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‘Il sangue prezioso del Signore mi ha redenta’

15 novembre 2011

‘Il sangue prezioso del Signore mi ha redenta’

Aurora racconta la sua conversione a Cristo

Oggi compio 70 anni, fino a poco tempo fa mi sarei chiesta: che cosa ne ho fatto della mia vita?

Fin da piccola benché ribelle e caparbia sapevo che avrei dedicato la mia vita al Signore e nella mia superbia credevo di fare cose grandi dedicandomi a coloro che soffrono, ma soprattutto offrendo la mia gioventù a Gesù.

Quanta ingenuità e quanta stima di me stessa avevo nella fantasia dei miei pochi anni.

A 18 anni sono entrata in convento con tutto lo slancio del mio amore e ciò che vedevo rosa piano piano è diventato grigio e poi nero, perché l’ambiente che credevo una famiglia e un luogo di pace e di amore, non era altro che un luogo di vizio e di peccato.

Non è tutto oro ciò che riluce, attraverso la sofferenza, gli sbagli, le incomprensioni, i peccati, mi sono accorta che non ero nel vero, ma imputavo a tutto ciò la mia indegnità e mi sentivo rifiutata e abbandonata dal Signore.

Dopo 25 anni di vita claustrale non sentivo assolutamente più niente, il vuoto assoluto.

Ho lasciato il convento chiedendo aiuto ai miei, dicendo loro che ero al culmine della disperazione e che l’alternativa al mio ritorno a casa, sarebbe stato il suicidio, mi accolsero con gioia, malgrado le difficoltà di reinserimento, anche da un punto di vista di autonomia economica, poiché pur avendo lavorato gratuitamente per 25 anni come suora ospedaliera con la qualifica di caposala sono stata gettata allo sbaraglio nella vita del mondo, non interessandosi più di me come se non avessi fatto parte di loro per tanto tempo, impedendo anche di essere assunta in forma civile, nel mio lavoro.

La mia anima tormentata da tanti dubbi pensava che anche il Signore mi avesse abbandonato.

Per 2 anni mi sono arrangiata per guadagnarmi da vivere, dopo di che ho incontrato mio marito, mi sono innamorata di amore terreno e l’ho amato con tutto il cuore.

Ho chiesto la dispensa da Roma e mi sono sposata in chiesa.

Ho vissuta in relativa pace accontentandomi delle gioie terrene e chiudendo gli orecchi e il cuore al richiamo di Gesù.

Questa pace effimera è durata 7 anni, poi improvvisamente è venuto a mancare l’oggetto del mio amore, perché è morto improvvisamente.

Mi sono sentita in colpa e sono caduta nella disperazione, ho gridato al Signore ma non ho sentito la sua risposta.

Per scontare la mia colpa sono stata tutti i giorni o quasi in chiesa e pregavo, oppure pensavo di pregare e insistevo malgrado il vuoto infinito che sentivo dentro di me.

Sono stata cattiva, ribelle, mi sentivo il mondo intero che gravava sopra le mie spalle, pensavo che nessuno mi volesse più bene e la sofferenza ha scavato un solco immenso nella mia anima.

Improvvisa è giunta la malattia grave e la sofferenza fisica a causa della chemioterapia abbinata alla sofferenza dell’anima ha fatto sì che desiderassi la morte per metter fine a questa vita vuota e desolata.

Un giorno Marcello, mio fratello mi ha parlato della Chiesa evangelica pentecostale e mi ha invitato ad andare con lui e mia cognata Vilca a vedere. Io l’ho preso per mancante di cervello, ho pensato che stesse invecchiando o che volesse scherzare, non ci sono andata.

Questo per due o tre domeniche, una domenica per pura curiosità e per non stare in casa da sola ci sono andata, mio fratello mi ha presentata a vari fratelli in particolare Franco e Marisa.

Ho partecipato al culto e dentro di me pensavo ‘Questa gente è stata presa da isterismo collettivo!’.

All’uscita in pastore Tilenni mi ha dato il benvenuto ed io con una certa strafottenza ho ribattuto che ero lì come semplice spettatrice.

Non ho avuto più pace, se pace si poteva chiamare ciò che avevo prima, era come se un tarlo rodesse la mia anima e mi faceva riflettere sulla mia vita passata, tutti si sono prodigati per parlarmi del Signore, anche da Bari un fratello mi incoraggiava e mi parlava del Signore: ‘Aurora, Gesù ti ama!’

Ho lasciato passare una settimana, ma poi come se una forza interiore mi spingesse sono tornata e tutte le volte piangevo e pensavo che non era possibile che esistesse una fede così grande, sentire la presenza del Signore Gesù e credere di non fare parte di tale corpo mistico, di non esserne degna.

11 marzo 2001 – Il pastore Tilenni ha parlato di Maria e Marta in casa di Lazzaro.

Non credo di essere all’altezza di descrivere ciò che ho provato nella mia anima, non vedevo più niente, non sentivo più nessuno, solo la voce di Gesù nel mio cuore che mi diceva: ‘Aurora, Io sono qui e ti chiamo!!’

Il cuore mi si spezzava dalla commozione, ho provato delle sensazioni così forti che credevo di morire lì alla presenza di Gesù Redentore mio. Finalmente Signore ho sentito la Tua voce e come Maria rispondo commossa: ‘Eccomi!!’ Riempimi del Tuo amore, grazie, Alleluia.

Sento che sono cambiata, il sangue prezioso del Signore mi ha redenta, il Suo Santo Spirito veglia su di me. Non temo più alcun male perché Lui mi dà sicurezza e fiducia.

Aurora

31 marzo 2001

[Tratto dal libro: “Testimonianze – Vol. 2“, curato da Illuminato e Giacinto Butindaro]

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