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La disciplina e la riprensione sono necessarie nella Chiesa

20 aprile 2014

La disciplina e la riprensione sono necessarie nella Chiesa

Richard Baxter[…] 7. L’ultimo aspetto che vorrei trattare, in relazione alla nostra sorveglianza, è quello dell’esercizio della disciplina nella Chiesa. Questa consiste, dopo i rimproveri in privato di cui ho accennato in precedenza, nella riprensione pubblica, nell’esortazione al ravvedimento, nella preghiera per il peccatore, nell’accoglimento del penitente, oppure nell’esclusione e nell’allontanamento di colui che non si ravvede.

(1)    Il peccatore impenitente, deve essere rimproverato davanti a tutti e nuovamente invitato a ravvedersi sia nel caso di peccati commessi pubblicamente, sia per trasgressioni di natura privata. Anche se finora abbiamo posto poca attenzione all’esercizio di questa forma di disciplina, questo compito rientra nei nostri doveri pastorali. Non c’è solo il comandamento di Cristo di riferire alla Chiesa [Matteo 18:17], ma anche l’ordine di Paolo di “riprenderli in presenza di tutti” [1 Timoteo 5:20] (n.d.r. tale passo è riferito nello specifico agli anziani che peccano). La Chiesa ha costantemente praticato tale disciplina, fino a quando l’egoismo e la formalità hanno fatto cadere questa ed altre usanze. Non c’è motivo di dubitare che sia nostro dovere esercitare la disciplina, né è possibile negare la nostra infedeltà nell’esercitarla. Molti di noi, che si vergognerebbero se dovessero predicare o pregare la metà di quanto fanno, hanno invece posto poca attenzione a questo problema, vivendo a lungo in una deprecabile negligenza della disciplina ecclesiale. Non riflettiamo a sufficienza sul fatto di aver attirato sulle nostre proprie teste la colpa di un linguaggio blasfemo, dell’alcolismo, della fornicazione e di altre iniquità, a causa della nostra negligenza nell’uso degli strumenti che Dio ha stabilito per curare tali mali. A quanti fossero tentati di ribattere che un rimprovero pubblico invece di far del bene, potrebbe provocare piuttosto la collera come conseguenza dell’umiliazione subita, rispondo dicendo:

A1. La creatura che considera inutili le ordinanze di Dio, oppure critica i modi in cui servire il Signore, anziché attuarli, manifestando così un’opposizione volontaria al suo Creatore, è da considerare in uno stato realmente pietoso. Dio è in grado di dare efficacia alle proprie ordinanze; in caso contrario non le avrebbe mai stabilite.

A2. L’utilità della disciplina è evidente, sia nello svergognare il peccato, umiliando il peccatore, sia nel manifestare davanti a tutto il mondo la santità di Cristo, della sua dottrina e della sua Chiesa.

A3. Ci sarebbe un’altra possibilità di affrontare i peccatori? Vorreste forse lasciarli perdere, giudicandoli irrecuperabili? Sarebbe ben più crudele che rimproverarli. Siete in grado di individuare altre soluzioni? E quali sarebbero, visto che si deve supporre che tutte le altre alternative siano già risultate inefficaci, se è vero che l’esercizio della disciplina è proprio l’ultimo rimedio?

A4. Il motivo principale per l’esercizio di una disciplina pubblica non è tanto connesso al peccatore quanto alla Chiesa. È un ottimo deterrente affinché altri non commettano lo stesso peccato, così da mantenere puri la comunità e il culto. Seneca affermava: “Chi si mostra compiacente verso le iniquità del momento, le lascia in eredità ai posteri”; e ancora: “chi non condanna il colpevole, danneggia il buono”.

  1. Al rimprovero, dobbiamo unire l’esortazione perché il peccatore si ravveda, e questo ravvedimento deve essere reso pubblico come forma di riparazione verso la chiesa. Dato che la chiesa è tenuta ad evitare la comunione con peccatori impenitenti, nel momento in cui esistono delle prove circa il loro peccato, essi sono chiamati a rendere evidente il loro ravvedimento. Senza tali evidenze non possiamo sapere se si sono realmente pentiti; e quale migliore dimostrazione può essere presentata alla chiesa, se non la loro confessione di ravvedimento, seguita da un concreto cambiamento? Devo ammettere che occorre molta cautela nell’attuare queste procedure, in modo da evitare che i danni siano maggiori dei benefici. Si tratta di quella cautela cristiana connessa al dovere della disciplina e calibrata al raggiungimento del fine prefissato, e non di quella ritrosia carnale che finirebbe per snervare od allontanare il peccatore. Dobbiamo essere umili nell’esercizio di questo dovere, a maggior ragione quando il rimprovero è particolarmente severo. Dobbiamo far comprendere che la disciplina non è la conseguenza di una cattiva volontà, né di una disposizione iniqua, tanto meno di una vendetta per un torto subito. Si tratta piuttosto di un dovere necessario che, in coscienza, non possiamo trascurare. In questo caso, può essere di aiuto mostrare alle persone i comandamenti con i quali Dio ci obbliga ad esercitare la disciplina. Le parole seguenti potrebbero essere un esempio:

Fratelli, anche se il peccatore impenitente non lo considera tale, l’iniquità è talmente odiosa e peccaminosa agli occhi dell’Iddio santissimo, che Egli ha stabilito i tormenti eterni dell’inferno come condanna del peccato. Niente può impedire tale condanna, se non il sacrificio del Figlio di Dio, applicato a quanti si ravvedono realmente e abbandonano l’iniquità. Dio, dunque, chiamando tutti gli uomini al ravvedimento, ci ha comandato di:

“(esortarci) a vicenda ogni giorno, finché si può dire: «Oggi», perché nessuno di voi s’indurisca per la seduzione del peccato” (Eb 3:13).

“Non odierai tuo fratello nel tuo cuore; rimprovera pure il tuo prossimo, ma non ti caricare di un peccato a causa sua” (Lev 19:17);

“Se tuo fratello ha peccato contro di te, va’ e convincilo fra te e lui solo. Se ti ascolta, avrai guadagnato tuo fratello; ma, se non ti ascolta, prendi con te ancora una o due persone, affinché ogni parola sia confermata per bocca di due o tre testimoni. Se rifiuta d’ascoltarli, dillo alla chiesa,; e, se rifiuta di ascoltare anche la chiesa, sia per te come il pagano e il pubblicano” (Mat 18:15-17).

Quelli che peccano, riprendili in presenza di tutti, perché anche gli altri abbiano timore” (1 Tim 5:20).

“…Riprendi con piena autorità (Tit 2:15).

Anche se un apostolo di Cristo dovesse peccare apertamente, deve essere rimproverato allo stesso modo, così come Paolo fece con Pietro (Gal 2:11,14). E se questi peccatori non si ravvedono, dobbiamo evitarli, fino al punto di non mangiare neanche con loro (2 Tess 3:6, 11, 12; 1 Cor 5:11-13). […]

[Tratto dal libro “L’opera del pastore”, scritto da Richard Baxter (1615-1691)]

Notizie sull’autore del libro

Richard Baxter (1615-1691) è stato uno dei più alti esponenti del puritanesimo inglese. James I. Parker lo descrive come il migliore tra i pastori, gli evangelisti e gli scrittori sui temi di natura pratica che il mondo puritano abbia mai prodotto. Il suo ministerio pastorale trasformò radicalmente gli abitanti di un paese di nome Kidderminster lasciando un’impronta profonda nella vita di quegli uomini.

2 commenti leave one →
  1. sara permalink
    20 aprile 2014 09:31

    Fratello Giuseppe,la riprensione può avvenire anche da una donna verso l’uomo o in questo caso la donna deve stare in silenzio per la sua sottomissione all uomo?

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  2. 20 aprile 2014 13:17

    Pace, domanda interessante. In Matteo 18:15,16 senza distinzione tra uomo e donna, se uno subisce un torto da un fratello o una sorella, tra lui e l’altro soltanto, va ripreso personalmente affinché comprenda e si ravveda. Quando poi il peccato diventa pubblico, è preferibile che ci pensino gli anziani e il pastore.
    Anche altri passi non fanno riferimento alla distinzione tra uomo e donna, ad esempio:
    “E non partecipate alle opere infruttuose delle tenebre; anzi, piuttosto riprendetele” (Efesini 5:11)
    Comunque, dove sia possibile interessare gli anziani e i conduttori della Chiesa, è preferibile farlo, dove non è possibile, allora anche le sorelle sono chiamate ad effettuare la riprensione e l’esortazione ai fratelli e alle sorelle a santificarsi. Naturalmente nei modi dovuti, e specialmente senza insegnamenti.
    A volte le situazioni sono difficili da inquadrare, per chi non vuole sbagliare, comunque sia è preferibile sbagliare parlando e annunziando la verità contro la menzogna, che stare zitti.
    Iddio ti farà capire come ci si deve comportare in ogni occasione, stando in comunione con Dio, lo Spirito santo ci guida in ogni cosa. Pace.

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