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Dal fango del peccato alla vera vita

14 novembre 2011

Dal fango del peccato alla vera vita

Marco Marino racconta la sua conversione a Cristo

Pace a voi, mi chiamo Marco, ho 28 anni, e vorrei raccontare le grandi cose che Gesù ha fatto per me. Sin da bambino ho sentito parlare del Signore, i miei primi ricordi di Lui risalgono a mia nonna e a mia madre, all’età in cui non sapevo neanche leggere sono state per me come una lettera aperta che mi parlava ogni giorno di Cristo, del Suo amore, della Sua disciplina, della Sua gioia, della Sua sofferenza, della Sua nobiltà. Dio era parte della mia piccola vita, un giorno, avevo sette-otto anni, mi rifiutai di recitare il rosario a scuola, dicendo che Dio non voleva che si pregasse così, e anzi, rincarando la dose, dissi alla mia maestra che se proprio lo voleva sapere il mio anziano pastore parlava molto meglio del suo papa. Alle sue critiche seguirono le mie lacrime, sapevo che io ero dalla parte della verità, lo sapevo col cuore, ma non ero in grado di esprimerlo in modo compiuto, e questo mi faceva soffrire.

Andavo alla scuola domenicale, tutte quelle storie, quei nomi così diversi da quelli che sentivo ogni giorno, i grandi profeti di Dio, la forza e l’amore di Gesù, mi affascinavano moltissimo, mi sentivo diverso dalla maggioranza, e questo non mi causava alcun problema di carattere psicologico o sociale, ma anzi la conoscenza della Parola di Dio contribuiva ad alimentare la mia vivissima curiosità, mi sentivo veramente privilegiato.

Un giorno, proprio in una lezione di scuola domenicale un pensiero mi fulminò, ma Dio esiste veramente? Certo, avevo sentito parlare di Lui migliaia di volte, ma io l’avevo mai visto? Avevo pensieri contrastanti, non confessai a nessuno questo, ma ricordo che dissi: ‘Se Tu esisti fatti conoscere da me!’ Crescendo, la mia vita iniziava a prendermi sempre di più. La scuola, lo sport, gli amici, le ragazze, iniziai ad essere abbagliato da quelle luci che la fiera del mondo fà lampeggiare sulla nostra vita, vedevo che mi davano di più di quella fede mentale che avevo in Gesù. Ero un cristiano nominale, certo credevo in Gesù, come credevo che era esistito un tempo Cesare, l’avevo letto sui libri, di Gesù avevo letto dalla Bibbia, non cambiava poi molto. A volte in chiesa, ci andavo tutte le domeniche, mi commuovevo, piangevo anche ogni tanto, ma poi fuori ero preso totalmente dalla mia vita, e non mi ponevo certo il problema che alcune cose che facevo dispiacessero al Signore, non mi interessavo molto della Sua volontà nella mia vita. Io ero il centro della mia vita. Ero contento della mia vita, ero felice, una volta al liceo tutti noi in classe parlavamo con la nostra insegnante-amica di letteratura italiana, dei problemi dei giovani, mi ritrovai ad affermare in tutta sincerità, candidamente, che io non avevo problemi, forse dissi sorridendo, il mio problema è che non ho problemi. A scuola ero sempre ben voluto da tutti, giocavo a calcio, a basket, alle feste ero sempre simpatico con tutti, pronto a bere in compagnia, a fumare, a fare battute divertendomi e divertendo gli altri. Finito il liceo, finirono quei momenti spensierati, felici. Mi iscrissi a una facoltà molto dura, studiavo sodo, da un lato perché mi piaceva ciò che avevo scelto, dall’altro perchè c’era dentro me la volontà di farcela, era una sfida, fermarsi significava essere stato sconfitto. Non frequentavo più i vecchi amici, ognuno aveva preso la sua strada, a volte ci incontravamo, ma la “magia” dei tempi passati era sparita, ognuno aveva i propri interessi, la propria vita. Nei primi tre anni misi tutto me stesso negli studi, per me la conoscenza era la cosa più nobile che esistesse, avevo messo Gesù ormai da parte, i miei idoli erano i grandi fisici, i grandi filosofi, insomma quelli che eccellevano nel campo della conoscenza umana. Quanta immaturità, quanta superbia avevo nel mio cuore, desideravo essere uno di loro, parlare come loro, ma soprattutto pensare come loro. Lo stress era tanto, avevo fumato sempre qualche sigaretta, ma in quel periodo, venti, ventuno anni, divenni lentamente schiavo di quel vizio. La sera, quando uscivo bevevo, nei locali e nelle discoteche per rilassarmi e “stare in partita” bevevo superalcolici. Come mai ero attratto da queste cose? Evidentemente la mia vita non mi soddisfaceva, mi andava stretta. Iniziai a pormi quelle domande che prima o poi in qualche modo tutti ci poniamo, da dove venivo, dove stavo andando, esisteva la felicità? Se sì, come si otteneva?

Iniziai a interrogare la scienza, all’inizio sembrava che avesse molte risposte, ma in realtà essa stessa, per bocca di uno dei suoi più illustri rappresentanti mi disse che non sapeva esattamente e con certezza dire come aveva avuto origine l’universo, porsi poi il problema di cosa ci fosse prima dell’universo era completamente da folli, nessuno poteva dirmi niente. Dietro quelle formule complicatissime, c’era il nulla. 1 Corinzi 3:18 Nessuno s’inganni. Se qualcuno tra di voi presume di essere un saggio in questo secolo, diventi pazzo per diventare saggio; 3:19 perché la sapienza di questo mondo è pazzia davanti a Dio. Infatti è scritto: «Egli prende i sapienti nella loro astuzia». Allora, mi dissi, può darsi che la religione ha le risposte che cerco. Andai molto lontano, avevo la verità a portata di mano, ma volli veder cosa dicevano le filosofie orientali. Lessi sul buddismo, sullo zen, sull’induismo, ognuna aveva una propria strada ma a me quella strada non portò assolutamente nulla. Ero sempre lo stesso, con le stesse domande e lo stesso vuoto. Isaia 44:6 «Così parla il SIGNORE, re d’Israele e suo salvatore, il SIGNORE degli eserciti: Io sono il primo e sono l’ultimo, e fuori di me non c’è Dio».

Iniziai ad osservare che intorno a me c’era tanto dolore e sofferenza, vidi che il mondo non andava nel modo giusto, oramai non sorridevo più, lentamente mi accorsi che non ridevo quasi più oramai, da parecchio tempo. Il male e la tristezza che vedevo fuori, era in realtà il riflesso di ciò che avevo dentro. Ma gloria a Dio anche per quei momenti, Perché la tristezza secondo Dio produce un ravvedimento che porta alla salvezza (2 Corinzi 7:10)

Al liceo qualche volta avevo fumato hashish, erba, così per andare un po’ oltre i confini leciti. Beh, iniziai a rispolverare dalla soffitta della mia vita le cartine, e lentamente, mi ritrovai ad essere un abitue’ dello spinello. Quando fumavo la mia mente era stordita, così non pensavo. Ciò che in passato era stata la mia vita, il pensiero, era ora il nemico dal quale cercavo disperatamente di fuggire. Pensare faceva male adesso.

Gli studi andavano avanti, la sera, quando mi andava, uscivo dalla mia tana, andavo in qualche locale, bevevo, conoscevo gente, e l’indomani mattina tornavo a casa, più vuoto del giorno precedente. Al liceo avevo conosciuto un amico, non ci eravamo frequentati mai, ma in quegli anni iniziammo a uscire insieme. Iniziai a provare droghe pesanti, molto pesanti. Non ho mai avuto la dipendenza fisica, ma la mia vita era talmente vuota e allo stesso tempo piena di amarezza e insoddisfazione, che la droga più che un bisogno era un cosciente, voluto desiderio di evasione da un mondo che non mi piaceva per niente. E neanche io mi piacevo.

Sono stato in brutte situazioni, con gente di malaffare, in postacci luridi, Luca 15:15 Allora si mise con uno degli abitanti di quel paese, il quale lo mandò nei suoi campi a pascolare i porci.

Un giorno accompagnai una ragazza che stavo aiutando in matematica, alla sua università, per un esame, e lì incontrai la ragazza di un mio vecchio amico dell’estate, con cui la sera in spiaggia cantavo ai falò che i ragazzi fanno al campeggio al mare. Erano anni che non ci vedevamo. Lei mi chiese di darle una mano in matematica, accettai, così mi rividi con questo mio vecchio amico, che nel frattempo era diventato bravo a suonare la chitarra, mi disse che lui e il suo gruppo erano alla ricerca di un cantante, vuoi venire a provare tu? Per me ormai i tempi di Pino Daniele sulla spiaggia e della spensieratezza giovanile erano finiti da un pezzo, ascoltavo tutt’altro genere di musica avevo tutt’un’altra vita, ma mi dissi, perché no! Ci mancava solo questa. Si riunivano nella vecchia casa della nonna del mio amico, ormai abbandonata, in un quartiere di Napoli, a Poggioreale. Quando arrivai all’appuntamento, sentii un rumore assordante che usciva da quella stanza. Quel posto mi catturò, iniziai a frequentarli.

Lì si beveva, si fumava, e io sfogavo me stesso con la musica. Ci incontravamo una volta la settimana, ma con gli altri sei sprofondavo ancora di più, il vuoto c’era sempre, e quella musica anche se cantata e suonata a volume assordante non riusciva a coprire il rumore della tempesta nel mio cuore. Sprofondavo sempre di più. Mi sentivo così vuoto. C’era qualcosa dentro che mi pesava, era il peccato, ma non lo sapevo, o forse facevo finta di ignorarlo. Ma non si poteva, c’era e si sentiva.

Un giorno ascoltai una radio che parlava di Gesù, radioevangelo, si parlava dell’amore di Dio, del vuoto che Egli avrebbe riempito se solo l’avessi fatto entrare nella mia vita. E poi si parlava di Gesù, di quel Gesù che avevo da tanto messo fuori dal mio cuore ma che non mi aveva mai smesso di cercarmi. Dio bussò alla porta del mio cuore. Fu come una goccia che cadeva nel deserto. Poco tempo dopo, mi trovai ad andare in chiesa e rimasi colpito dal vedere la serenità di quelle semplici persone, in particolare notavo nei giovani uno sguardo felice, che io non avevo. Iniziai ad ascoltare attentamente ciò che il pastore diceva, o meglio ciò che Dio tramite il pastore mi diceva, il Signore, il Gran Vasellaio, iniziava a lavorare il mio cuore. Egli spinse un gruppo di giovani ad invitarmi a uscire con loro, e io accettai.

Li sentivo parlare di Dio, e non dei soliti discorsi che ero abituato ad ascoltare nei locali, nelle feste, all’università’, in palestra. “Ieri il Signore mi ha detto” dicevano, anche se ammiravo la loro fede, per me ciò era incomprensibile. Mi venne in mente la scuola domenicale. Un pomeriggio vennero a casa mia e lessero il passo di Isaia capitolo 53. Lo Spirito Santo parlò al mio cuore, il mio Filippo (Atti cap. 8:26-38) mi disse che la Persona di cui il profeta parlava era Gesù, Dio aveva parlato al mio cuore.

Il giorno dopo, aprile del 1999, ero solo a casa, una bellissima giornata di sole, presi a pensare a Gesù. Perché era morto? Perché tanto dolore anche per Lui? Presi la Bibbia, quel libro che conoscevo bene ma che non avevo mai realmente letto, andai a cercare il passo in cui Giovanni ci parla della Sua crocifissione, il diciannovesimo capitolo del suo evangelo. Mentre lo leggevo dei brividi percorsero la mia pelle, sentii che il cuore si stava riscaldando, iniziai a piangere per il dolore che Gesù aveva subito. Finalmente compresi. Ritrovai finalmente me stesso, al Golgota. Mi vidi insieme a quei soldati che gli davano dei calci e dei pugni, quante volte avevo preso a calci la mia fede, e quindi il mio Salvatore, ero parte di quella folla che lo ingiuriava, quante volte mi ero beffato dei fratelli, del mio pastore, di mia madre…di Gesù. Anch’io ero colpevole, ma nonostante tutto il Creatore del cielo e della terra, l’eterno Gesù Cristo, Re di gloria e Signore dei signori, stava morendo per me. Egli aveva preso la punizione che dovevo prendere io, il giusto giudizio di Dio che meritavo lo ha preso Lui, non mi ha dato ciò che meritavo, ma Dio in Cristo Gesù mi dava ciò che io non meritavo affatto, il perdono per i miei peccati dal momento che un Altro aveva pagato al mio posto. Oh mirabile grazia di Dio, quale amore meraviglioso!

Mi inginocchiai, provai un senso di vergogna per quello che ero e per essere andato a Lui solo ora che avevo bisogno, ma ebbi fiducia in Lui e mi feci avanti, in lacrime andai ai piedi di quella croce, ringraziai Gesù per essere morto al mio posto, Gli chiesi perdono per i miei peccati, gli dissi Signore salvami, ti prego.(Matteo 14:30b). In quel preciso momento sentii una pace profonda scendere nel mio cuore, ero nato di nuovo (Giovanni 3), piangevo ancora ma questa volta per la gioia. Dio mi aveva salvato, adesso ero un cristiano. Quel peso che sentivo era sparito completamente. Gesù era morto per me e ora io volevo vivere per Lui.

Gesù è vivente, dopo tre giorni lasciò la tomba vuota, e da quel giorno in cui l’avevo invocato Egli era venuto ad abitare nel mio cuore. Iniziai a frequentare tutti i culti, ascoltavo ogni giorno radioevangelo, Dio mi parlava tramite la lettura della Sua parola e tramite la preghiera. Un giorno ero a casa, al piano superiore, ero in ginocchio dinanzi la Sua presenza, in silenzio, a un certo punto sentii dentro di me delle parole in una lingua a me sconosciuta. Sapevo da sempre che il Signore battezzava nel Suo Spirito Santo, anche quando ero nel mondo, nei momenti più bui il ricordo di quel segno che non mi riuscivo a spiegare a volte mi accompagnava. Ma in quella circostanza pensai che avevo sentito qualche parola da qualche fratello e ora la ripescavo da dentro.

Non ne feci parola con nessuno. Quell’estate, del 1999, andai a un campeggio estivo, a Roccamonfina, in provincia di Caserta. Una sera al culto, Dio mi parlò del fuoco dal cielo che aveva fatto scendere in seguito ad una preghiera di un Suo profeta, Elia. Dopo il culto, andammo a cena, ma io non avevo fame. O meglio, non avevo fame di cibo naturale. C’era qualcosa che mi richiamava nel locale di culto. Mi alzai, andai nella chiesa ormai vuota, mi inginocchiai al primo banco, ed iniziai ad invocare il Signore. Fu allora che sentii il fuoco scendere dal cielo, fiumi d’acqua viva mi inondarono, parlavo in lingue, ma non era quella la cosa più bella, la cosa più meravigliosa era la presenza potente di Dio su di me, la gioia, la comunione, l’amore che Egli stava riversando su me. Gesù mi aveva battezzato nel Suo Spirito Santo. Scesi da quel raduno con un fuoco dentro che da allora non si è mai più spento.

Il 7 Novembre del 1999 sono sceso nelle acque battesimali, facendo un patto per servirLo per vita e per morte.

Dio mi ha fatto incontrare una Sua figliuola, provavamo simpatia l’uno per l’altra. Una sera dopo la lettura della Sua parola, mi fece comprendere che quella era la donna che Lui aveva scelto per me. Ci fidanzammo e a settembre scorso ci siamo sposati. Adesso lei aspetta un bambino, che, se Dio vuole, nascerà a Novembre. Gesù con la Sua potente Parola ha colmato il vuoto che avevo dandomi la vera pace (Rom 5:1) ed ha calmato la tempesta che avevo nella mia anima (Marco 4:35-41). Non faccio più le cose di prima, perché Cristo mi ha liberato dalla schiavitù del peccato: Se dunque uno è in Cristo è una nuova creatura, le cose vecchie sono passate, ecco son diventate nuove (2 Corinzi 5:17).

Ha messo in me il desiderio di servirLo, ogni giorno, nonostante non sia certo perfetto, ma ora cammino per la fede nel Suo nome tendendo alla perfezione, e so che Egli santificherà la mia vita, se io non ostacolerò l’opera dello Spirito Santo in me.

Adesso sono veramente felice, voglio testimoniare al mondo intero che Gesù è il Salvatore del mondo, e prego il Signore che mi renda più fedele affinché possa servirLo meglio e vederLo un giorno faccia a faccia, come Egli è, per stare con Lui tutta l’eternità.

A Dio sia la gloria, da ora in eterno, Amen.

Marco Marino

Testimonianza ricevuta tramite e-mail

[Tratto dal libro: “Testimonianze – Vol. 2“, curato da Illuminato e Giacinto Butindaro]

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