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Si sono fatti un Dio spietato che rifiuta di perdonare quei Cristiani che sono caduti in certi peccati dopo il battesimo

24 gennaio 2012

Si sono fatti un Dio spietato che rifiuta di perdonare quei Cristiani che sono caduti in certi peccati dopo il battesimo

L’Iddio di alcuni di costoro è anche un Dio spietato, in quanto non dà la possibilità di ravvedersi a quei Cristiani che cadono in certi peccati dopo il battesimo. Essi infatti insegnano che la fornicazione e l’adulterio sono peccati imperdonabili (o peccati a morte), come pure l’omicidio, la bestemmia e altri peccati. Viene insegnato che quando uno trasgredisce i dieci comandamenti, scade dalla grazia. Secondo questa teoria, una volta accaduto ciò, non è più possibile ricevere perdono da Dio (se lo scaduto è già stato battezzato). Quando uno viene dichiarato scaduto dalla grazia, è condannato alle pene dell’inferno perché ha peccato imperdonabilmente’. Essi riprovano energicamente ogni principio che lascia intravedere il perdono del peccato a morte dopo il battesimo, considerando eretici tutti quelli che li propongono, ne parlano, li difendono e divulgano. 

Costoro errano grandemente per mancanza di conoscenza, perché quantunque la fornicazione e l’adulterio siano peccati gravi, e quei credenti che li commettono devono essere tolti di mezzo ai santi, la Scrittura ammette che da essi ci si può ravvedere e quindi che si può essere perdonati. Se così non fosse, Paolo non avrebbe dato quel tale che si teneva la moglie di suo padre in man di Satana, a perdizione della carne, onde lo spirito fosse salvo nel giorno del Signore Gesù (cfr. 1 Corinzi 5:1-5); e Gesù non avrebbe dato ai Suoi servitori nella chiesa di Tiatiri tempo per ravvedersi della loro fornicazione che avevano commesso con Jezabel (cfr. Apocalisse 2:22).

Certamente, se un credente non si ravvede da questi peccati, andrà in perdizione, ma da qui a dire che non c’è possibilità di perdono per coloro che commettono questi peccati c’è un abisso.

Anche a riguardo dell’omicidio e della bestemmia va fatto un discorso simile: sono peccati gravi che se un credente commette lo meneranno in perdizione, ma non è biblico affermare che sono imperdonabili. Prendiamo l’esempio dell’omicidio: se fosse imperdonabile, come dicono costoro, come mai Giacomo esortava anche quei credenti che uccidevano (cfr. Giacomo 4:2) dicendo: “Appressatevi a Dio, ed Egli si appresserà a voi. Nettate le vostre mani, o peccatori; e purificate i vostri cuori, o doppi d’animo! Siate afflitti e fate cordoglio e piangete! Sia il vostro riso convertito in lutto, e la vostra allegrezza in mestizia! Umiliatevi nel cospetto del Signore, ed Egli vi innalzerà” (Giacomo 4:8-10)? E in merito alla bestemmia, se fosse imperdonabile, come mai Paolo dice di Imeneo e Alessandro: “I quali ho dati in man di Satana affinché imparino a non bestemmiare” (1 Timoteo 1:20)? E’ evidente la ragione: perché erano peccati perdonabili. La lista dei peccati perdonabili naturalmente comprende anche le altre trasgressioni condannate dal Decalogo.

In che cosa consiste allora il peccato imperdonabile o a morte? Esso è l’abbandono volontario della fede, o l’apostasia dalla fede (cfr. Ebrei 6:1-8; 10:26-31). E per colui che compie questo peccato, dato che non è più possibile menarlo di nuovo a ravvedimento, non bisogna pregare (1 Giovanni 5:16). Certamente colui che abbandona la fede o apostata da essa, può anche commettere i sopra citati peccati; ma se uno commette quei peccati senza apostatare dalla fede allora può essere menato di nuovo a ravvedimento, secondo che è scritto: “Se uno vede il suo fratello commettere un peccato che non meni a morte, pregherà, e Dio gli darà la vita: a quelli, cioè, che commettono peccato che non meni a morte” (1 Giovanni 5:16), ed ancora: “Badate a voi stessi! Se il tuo fratello pecca, riprendilo; e se si pente, perdonagli” (Luca 17:3).

La dottrina di costoro dunque è palesemente antiscritturale in quanto limita la misericordia di Dio e lo fa apparire come un Dio spietato, e dunque va rigettata.

[Tratto dal libro scritto da Giacinto Butindaro dal titolo: “Si sono fatti un Dio su misura“, Roma – agosto 2011]

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