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Si sono fatti un Dio che non regna sovrano su tutto e tutti, in quanto esistono degli eventi che accadono per caso

13 dicembre 2011

Si sono fatti un Dio che non regna sovrano su tutto e tutti, in quanto esistono degli eventi che accadono per caso

Il loro Dio non regna sovrano su tutto e tutti, perchè loro dicono che ci sono degli eventi che accadono semplicemente per caso. Costoro dunque credono al caso.
Secondo la Scrittura nulla avviene per caso, infatti persino un passero cade a terra non per caso ma per volere di Dio, secondo che ha detto Gesù: “Due passeri non si vendon essi per un soldo? Eppure non ne cade uno solo in terra senza del Padre vostro” (Matteo 10:29).
Nella Bibbia è vero si parla di fatti avvenuti ‘per caso’ o comunque di fatti dovuti ad errori umani o involontarietà, ma nell’esaminarli attentamente anch’essi rientrano nel volere di Dio, e quindi fanno parte di quei suoi decreti sovrani che Egli attua facendoli sembrare come degli eventi fortuiti. Vediamoli brevemente.
Il primo è quello di Achab, re d’Israele, la cui morte fu causata da un freccia scoccata a caso da qualcuno (cfr. 1 Re 22:34). Ma se leggiamo tutta la storia ci accorgeremo che egli morì proprio in quella battaglia, perché così Dio aveva predetto ad Achab tramite il profeta Micaiah, secondo che è scritto: “E Micaiah disse: ‘Se tu ritorni sano e salvo, non sarà l’Eterno quegli che avrà parlato per bocca mia’. E aggiunse: ‘Udite questo, o voi, popoli tutti!’ (1 Re 22:28). E dunque quel soldato che scoccò ‘casualmente’ quella freccia con il suo arco, la scoccò per volere di Dio, in quanto si dovevano adempiere le parole del profeta secondo cui Achab non sarebbe tornato vivo da quella battaglia. Perciò fu Dio a farlo colpire mortalmente da quella freccia. Perchè dunque c’è scritto che “qualcuno scoccò a caso la freccia del suo arco”? Per far comprendere ai savi che anche l’evento che può sembrare il più insignificante agli uomini è diretto da Dio, affinchè si adempia il suo piano, il suo disegno innanzi formato. Certamente chi scoccò casualmente quella freccia, non poteva sapere di averla scoccata per decreto e volontà di Dio; ma certamente coloro che erano a conoscenza della predizione fatta dal profeta Micaiah compresero che ciò era avvenuto per volere di Dio.
Il secondo è quello di Ruth, la Moabita. E’ scritto: “Or Naomi aveva un parente di suo marito, uomo potente e ricco, della famiglia di Elimelec, che si chiamava Boaz. Ruth, la Moabita, disse a Naomi: ‘Lasciami andare nei campi a spigolare dietro a colui agli occhi del quale avrò trovato grazia’. Ed ella le rispose: ‘Va’ figliuola mia’. Ruth andò dunque e si mise a spigolare in un campo dietro ai mietitori; e per caso le avvenne di trovarsi nella parte di terra appartenente a Boaz, ch’era della famiglia di Elimelec” (Ruth 2:1-3). Fu veramente un caso che Ruth si trovò a spigolare in un campo di proprietà di Boaz? Certamente no, perchè come nel precedente esempio qualcuno per caso scoccò la freccia dal suo arco perchè così aveva decretato e voluto Dio, così anche Ruth si trovò a spigolare in quel particolare campo per decreto e volere di Dio, e questo lo si capisce sia dalla reazione di sua suocera e dalle parole che le rivolse quando lo venne a sapere, secondo che è scritto: “La suocera le chiese: ‘Dove hai spigolato oggi? Dove hai lavorato? Benedetto colui che t’ha fatto così buona accoglienza!’ E Ruth disse alla suocera presso di chi avea lavorato, e aggiunse: ‘L’uomo presso il quale ho lavorato oggi, si chiama Boaz’. E Naomi disse alla sua nuora: ‘Sia egli benedetto dall’Eterno, poiché non ha rinunziato a mostrare ai vivi la bontà ch’ebbe verso i morti!’ E aggiunse: ‘Quest’uomo è nostro parente stretto; è di quelli che hanno su noi il diritto di riscatto’. E Ruth, la Moabita: ‘M’ha anche detto: Rimani coi miei servi, finché abbian finita tutta la mia messe’. E Naomi disse a Ruth sua nuora: ‘È bene, figliuola mia, che tu vada con le sue serve e non ti si trovi in un altro campo’ ” (Ruth 2:19-22) – Non mi paiono queste parole di Naomi le parole di una che credeva che si fosse trattato di un caso – Ed anche dalle parole delle donne quando vennero poi a sapere che Ruth aveva partorito un figlio a Boaz, secondo che è scritto: “Così Boaz prese Ruth, che divenne sua moglie. Egli entrò da lei, e l’Eterno le diè la grazia di concepire, ed ella partorì un figliuolo. E le donne dicevano a Naomi: ‘Benedetto l’Eterno, il quale non ha permesso che oggi ti mancasse un continuatore della tua famiglia! Il nome di lui sia celebrato in Israele!” (Ruth 4:13-14). Dunque, quelle donne riconoscevano che Ruth si era trovata a spigolare nel campo di Boaz, perchè Dio aveva voluto dare a Naomi un continuatore della sua famiglia, in quanto prima le era morto il marito e poi le erano morti ambedue i figli (Ruth 1:5). Ma Dio supplì a questa mancanza facendo incontrare Ruth con Boaz, facendoli sposare, e poi dandogli un figlio di nome Obed, che fu padre d’Isai, padre di Davide. E quindi fa parte della geneaologia di Gesù Cristo (Matteo 1:5).
Il terzo è quello di colui che uccideva qualcuno involontariamente, e quindi accidentalmente, e per il quale la legge di Mosè non prescriveva la morte in quanto gli ordinava di recarsi in una delle città di rifugio fino alla morte del sommo sacerdote. Ascoltate quello che dice la legge: “Ed ecco in qual caso l’omicida che vi si rifugerà avrà salva la vita: chiunque avrà ucciso il suo prossimo involontariamente, senza che l’abbia odiato prima, – come se uno, ad esempio, va al bosco col suo compagno a tagliar delle legna e, mentre la mano avventa la scure per abbatter l’albero, il ferro gli sfugge dal manico e colpisce il compagno sì ch’egli ne muoia, – quel tale si rifugerà in una di queste città ed avrà salva la vita; altrimenti, il vindice del sangue, mentre l’ira gli arde in cuore, potrebbe inseguire l’omicida e, quando sia lungo il cammino da fare, raggiungerlo e colpirlo a morte, mentre non era degno di morte, in quanto che non aveva prima odiato il compagno” (Deuteronomio 19:4-6). Notate che è Dio a dire che quell’uomo ha ucciso il suo prossimo involontariamente, quindi senza la volontà premeditata di ucciderlo. Quindi in caso di omicidio involontario, l’omicida aveva salva la vita. Ma l’involontarietà dell’uomo non significa che Dio non c’entra niente, perchè è pur sempre Dio che ha fatto sì che quell’omicidio si verificasse. Ascoltate infatti quello che dice sempre Dio nella legge: “Chi percuote un uomo sì ch’egli muoia, dev’essere messo a morte. Se non gli ha teso agguato, ma Dio gliel’ha fatto cader sotto mano, io ti stabilirò un luogo dov’ei si possa rifugiare. Se alcuno con premeditazione uccide il suo prossimo mediante insidia, tu lo strapperai anche dal mio altare, per farlo morire” (Esodo 21:12-14). Notate che nel caso di omicidio involontario, senza premeditazione dunque, è comunque Dio che fa cadere quell’uomo per mano dell’omicida involontario. Questo proprio mostra come il caso non esista neppure nel caso di omicidio involontario.
E che il caso non esiste si evince anche dalla pratica del tirare a sorte, che era una pratica usata dagli Ebrei in svariate circostanze con la certezza che chi veniva designato dalla sorte veniva designato per decisione di Dio, secondo che è scritto: “Si gettan le sorti nel grembo, ma ogni decisione vien dall’Eterno” (Proverbi 16:33). A conferma di ciò citiamo l’esempio di Saul che fu designato re d’Israele da Dio dinnanzi al popolo tramite la sorte, secondo che è scritto: “Poi Samuele convocò il popolo dinanzi all’Eterno a Mitspa, e disse ai figliuoli d’Israele: ‘Così dice l’Eterno, l’Iddio d’Israele: Io trassi Israele dall’Egitto, e vi liberai dalle mani degli Egiziani e dalle mani di tutti i regni che vi opprimevano. Ma oggi voi rigettate l’Iddio vostro che vi salvò da tutti i vostri mali e da tutte le vostre tribolazioni, e gli dite: Stabilisci su di noi un re! Or dunque presentatevi nel cospetto dell’Eterno per tribù e per migliaia’. Poi Samuele fece accostare tutte le tribù d’Israele, e la tribù di Beniamino fu designata dalla sorte. Fece quindi accostare la tribù di Beniamino per famiglie, e la famiglia di Matri fu designata dalla sorte. Poi fu designato Saul, figliuolo di Kis; e lo cercarono, ma non fu trovato. Allora consultarono di nuovo l’Eterno: ‘Quell’uomo è egli già venuto qua?’ L’Eterno rispose: ‘Guardate, ei s’è nascosto fra i bagagli’. Corsero a trarlo di là; e quand’egli si presentò in mezzo al popolo, era più alto di tutta la gente dalle spalle in su. E Samuele disse a tutto il popolo: ‘Vedete colui che l’Eterno si è scelto? Non v’è alcuno in tutto il popolo che sia pari a lui’. E tutto il popolo diè in esclamazioni di gioia, gridando: ‘Viva il re!’ ” (1 Samuele 10:17-24). Ma vogliamo citare anche l’esempio della designazione di Mattia quale apostolo che doveva prendere il posto di Giuda Iscariota, secondo che è scritto: “E ne presentarono due: Giuseppe, detto Barsabba, il quale era soprannominato Giusto, e Mattia. E, pregando, dissero: Tu, Signore, che conosci i cuori di tutti, mostra quale di questi due hai scelto per prendere in questo ministerio ed apostolato il posto che Giuda ha abbandonato per andarsene al suo luogo. E li trassero a sorte, e la sorte cadde su Mattia, che fu associato agli undici apostoli” (Atti 1:23-26). Vorrei che notaste come i discepoli nel pregare Dio, erano convinti che tramite la sorte Dio avrebbe fatto loro conoscere chi Egli aveva scelto quale successore di Giuda Iscariota. Ora, se il risultato del tirare a sorte, che può sembrare una pratica che si basa sul caso, non è affatto il risultato del caso, ma di una decisione divina, non si può credere al caso.

[Tratto dal libro scritto da Giacinto Butindaro dal titolo: “Si sono fatti un Dio su misura“, Roma – agosto 2011]

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