003]

Riassumendo, Nicola Martella essendo stato confutato ampiamente sull’argomento in questione, anche se lo stesso abbia cercato di giustificarne la sussistenza come conclusioni esegetiche e non dottrinali, quasi che si potesse credere che in campo dottrinale si possa giungere ad una conclusione e in campo esegetico sia possibile giungere all’opposto, rimane ferma la sostanza dei fatti, e cioè che il Martella pressato dalle confutazioni del Butindaro ha reagito malamente contro quest’ultimo, reagendo negativamente proprio come ne ha descritto delle caratteristiche il Baxter, manifestando, appunto, il suo orgoglio, nell’essere insofferente all’esortazione a correggere i propri errori, inalberandosi e cercando in tutti i modi di giustificare quanto da lui detto, facendo uso di sapienza umana, di discorsi filosofici pieni di vacuità di parole e persino rivolgendosi alle lingue sconosciute ai fratelli che leggono.

Un riguardo particolare merita questa citazione negli scritti del Martella di parole e spiegazioni riferentesi alle lingue, le quali sono da Martella tanto avversate se provengono da un ambiente pentecostale, di cui contro viene detto che è preferibile dire cinque parole intelligibili che diecimila in lingue incomprensibili, ma di cui lui stesso fa un uso spasmodico di lingue incomprensibili a chi ascolta e a chi legge, scrivendo ed invocando con parole in greco ed ebraico presunti significati a lui favorevoli, rendendosi così colpevole dello stesso peccato che con tanto accanimento condanna nei pentecostali, in quanto entrambi producono le stesse conseguenze in chi legge o ascolta: ‘non sono intelligibili e non edificano l’ascoltatore o il lettore’.

Questo fenomeno dell’uso spropositato delle lingue originali, che io definisco “Greek Bombing”, ossia bombardamento di greco ed ebraico con lo scopo di cercare di convincere l’uditorio di aver ragione senza permettergli di riflettere e di verificare con la sola Bibbia direttamente ciò che viene detto, è disutile per la maggior parte dei santi, i quali non conoscono né il greco né l’ebraico e non avranno mai l’occasione di impararlo. Inoltre, questo fenomeno viene usato per nascondere quella incapacità di dimostrare, usando solo le parole delle sacre Scritture, che tutti possono leggere e comprendere in italiano se ciò che viene detto corrisponde a verità. Non scrivere in modo intelligibile, a mio parere, equivale a scrivere cose false. Infatti, sono i falsi dottori a scrivere in modo contorto e a fare ragionamenti insensati impregnati di filosofia e di parole vuote, mentre i santi uomini di Dio si studiano di essere semplici e facilmente comprensibili da tutti, per fare in modo che il più ampio numero di persone comprenda il discorso che viene presentato.

Ad un esame attento e profondo di ciò che costoro dicono con ampio uso delle “lingue” originali, si scopre che in sostanza non dicono nulla di veramente convincente, sono per la maggior parte delle volte discorsi di sapienza umana, presi in prestito dalla filosofia ed adattati al loro caso, infarciti di parole vacue mescolate con ciance, che non sono utili a chi legge o ascolta, perché non edificano, ma l’unica cosa che riescono a produrre è solo un gran mal di testa e confusione nella mente del lettore.

Questo avviene perché gli scritti provengono da un cuore che non ha l’obiettivo di edificare il lettore o l’ascoltatore, secondo quanto Iddio ha ordinato, ma l’unico loro obiettivo è solo quello di esaltare la propria conoscenza carnale ed innalzarsi sopra gli altri, facendo così della loro conoscenza, del loro cuore come ha detto il Baxter, un idolo, finendo così per esaltare e glorificare e rendere un culto a sé stessi, anziché servire Dio e la sua Chiesa. Cercano il plauso degli uomini ad ogni loro sermone, più che ricercare la compunzione del lettore, affinché nel suo cuore produca un pacifico frutto di ravvedimento o cresca nella conoscenza di Dio.

Fratelli nel Signore, quando leggete qualcosa che non vi è subito comprensibile, sappiate che o siete voi stessi riprovati da Dio, oppure siete davanti ad un discorso che non proviene dallo Spirito di Dio, perché ciò che proviene da Dio è semplice ed umile, comprensibile a tutti, dotti ed ignoranti; Iddio vuole che si parli a tutti e che tutti siano edificati, esortati e consolati, e per farlo non deve esserci la necessità di prendere il dizionario greco-italiano. I discorsi che Dio vuole che si facciano sono quelli semplici, comprensibili sia ai bambini di dieci anni che agli anziani di settanta, ottant’anni. Il vero ministro di Dio si studia di rendere il suo discorso più semplice possibile, per fare in modo che nell’ascoltatore non ci sia difficoltà nell’apprenderlo.

C’è una razza di gente, invece, soprattutto tra quelli che fanno uso del “Greek Bombing”, che pare che parlino e scrivano sforzandosi soprattutto di non farsi capire, anziché scrivere per farsi comprendere da tutti. Anche questa vanità avviene sotto il sole, e non c’è da meravigliarsene, era così ai tempi degli apostoli e così sarà anche domani.

Ma ringraziato sia Iddio anche per questo modo di parlare di questi uomini dotti, perché rendono difficilmente accessibili le loro falsità, pertanto coloro che sono sinceri e non hanno tempo da perdere, non dedicano le loro risorse di tempo e di pazienza nel leggere gli scritti di costoro, ma vanno a spendere il loro tempo dove la lettura produce maggiore edificazione e consolazione al loro cuore.

Fratelli nel Signore, fatevi attirare dalle cose semplici e dalle cose vere, non perdete il vostro tempo prezioso dietro ai discorsi pieni di sapienza umana, infarciti di filosofia e di parole di greco e di ebraico, perché tali discorsi vi fanno deviare dalla retta via e vi porteranno lontano dalla verità della Parola di Dio. Conducetevi da persone savie, cercando in ogni cosa quale sia la volontà perfetta dell’Iddio vivente e vero. Nessuno vi seduca con vani ragionamenti!

Giuseppe Piredda, salvato per grazia mediante la fede in Cristo Gesù.

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