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Si sono fatti un Dio che tollera e incoraggia l’omicidio

19 gennaio 2012

Si sono fatti un Dio che tollera e incoraggia l’omicidio

L’Iddio di costoro vede di buon occhio sia l’aborto che la donazione degli organi.

In merito all’aborto diciamo questo. L’aborto non è mai lecito o legittimo, neppure quando una donna è stata stuprata o ha commesso incesto, perché l’aborto è un omicidio agli occhi di Dio. Non ha forse detto Iddio: “Non uccidere” (Esodo 20:13)? Perché dunque dovrebbe l’aborto, che è l’uccisione di un essere umano, essere considerato legittimo in certi casi?

Qualcuno forse mi chiederà: ‘Perché chiami l’embrione (il prodotto del concepimento nelle prime otto settimane a partire dal concepimento) e il feto (il prodotto del concepimento dopo otto settimane dal concepimento) un essere umano?’ Perché sia l’embrione che il feto sono un essere umano, in quanto secondo la Sacra Scrittura la vita umana inizia al concepimento; per cui nel momento in cui il seme maschile si unisce all’ovulo femminile, ha inizio una nuova vita umana. Ogni donna incinta ha un bambino nel suo seno, non importa da quanto tempo sia incinta, il suo seno contiene un essere umano che nessuno – tranne Dio – ha il diritto di mettere a morte. Dio diede il seguente comandamento agli Israeliti, che rende chiaro che agli occhi di Dio il prodotto del concepimento è un bambino o una vita umana, non importa da quanto tempo sia nel seno della donna: “Se alcuni vengono a rissa e percuotono una donna incinta sì ch’ella si sgravi, ma senza che ne segua altro danno, il percotitore sarà condannato all’ammenda che il marito della donna gl’imporrà; e la pagherà come determineranno i giudici; ma se ne segue danno, darai vita per vita, occhio per occhio, dente per dente, mano per mano, piede per piede, scottatura per scottatura, ferita per ferita, contusione per contusione” (Esodo 21:22-25). Notate come l’uomo che colpiva la donna incinta doveva essere punito sia che la donna si sgravava senza che ne seguiva alcun danno, sia nel caso ne seguiva danno. Ma mentre nel primo caso la punizione consisteva in un’ammenda che il marito della donna gli avrebbe imposto, nel secondo caso la punizione consisteva nella morte del percotitore se il bambino nasceva morto. ‘Vita per vita’ diceva la legge. Ora notate pure come la legge chiama il prodotto del concepimento, che è nel seno della donna incinta, ‘vita’, non importa da quanto tempo si trovi nel seno della donna. Questo sta a dimostrare che agli occhi di Dio ogni donna incinta ha una vita umana nel suo seno, e che la vita è sacra. In altre parole, sia che la donna sia incinta da due settimane o tre mesi o otto mesi, quella ‘cosa’ che è nel suo seno è una vita umana che deve essere considerata un bambino ed ha gli stessi diritti di tutti gli altri bambini.

Oltre a ciò, va detto che secondo la Sacra Scrittura, è Dio che forma il bambino nel seno della donna, perché Davide disse a Dio: “Poiché sei tu che hai formato le mie reni, che m’hai intessuto nel seno di mia madre. Io ti celebrerò, perché sono stato fatto in modo maraviglioso, stupendo. Maravigliose sono le tue opere, e l’anima mia lo sa molto bene. Le mie ossa non t’erano nascoste, quand’io fui formato in occulto e tessuto nelle parti più basse della terra. I tuoi occhi videro la massa informe del mio corpo; e nel tuo libro erano tutti scritti i giorni che m’eran destinati, quando nessun d’essi era sorto ancora.” (Salmo 139:13-16), e Giobbe, quando parlò del suo servo, disse: “Chi fece me nel seno di mia madre non fece anche lui? non ci ha formati nel seno materno uno stesso Iddio?” (Giobbe 31:15). Dunque, abortire significa abortire l’opera che Dio sta compiendo. Volete distruggere l’opera di Dio? Sappia colei che decide di distruggere l’opera delle mani di Dio che Dio non la lascerà impunita perché porterà le conseguenze della sua ribellione contro Dio.

In merito alla donazione degli organi diciamo invece questo. La persona a cui vengono espiantati gli organi quando è dichiarata clinicamente morta è ancora in vita perché il cuore batte ancora (per la scienza invece basta che il cervello non dia più stimoli, anche se il cuore batte essa viene dichiarata morta). I dottori giustificano la necessità di espiantare gli organi dalla persona mentre il cuore batte ancora, perché una volta che il cuore cessa di battere gli organi non sono più buoni. Rimane il fatto incontrovertibile però che anche se la persona in quei frangenti sia priva di conoscenza, non abbia la capacità di parlare, di sentire, di vedere, di ricordare, ecc. siccome il suo cuore batte ancora essa è a tutti gli effetti ancora viva, per cui dare il permesso di espiantare alcuni organi vitali – in questo caso facciamo l’esempio del cuore – significherebbe – se il permesso lo ha dato precedentemente la persona stessa a cui vengono espiantati gli organi – dare il permesso di essere fatto morire prima del tempo della propria dipartenza stabilito da Dio. E nel caso questo permesso lo dessero dei suoi parenti, essi darebbero il permesso di far morire la persona prima del tempo stabilito da Dio. E poi, chi mi dice che quella persona debba morire per forza? Non potrebbe all’improvviso riprendersi per intervento di Dio? Perché non credere fino alla fine che Dio può risollevarlo dal suo letto di morte? A me pare che persino la gente del mondo dica che finché c’è vita c’è speranza; per cui non mi pare affatto giusto privare il morente di questa speranza finché il suo cuore batte ancora. Il giusto spera anche nella morte, dice la Sapienza (Proverbi 14:32); per cui il credente sa perfettamente che può anche trovarsi vicino o molto vicino alla morte ma il suo alito di vita ce l’ha in mano Dio, lui glielo ha dato e lui glielo ritirerà a suo tempo; ma fino a che quel tempo non sarà giunto, potrà anche sembrare morto ad alcuni, ma lui non morrà anzi vivrà per volontà di Dio. Dice bene il salmista: “Io non morrò, anzi vivrò” (Salmo 118:17). Ma dirò di più, Dio potrebbe avere deciso pure di farlo morire, per poi risuscitarlo; quindi il cuore in questo caso cesserebbe di battere, ma per intervento di Dio riprenderebbe a battere quando lo spirito rientrerebbe in lui. Quindi, esiste anche l’eventualità che il Signore resusciti un credente (come anche un non credente) anche dopo che il cuore gli cessa di battere. Lazzaro non era morto da quattro giorni quando Gesù Cristo lo risuscitò? Non puzzava già il suo corpo?

Attenzione dunque fratelli a non lasciarvi sedurre da vani ragionamenti, che annullano la parola di Dio e inducono a disubbidire a Dio.

[Tratto dal libro scritto da Giacinto Butindaro dal titolo: “Si sono fatti un Dio su misura“, Roma – agosto 2011]

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