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Considerazioni sulla copertura dei peccati carnali che avvengono nelle Chiese

21 dicembre 2011

Considerazioni sulla copertura dei peccati carnali che avvengono nelle Chiese

Fratelli nel Signore, ogni tanto si viene a conoscenza che dei membri di qualche comunità commettono dei peccati legati alle concupiscenze della carne, diffamando così la via della Verità. In seguito a ciò, avviene che i pastori e altri fratelli della comunità e dirigenti dell’organizzazione tutta, anziché riprendere ed esercitare la disciplina a carico di coloro che hanno commesso il peccato, compiono un insieme di atti per cercare di coprirlo e di non farlo venire alla luce.

Quand’anche costoro riuscissero a nascondere lo scandalo alle persone del mondo che sono lontane dalla comunità coinvolta, pure i danni, la disapprovazione di qualcuno del luogo che ne viene a conoscenza ci sarà sempre; pertanto, essendo che il peccato è compiuto e gli effetti non potranno mai essere nascosti completamente, c’è sempre qualcuno che ne viene a conoscenza e disapprova una tale condotta dissoluta. Quindi, è inutile e dannoso cercare di nasconderlo, perché quest’azione di copertura e di favoreggiamento verso il peccatore e il peccato rende tale situazione ancor più deplorevole e manifesta una cattiva coscienza in coloro che agiscono in questa maniera, in quanto non agiscono per amore della verità e della giustizia, ma solo per salvaguardare i propri interessi personali e la propria denominazione, per continuare a presentarla al mondo senza macchia, quando invece essa è piena d’immondizia putrida che col tempo uscirà fuori con tutta la sua potenza devastante per tutte le anime, in particolar modo verso le anime giovani.

Avviene ciò che sta scritto: «Non li temete dunque; poiché non v’è niente di nascosto che non abbia ad essere scoperto, né di occulto che non abbia a venire a notizia.» (Matteo 10:26)

Coloro che si adoperano per tenere nascosto il peccato, devono rammentarsi ciò che Gesù disse all’angelo della Chiesa di Tiatiri, a causa del fatto che questi tollerava il peccato che Jezabel commetteva e promuoveva nella Chiesa.  Se Gesù ha ripreso quel pastore della comunità di Tiatiri per aver tollerato il peccato, non credete voi che Egli disapprova ancora oggi questi conduttori che dirigono la comunità dove si è consumato il peccato e lo tollerano, lo nascondono, anziché riprenderlo e applicare la disciplina necessaria sui fratelli che hanno peccato?

Eccovi, fratelli, dalla penna di Giovanni, le parole di disapprovazione del Signor nostro Gesù Cristo, contro la tolleranza del peccato: «Ma ho questo contro a te: che tu tolleri quella donna Jezabel, che si dice profetessa e insegna e seduce i miei servitori perché commettano fornicazione e mangino cose sacrificate agl’idoli. E io le ho dato tempo per ravvedersi, ed ella non vuol ravvedersi della sua fornicazione. Ecco, io getto lei sopra un letto di dolore, e quelli che commettono adulterio con lei in una gran tribolazione, se non si ravvedono delle opere d’essa.» (Apocalissse 2:20-22)

Nel coprire le malefatte, gli scandali dei membri della comunità, non c’è niente di spirituale o di savio, né per coloro che peccano, né per gli altri membri della Chiesa. Se non vengono ammoniti e messi in disciplina coloro che peccano, questi come si potranno vergognare, ravvedersi e tornare al Signore? Penseranno che se il pastore li tollera e la loro situazione non viene mal vista, andrà bene continuare in quella maniera. Quindi, la copertura del peccato porterà alla sicura perdizione dell’anima dei peccatori impenitenti, perché non sono stati spinti al ravvedimento per riconciliarsi con Dio. Le decisioni del pastore di coprire il peccato diventano una pietra d’intoppo e non una luce sul sentiero che illumina chi cammina nella via della vita. Tale azione serve soltanto per sgravare sé stesso da quei problemi e non per il bene dei peccatori, della verità e della comunità dei santi.

Oltre a ciò, con la tolleranza del peccato non si fa da freno verso gli altri membri della comunità, perché sta scritto: «Non sapete voi che un po’ di lievito fa lievitare tutta la pasta?» (1 Corinzi 5:6). Quindi, tollerando il peccato, non si farà altro che agevolarne la sua moltiplicazione all’interno della Chiesa, e altri saranno incoraggiati a commetterli.

Dunque,  è lo stesso pastore che tollerando il peccato di alcuni, promuove e agevola la morte spirituale anche di altri membri deboli della sua comunità, e avverrà inevitabilmente in tutti un calo costante e irrimediabile per quanto riguarda la crescita spirituale, la santificazione e la preghiera. I membri della comunità più maturi e spirituali saranno spinti da Dio ad abbandonare tale assemblea, per cercarne un’altra dove veramente è presente l’opera dello Spirito santo e alberga nel cuore del pastore prima e dei credenti poi, il desiderio di santificarsi e di mantenersi puri dal mondo.

È anche vero, purtroppo, che molti conduttori di Chiesa sono completamente incapaci di affrontare le problematiche che si vengono a creare a causa di certi peccati che commettono alcuni membri della loro comunità, perché non conoscono la Parola di Dio e, di conseguenza, non conoscono il punto di vista di Dio su tali cose. Talvolta, costoro sono costretti ad intervenire perché spinti ad intervenire dai membri più fedeli che amano la santità e la giustizia,  ma in questo caso manifestano tutta la loro incapacità ponendo in essere una serie di comportamenti col quale tendono a nascondere il peccato commesso, cercando di ammutolire coloro che a giusta ragione vorrebbero vedere i peccatori ammoniti e messi sotto disciplina. Non c’è sapienza nel nascondere la sporcizia di casa sotto il tappeto, perché essa non venendo rimossa definitivamente e moltiplicandosi, verrà il momento in cui l’immondizia verrà fuori tutta insieme, provocando maggiori danni di quelli che  sarebbero conseguiti affrontandoli singolarmente. Tali comunità finiscono per diventare spiritualmente sterili, i membri non sentiranno più la presenza del Signore, il pastore e gli anziani saranno privi di ogni guida dello Spirito santo, e finiranno per rendere dei culti al Signore solo con la bocca, ma il loro cuore contaminato non sarà gradito a Dio; perciò diventeranno dei sacerdoti di Dio che offriranno dei sacrifici contaminati, difettosi, e Dio non gradisce sacrifici impuri, né con la presenza di imperfezioni. Tale tipo di comunità sarà destinata a spegnersi, come dice Gesù all’angelo della Chiesa di Efeso: «Ricordati dunque donde sei caduto, e ravvediti, e fa’ le opere di prima; se no, verrò a te, e rimoverò il tuo candelabro dal suo posto, se tu non ti ravvedi.» (Apocalisse 2:5)

Considerato che il candelabro rappresenta quella comunità, se non ci sarebbe stato il ravvedimento del pastore, Gesù lo avrebbe rimosso, quindi sarebbe stato spento, e la comunità avrebbe cessato di esistere. Similmente avverrà oggi, se i pastori non si ravvedono delle loro vie malvage e dal tollerare i peccati dei membri della loro comunità, il Signore rimuoverà e spegnerò la loro comunità. Infatti, non sentite che già incomincia a mancare il fuoco dello Spirito santo nei culti che rendete a Dio? Ecco, ora conoscete anche qualche ragione a motivo del quale voi non sentite la presenza del Signore durante il culto. Non è il gridare forte che risveglia i cuori dei membri, ma la presenza dello Spirito santo, il quale non potrà essere presente se il pastore e taluni membri vivono palesemente nel peccato o tollerano il peccato senza porvi freno.

Per il bene di tutta la comunità e per la verità, il peccato va disapprovato con forza, a parole e con i fatti. A seconda del tipo di peccato che i membri commettono, la Scrittura detta i comportamenti da tenere e la disciplina da applicare, sia dal conduttore che dai membri della comunità. Ad esempio, la Scrittura dice che con gli adulteri e i fornicatori non si deve neppure mangiare, come sta scritto: «.. quel che v’ho scritto è di non mischiarvi con alcuno che, chiamandosi fratello, sia un fornicatore, o un avaro, o un idolatra, o un oltraggiatore, o un ubriacone, o un rapace; con un tale non dovete neppur mangiare» (1 Corinzi 5:11). Tollerare il peccato significa approvarlo e promuoverne il suo avanzamento nella Chiesa, come anche la tolleranza delle false dottrine, se non vengono confutate prontamente, i fratelli finiranno per credere che siano vere e ne subiranno dei danni spirituali e diventeranno dei seduttori e divulgatori di falsità, essendo stati per primi loro sedotti e ingannati.

Tollerare il peccato aggrava la diffamazione della Verità ch’è già avvenuta e, per tale motivo, spinge il Signore a provvedere personalmente ad infliggere il giusto castigo contro i peccatori e contro coloro che sono stabiliti per sorvegliare le anime del Signore che non intendono assolvere ai loro doveri ministeriali. La disciplina che deve applicare il conduttore ha lo scopo di far vergognare i peccatori, di rattristarli, per spingerli a tornare nella retta via che hanno abbandonato peccando, per portarli a chiedere perdono a Dio e riconciliarsi con Lui. Oltre a questo, il pastore deve cercare in tutte le maniere, per carità verso i peccatori, di evitare che i giudizi di Dio cadano su di loro, perché chi pecca e non si ravvede viene punito da Dio. Il Signore non ha riguardi personali, Egli è buono, ma è anche giusto e severo, e riprende e castiga coloro ch’Egli ama. Inoltre, se il pastore mette sotto disciplina i membri che hanno peccato, gli altri imparano che non devono commettere i medesimi errori, altrimenti anche verso di loro sarà applicata la disciplina.

Tenuto conto che oggi si stanno diffondendo sempre più nelle comunità evangeliche i peccati di fornicazione e di adulterio, si rende necessario domandarsi per quale motivo avviene questo. Dalle sacre Scritture impariamo che ciò avviene per il fatto che non si prega con perseveranza, pertanto non si rimane in comunione con il Signore in modo costante e la carne, l’uomo vecchio, prende il sopravvento e a motivo di questo si può cadere nei peccati gravi che sono legati alla carne, come l’adulterio e la fornicazione (cfr Luca 22:46).
Per tale motivo è necessario che i conduttori delle comunità devono esortare la fratellanza alla perseveranza nella preghiera e nella santificazione, a non frequentare certi luoghi dove la concupiscenza carnale la fa da padrona, come ad esempio le spiagge del mare nei mesi caldi, perché è meglio non sottoporsi a certe tentazioni, le quali, talvolta, possono trovare il credente indebolito spiritualmente, dominato dai desideri carnali e provocarne la rovinosa caduta nel peccato.

Purtroppo, è doveroso prendere atto del fatto che nella maggior parte delle comunità siano assenti le esortazioni pratiche alla santificazione e gli insegnamenti riguardanti l’applicazione della disciplina. Per questo motivo i santi non hanno più alcun timore di Dio e non si conducono in modo degno del Vangelo, ma camminano da nemici della croce, e molti arrivano a pensare queste parole: “prima che venga messo io in disciplina per quello che faccio, ce ne sono prima di me molti altri che stanno facendo peggio di me!” (parole pronunciate da un pastore).

Fratelli nel Signore, dovete sapere che la disciplina è molto importante nella comunità, perché il Signore ha stabilito che ci siano delle leggi nella Sua Chiesa, e queste devono essere osservate, ma nel caso in cui non vengano rispettate, allora  i servitori di Dio devono provvedere a mettere in disciplina i ribelli e i disordinati. Naturalmente stiamo parlando di comandamenti scritti nella Parola di Dio, e non di leggi umane, presentate ai membri sottoforma di statuti e regolamenti.

A coloro che si domandano il perché manchi la disciplina nella Chiesa oggi, rispondo con il dato di fatto che coloro che la dovrebbero applicare sono privi di ogni autorità spirituale, oltre che essere essi stessi i primi che dovrebbero essere assoggettati alla disciplina, in quanto non si conducono come piace al Signore, ma per compiacere agli uomini e al proprio ventre, non rispettano i comandamenti di Dio e molti di essi hanno pensato “male” di annullare i comandamenti di Dio per sostituirli con precetti umani.

Tali pastori sviati si permettono di usare autorità nei confronti di qualche fratello che li ha contraddetti in qualcosa ed ha fatto emergere la loro ignoranza nella conoscenza delle Scritture. Usano ammonire davanti al consiglio di Chiesa coloro che con il loro parlare e le loro opere minano la loro credibilità all’interno della comunità e dell’organizzazione di cui fanno parte. Ammoniscono duramente quei fratelli che riprendono il pastore, gli anziani e altri membri quando si conducono malamente o parlano in modo insensato e contrario alle sacre Scritture. Questi pastori insensati indossano le vesti del giudice e convocano per ammonirli, non i fratelli che peccano, ma quelli che si santificano, infatti riprendono coloro che ammoniscono i disordinati, e non riprendono i disordinati; riprendono coloro che esortano i credenti a santificarsi e ad abbandonare certe pratiche peccaminose, come l’andare al mare; non riprendono coloro che vanno al mare nudi, in mutandine. Ammoniscono coloro che hanno creduto nella dottrina della predestinazione, anziché applicarsi a spiegare la sana dottrina al fratello, in quanto gli anziani e il pastore devono essere capaci di esortare nella sana dottrina e di convincere chi contraddice (cfr Tito 1:7-9), cercano piuttosto di imbavagliarli, essendo privi di sapienza, di conoscenza delle Scritture e della capacità di convincere chi contraddice la sana dottrina, e si trovano meglio nell’ammonirli ordinando il silenzio, senza portare a sostegno dei passi della Bibbia per dimostrare chiaramente le loro verità. Questi pastori ammoniscono anche coloro che navigano su internet e leggono qualche insegnamento che li edifica, poi lo trasmettono agli altri membri; questi vengono ammoniti perché non è un insegnamento condiviso dal pastore, né dall’organizzazione; gli viene intimato di non parlare di tali cose, minacciandoli di metterli sotto disciplina e di escluderli dall’attività della comunità. Ecco, dunque, come applicano la disciplina certi pastori, per intimorire i fratelli e assoggettarli alla loro volontà, e non per amore di giustizia e per porre un freno al peccato. Insomma, i pastori corrotti non ne vogliono proprio sapere di riprendere gli adulteri e i fornicatori, i disordinati e i credenti carnali. Ma in questo modo non fanno la volontà di Dio, ma la contrastano fortemente, abbattano le braccia dei giusti e fortificano quelle dei peccatori.

Alla presenza di qualche situazione di peccato nella loro comunità, questi pastori privi di ogni autorità da Dio, intimano a tutti i fratelli di stare zitti e dicono loro che devono soltanto pregare per i disordinati, giustificando le loro parole insensate con il falso insegnamento che dice: “non si devono giudicare i fratelli“. Ma costoro dimenticano volontariamente che la riprensione è giusta qualora il peccato è provato, quindi, in tal caso, il giudizio è giusto e la riprensione risulta conforme alla volontà di Dio (cfr 1 Corinzi 6:2,3). Per questi pastori il non giudicare significa “che gli altri non devono giudicare, ma essi possono fare ciò che vogliono, possono fare tutto ciò che gli pare, senza renderne conto a nessuno“. Certi pastori, quando i loro ammonimenti al silenzio non sono ascoltati, allora provvedono a mettere in guardia la fratellanza contro i fratelli coraggiosi che parlano mossi da sincerità e dallo Spirito di Dio, i quali diventano il bersaglio delle loro calunnie e diffamazioni, che diffondono in gran segreto, nelle loro stanze, ma non lo fanno pubblicamente, perché altrimenti possono essere svergognati davanti a tutti, se viene dimostrato che le loro accuse sono false, perché sanno bene che sono accuse false quelle che divulgano. La calunnia viene sussurrata nelle orecchie, a voce bassa; i calunniatori si guardano bene dal rendere pubbliche le loro false accuse, gradiscono piuttosto mormorarle agli orecchi dei fratelli, i quali, questi ultimi, fidandosi ciecamente del pastore, le fanno circolare dall’uno all’altro, credendo di far cosa gradita a Dio, invece stanno partecipando allo spargimento del sangue di un fratello, macchiandosi le mani (cfr Isaia 1:15 e 59:3). Avviene, quindi, che l’infelice che viene calunniato, si rende conto che i fratelli sono diventati freddi nei suoi confronti, hanno uno sguardo di disapprovazione nei suoi confronti, e lui ignaro di quanto viene detto alle sue spalle, si strugge domandandosi cosa mai ha commesso di sbagliato per essere diventato oggetto di ostilità da parte degli altri membri della comunità che frequenta. Se tale situazione non si risolve, essa termina con la fuoriuscita da quella comunità del fratello calunniato, sul quale si appesantirà ancora di più la lingua del calunniatore, in quanto ottiene con il suo allontanamento, secondo i suoi perversi ragionamenti, la conferma che era caduto vittima del diavolo e per questo non è potuto rimanere in quella comunità e l’ha abbandonata. Proprio coloro che sono i più acerrimi difensori della massima: “non giudicare“, sono quelli che si prodigano maggiormente a lanciare calunnie e diffamazioni nel segreto contro i figlioli di Dio che cercano di piacere al Signore e di esortare di cuore anche gli altri membri della comunità.

Ricordatevi, fratelli, che coloro che espongono pubblicamente confutazioni di false dottrine con validi ragionamenti biblici, o fanno delle accuse contro certi credenti che si conducono in modo dissoluto, portando prove certe e verificabili da tutti, non si macchiano di calunnia, come taluni erroneamente pensano, ma essi operano per il bene della Chiesa secondo quanto viene ordinato da Dio, infatti, in presenza di opere delle tenebre bisogna che i santi le riprendano (cfr Efesini 5:11), e di fronte a delle eresie e falsi insegnamenti è necessario che siano confutate, dimostrando biblicamente che sono false. I veri calunniatori sono coloro che lanciano delle accuse ma non portano prove certe e verificabili da tutti a sostegno delle loro accuse. Sono questi i veri calunniatori da cui bisogna guardarsi, e ve ne potete rendere conto perché non parlano pubblicamente, ma sussurrano nelle orecchie dei fratelli nel segreto e non portano uno straccio di prova che possa sostenere le loro accuse.

La dimostrazione delle prove certe servono al lettore o all’ascoltatore per verificare di persona se le accuse sono vere, mentre la pubblicazione di tale accusa davanti a tutti è utile per dare la possibilità all’accusato di esporre la propria tesi difensiva, in contrapposizione all’accusa. Naturalmente nella difesa non è sufficiente dire che l’accusa non è vera, ma è necessario smontare le prove accusatorie che sono state presentate.

Fratelli, quando leggete o sentite qualche accusa contro qualcuno, chiunque esso sia, imparate a rispondere a chi ve ne parla di mostrarvi le prove certe che dimostrino le accuse. Facendo ciò, vedrete quante calunnie che vengono fatte girare di bocca in bocca, senza provare niente, ma solo per raggiungere lo scopo di distruggere la credibilità di qualcuno che li infastidisce o per invidia, con lo scopo di allontanare dal calunniato tutti i membri. Rammentatevi, diletti nel Signore, che anche Gesù Cristo e gli apostoli sono stati calunniati, accusati di aver commesso delle cose che gli accusatori non sono riusciti a provare, appunto perché erano accuse false.

Su questo modo di fare appena citato, quanti nomi e fatti potrei presentarvi, una miriade di casi, a cominciare da ciò che è stato detto contro di me, ma, per ora, vi basti sapere che tali cose avvengono in seno alle varie comunità, e voi, fratelli, dovete aprire gli occhi per vedere le cose come realmente stanno e non come vi vengono presentate dal pastore. Prima di far circolare delle voci accusatorie contro qualcuno, accertatevi delle prove che esistono a suo carico, se ci sono prove certe o solo allusioni di qualsiasi conferma. Se per voi la cosa più redditizia è quella di credere al pastore, qualsiasi cosa dica, allora fate pure, ma non aspettatevi la benedizione da parte di Dio, perché Egli odia i falsi testimoni e i calunniatori, pertanto, quando voi griderete a Dio per qualche vostra necessità, Egli si turerà gli orecchi per non sentirvi, come voi vi siete turati le orecchie per non sentire le grida dell’innocente che chiede giustizia. Se avete affidato tutta la vostra vita al pastore e lo ritenete infallibile, anziché pregare Iddio, pregate il pastore che risolva tutti i vostri problemi e non rivolgetevi a Dio.
Se volete rivolgervi a Dio, cercate anche di venire a conoscenza di quello che Dio ha voluto comunicarvi per mezzo della Sua Parola di vita, credete ad essa principalmente e osservate i Suoi comandamenti.

Questo che vi ho presentato, non sono esagerazioni o cose fantastiche, ma sono cose reali che avvengono in molte comunità evangeliche; purtroppo vi ho presentato la sola, semplice e triste realtà, che mostra lo stato di salute spirituale di molti pastori e di molti membri delle varie comunità e organizzazioni religiose.

Guai a voi, fratelli, se osate contraddire la volontà del pastore! Se egli vi dice che dovete mettere più soldi nelle offerte, dovete metterli; se decide di acquistare un locale nuovo, con notevole aggravio sulle finanze dei membri della comunità, dovete essere tutti entusiasti di tale decisione, e dovete mettere mano al vostro portafoglio senza fare storie. Nessuno di voi può permettersi di contraddire il pastore, perché egli  nella sua comunità si sente un piccolo papa, si ritiene infallibile in tutte le decisioni che prende e in tutte le parole che dice. Se qualcuno di voi deciderà una buona volta di ascoltarli nei dovuti modi e di metterli alla prova alla luce della Parola di Dio, si renderà conto quanto siano miserabili spiritualmente, quanto siano privi di conoscenza della Parola di Dio e di ogni dignità e serietà che devono possedere tutti i ministri di Dio. Costoro passano il loro tempo a buffoneggiare e a gozzovigliare a casa di qualcuno dei suoi fedelissimi, sono privi di ogni autorità da Dio e si irritano terribilmente se si sentono messi alla prova o in qualche modo non sono creduti. Sono incapaci di dare il ben che minimo consiglio spirituale benefico per i fratelli e in certi casi dicono pure che molte cose non riguardano la loro sfera di competenza, tanto per togliersi dai piedi i fratelli che hanno bisogno di una parola di conferma su determinate problematiche in cui si sono venuti a trovare.

Piuttosto, guai a voi, uomini sviati dalla verità, perché avete osato annullare la Parola di Dio e avete deciso di seguire i dettami di un uomo, del vostro pastore corrotto, anziché seguire i comandamenti dell’Iddio vivente!

Fratelli nel Signore, se questa descrizione di ciò che avviene nelle comunità e del pastore che ho descritto corrisponde o si avvicina in qualche modo al profilo del vostro pastore e della vostra comunità, allora dovete prendere in seria considerazione il fatto che dovete cercarvi un’altra assemblea da frequentare, perché quella che state frequentando, con il tempo avvelenerà la vostra anima e la vostra vita spirituale, rendendovi aridi e sarete privati di quella comunione con Dio che ogni credente deve obbligatoriamente sentire, per vivere una vita piena di pace, di serenità e di gioia.

Qualcuno può domandarsi come sia stato possibile che le Chiese si siano ridotte a questo punto, in uno stato così penoso? Com’è stato possibile che si arrivasse ad un livello spirituale così misero e privo di potenza?

Ciò è potuto accadere a causa della maggior parte dei membri delle comunità che hanno incominciato a confidare nell’uomo e nell’organizzazione, anziché soltanto in Dio; si sono addormentati spiritualmente ed hanno smesso di vegliare, un po’ per colpa di loro stessi e un po’ a causa degli insegnamenti vani e seducenti che gli sono stati presentati dai loro direttori spirituali, i quali non si sono curati di presentare messaggi di conforto e di conferma della Parola di Dio, ma si sono curati di portare soltanto i loro pensieri, le loro vedute, i loro piani di crescita e di gestione dell’azienda di cui sono a capo, insomma, si sono costruiti una religione tutta loro e sono riusciti a farla bere a quasi tutti i santi delle loro comunità.

Fratelli, i vostri dirigenti sono l’azienda e voi siete i clienti di essa, infatti dovete solo pagare per partecipare ai loro culti, ai loro spettacoli e ai loro teatrini, dovete stare zitti e non fare nessuna rimostranza.

Si alza un grido a Dio dal mio cuore: che Dio abbia pietà della sua Chiesa, della sua eredità!

Giuseppe Piredda, salvato per grazia mediante la fede in Cristo Gesù.

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