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L’ombra della massoneria sulle Assemblee di Dio in Italia (ADI): 5) Frank Gigliotti, il bandito Salvatore Giuliano e la strage di Portella della Ginestra in Sicilia

2 ottobre 2014

L’ombra della massoneria sulle Assemblee di Dio in Italia (ADI): 5) Frank Gigliotti, il bandito Salvatore Giuliano e la strage di Portella della Ginestra in Sicilia

copertina-massoneriaIl 1° maggio del 1947, circa duemila persone della zona di Piana degli Albanesi (Palermo), in prevalenza contadini, si riunirono sul pianoro di Portella della Ginestra per manifestare contro il latifondismo, a favore dell’occupazione delle terre incolte, e per festeggiare la vittoria del Blocco del Popolo (PCI-PSI) nelle recenti elezioni per l’Assemblea Regionale Siciliana, che si erano svolte il 20 aprile di quell’anno e nelle quali la coalizione PCI- PSI aveva conquistato la maggioranza relativa con 30,4 per cento dei voti e 29 seggi, mentre la DC era crollata ottenendo il 20,5 per cento e 19 seggi. Sulla gente in festa partirono dalle colline circostanti numerose raffiche di mitra che fecero, secondo le fonti ufficiali, 11 morti e 27 feriti. La strage fu compiuta dalla banda del famigerato bandito Salvatore Giuliano (1922-1950), soprannominato ‘il re di Montelepre’.

01-portella-ginestraLa notizia della strage su un giornale 

02-giuliano-portellaPersone in marcia verso Portella della Ginestra il 1 Maggio 1947; e il bandito Salvatore Giuliano

E la banda di Salvatore Giuliano fu armata dai servizi segreti americani tramite Frank Gigliotti.

E’ stato il deputato di DP Luigi Cipriani a sostenerlo, affermando che ‘gli uomini di Giuliano furono armati da Frank Gigliotti, un italoamericano, agente dei servizi segreti legato a mafia e massoneria’ (La Repubblica, 15 Dicembre 1990, pag. 8).

Ecco l’intero articolo apparso su La Repubblica in cui ci sono le suddette dichiarazioni di Luigi Cipriani:

‘MILANO – Esiste un legame tra massoneria, mafia, fascisti e Stati Uniti dietro ognuna delle stragi che l’Italia ha visto negli ultimi anni. Lo ha detto il deputato Luigi Cipriani di Dp, in un’ assemblea del suo partito. Secondo l’ esponente di Dp nel nostro paese le stragi ci sono state tutte le volte che il movimento di massa metteva in discussione l’assetto del regime e la nostra stretta adesione alla politica Usa. La prima di queste stragi – ha detto Cipriani – è stata quella di Portella della Ginestra, compiuta dalla banda di Salvatore Giuliano il primo maggio del ’47. Gli uomini di Giuliano furono armati da Frank Gigliotti, un italoamericano, agente dei servizi segreti legato a mafia e massoneria, e questo meccanismo ha funzionato anche nelle altre stragi che hanno caratterizzato gli anni più recenti. Giovanni Russo Spena, deputato di Dp, ha espresso la preoccupazione di un ritorno a una forte repressione, di fronte alla quale ribadiamo la nostra libertà di criticare lo Stato, di poter dire che Gladio è una struttura anticostituzionale e di non dimenticare quale sia stato il nostro passato’.

03-stragi

Giuliano – ha detto sempre Luigi Cipriani – riceverà aiuti ‘dalle Oss, poi Cia, per tramite di Frank Gigliotti, su disposizione del capo William Donovan’ (http://www.fondazionecipriani.it/). D’altronde, nei primi di luglio del 1947 Frank Gigliotti disse a Giuseppe Saragat in visita negli USA di avere recentemente incontrato il bandito Salvatore Giuliano e di essere d’accordo con l’uso dell’illegalità e della violenza impiegate da Giuliano contro i comunisti. Questo lo scrive il senatore Sergio Flamigni: «Il 7 luglio 1947 il reverendo Frank Gigliotti, un pastore della Chiesa Evangelica che secondo il Dipartimento di Stato sta tentando di ricostruire il vecchio gruppo mafioso italo-americano dell’Oss, sbalordisce Giuseppe Saragat, in visita a Washington, dicendogli di avere di recente incontrato il bandito Giuliano in Italia e di essere d’accordo ‘con l’uso dell’illegalità e della violenza impiegate da Giuliano contro i comunisti’»’ (Sergio Flamigni, Trame Atlantiche, pag. 30-31 – vedi foto). Ecco perchè il magistrato Ferdinando Imposimato nel suo libro La Repubblica delle stragi impunite afferma che ‘la presenza di Gigliotti in Italia serviva soprattutto la causa della lotta al comunismo con ogni mezzo‘ (grassetto mio).

Da quello che risulta da una comunicazione fatta il 4 Giugno 1947 dall’Ispettore Generale di P.S. per la Sicilia, dott. Messana, all’allora ministro Scelba, assieme a Gigliotti ce ne furono altri di emissari americani che in quel tempo incontrarono il bandito Giuliano per incitarlo a combattere con la violenza i comunisti: ‘Intanto, dalla medesima fonte fiduciaria – scrisse l’Ispettore – ho appreso che il Giuliano in questi ultimi tempi, ha avuto frequenti contatti con emissari americani, i quali lo avrebbero incaricato di compiere delle aggressioni ai maggiori esponenti del PCI della Sicilia ….’ (Angelo La Bella & Rosa Mecarolo, Portella della Ginestra: la strage che ha cambiato la storia d’Italia, Nicola Teti Editore, Milano 2003, pag. 94).

Che Gigliotti fu in qualche modo coinvolto in quella strage, visto che faceva parte della ‘Squadra Italiana dell’OSS’ – che era stata messa su dal capitano James Jesus Angleton insieme al ‘suo braccio destro’ dell’epoca, Earl Brennan – ritengo che sia confermato implicitamente anche dal giornalista Antonio Nicaso che parla di convergenza a quell’epoca di interessi tra servizi americani, mafia, ‘ndrangheta e massoneria, e dice: ‘Per esempio, agenti speciali americani hanno lasciato le loro tracce a Portella delle Ginestre. All’epoca l’Oss, in Italia, era guidato dal capitano James Jesus Angleton. Una decina di uomini che Angleton aveva reclutato tra le file della X-Mas e della sbirraglia fascista sbarcò a Palermo in anticipo su quel Primo Maggio. La missione siciliana e le altre incursioni contro i ‘rossi’ in varie città italiane, come si evince dai documenti della Cia desecretati negli ultimi anni, erano state programmate da quattordici mesi. In un cablogramma del 12 febbraio 1946 indirizzato da Angleton al War Department si legge: ‘Ho bisogno immediatamente di almeno dieci agenti per aprire basi a Napoli, in Sicilia, a Bari e a Trieste. Devono essere sottoposti a un addestramento intensivo [….] Servono per operazioni militari’. A Portella delle Ginestre a sparare non furono solo gli uomini di Giuliano, ma anche gli agenti reclutati dall’Oss che utilizzarono armi speciali in dotazione ai servizi segreti americani, come la bomba aerea simulata, una sorta di congegno pirotecnico che produceva un fischio e poi esplodeva come un grosso petardo. In molti, a Portella, vennero raggiunti dai frammenti di questa bomba. Ma grazie ai servizi segreti italiani queste schegge scomparvero per sempre dai rapporti medico-legali’ (Ferruccio Pinotti, Fratelli d’Italia, pag. 526-527). A fugare ogni dubbio sul coinvolgimento dell’OSS nei misfatti che Salvatore Giuliano compì contro i comunisti – come dicono Angelo La Bella & Rosa Mecarolo nel loro libro Portella della Ginestra: la strage che ha cambiato la storia d’Italia – ‘soccorre la documentazione raccolta negli Archivi americani e pubblicata in Italia nel 1976 da Roberto Faenza e Marco Fini con la quale è dimostrato che Giuliano, nell’anno della strage di Portella e degli assalti alle sezioni del PCI riceveva armi e soccorso dall’OSS. Lo storico Faenza, nel suo libro Il Malaffare, scritto in collaborazione con Edward Beker, edito nel 1978, ha affermato, sulla base di documentazione archivistica degli USA, che Victor Anfuso, il boss italo-americano di Cosa Nostra che aveva messo in piedi il ‘Circolo della Mafia’ per preparare lo sbarco alleato in Sicilia, era attivista della CIA in Italia per contribuire alla sconfitta delle sinistre. Il gruppo dei mafiosi che Anfuso aveva organizzato, aveva provveduto a «far giungere a Giuliano sostanziosi finanziamenti da parte dei servizi segreti americani per la sua attività anticomunista»’ (Angelo La Bella & Rosa Mecarolo, Portella della Ginestra: la strage che ha cambiato la storia d’Italia, pag. 52). E Frank Gigliotti era legato al circolo della mafia di Victor Anfuso.

La lotta del massone Frank Gigliotti contro i comunisti nel dopoguerra è stata confermata dall’onorevole Luigi Cipriani nei suoi Interventi in aula su Gladio (sedute dell’11 gennaio 1991 e 23 maggio 1991. In Stenografici sedute parlamentari X Legislatura) in questi termini: ‘Qui c’è un rapporto di tale Walter Dowling del 1947. Walter Dowling, della Divisione Affari europei del Dipartimento esteri degli Stati Uniti, faceva riferimento a questo Brennan e diceva: “In questi termini temo che Gigliotti, anch’esso membro dell’Oss, stia cercando di attivare la vecchia banda dell’Oss in Italia come mezzo per combattere il comunismo”. Com’è noto, l’attività di quel gruppo è messa in piedi per la maggior parte da italo- americani quali Scamporino, Max Corvo e altri. Sono personaggi che poi noi ritroviamo dietro la vicenda di Portella della Ginestra, cioè sono quei personaggi che poi procurarono le armi alla banda Giuliano, quelle armi che vengono recuperate dalla divisione Anders, divisione formata da polacchi, sbarcata in Italia. Le armi di quella divisione sono elementi provati e riconosciuti furono poi date alla banda Giuliano. Qui si vede la presenza dei servizi statunitensi e la presenza statunitense che si preoccupano da subito di costituirsi delle basi armate in gruppi anticomunisti da poter utilizzare in caso di necessità’ (http://www.fondazionecipriani.it/). C’è poi una lettera di Gigliotti inviata all’assistente segretario di Stato, Norman Armour, il 26 settembre 1947. Gigliotti scrive: ‘Sono di origine italiana e…conosco come lavorano i comunisti da quando sono stato commissario all’Assistenza pubblica del mio paese e ho potuto vedere le loro cellule segrete in azione. Non possiamo acconsentire che ciò avvenga in Italia, ma è proprio questo che avverrà se non faremo qualcosa per i gruppi che sono all’’immediata sinistra del centro’. Tutti i gruppi liberali e sinceramente democratici, anticomunisti quanto il nostro stesso governo, si sentono terribilmente scoraggiati e delusi. Sentono che li abbiamo dimenticati dopo averli messi in piedi, specie quando li abbiamo aiutati a costruire l’Armata italiana della libertà. E non possiamo lasciare che succeda questo, perché se dovesse capitare un’altra guerra, e Dio non voglia che capiti, allora finiremmo per guadagnarci in Italia la stessa reputazione che adesso abbiamo in Jugoslavia per aver permesso che Mihajlovic venisse impiccato da Tito’ (http://andreacarancini.blogspot.it/).

Gigliotti in America era molto conosciuto per la sua lotta contro il comunismo, perchè teneva dei discorsi in vari luoghi contro il comunismo. Per esempio sull’Evening Tribune del 25 Settembre 1934 veniva pubblicizzato il suo discorso intitolato ‘Principi e Scopi della Lega Contro il Comunismo’ che avrebbe tenuto in un auditorium.

A proposito, è significativo constatare che Frank Gigliotti nel mese di Aprile del 1947 – quindi poco prima che ci fosse la strage per mano di Giuliano – si trovava in Italia assieme a Charles Fama in Sicilia per accertarsi di alcune persecuzioni subite da alcune Chiese delle Assemblee di Dio. E’ probabile dunque che il suo incontro con il bandito Giuliano avvenne proprio durante la sua permanenza in Sicilia in quel tempo … tra una Chiesa e l’altra avrebbe potuto trovare pure il tempo di incontrare il suo ‘amico’ Salvatore Giuliano! D’altronde se nel Luglio del 1947, Gigliotti disse a Saragat di avere incontrato recentemente il bandito Salvatore Giuliano, non si può proprio escludere che quell’incontro sia avvenuto proprio durante quella sua permanenza in Sicilia nel mese di Aprile 1947 quando lui perorava la causa delle ADI! Visto il personaggio non ci meraviglieremmo di una cosa simile. E poi il 1° Maggio ci fu la strage!

Altri esempi di uso dell’illegalità e della violenza anticomunista impiegata dal bandito Giuliano che il ‘reverendo’ Gigliotti approvava

La strage di Portella della Ginestra non fu che una delle azioni criminali anticomuniste perpetrate – dietro istigazione dei servizi segreti americani – dalla banda di Salvatore Giuliano in quel periodo storico, precedente all’incontro di Gigliotti con Saragat in America avvenuto nel luglio 1947, perchè di azioni criminali ce ne furono altre nel mese di giugno 1947, come mostrano Angelo La Bella & Rosa Mecarolo nel loro libro Portella della Ginestra: la strage che ha cambiato la storia d’Italia:

‘Fu così che, nella notte di domenica 22 e lunedì 23 giugno, si scatenò l’attacco proditorio che doveva dare l’impressione che tutta la Sicilia stesse insorgendo contro il comunismo. Iniziarono da Partinico, Comune sotto controllo del capomafia Santo Fleres. Erano le ore 22: in piazza, affollata di gente, si esibiva la banda musicale. Poco distante in via del Corso n. 313, la sede del PCI e della CGIL, era ancora aperta; un gruppo di sette militanti sostava sulla porta a conversare; due erano seduti; ad un tratto, dal vicolo del Grillo, quasi dirimpetto alla sezione, sbucarono quattro attentatori con le armi spianate; qualcuno del gruppo intuì subito il pericolo e gridò; i sette partinicesi tentarono di mettersi in salvo; crepitarono i mitra, venne lanciato all’interno della sezione un fiasco pieno di benzina ed alcune bombe a mano. L’attacco terroristico durò una manciata di secondi; gli assassini si ritirarono in gran fretta sempre per la via del Grillo che, allora, si perdeva «alla periferia dell’abitato fino a raggiungere il quartiere Madonna confinante con la campagna». La musica della vicina piazza cessò di colpo; si udì un grido: Ca sunnu! alludendo evidentemente alla banda monteleprina. La folla terrorizzata, urlando richiami, si disperse rapidamente. Sul posto accorsero i carabinieri i quali, domato l’incendio, videro sul pavimento, in una pozza di sangue, il corpo esanime di Giuseppe Casarrubea, colpito da proiettili di mitra e da schegge di bomba a mano al torace ed al capo. Vincenzo Lo Jacono, sanguinante, uscì dalla sezione e corse per via dei Mille a chiedere aiuto; fu di nuovo colpito da una raffica di mitra all’addome. Morì otto giorni dopo, straziato da indicibili sofferenze. Altri tre, Leonardo Addamo, Salvatore Patti e Giuseppe Salvia rimasero feriti. [….]. Sul terreno i CC rinvennero 41 bossoli di mitra calibro 9 (lo stesso tipo di arma usata da Ferreri Fra’ diavolo a Portella) otto pallottole di piombo ed alcune copie di un farneticante volantino firmato da Giuliano ma scritto da altri.

La stessa notte, un’ora più tardi, un’altra squadra composta da Giuseppe Di Lorenzo (catturato il 16 luglio) da Antonino Terranova Cacaova, Frank Mannino, Giuseppe Passatempo, Rosario Candela, attaccò la sez. del PCI di Carini, sita in via Rosolino Pilo n. 15 vicino alla caserma dei CC. I malfattori lanciarono contro la porta chiusa due bottigliette molotov, una bomba a mano e spararono sventagliate di mitra. Non ci furono danni alle persone; solo un principio d’incendio prontamente spento dai CC e da alcuni volenterosi richiamati dai colpi. Il De Lorenzo raccontò inoltre che, poco prima dell’attentato, Terranova Cacaova si era incontrato alla periferia del paese con due individui e s’era intrattenuto con loro a parlottare; allora egli chiese a Rosario Candela chi fossero quei due: «amici di Carini», rispose l’interpellato, «che ci aiutano ad agire contro le sedi del PCI». Evidentemente si trattava di mafiosi locali che fungevano da basisti; infatti senza il loro consenso e supporto ogni azione terrorista sarebbe stata impossibile; anche per Giuliano! Verso le 23.30 della stessa notte, un’altra squadra di banditi monteleprini, due dei quali travestiti da CC, si recò a Borgetto, dove regnava incontrastata la cosca mafiosa di Domenico Albano ed attaccò la sede comune del PCI e della CGIL sita in Via Roma n. 1. I malviventi si limitarono ad indirizzare contro lo stabile alcune raffiche di mitra e spargere al suolo il messaggio di Giuliano. Più o meno alla stessa ora i banditi portarono il loro attacco alla sede del PCI e della CGIL e della cooperativa agricola ‘Gennaro Migliore’ alloggiate al primo piano di una palazzina in via Trapani, a San Giuseppe Jato, paese ove dominava il capomafia Giuseppe Troia. Qui rimase ferita una donna, Benedetta Rizzo, dichiarata guaribile in 15 giorni. I banditi lanciarono una bomba a mano contro la sede delle tre organizzazioni, e indirizzarono sventagliate di mitra, provocando la rottura dei vetri alle finestre delle case circostanti e danni alle insegne. Il gruppo degli attentatori, si accertò in tempi successivi, era stato comandato da Pasquale Sciortino ed aveva raggiunto il posto con il camion guidato da Gaspare Pisciotta; con lo stesso mezzo poi tutti si erano dileguati, senza incontrare ostacolo alcuno lungo il percorso. Alle due della notte del 23, l’attacco venne portato alla sede della sez. del PCI di Monreale, la cittadina sotto il tallone dei potenti Miceli; qui i banditi cosparsero di benzina la porta di accesso e appiccarono il fuoco, spento poi da alcuni volontari che avevano avvistato le fiamme. I danni provocati furono di modesta entità. Sarà Remo Corrao a dire in seguito che gli autori furono Castrense Madonia e Francesco Badalamenti, ambedue soci di un’impresa di trasporti. A Cinisi, dominio dei boss Masi Impastato, i banditi si limitarono a collocare una rudimentale bomba collegata ad un bidone pieno di benzina davanti alla sede comune del PCI e del PSI. Venne provocato lo scardinamento della porta e la rottura dei vetri. I periti balistici accertarono che si era trattato di tritolo da cava chiuso in un barattolo di latta avvolto in una copia del giornale L’Uomo Qualunque e fatto esplodere con una miccia corta. Questi attentati, firmati esplicitamente da Giuliano con il lancio dei farneticanti manifestini lasciati sui luoghi dell’attacco, anche se compilati dai suoi istigatori (ne avevano trovati uguali nella sede del Fronte Antibolscevico di Palermo), avevano il preciso scopo di dimostrare che il bandito monteleprino era stato l’unico responsabile della strage di Portella della Ginestra …’ (pag. 94-97).

Ecco dunque che tipo di persona era il ‘pastore evangelico’ massone Frank Gigliotti, che ebbe rapporti fraterni e stretti con pastori delle Assemblee di Dio in Italia e che qui in Italia fu accolto nelle comunità come un amico fraterno delle ADI e come una sorta di ‘uomo della provvidenza’: un uomo che condivideva e incitava l’uso della violenza contro il prossimo, e quindi un uomo malvagio. Proviamo solo ribrezzo e orrore dinnanzi a tutto ciò, e uno sdegno fortissimo.

[Tratto dal libro, scaricabile gratuitamente in formato pdf, “La Massoneria Smascherata – Contro l’infiltrazione e l’influenza di questa diabolica istituzione nelle Chiese Evangeliche”, scritto da Giacinto Butindaro]

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