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Iddio fa morire un uomo che in modo sconsiderato ed empio aveva osato inveire contro Dio ed il suo popolo

2 ottobre 2013

Iddio fa morire un uomo che in modo sconsiderato ed empio aveva osato inveire contro Dio ed il suo popolo

stalla-cavalliLe nostre bambine andavano crescendo, ed io insieme a mia moglie, … cercavamo di inserirle nella società. Mia moglie ritenne opportuno fare apprendere loro un poco di lavoro di cucito. Per tale motivo prese contatto con una famiglia in cui le donne erano sarte e i maschi erano uno camionista e l’altro allevatore di cavalli. Così una delle mie figlie cominciò a frequentare regolarmente quella famiglia, assieme ad altre ragazzine, per imparare a cucire. Ma, ahimè, quelle sarte avevano un brutto temperamento ed erano allergiche all’Evangelo! Perciò mia figlia cominciò ad essere oggetto di disprezzo e di soprusi. Tornando a casa ci raccontava con risentimento quello che subiva, ma noi le insegnavamo sempre a sopportare e ad ubbidire.

Un giorno ricorreva la festa tradizionale del patrono di Corleone. Tutti in tale occasione vanno in campagna a tagliare spine e alberi da legna e li portano in paese per farne dei falò in onore del protettore San Leoluca. In quel giorno mi trovavo davanti la porta di casa quando passò uno dei fratelli delle sarte, precisamente l’allevatore di cavalli. Si fermò alla fontanella per attingere acqua e vedendomi disinteressato a tutto quello che i religiosi per tradizione facevano, mi guardò adirato e disse:

“Che gente sono questi evangelici! Fosse per loro feste non se ne farebbero! Gente scomunicata, non portano rispetto neanche al protettore. Meriterebbero di essere tutti ammazzati così finirebbero di dire gloria a Dio e Alleluia!” Quindi, si volse verso il cielo bestemmiando il nome di Dio perché ci lasciava ancora vivere e rivolto verso me continuò ad imprecare contro tutti gli evangelici. 

A sentirlo gridare forsennatamente lo guardai per capire cosa volesse a mi resi conto che era indignato con me. Non gli avevo detto neppure una parola e non gli avevo fatto alcun male. Eppure sentivo che era ben determinato ad aggredirmi qualora gli avessi detto qualcosa. Quindi incassai tutte le sue invettive e in silenzio mi ritirai in casa. Ero troppo afflitto e pensai di dar sfogo al dolore, che quell’uomo mi aveva causato, davanti a Dio in preghiera. Chiesi a Dio di sanare il mio cuore da quella afflizione e di usare misericordia verso quell’uomo che in modo sconsiderato ed empio aveva osato inveire contro Dio ed il suo popolo.

Passarono pochi giorni e quell’uomo, mentre strigliava i cavalli, fu colpito da malore, cadde in mezzo alla melma e spirò. Era solo, per cui rimase a terra nella stalla fra gli zoccoli dei cavalli.

[Testimonianza tratta dal libro: “Camminare e spigolare”, di Castrenze Cascio, pagg. 117 – 118]

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