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Che cos’è che provocò l’estromissione del pastore Roberto Bracco dalle Assemblee di Dio in Italia?

29 febbraio 2012

Che cos’è che provocò l’estromissione del pastore Roberto Bracco dalle Assemblee di Dio in Italia?

Per rispondere a questa domanda ritengo necessario innanzi tutto dare alcuni cenni biografici su Roberto Bracco, perché molti fratelli non sanno nulla su di lui o magari hanno solo sentito nominare qualche volta il suo nome.

Roberto Bracco nacque a Roma il 27 maggio 1915. A 8 anni perse la mamma, e a soli 11 anni si mise a lavorare presso una nota cartolibreria vicina alla sua abitazione. In seguito trovò lavoro presso una nota libreria antiquaria romana di allora, chiamata ‘Liberma’. Qui venne in contatto con note personalità della cultura italiana di quel tempo e dato che aveva sete di sapere, si mise a leggere e a studiare ogni tipo di libro, per cui riuscì pian piano ad acquisire una buona cultura generale. Tra gli intellettuali che egli conobbe nella sua giovinezza Roberto Bracco ne ricordava in particolare uno che finì con l’influire negativamente su di lui: ecco cosa dice Roberto Bracco: ‘Nella mia primissima giovinezza ebbi contatto con una persona che poi divenne un amico, e da qui l’amicizia pericolosa che poi incominciò ad influenzare negativamente la mia vita dal punto di vista spirituale, più che dal punto di vista morale. Era un eclettico, una persona intelligente, aveva delle grandi capacità nel parlare e nell’esporre le sue tesi, e mi ricordo che mi conquistò con la sua teoria (che poi non era sua, egli la esponeva semplicemente) dell’immortalità della materia, teoria fondata su un principio banalissimo: ‘Nulla si crea e nulla si distrugge.’ Questa teoria si trasformava in una conclusione ovvia: l’anima veniva annullata completamente. Infatti io mi ritrovai senz’anima, da un punto di vista diciamo intellettuale, e da questo punto di vista io ripudiai completamente la religione’ (Autobiografia di Roberto Bracco).

Egli fu salvato dal Signore nel 1933. La maniera in cui Dio lo fece giungere alla conoscenza della verità e della salvezza fu la seguente. Lui stava attraversando un periodo in cui era del continuo ‘aggredito dallo spavento della morte’ e proprio in quel periodo – lui racconta – ‘in casa mia veniva una sorella, una semplice sorella che molti hanno conosciuto (ha terminato la sua vita a Bethel [nota mia: Bethel è la casa degli anziani fondata e curata dalla Chiesa evangelica che si raduna in via Anacapri, Roma]), che veniva per ragioni di servizio, per aiutare la mia matrigna (nel frattempo mio padre si era sposato di nuovo). Lei era una cristiana, una tra le prime sorelle della chiesa di Roma ad accettare il messaggio della verità e della salvezza, e con estrema semplicità rendeva testimonianza dell’opera che aveva realizzato. Vi voglio subito dire che per me il suo linguaggio era in parte incomprensibile; mi parlava infatti delle nozze dell’Agnello nel cielo, e per me quelle erano parole senza significato, non riuscivo a penetrare nel senso di quelle parole, ma in mezzo a tante parole io colsi quello che era necessario all’anima mia, che fu questo: il Signore è un Signore vivente, Cristo risponde a tutti coloro che lo invocano e hanno bisogno di Lui. Per me era una frase veramente decisiva e convincente, appunto perché se io avessi incontrato una persona che avesse cercato di coartare la mia mente e di entrare in polemica con me, probabilmente ero in possesso di argomenti per controbattere e non so come si sarebbe conclusa quella conversazione. Ma quella sorella non tentò di fare questo e forse non ne aveva neanche la capacità, ma aveva una capacità: quella di parlare di Gesù in una maniera reale, in un modo vivo, in fondo la stessa capacità di Filippo quando disse a Natanaele ‘Vieni e vedi’. Infatti concluse la sua testimonianza proprio con queste parole: “Non devi ascoltare quello che ti sto dicendo io, il Signore ha risposto a me e io posso solo dirti che ho la certezza che se tu vorrai essere salvato risponderà anche a te; ma puoi cercarlo da solo, e devi cercarlo da solo: nel buio della tua cameretta invoca il Signore, se tu vuoi incontrarlo digli semplicemente: ‘Signore, se veramente rispondi a coloro che Ti desiderano, rispondi all’anima mia’ (ibid.,).

Colpito dalle semplici parole di quella sorella, Roberto Bracco cercò subito di mettere in pratica quelle parole, e in quella notte mentre i suoi fratelli dormivano lui scese dal letto e invocò il Signore: ‘Invocai il Signore ed Egli rispose all’anima mia’ dirà il fratello Bracco. E da quel momento in lui si fece imperioso l’impulso di trovare le persone di cui gli aveva parlato quella sorella, per cui si recò al locale di culto dove essi si radunavano. Egli fu colpito dal fatto che quelle persone erano delle persone vive, ‘delle persone che vivevano la vita e la vita del Signore’, e comprese di essere un peccatore davanti al Signore. Dell’esperienza della notte nella sua camera da letto e di questa in quel locale di culto egli dirà: ‘… questa esperienza e quella di quella notte nella mia cameretta si fondono. Quella notte io sentii solo questa gioia questa pace questo imperioso impulso interiore di cercare di trovare questo popolo, e io trovai il Signore’ (Ibid.,).

Dopo non molto tempo egli fu battezzato in acqua, ed in seguito fu anche battezzato con lo Spirito Santo.

Convertitosi al Signore, in Roberto Bracco si faceva sempre più grande il desiderio di darsi da fare per l’opera di Dio: ‘…. fin dai primi giorni della mia conversione avevo avvertito profondo il bisogno di lavorare, di fare qualche cosa per il Signore, qualche cosa per l’opera del Signore’ (ibid.,). Come lui ricorderà spesso, il primo incarico che gli diedero fu quello di spazzare il locale di culto assieme ad altri fratelli, incarico che lui si sentì onorato di ricevere. In seguito gli fu dato l’incarico di ministrare la parola di Dio ai fedeli, nonostante la sua giovane età. Questo avvenne in seguito alle seguenti circostanze che si verificarono proprio in quei giorni, precisamente nel 1935 quando fu notificato a Ettore Strappavecchia, ministro della Chiesa Pentecostale, la chiusura del locale di culto di Roma, sito in Via Adige, (fu chiuso il 15 marzo). I credenti infatti furono costretti a radunarsi nelle case private, per cui si vennero a creare diversi gruppi per i quali occorrevano dei responsabili per condurre le riunioni, e Roberto Bracco diventò uno di questi responsabili che dovevano presiedere le riunioni e ministrare la Parola ai fedeli. E dopo poco tempo, dato che gli altri fratelli responsabili della comunità furono – a motivo della dura persecuzione che in quel periodo scoppiò contro i pentecostali in seguito alla circolare Buffarini Guidi del 9 aprile 1935 – allontanati dalla chiesa (dopo essere stati arrestati furono rimpatriati ai loro paesi con il foglio di via obbligatorio), lui si ritrovò ad avere la maggiore responsabilità della comunità: ‘… e io mi trovai solo ad assumere il carico della responsabilità di tutta la chiesa’ dirà Bracco (ibid.,). A lui, dato che era romano, non potevano rimpatriarlo che a Roma per cui lui rimase a Roma; fu tuttavia ammonito dalle autorità (in base a questa ammonizione lui non poteva uscire di casa prima di una certa ora e non doveva frequentare i fratelli), ammonizione però che lui trasgredì regolarmente ogni giorno: ‘… perché ogni giorno io ho continuato la mia attività, ho incontrato i fratelli, ho presieduto le riunioni, ho tenuto i culti e il Signore mi ha guardato’ (ibid.,).

Durante quel periodo di persecuzione contro la Chiesa, Roberto Bracco fu denunciato e arrestato diverse volte a motivo del suo zelo nel servire il Signore. Delle sue esperienze da perseguitato dalle autorità fasciste lui parla nel suo libro Persecuzioni in Italia.

Nel 1943 Roberto Bracco si sposò la sorella Anna Stella. E nel 1945, dopo essersi separato da quella corrente della comunità di Roma definita da molti ‘rigorista’ a motivo di schemi antichi e regole antiche, egli entrò in contatto con quella parte della comunità di Roma che si era distaccata da quella corrente 10 anni prima; questa comunità avendo riconosciuto in lui il ministerio della Parola lo elesse pastore in quell’anno.

Nel 1946 Roberto Bracco fondò il periodico ‘Risveglio Pentecostale’, dietro incoraggiamento delle comunità pentecostali di Zurigo e Wintertur che ne sovvenzionarono i primi due numeri. Di questo periodico egli diventò direttore, in esso scriverà molti articoli nel corso degli anni a seguire.

Nel 1947 si tenne a Napoli il VI Convegno Nazionale delle Chiese Pentecostali Italiane, convegno che decreta l’accettazione dell’affiliazione offerta dalle Assemblee di Dio degli Stati Uniti di America (in risposta alla richiesta di affiliazione ad esse presentata da quelle Chiese Pentecostali Italiane che vi partecipavano) al fine di poter ottenere il riconoscimento giuridico da parte dello Stato Italiano e fare smettere nei confronti dei Pentecostali in Italia ogni forma di persecuzione e discriminazione da parte delle autorità. Le Chiese Pentecostali ivi rappresentate decidono di assumere il nome di ‘Assemblee di Dio in Italia’. Venne costituito un Comitato esecutivo di cui Roberto Bracco fu eletto Segretario (Presidente fu invece eletto Umberto N. Gorietti).

Nell’estate del 1948 in un Convegno tenutosi a Catania venne approvato lo Statuto delle ADI, di cui Roberto Bracco fu uno dei redattori. E nell’Ottobre di quello stesso anno veniva presentata da parte dell’Associazione che si era costituita la domanda alle autorità per ottenere il riconoscimento della personalità giuridica dell’Associazione. Bracco in tutto questo fu un protagonista.

Nel 1949 Roberto Bracco si dimetteva dalla direzione di ‘Risveglio Pentecostale’, pur tuttavia continuando negli anni successivi a scrivere degli articoli per questo periodico.

Nel 1954 nasceva la Scuola Biblica delle ADI della cui direzione fu incaricato Roberto Bracco (questo incarico lo ricevette nel settembre 1955 in occasione del Convegno nazionale a Catania) che fu affiancato da Eliana Rustici e da Francesco Toppi. Roberto Bracco in questa scuola insegnerà la dottrina per diversi anni (rimarrà direttore dell’Istituto fino al 1965).

Nel 1960 Roberto Bracco si dimise da pastore della Comunità che si riuniva in Via dei Bruzi a Roma. Le ragioni furono le seguenti. C’erano state le votazioni per il pastore nella comunità e il fratello Roberto Bracco, allora pastore, aveva ricevuto l’87 per cento dei voti, mentre Luigi Arcangeli, allora vice pastore, aveva ricevuto il restante 13 per cento dei voti. L’esito di questa votazione, nonostante fosse stato favorevole a Roberto Bracco, non soddisfò il medesimo il quale riteneva che per potere continuare ad essere il pastore della comunità avrebbe dovuto ricevere il 100 per cento dei voti, egli quindi non se la sentì proprio di continuare a fare il pastore di quella comunità con a fianco un vice pastore che aveva a suo favore il 13 per cento dei membri della chiesa (questa parte della chiesa quindi non voleva più Roberto Bracco come pastore). Egli quindi decise di dimettersi da pastore di quella chiesa; continuò comunque ad insegnare alla Scuola Biblica.

Adesso Roberto Bracco intendeva dividere il suo tempo tra l’evangelizzazione e l’insegnamento alla Scuola Biblica. Incoraggiato da diversi fratelli, circa 6 mesi dopo dalle sue dimissioni, cominciò a tenere dei culti presso il locale di culto dell’Istituto Biblico Italiano (così si chiamava e si chiama la Scuola Biblica delle ADI) che era sito in Via Prenestina n° 639. Il numero dei fratelli che frequentavano questi culti aumentò considerevolmente, anche perchè si convertirono parecchie persone in alcune evangelizzazioni tenutesi a Roma, e quindi si rese necessario trovare un locale di culto più spazioso. Lo trovarono nel 1963 in Via Anacapri, il locale fu comprato dai fratelli e non fu intestato alle ADI quantunque Roberto Bracco ufficialmente risultava pastore delle ADI; cosa questa che naturalmente non piacque ai dirigenti delle ADI. Va tuttavia detto che non ci fu solo questa ragione che rese necessario il trasferimento perché col tempo erano sorti dei malumori contro il fatto che Roberto Bracco tenesse quelle riunioni di culto in Via Prenestina. Gli era stato fatto capire che era meglio che se ne andassero da Via Prenestina.

Occorre per altro fare presente che Roberto Bracco da alcuni anni rifiutava di ricevere nomine negli organi delle ADI perché secondo lui il cristianesimo non doveva ricalcare gli schemi delle Associazioni umane. E così, Roberto Bracco fondò la Comunità di Via Anacapri che lui organizzò in maniera totalmente indipendente dalle ADI, quantunque lui rimanesse ufficialmente nell’ambito delle ADI, e di cui sarà il pastore per circa 20 anni.

Nel 1977 Roberto Bracco, accettò di nuovo di far parte del Consiglio Generale delle Assemblee di Dio in Italia, e ricominciò ad insegnare all’Istituto Biblico delle ADI. Ma questa collaborazione si interruppe nel 1980, quando lui decise di lasciare gli incarichi ricevuti. E’ opportuno fare presente che questa decisione Roberto Bracco la prese alcuni mesi dopo il caso di Giovanni Ferri, pastore di una chiesa ADI in Puglia, e allora vicepresidente delle ADI, (il presidente allora era Gorietti), il quale era stato radiato dalle ADI con l’accusa di fornicazione. Questa radiazione però non aveva avuto l’appoggio di Roberto Bracco, che riteneva che non ci fossero chiare e convincenti prove che l’accusa fosse vera. In altre parole Giovanni Ferri per Roberto Bracco non poteva essere giudicato colpevole di quel peccato.

Nel 1983 Roberto Bracco scrisse La verità vi farà liberi in cui lui denuncia senza mezzi termini le nefaste conseguenze che sono scaturite dalla decisione di formare questa Associazione nazionale (ADI) con uno Statuto che ha finito col sostituire la Parola di Dio, e con tutte le cariche che si addicono a una qualsiasi Associazione umana legalmente riconosciuta dallo Stato (di cui va ricordato che lui all’inizio era stato fondatore e sostenitore). Una di queste malefiche conseguenze è stata l’annullamento dell’autonomia della Chiesa locale. Va tuttavia fatto notare che quello che Roberto Bracco scrisse in questo libro lui lo aveva detto ed espresso verbalmente in molte occasioni negli anni precedenti. Per cui la sua posizione sull’autonomia della chiesa locale era ben conosciuta nelle ADI ancora prima che uscisse questo suo libro. E proprio a motivo di questa sua posizione, che si opponeva apertamente a quella sostenuta dalle ADI, molti pastori non gradivano affatto la sua permanenza nelle ADI, per costoro Roberto Bracco nelle ADI costituiva una ‘spina nel fianco’; e Roberto Bracco sapeva bene tutto ciò. E così lui dopo essersi dimesso scrisse La verità vi farà liberi che come lui aveva previsto, scatenò una reazione molto dura nei suoi confronti. L’attuale presidente Francesco Toppi dice a proposito di questo libro di Bracco e della reazione degli organi ADI: ‘…. scrisse e pubblicò un vero e proprio ‘manifesto’ in un volumetto dal titolo ‘La verità vi farà liberi’, ricalcando il modello di struttura congregrazionalista da un testo scritto da Abele Biginelli, noto esponente della Chiesa Cristiana dei Fratelli, in occasione della approvazione, nel maggio 1980, del nuovo statuto dell’Ente Patrimoniale delle suddette chiese. Quelli che erano stati gli intenti ‘in pectore’ e timidamente dichiarati divennero il grandioso progetto di creare una struttura pentecostale consimile che potesse raggruppare le comunità pentecostali indipendenti con le quali, se la morte non lo avesse colpito improvvisamente, aveva stabilito di tenere un convegno, probabilmente costitutivo. In quell’ultimo suo scritto aveva identificato l’organizzazione come la causa fondamentale della fine di un Risveglio. (…) I membri dei vari organi delle Assemblee di Dio in Italia, i quali per ben ventidue anni avevano comportato cristianamente, per affetto fraterno e profondo rispetto verso il suo ministerio, le sue personali opinioni ecclesiologiche, dinanzi a questa pubblicazione di aperta sfida nei confronti delle ADI di cui era stato uno dei promotori, sostenitori e membri fondatori, ritennero di non poter rimanere indifferenti ed il Consiglio Generale si riunì in seduta plenaria con tutti i membri dei Comitati di Zona. In quella sede furono presentate due proposte, una del Consiglio Generale che era quella di attuare la sanzione disciplinare della sospensione temporanea dall’attività del ministerio fino alla prossima Assemblea Generale che si sarebbe tenuta a breve scadenza e dove il caso sarebbe stato ampiamente trattato e l’altra presentata da alcuni Comitati di Zona, quella cioè di immediata esclusione dal Ruolo Generale dei Ministeri, proprio in conseguenza della netta posizione assunta. La decisione fu dolorosa, ma quest’ultima proposta fu approvata a stragrande maggioranza e così Roberto Bracco si trovò escluso dalle ADI, dopo annosi ed inutili tentativi di comporre con comprensione cristiana un dibattito di natura ecclesiologica che si concludeva inevitabilmente con una frattura, in quanto una fraterna e rispettosa collaborazione nel campo di Dio non può assolutamente essere sacrificata sull’altare di vedute ed interessi personali’ (Cristiani Oggi, 1-15 Febbraio 1996, pag. 2-3). Quindi, possiamo dire che la pubblicazione di questo particolare libro fu la goccia che fece traboccare il vaso, o meglio fu il pretesto per estromettere Roberto Bracco dal ruolino generale dei ministri delle ADI.

Dunque la causa dell’estromissione di Roberto Bracco dalle ADI fu la sua posizione ecclesiologica che era in aperto contrasto con quella delle ADI, e che lui mise per iscritto nel suo libro La verità vi farà liberi e che provocò tanto sdegno nelle ADI, tanto da portare alla votazione e all’approvazione della sua immediata espulsione dalle ADI.

Ma nella sostanza quale era la posizione ecclesiologica di Bracco? Egli era per la piena autonomia della Chiesa locale (principio questo confermato dalla Parola di Dio, per cui giusto), per cui si opponeva all’organizzazione verticistica e gerarchica quale quella della denominazione ADI che aveva nei fatti calpestato questa autonomia della Chiesa locale. Questo è quello che si evince dalla lettura di questo suo libro.

Ma lasciamo adesso la parola a Roberto Bracco, che quantunque sia morto, parla ancora; lui ci spiegherà la sua posizione: «la verità vi farà liberi».

[Tratto dal sito "La Nuova Via", amministrato da Giacinto Butindaro V.D.M.]

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