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La storia segreta dei gesuiti: 4) I Gesuiti in Europa nei secoli 16° e 17°

13 dicembre 2014

La storia segreta dei gesuiti: 4) I Gesuiti in Europa nei secoli 16° e 17°

historia-secreta-jesuitasParte II

I Gesuiti in Europa nei secoli 16° e 17°

Capitolo 1

Italia, Portogallo e Spagna
“La Francia, scrisse Boehmer, è la culla della Compagnia di Gesù ma è in Italia che furono formati il suo programma e la sua costituzione. Pertanto fu in Italia che la Compagnia gettò in primis le sue radici e, da lì, si diffuse ad altri paesi “.(1)

L’autore cita il crescente numero di università (128) e Scuole dei Gesuiti (1680); “Ma” dice “che è la storia della civiltà Italiana nei secoli 16° e 17° a mostrare i risultati più sorprendenti. Se un italiano ben istruito abbracciava la fede e le ordinanze della chiesa ricevendo nuovo zelo per l’ascetismo e le missioni, componendo ancora pie poesie e inni per la chiesa, dedicandosi accuratamente alla pittura e alla scultura per esaltare l’ideale religioso, non è forse perché le classi altolocate erano tutte istruite nelle università e nei confessionali gesuiti?“(2)

”La semplicità di un bambino, la gioia, la vivacità e il semplice amore per la natura … ” erano scomparsi.
“Gli studenti dei gesuiti sono troppo clericali, devoti e assorti per preservare queste qualità  poiché essi sono dominati dalle loro visioni e dalle loro illuminazioni, sono letteralmente ubriacati dai loro dipinti ritraenti spaventose mortificazioni e gli atroci tormenti dei martiri; i gesuiti si soddisfano con tutto ciò che è pomposo, luccicante e teatrale. Dalla fine del 16 °secolo, la letteratura e l’arte italiane riproducono fedelmente questa trasformazione morale … L’irrequietezza, lo sfarzo e la convinzione inquietante che caratterizzavano le creazioni di questo periodo incoraggiarono un sentimento di repulsione piuttosto che di simpatia per le credenze che dovevano interpretare e glorificare “.(3)

Questa è la caratteristica ‘sui generis’ della Compagnia. Questo amore per il distorto, la precisione fanatica, il pomposo e il teatrale potrebbe sembrare strano in mezzo a questi mistici formati dagli Esercizi spirituali, se non rilevassimo l’obiettivo a cui mirano essenzialmente i gesuiti, cioè quello di impattare la mente. Questa è un’applicazione della massima “il fine giustifica i mezzi” che i gesuiti mettono in  pratica nelle arti, nella letteratura, nella politica e nella morale.

La Riforma protestante aveva toccato L’Italia in dura maniera, tuttavia i Valdesi, che erano sopravvissuti dal medioevo a dispetto delle persecuzioni,  si stabilirono sia a nord che a sud della penisola e si unirono alla chiesa calvinista nel 1532. Secondo un rapporto del gesuita Possevino, Emanuele Filiberto di Savoia lanciò un’altra sanguinosa persecuzione  contro i suoi sudditi “eretici” nel 1561 e lo  stesso accadde in Calabria, a Casal San Sisto e a Guardia Fiscale. “I gesuiti erano strettamente coinvolti in questi massacri infatti erano occupati nel convertire le vittime … “(4)

Padre Possevino, nel frattempo, “seguiva l’esercito cattolico come suo cappellano e comandò lo sterminio  dei pastori eretici come un atto necessario e santo mettendoli a fuoco ” (5).

Nel 16 ° e 17 ° secolo  i gesuiti detenevano gran potere a Parma, nella corte dei Farnese così come a Napoli, anche se, il 14 maggio 1606, furono espulsi da Venezia dove godevano di molti  favori perché considerati come “i più fedeli servitori e portavoci del Papa”. Tuttavia, nel 1656 furono autorizzati a tornare sebbene la loro influenza sulla repubblica veneziana divenne solo l’ombra di quello che era stata in passato.

Il Portogallo era uno dei paesi preferiti dall’Ordine. “Essendo sotto Giovanni III (1521-1559), era già la più potente comunità religiosa del regno “(6) e la sua influenza in Portogallo crebbe ulteriormente dopo la rivoluzione del 1640, quando sul trono fu messo Braganza. “Sotto il primo re della Casa di Braganza, padre Fernandez  divenne un membro del governo e, sotto Alfonso VI, fu il consigliere più ascoltato dalla reggente Regina Luisa. Nel 1667 Padre de Ville riuscì a rovesciare Alfonso VI, e il nuovo re Pietro II, lo stesso anno, nominò Padre Emmanuel Fernández come suo rappresentante nelle ‘Corti’ … Sebbene i Padri non adempissero funzioni pubbliche nel regno, erano più potenti in Portogallo che in qualsiasi altra nazione. Essi non erano solo i consiglieri spirituali della famiglia reale, infatti venivano consultati dai re e dai loro ministri  per tutte le situazioni importanti. Detto da uno dei loro stessi testimoni siamo venuti a sapere che, senza il loro consenso, nessuno poteva ottenere alcuna carica, né all’interno dello Stato e né all’interno della Chiesa. Questo loro potere era talmente consolidato che sia il clero, che le classi alte, che il semplice popolo, facevano a gara per conquistarsi i loro favori e il loro consenso. Persino la politica estera era sotto la loro influenza. Qualunque persona intelligente avrebbe potuto rendersi conto che questa situazione non beneficiava di certo il regno “.(7)

Infatti possiamo vederne i risultati nel decadimento in cui sprofondò successivamente questa sfortunata terra. A metà del 18° secolo furono necessarie tutta l’energia e la perspicacia del Marchese di Pombal per liberare il Portogallo dalla presa mortale dell’Ordine. 

In Spagna la penetrazione dell’Ordine fu più lenta infatti per molto tempo l’alto clero e i Domenicani vi si opposero. Anche Re Carlo V e Filippo II, pur accettando i servizi di questi soldati del papa, non si fidavano dei gesuiti e temevano che avessero potuto invadere la loro autorità. Tuttavia, con molta astuzia, l’Ordine v alla fine vinse la loro resistenza. “Nel 17° secolo avevano ottenuto tutto il potere tra le classi altolocate e nella corte di Spagna. Padre Neidhart, ex ufficiale di cavalleria tedesco governò il regno  come capo di Stato,  Primo Ministro e Grande Inquisitore .., In Spagna e in Portogallo la rovina del regno coincise proprio con il periodo di massimo splendore dell’Ordine, .. “(8)

Edgar Quinet disse: “Ovunque una dinastia muore, posso vedere dietro di lei, figure che oserei definire come  ‘geni del male’,  figure ombrose quali sono i confessori gesuiti, i quali attirano alla morte dolcemente e paternamente“.(9)

In realtà non si può attribuire il declino della Spagna unicamente a questo Ordine, “Tuttavia è vero che la Compagnia di Gesù, insieme con la chiesa ed altri ordini religiosi, accelerarono la sua caduta. Mentre l’Ordine si faceva più ricco la Spagna diventava più povera, tanto che quando Carlo II morì,  nelle casse dello stato non vi era abbastanza denaro per pagare le 10.000 monete che venivano di solito date per la salvezza dell’anima di un monarca defunto “.(10)

Capitolo 2

Germania
“La lotta storica tra cattolicesimo e protestantesimo non fu combattuta nel sud dell’Europa, ma in Europa centrale: in Francia, nei Paesi Bassi, in Germania e in Polonia. Questi paesi furono il principale campo di battaglia per la Compagnia di Gesù “.(11)

La situazione fu particolarmente grave in Germania. “Non solo i più pessimisti  ma anche i cattolici e gli studiosi credevano che  la causa della vecchia chiesa fosse quasi persa in tutto il territorio tedesco. Anche in Austria e Boemia, la rottura con Roma fu così grande, che i protestanti avrebbero potuto ragionevolmente  sperare di conquistare l’Austria in pochi decenni. Ma allora, perché questo cambiamento non è avvenuto, anzi il paese fu diviso in due sezioni? Il partito cattolico nel tardo 16° secolo  non esitò a rispondere a questa domanda perché aveva sempre saputo che i Witeísbach, gli Asburgo e i gesuiti furono i responsabili di questo ribaltamento di eventi “.(12)

Rene Fulop-Miller scrisse in merito al ruolo dei gesuiti in questi eventi: “La causa cattolica poteva sperare in un vero successo sole se I “Padri” fossero stati  in grado di influenzare i prìncipi, guidandoli in ogni momento e circostanza. I confessionali  davano ai gesuiti i mezzi per avere un’influenza politica duratura, e quindi, un’ azione efficace.”(13)

In Baviera, il giovane duca Alberto V, figlio di un cattolico zelante ed educato a Ingolstadt, la vecchia città cattolica, fece appello ai gesuiti per combattere l’eresia: “Il 7 luglio 1556, otto padri e dodici insegnanti gesuiti arrivarono ad Ingolstadt. Questo fu l’inizio di una nuova era per la Baviera … Lo stesso Stato ricevette un nuovo sigillo … Le concezioni cattoliche romane iniziarono a dirigere le politiche dei prìncipi e il comportamento delle classi sociali più elevate. Questo nuovo spirito però s’impadronì  solo delle classi altolocate infatti non ottenne il favore della gente comune … Tuttavia, sotto la dura disciplina dello stato e della chiesa nacquero di nuovo cattolici devoti, docili, fanatici e intolleranti verso ogni “eresia” … “Potrebbe sembrare eccessivo che così tanta forza sia venuta fuori semplicemente da un piccolo  gruppo di sconosciuti, tuttavia in queste circostanze, il rapporto del loro potere fu inversamente proporzionale al loro numero e, nonostante gli ostacoli, riuscirono egregiamente nel loro intento di superarli.  Gli emissari di Loyola conquistarono i cuori e le menti del paese fin dall’inizio … Dalla  generazione successiva Ingolstadt divenne il modello perfetto di una città gesuita tedesca”.(14)

Durante la lettura di quanto segue si può giudicare lo stato mentale che i padri introdussero in questa fortezza: “Il gesuita Mayrhofer di Ingolstadt, nel suo ‘Preacher Mirror’ insegnò: ‘Non verremo giudicati se chiederemo la morte del Protestante così come non saremo giudicati se chiederemo la pena di morte per ladri, assassini, falsari e rivoluzionari ‘”.(15)

I successori di Alberto V, in particolare Massimiliano I (1597 – 1651), completarono il loro lavoro. Comunque Alberto V riconosceva il suo “dovere” di garantire la “salvezza” ai suoi sudditi. “Non appena i “Padri” arrivarono in Baviera, il suo atteggiamento nei confronti dei Protestanti e dei loro sostenitori divenne più severo. Dal 1563 espulse spietatamente i recidivi e non mostrò alcuna pietà per gli anabattisti  che furono annegati, bruciati, imprigionati e incatenati. Tutti questi atti furono lodati dal gesuita Agricola … Nonostante ciò, doveva ancora scomparire un’intera generazione di uomini prima che la persecuzione fosse considerata pienamente riuscita. Anche nel 1586, gli anabattisti moravi riuscirono a nascondere 600 vittime dal Duca Guglielmo . Questo esempio dimostra che non furono centinaia, bensì migliaia, le persone  che furono costrette a fuggire da un paese già scarsamente popolato. “Ma” disse Alberto V al concilio comunale di Monaco, “ l’onore di Dio e la salvezza delle anime deve essere messo al di sopra di tutti gli interessi temporanei.“(16)

A poco a poco tutta l’educazione della regione della Baviera fu posta nelle mani dei gesuiti, questa terra divenne così  la base territoriale per la loro espansione nella Germania orientale, occidentale e del nord. “Dal 1585, i Padri convertirono la Westfalia che dipendeva da Colonia; nel 1586 apparvero a Neuss e a Bonn, una delle residenze dell’arcivescovo di Colonia ed aprirono università ad Hildesheim nel 1587 e a Munster nel 1588. Quest’ultima in particolare aveva nel 1618 già 1300 studenti … In questo modo il cattolicesimo riconquistò gran parte della Germania occidentale  grazie ai Wittelsbach e ai gesuiti. “L’alleanza tra i Wittelsbach e i gesuiti probabilmente fu ancora più importante per le ‘terre austriache’ che per la Germania Occidentale”.(17)

L’arciduca Carlo di Styrie, ultimo figlio dell’imperatore Ferdinando, sposò nel 1571 una principessa bavarese  che introdusse nel Castello di Gratz le restrittive tendenze cattoliche e l’amicizia con i gesuiti che comandavano nella corte di Monaco. “Sotto la sua influenza, Carlo cercò di “estirpare l’eresia” dal suo regno e quando stava morendo nel 1590, impose un giuramento a suo figlio e successore Ferdinando  con il quale si impegnava a continuare il suo lavoro. In ogni caso, Ferdinando era ben pronto per svolgere questo lavoro;  “Per cinque anni fu allievo dei gesuiti ad
Ingolstadt, inoltre, aveva una mentalità così ristretta che a suo parere, non esisteva compito più nobile che impegnarsi per la restaurazione della Chiesa cattolica negli stati che aveva ereditato. Non gli importava se questo compito beneficiava o meno le sue terre. “Preferisco”, disse, “regnare su un paese in rovina che su un paese condannato“.(18)

Nel 1617 l’imperatore incoronò come re di Boemia l’arciduca Ferdinando. “Influenzato dal suo confessore gesuita, Viller, Ferdinando cominciò subito  a combattere il protestantesimo nel suo nuovo regno. Questo segnò l’inizio della sanguinosa guerra di religione, che per i successivi 30 anni, mantenne l’Europa in sospeso. Nel 1618, quando i tragici eventi che successero a Praga diedero il segnale di un’aperta ribellione, il vecchio Imperatore Matthias cercò inizialmente un compromesso, ma non aveva il potere sufficiente per far prevalere le sue intenzioni contro il re Ferdinando  che era comandato dal suo confessore gesuita. Per questo motivo si perse l’ultima speranza di risolvere la controversia per vie amichevoli “. “Nello stesso periodo  le terre di Boemia avevano preso decisioni speciali decretando solennemente che tutti i gesuiti avrebbero dovuto essere espulsi poiché erano i promotori della guerra civile“.(19)

Moravia e Slesia seguirono presto questo esempio e i protestanti d’Ungheria , dove il gesuita Pazmany governava con verga di ferro, iniziarono anch’essi a ribellarsi. Ma nella battaglia della “Montagna Bianca” (1620) vinse Ferdinando che nel frattempo era stato fatto di nuovo imperatore dopo la morte di Matthias. “I gesuiti persuasero Ferdinando affinchè infliggesse le più crudeli punizioni ai ribelli; il Protestantesimo fu così bandito dall’intero paese con mezzi troppo orrendi per essere descritti … Alla fine della guerra  la rovina materiale del paese era totale“. “Il gesuita Balbino, storico della Boemia, si chiedeva come avessero potuto ancora esserci delle persone in quel paese. Tuttavia, la rovina morale fu anche peggiore … La fiorente cultura dei nobili e la classe media, la ricca letteratura nazionale non poteva più essere rimpiazzata: tutto era stato distrutto, fu abolita persino la nazionalità. La Bohemia diede piena libertà alle attività dei gesuiti ed essi bruciarono la letteratura cecoslovacca in maniera massiccia. Sotto la loro influenza, anche il nome di grande santo della nazione, Giovanni Huss, andò sbiadendosi  poco a poco fino a  spegnersi definitivamente nei cuori della gente … Il massimo momento di potenza dei gesuiti, disse Tomek, coincise con il momento di maggior calo nella cultura nazionale del paese; l’influenza dell’Ordine fece sì che il risveglio di questa terra infelice avvenisse quasi un secolo più tardi …” “A conclusione della Guerra dei Trent’anni, stabilendosi la pace e assicurando ai tedeschi protestanti  gli stessi diritti politici che avevano i cattolici, i gesuiti fecero del loro meglio per  continuare la loro lotta, ma invano “.(20)

Comunque ottennero che il loro discepolo Leopoldo I, l’allora imperator regnante, promise di perseguitare i protestanti nei territori che gli appartenevano  e in particolare in Ungheria. ‘Scortati dai dragoni imperiali, i gesuiti iniziarono il loro lavoro di conversione nel 1671. Gli ungheresi si ribellarono e cominciò una guerra che durò quasi un’intera generazione … Ma l’insurrezione fu vittoriosa sotto la leadership di Francesco Kakoczy. Il vincitore voleva espellere i gesuiti da tutti i paesi che erano sotto il suo potere ma influenti protettori dell’Ordine posero fine a queste misure  e la loro espulsione non avvenne fino al 1707… “Il prìncipe Eugenio incolpò, con dura franchezza, la politica della casa imperiale e gli intrighi dei gesuiti in Ungheria. Scrisse a riguardo: ‘L’ Austria ha quasi perso l’Ungheria a causa della sua persecuzione contro i Protestanti’. Un giorno disse con amarezza che la morale dei Turchi era notevolmente superiore a quella dei gesuiti, almeno nella pratica. ‘Questi  non solo vogliono dominare le coscienze, ma vogliono avere il diritto circa la vita e la morte di uomini’. ‘Austria e Baviera raccolsero appieno i frutti del dominio gesuita: la riduzione di tutte le tendenze progressiste e l’eliminazione sistematica delle persone‘. La miseria profonda che seguì alla guerra religiosa, la politica impotente, la  decadenza intellettuale, la corruzione morale, l’orrendo calo demografico e l’impoverimento della Germania: questi furono i risultati delle azioni dell’Ordine’ “.(21)

Capitolo 3

Svizzera
Fu solo nel  17° secolo che i gesuiti riuscirono a stabilirsi in Svizzera dopo essere stati chiamati e poi espulsi da alcune città della Confederazione nella seconda metà del 16° secolo. L’arcivescovo di Milano, Carlo Borromeo, che approvò  il loro insediamento a Lucerna nel 1578, ben presto comprese quali sarebbero state le conseguenze di quell’atto, come ci ricorda J. Huber: “Carlo Borromeo scrisse al suo confessore che la Compagnia di Gesù, governata da leader che erano più politici che religiosi, stava diventando troppo potente per preservare la moderazione e la sottomissione che erano necessari … Essa domina re, principi e signoreggia, sia sulle faccende temporali, che su quelle spirituali. Questa ‘pia’ istituzione  ha perso lo spirito che originariamente l’animava e per questo motivo saremo costretti ad abolirla“.(22)

Allo stesso tempo, in Francia, il famoso giurista Etienne Pasquier scrisse: “Introdurre questo Ordine nel nostro mezzo è la stessa cosa che introdurre discordia, caos e confusione“.(23)

Non fu questo lo stesso disappunto che si sentiva ripetutamente in tutti i paesi? Accadde lo stesso in Svizzera dove, nonostante il lusinghiero aspetto sotto il quale la Compagnia cercava di nascondersi, l’evidenza delle loro azioni malvagie venne allo scoperto. “Ovunque i gesuiti riuscivano a mettere radici, seducevano grandi e piccoli, giovani e vecchi. Molto presto persino le autorità iniziarono a consultare i gesuiti su questioni importanti; le loro donazioni cominciarono ad arrivare e, in breve tempo, occuparono tutti i collegi, le scuole, i pulpiti della maggior parte delle chiese e i confessionali delle persone più influenti e altolocate. Come confessori incaricati all’educazione di tutte le classi della società e come consiglieri e amici intimi dei membri del Consiglio, la loro influenza cresceva di giorno in giorno e non aspettarono a lungo per esercitarla anche in materia pubblica. Lucerna e Friburgo erano i loro principali centri e da lì gestivano la politica estera della maggior parte dei cantoni cattolici … Qualsiasi piano che fosse contro il protestantesimo in Svizzera, che venisse  da Roma o da qualsiasi altra potenza straniera ebbe il pieno supporto dei gesuiti … Nel 1620 riuscirono a spingere la gente della Valtellina cattolica a ergersi contro i Protestanti e ad ucciderne 600, oltre a questo Il papa concesse indulgenza a tutti coloro che furono coinvolti in questo terribile evento. Nel 1656 provocarono una guerra civile tra membri di diverse confessioni e, più tardi, i gesuiti iniziarono una nuova guerra religiosa. Nel 1712 si discusse per raggiungere un accordo di pace ad Aarau, Lucerna e Uri, e appena fu raggiunto i gesuiti, per ordine di Roma, fecero tutto il possibile per invertire la situazione. Negarono l’assoluzione a tutti coloro che si fossero rifiutati di prendere le armi, proclamarono a tutto volume dai loro pulpiti che non si era tenuti a mantenere la propria parola se questa fosse stata data ad un eretico, cercavano di instillare sospetti nei consiglieri moderati cercando di rimuoverli dal loro incarico, e, a Lucerna, provocarono una minacciosa rivolta popolare contro il governo nella misura in cui l’autorità suprema si rassegnò a violare la pace. In questa lotta i cattolici furono sconfitti e firmarono un oneroso accordo di pace. Da allora in Svizzera l’influenza dell’Ordine iniziò poco a poco a diminuire“.(24)

Oggi, l’articolo 51 della Costituzione svizzera vieta alla Compagnia di Gesù di celebrare attività culturali o educative nel territorio della Confederazione e qualsiasi tentativo di abolire questa legge è sempre stato respinto.

Capitolo 4

Polonia e Russia
In nessun altro paese come in Polonia la dominazione dei gesuiti fu così letale. Questo fu dimostrato dallo storico moderato H. Boehmer che non mostrò mai una sistematica ostilità nei confronti della Compagnia.

“I gesuiti furono totalmente responsabili per l’annientamento della Polonia. L’atto d’accusa, così espresso, risulta troppo esagerato poichè il declino dello stato polacco era già iniziato prima del loro arrivo ma senza  alcun dubbio questo accelerò la disintegrazione del regno. Tra tutti gli stati, la Polonia, dove c’erano milioni di cristiani ortodossi, avrebbe dovuto applicare  la tolleranza religiosa come uno dei principi fondamentali della sua politica interna ma i gesuiti non lo permisero. Peggio ancora, posero la politica estera della Polonia al servizio degli interessi cattolici in maniera fatale “.(25)

Questo fu scritto alla fine del 18° secolo  ed è molto simile a quello che il colonnello Beck, ex ministro degli esteri della Polonia (1932 – 1939) disse dopo la guerra del 1939-1945:

“Il Vaticano è una delle principali cause della tragedia del mio paese. Ormai era troppo tardi quando mi resi conto che avevamo lavorato sulla nostra politica estera solo per servire gli interessi della Chiesa cattolica ».(26)

Pertanto a diversi secoli di distanza la stessa influenza disastrosa aveva ancora una volta lasciato il segno su questa malcapitata nazione. Già nel 1581 padre Possevino, legato pontificio a Mosca, fece del suo meglio affinchè lo zar Ivan il Terribile aderisse alla Chiesa romana. Ivan non era totalmente contro di essa. Così, Pieno di speranza, nel 1584 Possevino agì come mediatore del trattato di pace di Kirewora Gora tra la Russia e la Polonia, un accordo che salvò Ivan da difficoltà  inestricabili. Questo era esattamente quello che desiderava l’astuto sovrano ma, dopo ciò, non si parlò più della conversione dei russi e Possevino lasciò la Russia senza aver ottenuto nulla. Due anni più tardi i padri gesuiti ebbero una oppurtunità ancora migliore per controllare la Russia: Grischka Ostrepjew, un monaco che era stato costretto ad appendere l’abito, rivelò ad un gesuita di essere Demetrio, figlio dello zar Ivan che era stato ucciso e dichiarò che se avesse occupato il trono degli zar, avrebbe poi concesso a Roma il pieno controllo di Mosca. Senza esitare, i gesuiti si incaricarono di presentare Ostrepjew  al governante di Sandomir, che gli diede sua figlia in sposa. Inoltre parlarono in suo favore al re Sigismondo III e al papa circa le sue aspettative e riuscirono  ad ottenere che l’esercito polacco insorgesse contro lo zar Boris Godunov. Come ricompensa per questi servizi, il falso Demetrio rinunciò alla religione dei suoi genitori a Cracovia, uno dei centri dei gesuiti, e promise all’Ordine che si sarebbe  stabilito a Mosca, vicino al Cremlino, dopo aver sconfitto Boris. “Tuttavia, questi favori da parte dei cattolici suscitarono l’odio della Chiesa ortodossa russa contro Demetrio e Il 27 maggio 1606 fu massacrato insieme ad un centinaio di  suoi seguaci polacchi. Fino ad allora si sarebbe potuto parlare di un forte  sentimento nazionale russo ma in seguito, questo sentimento fu così  forte, da trasformarsi immediatamente in odio fanatico contro la Chiesa romana e la Polonia. L’alleanza con l’Austria e la politica d’attacco di Sigismondo III  contro i Turchi, voluta fortemente dall’Ordine, furono anch’essi disastrosi per la Polonia. Riassumendo: nessun altro Stato ha sofferto così tanto come la Polonia sotto il dominio dei gesuiti e, a parte in Portogallo, in nessun altro paese la Compagnia è stata così potente . La Polonia non ebbe solamente il ‘Re dei Gesuiti’, ma anche un re gesuita, Jean-Casimir, che era appartenuto all’Ordine prima di salire al trono nel 1649, … Mentre la Polonia si stava progressivamente dirigendo verso la rovina , il numero degli  Istituti e delle scuole gesuitiche cresceva così rapidamente che il Generale della Compagnia trasformò la Polonia in una speciale congregazione nel 1751 “.(27)

Capitolo 5

Svezia e Inghilterra
“Nei Paesi Scandinavi, scrisse Pierre Dominique, il Luteranesimo era padrone su tutto il resto e, quando i gesuiti iniziarono il loro contrattacco, non trovarono ciò che invece era presente in Germania: un partito cattolico in minoranza, ma comunque ancora forte“.(28)

La loro unica speranza era la conversione del sovrano che, anche se in segreto, era a favore del Cattolicesimo. Questo Re, Juan VI  della dinastia Vasa,  aveva nel 1568 sposato Catalina, una principessa polacca che era cattolica Romana. Nel 1574, padre Nicolai e altri gesuiti furono portati ad una scuola di teologia che era stata da poco stabilita la quale risvegliò in loro un nuovo zelo per convertire le persone al cattolicesimo anche se, ufficialmente, seguivano ancora il Luteranesimo. In seguito l’astuto negoziatore Possevino si assicurò la conversione di Giovanni III e l’educazione di suo figlio, futuro Sigismondo III, re di Polonia. Quando arrivò il momento di sottomettere la Svezia alla Santa Sede, le condizioni del Re: -(Il matrimonio dei sacerdoti, l’uso della lingua volgare nei servizi e la comunione con i due elementi),- e che la Curia romana già aveva respinte, fecero si che le negoziazioni si paralizzassero. In ogni caso, il Re, la cui prima moglie era morta, aveva sposato una Luterana svedese e per questo I gesuiti dovettero lasciare il paese. “L’Ordine ebbe poi una grande vittoria in Svezia 50 anni dopo. La Regina Cristina, figlia di Gustavo Adolfo, l’ultimo della dinastia Vasa, si convertì al cattolicesimo essendo stata educata da due insegnanti gesuiti , i quali erano giunti a Stoccolma facendo finta di essere nobili viaggiatori italiani e, al fine di cambiare religione senza conflitti, dovette abdicare il 24 Giugno 1654“(29)

In Inghilterra invece, la situazione sembrava essere più favorevole per la Compagnia. Questo fece sperare ai gesuiti, almeno per un tempo, di poter sottomettere il paese alla giurisdizione della Santa Sede: “Quando la regina Elisabetta salì al trono nel 1558, l’Irlanda era ancora totalmente cattolica, mentre l’Inghilterra al 50 per cento … Nel 1542, il papa inviò in Irlanda Salmeròn e Broèt per valutare la situazione”.(30)

Con l’idea di formare missionari inglesi, irlandesi e scozzesi, furono creati seminari coordinati dai gesuiti a Douai, Pont-a Maousson e a Roma. Accordandosi con Filippo II di Spagna, la Curia romana lavorò per rovesciare Elisabetta dal trono reale e mettere al suo posto la cattolica Mary Stuart. Nel frattempo fu soppressa una rivolta irlandese  causata da Roma e, i gesuiti, che erano  venuti in Inghilterra nel 1580, parteciparono ad una grande assemblea cattolica a Southwark. “Poi, sotto spoglie sempre differenti, si spostavano di contea in contea, dalle case di campagna ai castelli. La sera ascoltavano le confessioni; di giorno predicavano e davano la comunione e poi scomparvero misteriosamente nella stassa maniera nella quale erano arrivati, per questo la regina Elisabetta, li mise  fuori legge il 15 di luglio“.(31)

Nonostante questo atto di Elisabetta, i gesuiti non si arresero; stamparono e distribuirono segretamente graffianti opuscoli  contro la regina e la Chiesa anglicana e, uno di loro, padre Campion, fu catturato e impiccato per alto tradimento. Anche a Edimburgo cercarono di vincere il re Giacomo di Scozia alla loro causa ed il risultato di questi disturbi fu l’esecuzione di Maria Stuart nel 1587. Intanto la Compagnia continuava i suoi progetti, formando preti inglesi a Valladolid, Siviglia, Madrid e Lisbona, diffondendo la propria propaganda in Inghilterra sotto la direzione di padre Garnett. Dopo la Congiura delle Polveri da Sparo contro Giacomo I, successore di Elisabetta, padre Garnett fu condannato per complicità e finì sul patibolo come padre Campion. Durante il regno di Carlo I altri gesuiti pagarono i loro intrighi con la vita. L’Ordine pensò che avrebbe invece trionfato sotto Carlo II, il quale aveva firmato un trattato segreto con Luigi XIV a Dover, promettendo di reinstaurare il Cattolicesimo nel territorio. “La nazione non era stata pienamente informata a riguardo ma quel poco che conosceva fu abbastanza per creare una terribile agitazione. Tutta l’Inghilterra rabbrividì all’ombra di Loyola e delle cospirazioni dei gesuiti “.(32)

L’incontro che si tenne nel palazzo scatenò il furore del popolo. “Carlo II, che si godeva la vita da re non ebbe voglia di intraprendere un altro ‘viaggio attraverso il mare’ così mandò al patibolo cinque sacerdoti per alto tradimento a Tyburn … Questo comunque non scoraggiò i gesuiti … Senza dubbio Carlo II era troppo cauto e scettico per i loro gusti, sempre pronto ad abbandonarli. Quando Giacomo II si insediò al trono  pensarono che avrebbero vinto e in effetti, il re seguì lo stesso vecchio gioco di Maria Tudor , ma con metodi più morbidi. Egli pretese di convertire l’Inghilterra e nel palazzo di Savoia istituì una scuola per gesuiti dove arrivarono immediatamente 400 studenti residenti. Una consistente cricca di gesuiti occupò il palazzo… Tutte queste circostanze furono la causa principale della rivoluzione del 1688. I gesuiti dovettero agire contro una corrente troppo potente infatti in Inghilterra il rapporto tra Protestanti e Cattolici era 20 a 1 . Il re fu destituito e tutti i membri della Compagnia finirono in carcere o furono giustiziati. Per qualche tempo i gesuiti ripresero il loro lavoro sotto copertura, ma fu solo un’agitazione inutile poiché la loro causa era ormai persa “.(33)

Capitolo 6

Francia
L’Ordine dei gesuiti iniziò a stabilirsi in Francia nel 1551, cioè 17 anni dopo la sua fondazione nella cappella di Saint-Denis a Montmartre. I gesuiti si presentarono come efficaci avversari  della Riforma, che aveva vinto una settima parte della popolazione francese; tuttavia la popolazione diffidava di questi soldati così tanto devoti alla Santa Sede e per questa ragione, il loro insediamento sul territorio francese fu  lento. Proprio come avevano già fatto in altri paesi dove l’opinione generale era loro sfavorevole, si introdussero subdolamente tra le persone di corte e per mezzo di queste, arrivarono alle classi superiori. A Parigi invece, il Parlamento, le università e persino il clero rimasero ostili alla Compagnia. Questo apparve evidente quando cercarono di stabilirvi un’ università. “La Facoltà di Teologia, la cui missione è quella di salvaguardare i principi religiosi in Francia, il 1 dicembre 1554, decretò che la Compagnia di Gesù era estremamente pericolosa per la fede; nemica della pace della chiesa, distruttrice dell’ordine monastico e nata per portare rovina invece che edificazione‘”.(34)

Nonostante ciò, i padri gesuiti  furono autorizzati a stabilirsi a Billom  ai confini di Auvergne e da lì organizzarono una delle principali attività contro la Riforma nelle province meridionali della Francia. Il famoso Lainez, rappresentante nel Concilio di Trento, si distinse in quanto a polemiche, in particolare nel colloquio di Poissy durante un fallimentare tentativo di conciliare le due dottrine (1561). Grazie alla regina madre Caterina de ‘Medici, l’Ordine aprì la sua prima istituzione parigina cioè il Collegio di Clermont che era in netta competizione con l’università. L’opposizione da parte di questa università, del clero e del Parlamento fu più o meno placata dalle concessioni, non più che verbali,  fatte dalla Compagnia, la quale prometteva di conformarsi al diritto comune. L’università combattè  lungamente e strenuamente contro l’introduzione di “uomini corrotti a spese della Francia, armati contro il re. “Questa dichiarazione, fatta da Etienne Pasquier, ben presto si rivelò veritiera. Non c’è bisogno di chiedersi se i gesuiti “acconsentirono” alla realizzazione del massacro di San Bartolomeo (1572). Furono loro a “progettarla”? Chi può saperlo … La politica della Compagnia,  sottile e variabile nelle sue procedure, aveva obiettivi  ben chiari. La politica dei papi era “distruggere l’eresia.” Tutto doveva essere subordinato a questo obiettivo principale. “Caterina de’ Medici lavorò per raggiungere questo obiettivo e la Compagnia avrebbe contato anche sull’aiuto dei Guisès (famiglia ducale francese n.d.t) “.(35)

Questo piano principale, che ricevette tanto aiuto con il massacro della notte del 24 agosto 1572, risvegliò un terribile odio fratricida. Tre anni dopo sorse “la Lega”, dopo l’assassinio del Duca de Guisè – soprannominato il re di Parigi – che si studiava di combattere contro i Protestanti. “L’astuto Enrico III fece del suo meglio per evitare la guerra tra  religioni e, instaurando un accordo con Enrico di Navarra, riunì i protestanti e la maggior parte dei cattolici moderati per combattere contro Parigi, la Lega e contro i fanatici cattolici romani appoggiati dalla Spagna … I gesuiti, potenti a Parigi, protestarono contro il re di Francia  tacciandolo di avere ceduto all’eresia … Intanto la commissione che capeggiava  “la Lega” deliberò  nella casa dei gesuiti a Saint-Antoine… Parigi era sotto il dominio della Spagna?  improbabile. Chi controllava la Lega? Essa era solo uno strumento utilizzato da mani capaci … La Compagnia di Gesù, che aveva combattuto in nome di Roma per 30 anni, era in realtà il comandante segreto di Parigi. “Enrico III fu così assassinato e, dato che il suo erede era Protestante, ad una prima analisi sembra che l’assassinio non fu eseguito per un motivo politico… ma non è forse significante il fatto che coloro che pianificarono l’assassinio e che persuasero il giacobino Clemente ad effettuarlo, speravano che in conseguenza di quell’atto, la Francia cattolica sarebbe insorta contro l’erede Ugonotto? Quello che è certo è che il gesuita Camelet  diede a Clemente l’appellativo di “angelo”  e che il gesuita Guignard , che fu poi impiccato, modellava le opinioni dei propri studenti con testi tirannicidi dati loro come esercizi di latino”.(36)

Tra le altre cose, questi esercizi scolastici, riportavano: “Giacomo Clemente compì quest’atto meritorio ispirato dallo Spirito Santo … Se siamo in grado di fare guerra contro il re facciamola! In caso  contrario, uccidiamolo direttamente.“ Inoltre dicevano: “Abbiamo fatto un grosso errore a San Bartolomeo, avremmo dovuto far  sanguinare la vena reale“.(37)

Nel 1592, Barriere, il quale tentò di assassinare Enrico IV confessò che fu il padre Varade, rettore dei gesuiti a Parigi, a persuaderlo nell’eseguire quell’atto. Nel 1594 Jean Chatel, un ex allievo dei gesuiti, confermò questa versione dei fatti poiché egli stesso ascoltò la sua confessione poco prima dell’attentato. Fu in quell’ occasione che, in casa del padre Guignard, trovarono gli esercizi di latino appena menzionati . “Il sacerdote fu così impiccato a Greve, mentre il re confermò un editto del parlamento, bandendo il regno ai figli di Loyola accusandoli di ‘corrompere i giovani, disturbare la quiete pubblica e dichiarandoli nemici dello stato e della corona di Francia … “‘ Tuttavia, l’editto non fu pienamente compiuto infatti nel 1603 il re lo abrogò opponendosi al parere del parlamento. Aquaviva, il Generale della Compagnia di Gesù, agì in questa occasione con molta astuzia  facendo credere ad Enrico IV che l’Ordine, restaurato in Francia, avrebbe servito lealmente gli interessi nazionali. Essendo Enrico così minuzioso nei suoi giudizi , come avrebbe potuto credere che questi fanatici cattolici romani avrebbero accettato l’Editto di Nantes (1498), il quale aveva determinato i diritti dei Protestanti in Francia, e ancora peggio,  sosteneva i loro progetti contro la Spagna e l’imperatore? La realtà è che Enrico IV scelse come confessore e tutore dell’erede al trono uno dei membri più illustri della Compagnia, il padre Cotton.(38a)

Il 16 Maggio 1610, alla vigilia della sua campagna contro l’Austria, fu assassinato da Ravaillac che, in seguito, confessò di essere stato ispirato dagli scritti dei padri Mariana e Suarez. Ambedue infatti approvavano l’assassinio di “tiranni” eretici o comunque che non erano sufficientemente dedicati agli interessi del Papato. Il duca di Epernon, che aveva fatto leggere una lettera al re subito prima del suo assassinio, era un amico dei gesuiti e Michelet dimostrò  come questi ultimi  già sapessero quello che sarebbe successo. “Poco prima di uccidere il monarca,Ravaillac si era confessato con il gesuita d’Aubigny e, quando i giudici interrogarono il sacerdote, egli rispose che Dio gli aveva dato il dono di dimenticare subito dopo quello che sentiva nel confessionale“.(38)

Il parlamento, convinto che Ravaillac era solo uno strumento nelle mani della Compagnia, ordinò il boia di bruciare il libro di padre Mariana. “Fortunatamente Aquaviva era ancora lì e, ancora una volta, questo generale attuò con astuzia condannando con severità la legittimità del tirannicidio. La Compagnia ha sempre avuto autori che, nel silenzio dei loro studi, esaltavano la sua dottrina in tutta la sua giustizia, e allo stesso tempo, aveva anche politici potenti che, quando necessario, coprivano i suoi atti con le maschere più appropriate“(39).

Grazie a padre Cotton, che prese in mano la situazione, le Compagnia di Gesù uscì da questa situazione tempestosa completamente incolume e crebbe rapidamente i in quanto a ricchezza, in numero di stabilimenti  e in seguaci. Ma quando Lugi XIII salì al trono e il cardinale Richelieu prese in mano gli affari di stato, sorse uno scontro di intenti. Il cardinale non avrebbe mai permesso che qualcuno contestasse la sua politica. Il gesuita Caussin, confessore del re, scoprì questa realtà quando fu messo in prigione a Rennes per ordine di Richelieu e fu da lui tacciato come criminale di stato.Qquesto gesto produsse un buon risultato e al fine di rimanere in Francia, l’Ordine collaborò con il terribile cardinale. A questo proposito, Boehmer scrive: “La mancanza di considerazione nei riguardi della chiesa, che il governo francese ha da sempre dimostrato dai  tempi di Filippo il Bello nei conflitti tra gli interessi nazionali e religiosi, è stata ancora una volta la migliore politica“.(40)

L’ascesa di Luigi XIV al trono segnò l’inizio del periodo più prospero per l’Ordine. I confessori gesuiti usarono largamente il loro  atteggiamento “lassista”,  proprio per mezzo di questa astuta tolleranza  attirava i peccatori che non volevano fare penitenza, la gente comune,  i cortigiani e in particolare il re, il cui interesse era più rivolto alle donne che alla devozione. Sua Maestà non aveva alcuna intenzione di rinunciare alle sue avventure amorose e, anche se stava commettendo adulterio, il confessore si guardava bene di non toccare questo tema. Presto l’intera famiglia reale ebbe solo confessori gesuiti e la loro influenza aumentò anche tra l’alta società. I sacerdoti di Parigi attaccarono nei loro “scritti” i costumi dissoluti dei famosi casisti della Compagnia  ma senza risultato. Pascal stesso, durante la grande lotta teologica del tempo, intervenne invano a favore dei giansenisti. Nelle sue “Lettere provinciali”  ridicolizzò i gesuiti descrivendoli come avversari estremamente mondani. Nonostante questo, la posizione sicura e il favore che avevano presso la corte diede loro la vittoria. L’Ordine ottenne così un’altra vittoria per  Roma, i cui propositi erano in contrasto con gli interessi nazionali. Naturalmente, anche se dovettero accettare la pace religiosa stabilita dall’ editto di Nantes, proseguirono comunque in segreto la loro guerra contro i Protestanti francesi.

Con l’avanzare dell’età Luigi XIV divenne sempre più intollerante, essendo influenzato da Madame de Maintenon e del padre La Chaise, suo confessore e, nel 1681, questi  ultimi lo convinsero  a ricominciare la persecuzione contro i protestanti. Infine, il 17 ottobre 1685, firmarono la “revoca dell’editto di Nantes” tacciando come criminali coloro che avrebbero  rifiutato di accettare la religione cattolica. Poco dopo, al fine di accelerare le conversioni, nacquero i famosi “dragonati”. Questo nome sinistro fu parte del conseguente intento di ottenere conversioni per mezzo di fuoco e catene: Mentre i fanatici padroneggiavano i protestanti fuggivano in massa dal regno. Secondo Marshal  Vauban la Francia perse ben 400.000 abitanti e 60 milioni di francesi. Operai, commercianti, proprietari di navi e qualificati artigiani si trasferirono in altri paesi portandovi il beneficio delle loro competenze. “Il 17 ottobre 1685 fu un giorno di vittoria per i gesuiti, fu la ricompensa finale di una guerra che si era protratta per 125 anni senza mai cessare. Ma lo Stato pagò il prezzo della vittoria dei gesuiti. “La depopolazione e la riduzione della prosperità nazionale furono le gravi conseguenze materiali del loro trionfo, seguite da un impoverimento spirituale che nemmeno  la migliore scuola gesuita avrebbe potuto sanare. Questo è ciò che la Francia soffrì e che la Compagnia di Gesù avrebbe poi pagato successivamente“(41)

Nel corso del secolo successivo i figli di Loyola furono espulsi non solo dalla Francia ma da tutti i paesi europei,  anche se, ancora una volta, fu solo per un periodo . Questi fanatici giannizzeri del papato infatti non avevano ancora finito di portare rovina nel loro tentativo di realizzare il loro sogno impossibile: La sottomissione di tutte le nazioni al potere del papato.

Bibliografia:

1. H. Boehmer, op. cit., p. 82.

2-3. Ibid.,pp. 82-83.

4. J. Huber, op. cit., p, 165.

5. H. Boehmer, op. cit., p. 89.

6. Ibid. pp. 85-86.

7. H. Boehmer, op. cit., pp. 85-88.

8. Ibid.

9. Michelet et Quinet, op. cit., p. 259.

10. H. Boehmer, op. cit.,pp. 85—88.

11-12. H. Boehmer, op. cit., pp. 89,104,112,114.

13. Rene Fulop-Miller, op. cit., II,pp. 98,102.

14. H. Boehmer, ibid.

15. Rene Fulop-Miller,ibid.

16. H. Boehmer, ibid.

17-18. H. Boehmer, op. cit., pp. 117,120.

19. J. Huber, op. cit., pp. 180-183.

20. ReneFulop-Miller,op. cit.,II,pp. 104-105.

21. J.Huber,op.cit.,pp. 183-186.

22. J. Huber, op.cit.,p. 131.

23. Citato da H. Fulop-Miller, “Les Jesuites et le secret de leur puissance” (Parigi: PIOQ, 1933), p. 57.

24. J. Huber, op. cit.,pp. 188ss.

25. H. Boehmer, op. cit,,p. 135.

26. Dichiarazione del 6 febbraio del 1940.

27. H. Boehmer, op.cit., pp. 135ss

28. Pierre Dominique,op.cit.,p. 76.

29. H. Boehmer, op. cit„ pp. 137-139.

30.Ibid.

31. Ibid.,pp. 140-142.

32. Ibid., pp. 140,142.

33. Pierre Domimque, op. cit., pp. 101-102.

34. Gastón Bally, op. cit., p. 69.

35. Pierre Dominique, op. cit., p. 84.

36. Ibid.,pp.85-86,89.

37. ibid.,pp. 85-86, 89.

38a. Essendo Cotton la parola in inglese per dire “cotone”, i nemici di questo sacerdote solevano dire che aveva del “cotone nelle orecchie.

38. Henri Fulop-Miller, op. cit., p. 113.

39. Pierre Dominique.op. cit, p. 95.

40. H. Boehmer, op. cit., p. 100.

(Tratto da “La historia secreta de los Jesuitas” di Edmond Paris) pag. 33-52

Traduzione a cura di Enrico Maria Palumbo.

[Tratto dal blog “La Spada dello Spirito“, amministrato da Enrico Maria Palumbo]

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