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Le sacre Scritture insegnano che l’anima dell’uomo è immortale

12 novembre 2012

Le sacre Scritture insegnano che l’anima dell’uomo è immortale

Fratelli nel Signore, voglio rammentarvi anche questa dottrina dell’immortalità dell’anima, ampiamente presente nelle sacre Scritture con diversi passi, e per rafforzare in voi questa sana dottrina e la fiducia nelle verità di Dio, perché i nemici della verità sono sempre in agguato contro le anime preziose che hanno deciso di affidarsi completamente a Dio e alla Sua Parola, e cercano di mettere confusione e dubbi nei cuori dei discepoli di Gesù Cristo, su quanto è scritto nella Bibbia.

Nel libro della Genesi, sta scritto:
«E l’Eterno Iddio formò l’uomo dalla polvere della terra, gli soffiò nelle narici un alito vitale, e l’uomo divenne un’anima vivente.» (Genesi 2:7)

Iddio ha fatto l’uomo, il corpo dell’uomo, dalla terra, dalla polvere. Dentro di esso Iddio soffiò un alito vitale, uno spirito vitale, e l’uomo, dall’incontro tra il corpo e lo spirito di vita soffiato da Dio dentro di lui, l’uomo diviene un’anima vivente. L’uomo, quindi, è formato da tre parti, diverse le une dalle altre, e sono il corpo materiale, lo spirito di vita che Dio soffia dentro l’uomo, e dall’anima.

Il corpo è tratto dalla polvere, e com’è scritto, in polvere ritorna quando l’uomo muore:
«..perché sei polvere, e in polvere ritornerai”.» (Genesi 3:19)

Ma per quanto riguarda lo spirito dell’uomo e la sua anima, elementi separati dal corpo, non sono qualcosa di materiale, e la loro esistenza non cessa nel momento in cui l’uomo muore e viene seppellito.

A conferma del fatto che l’anima non muore, leggiamo queste parole di Gesù, che disse ai Sadducei, per turare loro la bocca a riguardo del fatto che non credevano i morti risuscitassero. Ecco, cos’ha scritto Matteo e anche Luca:
«Quanto poi alla risurrezione dei morti, non avete voi letto quel che vi fu insegnato da Dio, quando disse: Io sono l’Iddio di Abramo e l’Iddio d’Isacco e l’Iddio di Giacobbe? Egli non è l’Iddio de’ morti, ma de’ viventi. E le turbe, udite queste cose, stupivano della sua dottrina.» (Matteo 22:31-33)
«Or Egli non è un Dio di morti, ma di viventi; poiché per lui vivono tutti.» (Luca 20:38)

Perciò, vedete fratelli, che per il Signore Iddio vivono tutti, appunto perché sono viventi, quanto all’anima, benché siano morti, seppelliti e decomposti quanto al corpo, che è di polvere ed in polvere ritorna.

Ed ecco un esempio concreto di ciò che è stato detto, un fatto successo ai tempi di Gesù che è la dimostrazione di quanto Gesù ci ha voluto insegnare il nostro Maestro:
«Sei giorni dopo, Gesù prese seco Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello, e li condusse sopra un alto monte, in disparte.
E fu trasfigurato dinanzi a loro; la sua faccia risplendé come il sole, e i suoi vestiti divennero candidi come la luce.
Ed ecco apparvero loro Mosè ed Elia, che stavan conversando con lui.
E Pietro prese a dire a Gesù: Signore, egli è bene che stiamo qui; se vuoi, farò qui tre tende: una per te, una per Mosè ed una per Elia.» (Matteo 17:1-4)

Elia non è ancora morto, secondo quanto dicono le Scritture, perché egli è stato rapito vivo in cielo in un carro di fuoco; invece, Mosè sì, è morto, ed il suo corpo è stato seppellito, com’è scritto: «Mosè, servo dell’Eterno, morì quivi, nel paese di Moab, come l’Eterno avea comandato. E l’Eterno lo seppellì nella valle, nel paese di Moab, dirimpetto a Beth-Peor; e nessuno fino a questo giorno ha mai saputo dove fosse la sua tomba.» (Deuteronomio 34:5,6), ma egli è vivente quanto all’anima.

Ora, passiamo a riflettere sulle seguenti parole dell’apostolo Paolo:
«Io conosco un uomo in Cristo, che quattordici anni fa (se fu col corpo non so, né so se fu senza il corpo; Iddio lo sa), fu rapito fino al terzo cielo.
E so che quel tale (se fu col corpo o senza il corpo non so; Iddio lo sa) fu rapito in paradiso, e udì parole ineffabili che non è lecito all’uomo di proferire.» (2 Corinzi 12:2-4)

Se l’apostolo Paolo avesse creduto che l’uomo fosse composto dal solo corpo, e se avesse creduto che l’anima e il corpo fossero una medesima cosa, non avrebbe potuto scrivere quelle parole che ha scritto, separando la sua persona fisica, corporale, dalla sua parte spirituale, dalla sua anima, volendo con ciò significare che in cielo si può essere rapiti sia con tutto il corpo, sia senza il corpo, cioè con l’anima, con lo spirito.

L’apostolo Paolo ha scritto ai Corinzi, a conferma ancora che credeva che l’uomo era composto da anima, corpo e spirito, le seguenti parole:
«Or l’Iddio della pace vi santifichi Egli stesso completamente; e l’intero essere vostro, lo spirito, l’anima ed il corpo, sia conservato irreprensibile, per la venuta del Signor nostro Gesù Cristo.» (1 Tessalonicesi 5:23)
Vedete, dunque, Paolo parla del “NOSTRO INTERO ESSERE”, che è composto da tre elementi distinti l’uno dall’altro, che sono il corpo, lo spirito e l’anima dell’uomo.

A conferma ancora di quanto detto dall’apostolo Paolo, a riguardo della distinzione che c’è tra il corpo e l’anima di una persona, leggete cosa accadde mentre insegnava la Parola di Dio:
«… e un certo giovinetto, chiamato Eutico, che stava seduto sul davanzale della finestra, fu preso da profondo sonno; e come Paolo tirava in lungo il suo dire, sopraffatto dal sonno, cadde giù dal terzo piano, e fu levato morto.
Ma Paolo, sceso a basso, si buttò su di lui, e abbracciatolo, disse: Non fate tanto strepito, perché l’anima sua è in lui.» (Atti 20:9,10)

Si comprende, fratelli nel Signore, che il giovinetto Eutico era morto, NEL CORPO, ma la sua anima era ancora IN LUI, e infatti poi risuscitò. Se il corpo e l’anima sono da intendersi la medesima cosa, Luca non poteva scrivere in quella maniera in cui ha scritto, distinguendo nettamente la vita del corpo da quella dell’anima.

Prendiamo ora altri passi che riguardano Gesù Cristo, perché durante la sua morte, quando il suo corpo giaceva senza vita nella tomba in cui fu seppellito, in ispirito andò a predicare agli spiriti ritenuti in carcere:
«Poiché anche Cristo ha sofferto un volta per i peccati, egli giusto per gl’ingiusti, per condurci a Dio; essendo stato messo a morte, quanto alla carne, ma vivificato quanto allo spirito; e in esso andò anche a predicare agli spiriti ritenuti in carcere, i quali un tempo furon ribelli, quando la pazienza di Dio aspettava, ai giorni di Noè, mentre si preparava l’arca; nella quale poche anime, cioè otto, furon salvate tra mezzo all’acqua.» (1 Pietro 3:18-19)

Gesù morì e risuscitò il terzo giorno. Ora, tra la morte fisica di Gesù, il cui corpo fu seppellito, e la sua resurrezione, la Parola di Dio ci dice che andò in ispirito a predicare agli spiriti ritenuti in carcere, cioè andò nel seno di Abramo, nell’Ades a predicare.

Da qui si comprende prima di tutto che Gesù andò a predicare in ispirito, quindi senza il corpo, il quale era rimasto nella tomba, privo di vita; in secondo luogo comprendiamo anche che c’erano degli spiriti che hanno udito le prediche di Gesù, e che erano morti quanto al corpo, ma la loro esistenza non era cessata.

Della separazione tra il corpo e l’anima di Gesù, ne ha parlato anche l’apostolo Pietro nel giorno in cui predicò dopo la discesa dello Spirito santo a pentecoste:
«.. poiché tu non lascerai l’anima mia nell’Ades, e non permetterai che il tuo Santo vegga la corruzione.» (Atti 2:27)
Iddio Padre non ha lasciato l’anima di Gesù nell’Ades, dove andò a predicare agli spiriti dei morti, ma non ha neppure permesso che il suo corpo vedesse la CORRUZIONE, cioè che si DECOMPONESSE.

Da notare che in quel passo vi è la netta distinzione che la Scrittura fa tra l’anima e il corpo di Gesù Cristo, infatti il corpo in modo naturale si decompone, si distrugge e tende a scomparire, mentre l’anima che è separata no, non viene distrutta, non viene annichilita, non cessa di vivere, ma può andare in due luoghi, uno piacevole, che è in cielo, e l’altro è il luogo di tormento.

A riguardo del tormento delle anime perdute, ecco cosa leggiamo nelle Scritture, sia per quanto riguarda il tormento dell’anima, sia per quanto riguarda il fatto che l’anima non muore e non cessa di esistere, di avere coscienza:
«E la bestia fu presa, e con lei fu preso il falso profeta che avea fatto i miracoli davanti a lei, coi quali aveva sedotto quelli che aveano preso il marchio della bestia e quelli che adoravano la sua immagine. Ambedue furon gettati vivi nello stagno ardente di fuoco e di zolfo.» (Apocalisse 19:20)
Ora, MILLE ANNI DOPO TALE EVENTO, nello stagno di fuoco e di zolfo fu gettato anche il diavolo, e guardate cosa dice la Scrittura:
«E il diavolo che le avea sedotte fu gettato nello stagno di fuoco e di zolfo, DOVE SONO ANCHE LA BESTIA E IL FALSO PROFETA; e saran tormentati giorno e notte, nei secoli dei secoli.» (Apocalisse 20:10)
Avete letto, dunque, che nello stagno di fuoco e di zolfo quando viene gettato il diavolo, vi troverà in quel luogo anche la bestia e il falso profeta, in cui sono stati fino a quel momento per mille anni, cioè esisteranno anche dopo essersi dipartiti da questa terra mille anni prima.

Abbiamo anche letto nella Parola di Dio che il diavolo, la bestia e il falso profeta saranno tormentati nello stagno di fuoco e di zolfo giorno e notte, per l’eternità, nei secoli dei secoli.

A proposito del tormento delle anime, leggiamo nelle Scritture:
«Or avvenne che il povero morì e fu portato dagli angeli nel seno d’Abramo; morì anche il ricco, e fu seppellito.
E nell’Ades, essendo ne’ TORMENTI, alzò gli occhi e vide da lontano Abramo, e Lazzaro nel suo seno; ed esclamò: Padre Abramo, abbi pietà di me, e manda Lazzaro a intingere la punta del dito nell’acqua per rinfrescarmi la lingua, perché son TORMENTATO in questa fiamma.
Ma Abramo disse: Figliuolo, ricordati che tu ricevesti i tuoi beni in vita tua, e che Lazzaro similmente ricevette i mali; ma ora qui egli è consolato, e tu sei TORMENTATO.» (Luca 16:22-25)
Avete letto quante volte sta scritta la parola che si riferisce al fatto che le ANIME DEI MORTI che non sono salvate VENGONO TORMENTATE?

I moderni sadducei, cioé gli avventisti e i testimoni di Geova, e altri che la pensano come loro, ERRANO GRANDEMENTE, perché non conoscono le sacre Scritture, né la potenza di Dio, si cibano di menzogne e le insegnano agli altri; sono stati sedotti e a loro volta seducono gli altri e gettano confusione nelle anime semplici.

Fratelli nel Signore, concludo con l’esortazione a temere Iddio, come anche è scritto nella Parola di Dio:
«E non temete coloro che uccidono il corpo, ma non possono uccider l’anima; temete piuttosto colui che può far perire e l’anima e il corpo nella geenna.» (Matteo 10:28)

Dalle parole di Gesù si comprende che il corpo è nettamente separato dall’anima, poi, ancora l’anima perisce, ma dice anche in quale luogo essa perisce: nella geenna!

La geenna è chiamata dalla Bibbia anche la morte seconda, e stagno di fuoco e di zolfo, che è il luogo dove saranno gettati tutti coloro che non sono scritti nel libro della vita, che non hanno creduto in Cristo Gesù, sono morti nei loro falli e nei loro peccati.

Così è scritto:
«E la morte e l’Ades furon gettati nello stagno di fuoco. Questa è la morte seconda, cioè, lo stagno di fuoco.» (Apocalisse 20:14)

Pertanto, fratelli nel SIGNORE, guardatevi da coloro che non credono nell’immortalità dell’anima, perché ciò è una cosa molto dannosa, è un’eresia che danneggia gravemente la crescita spirituale dei credenti.

COLORO CHE NON CREDONO NELL’IMMORTALITA’ DELL’ANIMA ERRANO GRANDEMENTE, sono nell’ignoranza e sono pericolosi perché spacciano menzogne e seducono le persone a credere in questa eresia.

Chi ha orecchie oda ciò che la Parola di Dio dice alle Chiese.

Giuseppe Piredda, salvato per grazia mediante la fede in Cristo Gesù

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