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Il silenzio dei codardi

13 gennaio 2013

Il silenzio dei codardi

mafia-silenzioFratelli nel Signore, questo articolo di giornale mi ha fatto riflettere molto, e spero che faccia riflettere anche voi sul silenzio che regna nelle Chiese Evangeliche qui in Italia sulla massoneria, sulla presenza di massoni in mezzo ad esse e sulla scellerata alleanza che molte Chiese hanno fatto con la Massoneria. Considerate però che lo stesso silenzio regna anche contro tante altre cose che sono male agli occhi di Dio, e la ragione di questo silenzio è la codardia.

Non imitate i codardi, fratelli, ma i coraggiosi, come Davide che disse: “Farò attenzione alle mie vie per non peccare con la mia lingua; metterò un freno alla mia bocca, finché l’empio mi starà davanti. Io sono stato muto, in silenzio, mi son taciuto senz’averne bene; anzi il mio dolore s’è inasprito. Il mio cuore si riscaldava dentro di me; mentre meditavo, un fuoco s’è acceso; allora la mia lingua ha parlato” (Salmo 39:1-3), come Geremia che affermò: “E s’io dico: ‘Io non lo mentoverò più, non parlerò più nel suo nome’, v’è nel mio cuore come un fuoco ardente, chiuso nelle mie ossa; e mi sforzo di contenerlo, ma non posso” (Geremia 20:9), e come Michea che disse: “Ma, quanto a me, io son pieno di forza, dello spirito dell’Eterno, di retto giudizio e di coraggio, per far conoscere a Giacobbe la sua trasgressione, e ad Israele il suo peccato” (Michea 3:8).

Chi ha orecchi da udire, oda

Giacinto Butindaro

‘Mafia e massoneria tacciono tutti!’ di Claudio Fava

La notizia: sedici avvisi di garanzia e sedici perquisizioni domiciliari ad altrettanti massoni, fratelli di una loggia coperta che aveva stretto rapporti di fraterna solidarietà con un clan di Cosa Nostra. Nel mucchio: un commissario di pubblica sicurezza, oggi consigliere comunale del Polo, un noto avvocato penalista, già candidato sindaco del Polo nel suo paese, un noto docente universitario, un capomafia, cugino di Nitto Santapaola. Dicono i giudici della Dda: mafia e massoneria deviata avevano intrecciato una proficua collaborazione. Protezione ai mafiosi, voto ai politici. Il linguaggio della burocrazia giudiziaria parla, con meno licenze poetiche di un’associazione mafiosa che «svolgeva attività diretta a interferire sull’esercizio delle funzioni di istituzioni e amministrazioni pubbliche,… per conseguire profitti e vantaggi patrimoniali». Il commento: l’intesa strategica tra mafia e massoneria non è un ottuso teorema degli anni ottanta. È un fatto. Oggi come ai tempi della P2. Oggi, come allora, uomini di Cosa Nostra ed esponenti dello Stato si procurano, dentro un reticolo di logge coperte, l’occasione per un patto criminale che garantisca protezione e impunità. Che serva a procacciarsi cariche pubbliche e assoluzioni. Che garantisca profitti e carriere. Che sappia fare della violenza (mafiosa) un micidiale deterrente. Oggi come allora. Lo scandalo: non lo ha scritto nessuno. La città è Catania, catanesi i suoi protagonisti: giudici, imputati, mafiosi, uomini pubblici. Eppure, fino a ieri, per trovar traccia di questa storia (anzi, di questa cronaca) dovevate emigrare sulle pagine interne di un giornale messinese, trenta righe con i nomi i cognomi e un commento secco all’ultima riga: la vicenda è una bomba. La bomba, invece, non è esplosa. La tragedia, anzi la grottesca commedia della Sicilia è che il silenzio non è più una estrema ratio, una fuga, una colpevole ammissione di imbarazzo. È tornato ad essere una regola felice. Giornali, fogli e gazzettini: non una sola riga. Per due giorni. Mafia e massoneria di nuovo insieme per corrodere le fondamenta della nostra civile convivenza? Tacciono tutti. Elegantemente, sfacciatamente. In cronaca ormai vanno solo i Rotary, i fichi d’india, gli infartuati, gli scippatori e i necrologi. La fratellanza massonica tra un commissario di polizia e un mafioso ne resta fuori. La realtà (quella oscura, irrisolta, macchiata da menzogne e avidità, dall’uso disinvolto della corruzione e della violenza, la realtà di istituzioni che stanno rapidamente ritrovando il senso arrogante dell’impunità) questa realtà deve essere semplicemente ignorata. Occultata. E infine dimenticata.

Da L’Unità del 25 gennaio 2002 (pubblicato nell’edizione Nazionale (pagina 30) nella sezione “Commenti”) – http://cerca.unita.it/ARCHIVE/xml/40000/35321.xml

[Tratto dal blog “Chi ha orecchie da udire oda”, curato da Giacinto Butindaro]

[Leggi il libro contro la Massoneria: “La Massoneria smascherata”, di Giacinto Butindaro]

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