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Si sono fatti un Dio che vuole che i suoi figliuoli vivano da re sulla terra e si diano alla politica

13 gennaio 2012

Si sono fatti un Dio che vuole che i suoi figliuoli vivano da re sulla terra e si diano alla politica

L’Iddio di costoro vuole che i Cristiani siano ricchi materialmente e vivano nel lusso (il cosiddetto messaggio della prosperità), oltre che si diano alla politica per mettersi a governare le nazioni (la cosiddetta teologia del dominio). I loro pastori e i loro beneamati predicatori infatti vivono nel lusso, e diversi di loro sono entrati in politica o fanno politica.

La Scrittura dice che Gesù Cristo, il Figlio di Dio, visse povero in questo mondo perchè è scritto: “Voi conoscete la carità del Signore nostro Gesù Cristo il quale essendo ricco, s’è fatto povero per amore vostro, onde, mediante la sua povertà voi poteste diventare ricchi” (2 Corinzi 8:9); e difatti non aveva neppure un luogo dove posare il capo secondo che egli disse: “Le volpi hanno delle tane e gli uccelli del cielo dei nidi, ma il Figliuol dell’uomo non ha dove posare il capo” (Luca 9:58). Ma di quali case lussuose era proprietario Gesù sulla terra? Il Re dei Giudei, quando visse sulla terra, non visse in un palazzo reale, non indossò vestimenti magnifici e neppure visse nelle delizie come invece fanno i re della terra; lui disse che “quelli che portano dei vestimenti magnifici e vivono in delizie, stanno nei palazzi dei re” (Luca 7:25), ma lui non fu tra quelli; eppure era il re d’Israele. Egli avrebbe potuto permettersi di vivere da re, ma ci rinunciò; egli preferì annichilire se stesso e prendere forma di servo per servire. 

Il Re d’Israele nei giorni della sua carne non si vestì di porpora e neppure si mise una corona d’oro sul capo; i suoi abiti modesti consistevano in delle vesti e in una tunica la quale “era senza cuciture, tessuta per intero dall’alto in basso” (Giovanni 19:23). Furono quelli che lo schernirono che lo vestirono di porpora infatti è scritto: “Allora i soldati lo menarono dentro la corte che è il Pretorio, e radunarono tutta la corte. E lo vestirono di porpora..” (Marco 15:16,17); furono sempre i soldati che gli misero una corona sul capo…ma di spine, secondo che è scritto: “E intrecciata una corona di spine gliela misero intorno al capo..” (Marco 15:17).

Quando Gesù entrò in Gerusalemme non vi entrò montato sopra un cavallo bianco o portato dai suoi discepoli su una lettiga reale come facevano i re antichi, ma montato sopra un puledro d’asina secondo che è scritto: “E Gesù, trovato un asinello, vi montò su, secondo che è scritto: Non temere, o figliuola di Sion! Ecco, il tuo Re viene, montato sopra un puledro d’asina!” (Giovanni 12:14,15; Zaccaria 9:9). Gesù era umile di cuore, ma questo non si limitò a dirlo con la bocca, ma lo dimostrò pure a fatti; Egli non ebbe mai l’animo alle cose alte, ma si lasciò attirare dalle umili. Lo ripeto: Visse povero; sì fratelli, è così, infatti egli non aveva con sè neppure la didramma con la quale pagare l’imposta annua che ogni israelita, dai vent’anni in su, doveva pagare per il mantenimento del culto, infatti disse a Pietro: “Vattene al mare, getta l’amo e prendi il primo pesce che verrà su; e, apertagli la bocca, troverai uno statere. Prendilo, e dallo loro per me e per te” (Matteo 17:27).

Gesù era povero ma avrebbe potuto diventare un uomo molto ricco materialmente se avesse cominciato a chiedere compensi per i suoi insegnamenti e per le sue guarigioni, ma Lui non stimò la pietà essere fonte di guadagno, come invece fanno oggi molti predicatori corrotti di mente e traviati; Gesù Cristo esercitò “la pietà con animo contento del proprio stato” (1 Timoteo 6:6), lasciandoci l’esempio da seguire.

I predicatori della prosperità economica ardiscono persino dire che chi è povero sulla terra non ha una grande fede in Dio, ma ne ha molto poca. Ma che vorrebbero dire con questo? Che Gesù Cristo, essendo povero non aveva una grande fede in Dio? O forse che Gesù era un uomo di poca fede perchè non possedeva nulla sulla terra? Gesù Cristo ebbe una grande fede in Dio e lo dimostrò sia col fare moltissimi segni e prodigi ed opere potenti nel nome del Padre suo, sia col non chiedere offerte per sè, e sia col deporre la sua vita per noi. Il Giusto visse per fede, mentre questi cianciatori e ribelli mostrano la loro incredulità perchè chiedono il denaro come fanno i mendicanti; alcuni di loro piangono pure nel chiederli, altri maledicono quelli che non gli danno nulla o gli danno poco; costoro sono dei mercanti che mettono in vendita le loro predicazioni; ciascuno di loro stabilisce la sua propria tariffa (che sale man mano che diventa più famoso). Ma dov’è tutta questa grande fede che dicono di avere in Dio, questi che vivono nelle delizie, nei piaceri della vita, in mezzo al lusso sfrenato? Dicono di avere fede in Dio, ma in effetti hanno fede, e tanta, nelle loro vie tortuose e nelle loro ricchezze che hanno accumulato opprimendo i fedeli con i passi della Scrittura che concernono il dare. Hanno derubato le pecore del Signore, strappandogli il denaro dalle loro mani con i più svariati pretesti; hanno accumulato beni in gran quantità con la frode e poi ardiscono dire: ‘Lo vedete come Dio mi ha benedetto? Lo vedete? Il Signore onora quelli che lo onorano’, ed altre belle parole, ma false. Ed i semplici gli credono, ma nessuno o quasi nessuno tra i loro uditori sa quanti, questi predicatori hanno derubato e spogliato dei loro beni.

Questi predicatori parlano dei loro beni come se Dio glieli avessi dati per la loro retta e giusta condotta; dicono di essere come Abramo, ma non lo sono, perchè sono come Balaam; Abramo sì fu chiamato amico di Dio, ma questi non sono amici di Dio ma bensì nemici di Dio perchè sono amici del mondo (secondo che è scritto: “Chi dunque vuole essere amico del mondo si rende nemico di Dio” [Giacomo 4:4]).

Anche gli apostoli erano poveri infatti Paolo ai Corinzi scrisse di lui e dei suoi collaboratori: “Poveri eppure arricchenti molti; non avendo nulla, eppure possedenti ogni cosa!” (2 Corinzi 6:10). Erano poveri materialmente ma arricchivano molti spiritualmente; per mezzo di loro la chiesa fu edificata e per mezzo degli scritti di Paolo che era povero e non aveva nulla, la chiesa sulla faccia di tutta la terra viene ancora edificata, arricchita e consolata. La stessa cosa non si può dire di costoro che predicano l’Evangelo e guastano la vigna del Signore perchè non se ne curano affatto, essendo volti alla loro propria via; certo sono ricchi materialmente ma poveri spiritualmente, ed i santi, non vengono arricchiti per mezzo di loro, nè a voce e neppure per mezzo dei loro libri aridi e molto costosi che parlano soprattutto di benessere materiale, o meglio di come essere cristiani e fare soldi.

In realtà l’Iddio di costoro vuole che i santi si sviano dalla fede, perchè il messaggio della prosperità fa nascere nel credente la voglia di arricchire, e la Scrittura afferma che “quelli che vogliono arricchire cadono in tentazione, in laccio, e in molte insensate e funeste concupiscenze, che affondano gli uomini nella distruzione e nella perdizione. Poiché l’amor del danaro è radice d’ogni sorta di mali; e alcuni che vi si sono dati, si sono sviati dalla fede e si son trafitti di molti dolori” (1 Timoteo 6:9-10).

Veniamo ora al darsi alla politica. Gesù Cristo dichiarò davanti a Pilato che il suo Regno non è di questo mondo (cfr. Giovanni 18:36), quindi non cercò di stabilire un regno terreno sulla terra. Se il Maestro non cercò in nessuna maniera di stabilirlo perché lo dovrebbero fare i suoi seguaci? Ma non è forse scritto che dopo che Gesù sfamò una moltitudine di persone con solo cinque pani e due pesci: “La gente dunque, avendo veduto il miracolo che Gesù avea fatto, disse: Questi è certo il profeta che ha da venire al mondo. Gesù quindi, sapendo che stavan per venire a rapirlo per farlo re, si ritirò di nuovo sul monte, tutto solo.” (Giovanni 6:14-15)? Perché Gesù rifiutò di essere fatto re tramite una elezione democratica? Avrebbe potuto accettare e dare vita al Regno di Dio di cui parlano quelli della teologia del dominio, non vi pare? Un regno in cui avrebbe regnato la pace, e la giustizia, in cui avrebbe avuto la collaborazione dei suoi apostoli, uomini santi e giusti. Eppure non fece niente di tutto ciò. Che occasione aveva Gesù per stabilire il Suo Regno sopra la terra, eppure non la colse!! La ragione fu questa: perché Lui non venne a stabilire un Regno terreno. Per quale recondito motivo dunque noi suoi discepoli dovremmo metterci in testa di ambire al governo di un paese, di una regione, di una nazione, e del mondo intero, se questa cosa non cercò di farla il Figlio di Dio nei giorni della sua carne?
Gesù Cristo non cercò di trasformare la società ebraica ai suoi giorni, e neppure le leggi dell’Impero Romano, e non si diede neppure a attività politiche e sociali, perché Lui predicò il Vangelo della grazia di Dio, esortando le persone a ravvedersi e a credere nel Vangelo. Guarì i malati, cacciò i demoni, fece molti segni e prodigi, ma non cercò di stabilire una teocrazia o una democrazia sulla terra. Egli venne per liberare le persone dai loro peccati, e dal giogo della legge; Egli non venne nel mondo per trasformare il mondo. Noi siamo discepoli di Cristo e siamo chiamati a seguire le Sue orme, quindi non dobbiamo darci alla politica per compiere delle riforme sociali. Noi dobbiamo portare agli uomini la Buona Novella della grazia di Dio, affinché essi si ravvedano e credano nel Vangelo, e la loro vita sia così trasformata. Dobbiamo anche compiere ogni opera buona affinché il nome di Dio sia glorificato in noi, ma da nessuna parte la Bibbia ci comanda di cambiare la società in cui viviamo cambiando le leggi della nazione o facendo eleggere dei Cristiani nei posti di governo o prendendo il controllo del mondo. Un tale comando è estraneo alla Parola di Dio. Il nostro compito non è cambiare la società attraverso una riforma sociale o attivismo politico, ma predicare il Vangelo della salvezza che è in grado di cambiare la vita di coloro che lo accettano. Guardatevi da tutti coloro che insegnano la teologia del dominio, perché questo loro insegnamento contrasta la sana dottrina. La Scrittura afferma: “Abbiate l’animo alle cose di sopra, non a quelle che son sulla terra; poiché voi moriste, e la vita vostra è nascosta con Cristo in Dio” (Colossesi 3:2-3), mentre coloro che insegnano la teologia del dominio ci esortano praticamente ad avere l’animo alle cose che sono sulla terra e non a quelle di sopra. Costoro hanno voltato le spalle alla sana dottrina, e si sono rivolti alle favole profane che vi ricordo vanno rodendo come fa la cancrena.

Leggete attentamente il libro degli Atti degli apostoli e tutte le epistole, e voi vedrete che né gli apostoli e neppure gli altri Cristiani che vissero in quel tempo cercarono di cambiare la società attraverso una riforma sociale o dandosi alla politica. Sapete perché? Perché essi sapevano che Cristo non li aveva chiamati a fare una simile cosa. Essi non si impacciarono nella politica o nell’attivismo sociale, al fine di piacere al Signore. Non ha forse detto Paolo che “uno che va alla guerra non s’impaccia delle faccende della vita; e ciò, affin di piacere a colui che l’ha arruolato” (2 Timoteo 2:4)? Ma ditemi un po’: avete mai visto uno che è al fronte candidarsi a delle elezioni politiche, o darsi ad attivismo sociale? Io no. Non capisco dunque in virtù di quale recondito motivo un soldato di Cristo Gesù – che è in guerra contro il diavolo – si deve dare alla politica, candidandosi a delle elezioni politiche o amministrative, o si deve impegnare affinché la società in cui vive sia trasformata. Come potrebbe un soldato di Cristo continuare a piacere a Dio che lo ha arruolato nel suo esercito se sì impacciasse in faccende che non lo riguardano?

Imitiamo dunque gli apostoli, viviamo una vita sobria, pia e giusta, come fecero i primi discepoli, aspettando la beata speranza e la gloriosa apparizione del nostro grande Iddio e Salvatore Gesù Cristo. Amen.

I Cristiani sono persone che vivono in questo mondo ma non appartengono a questo mondo, questo è quello che insegna la Scrittura. Essi sono pellegrini e forestieri su questa terra, perché sono sulla via che conduce nella patria celeste, che è di gran lunga migliore della loro patria terrena in cui vivono adesso.

[Tratto dal libro scritto da Giacinto Butindaro dal titolo: “Si sono fatti un Dio su misura“, Roma – agosto 2011]

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