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‘Non sai quello che ti perdi!’

13 novembre 2011

‘Non sai quello che ti perdi!’

Gino Avella racconta la sua conversione

Ciao, mi chiamo Gino, ho 36 anni. Ho incominciato ad interessarmi delle cose spirituali in seguito alla morte di mio fratello maggiore, quando avevo 11 anni. Devo dire che prima di allora non pensavo alle diverse dottrine esistenti, e come religioso credevo di essere a posto con me stesso, con Dio, e con gli altri.

Ero curioso di conoscere meglio le cose dell’aldilà, ma le risposte molto vaghe che ricevevo dal mondo che mi circondava non mi aiutavano certo a soddisfare la mia sete di sapere.

In quel brutto periodo un amico di lavoro di mio padre, un “cristiano evangelico”, lo consolava per la disgrazia familiare, e gli parlava della speranza che Gesù era venuto a portare sulla terra, cioè, la salvezza per tutti gli uomini attraverso la fede in Lui!

Qualche mese dopo mio padre cominciò a frequentare la stessa chiesa di quel suo collega di lavoro con tutta la famiglia. Quel suo amico, con la Bibbia alla mano ci dimostrava che la volontà di Dio non aveva niente a che fare con gli insegnamenti religiosi che avevamo ricevuto fin da bambini, e fu in quel periodo che i miei genitori si resero conto dell’esistenza del vero cristianesimo!

Per qualche anno frequentai con loro quella chiesa cristiana evangelica. Il metro che usavo per riconoscere la via giusta o la giusta religione si basava in un primo momento sul comportamento di tali credenti. Infatti la prima cosa a cui si guarda quando si entra in un posto dove si predica una certa verità è di vedere se chi proclama tale verità sia coerente o no con quello che dice. Infatti non fu così. (Questo non vuol dire che ero meglio di loro)

Tempo dopo capii che l’unico esempio di perfezione a cui guardare era Gesù Cristo e che dovevo concentrare il mio sguardo su di Lui invece che sull’uomo. Cercai tra altre professioni di fede di ascoltare la loro “campana”, ma un resoconto finale mi riconduceva là dove avevo ascoltato per la prima volta la Parola di Dio. Capii che il modo giusto per poter conoscere Dio era solo e unicamente attraverso la Sacra Bibbia. Immaginavo il vero popolo di Dio immacolato, e mi sbagliavo. Credo che tante religioni che insegnano dottrine “strane” prendono forza proprio da incoerenze e scandali dei veri figli di Dio. Comunque sia mi resi conto che Gesù era venuto tra gli uomini proprio per questo, perchè l’uomo è imperfetto per natura. Quindi la mia attenzione passò sul Creatore più che sulla “creatura”.

Ma anche se le verità che venivano ogni qualvolta predicate fossero inconfutabili, sentivo come un peso l’accettare quelle responsabilità davanti ai miei amici, diciamo pure un senso di vergogna e la paura di essere deriso dagli altri, guardato come un mezzo deficiente, mi allontanavano sempre di più.

Poi un po’ alla volta l’interesse ai divertimenti mondani mi convinse che potevo fare a meno di frequentare quella chiesa e che bastava “essere bravi e non fare male a nessuno” per essere a posto con la propria coscienza. Ma a 19 anni conobbi durante il mio anno di militare un ragazzo credente, un ragazzo che non perdeva mai l’occasione per parlare ad altri di quello che Dio aveva fatto per lui e per tutti gli uomini, e cioè che Dio ha sacrificato l’unico suo Figlio per la salvezza di tutti gli uomini.

“Non sai quello che ti perdi,” mi diceva, era una frase che mi perseguitava ogni giorno, era una frase che ogni volta mi faceva riflettere sul mio comportamento.

Mi ricordo che confidavo le mie perplessità e i miei dubbi circa la veridicità della Sacra Scrittura ad alcuni, mentre era in corso una manifestazione evangelica in piazza sotto una tenda dove si tenevano delle conferenze evangeliche. E la risposta che ricevevo era: “Gino, devi fare l’esperienza, devi abbandonarti nelle mani del Signore”.

Spesso cercavo di togliere dalla mia memoria le immagini viste in un film sulla crocifissione, ma il ricordo di quelle mani e quei piedi forati dai chiodi non mi abbandonava. Allora un giorno mi sono detto: “Esistono tutte le prove che dimostrano la venuta del Figlio di Dio sulla terra, tutti i consigli dei miei genitori tratti dalla Bibbia sono stati sempre efficaci, le mie convinzioni su quale sia il senso della vita non è altro che un illusione, cosa aspetto? E se dovessi morire senza aver fatto pace con il mio Creatore?” C’era una sola cosa da fare per non perdere la vita eterna che Dio vuole donare a chi si abbandona a Lui con fede.

Convertirsi, per ricominciare una nuova vita da peccatore perdonato! Quindi ho cominciato a pregare il Signore e a leggere con fede le Sacre Scritture, e qualche mese dopo la fine del militare, il 9 settembre 86′ ho potuto confessare pubblicamente della mia fede alla gente durante una campagna evangelica.

Da allora posso affermare che non avrei potuto fare della mia vita una scelta migliore, molte volte il Signore mi ha dimostrato la prova tangibile del suo amore per me, in tutti i miei bisogni, per non parlare della pace che Dio infonde negli uomini che confidano in LUI!

Giov. 14:27 “Io vi lascio la pace, vi dono la Mia pace; Io ve la dono, non come la dà il mondo”.

Gino Avella

7/04/2002

[Tratto dal libro: “Testimonianze – Vol. 2“, curato da Illuminato e Giacinto Butindaro]

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