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Considerazioni sulle parole scritte da IOVINO in risposta a “Pentecostalismo ADI”

27 settembre 2015

Considerazioni sulle parole scritte da A. IOVINO in risposta a “Pentecostalismo ADI”

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1. Premessa

Dopo aver letto quello che ha scritto Alessandro Iovino (vgs http://www.alessandroiovino.it/?31&232, scaricabile anche in formato pdf, da questo link http://www.alessandroiovino.it/doc/letteraiovino.pdf), contro le domande avanzate dagli amministratori della pagina facebook “Pentecostalismo ADI”, rivolte al comitato generale delle chiese ADI (vgs https://www.facebook.com/Pentecostalismo-Adi-701008553280979/timeline/), come si può rimanere inermi e non intervenire dal fare le proprie considerazioni? Non si può, io non ci sono riuscito a starmene in silenzio, quindi, mi propongo con questo mio articolo di sollevare delle obiezioni e di proporre nuovi spunti di riflessione, oltre che a reiterare quelli già proposti precedentemente, al caro lettore che ricerca la verità con cuore sincero e libero da ogni pregiudizio e spirito di parte, che lo renderebbe cieco e sordo alle tesi a lui non gradite, che pure gli sono utili per pervenire alla conoscenza della verità.

È doveroso ricordare che questo dibattito tra Alessandro Iovino e Pentecostalismo ADI (gruppo di membri interno alle ADI che chiede dei chiarimenti alla dirigenza dell’organizzazione) è sorto a seguito di quanto è riportato nel libro scritto da Giacinto Butindaro, dal titolo “La Massoneria Smascherata”, in cui ha riportato dei fatti storici del tutto sconosciuti anche alla dirigenza ADI, oltre che a tutta la fratellanza, ed ha fatto notare con forza l’evidente carenza nella storia della Chiesa delle ADI trasmessa dai canali ufficiali ai credenti e membri dell’organizzazione, che ora necessita di una revisione, per amore della verità.

La colpa addebitata a Giacinto Butindaro è quella di aver fatto conoscere la verità storica e dottrinale a tutta la Chiesa evangelica d’Italia, per questo non è amato dai mondani e dalle persone che hanno interessi da difendere, mentre è rispettato e ritenuto attendibile da tutti quei fratelli sinceri che temono Iddio e tremano davanti alla Parola di Dio. Sappiamo tutti noi che leggiamo le Scritture, che in ogni periodo storico, Iddio ha mandato al suo popolo i suoi servitori, che gli facessero conoscere le sue colpe e i suoi peccati, le sue devianze dai comandamenti di Dio e dalla Sua Legge, affinché si ravvedessero per ritornare al Signore e ai suoi comandamenti. Butindaro è colui che è toccato in sorte alla Chiesa di questi tempi, quindi, che piaccia o no, le cose stanno in questa maniera, e questo scritto si deve inquadrare in mezzo alla più estesa battaglia epocale per la verità e il ritorno al Signore del suo popolo che si è sviato dalla via maestra.

Premesso quanto detto sopra, e sapendo che mi rivolgo a dei lettori per la maggior parte intelligenti e scevri da ogni contaminazione di parte, eccovi esposte di seguito alcune considerazioni e riflessioni sulla discussione apertasi tra Iovino e Pentecostalismo ADI.

2. Chi fa uso veramente di scientificità e di metodo d’indagine storico corretto?

Partiamo dalle parole già pronunciate da Iovino in un suo precedente infelice video (vgs https://youtu.be/t_tzyL0NIYs), a cui Butindaro ha già ampiamente risposto con un libro, scaricabile gratuitamente cliccando sul titolo “Confutazione delle menzogne dette da Alessandro Iovino, delle Assemblee di Dio in Italia”, che sono le seguenti:

“L’ordito delle domande formulate lascia congetturare la dipendenza del pensiero che le ispira da quanto va ripetendo in modo ossessivo-compulsivo tal Giacinto Butindaro, specialmente in un suo testo, La Massoneria smascherata, privo di scientificità e carente quanto a metodo d’indagine e conclusioni a cui perviene.”

Lo Iovino, nel suo maldestro tentativo di rispondere (ma la sua è una “non risposta”) ai quesiti sollevati da “Pentecostalismo ADI”, non ha omesso di accusare il Butindaro della mancanza di scientificità e carenza di metodo d’indagine e di conclusioni a cui perviene nel suo libro “La Massoneria Smascherata”, (scarica da qui il libro “La Massoneria Smascherata”).

Ma io mi domando, lo Iovino, a quale metodo scientifico si riferisce? Tutti noi ci domandiamo, di quale metodo scientifico egli faccia uso nello scrivere? Faccio queste domande, perché dal libro di Butindaro dal titolo “Confutazione delle menzogne dette da Alessandro Iovino, delle Assemblee di Dio in Italia”, si evince che è proprio lo Iovino ad essere molto carente nel rappresentare i fatti storici con verità e qualsiasi metodo egli abbia utilizzato, infatti non è pervenuto alle giuste e veritiere conclusioni.

Faccio di seguito un esempio, traendolo dal libro sopracitato, che mi ha colpito molto, per far sì che il lettore attento si renda conto personalmente, qui e subito, di quale metodo scientifico faccia uso lo Iovino nello scrivere e nel pervenire alle sue conclusioni.

Eccovi un estratto di quanto ha scritto Butindaro nel suo libro in risposta al video di Iovino:

“La clamorosa bugia di Iovino sulla sentenza della Cassazione sul processo Andreotti

Ma c’è dell’altro che dimostra che lo Iovino non ama la verità storica, in quanto attribuisce alla Suprema Corte di Cassazione cose che essa non ha detto in una sua sentenza, perché nel suo libro ‘Il ritratto di un principe’, parlando di Giulio Andreotti e del suo processo per collusione con la mafia, lo Iovino afferma:

‘Il processo per collusione con la mafia ha contribuito a rendere ancora più enigmatica la figura del senatore a vita durante gli anni del suo tramonto politico dinnanzi all’opinione pubblica. Dieci lunghi anni in cui Andreotti non ha mai gridato allo scandalo anzi ha atteso fiducioso le sentenze. Piena assoluzione per l’assurda accusa di essere il mandante dell’omicidio del giornalista Mino Pecorelli, mossa dalla Procura di Perugia, e assoluzione al processo di Palermo dall’accusa di collusione con la mafia. Ecco però l’inghippo: gli accusatori di Andreotti, in primis l’attuale procuratore di Torino Giancarlo Caselli, predicano tutt’ora che nella sentenza è specificato che Andreotti ha commesso il reato di collusione con la mafia fino al 1980, reato per il quale non può essere punito per decorrenza dei termini, ovvero per prescrizione. Tuttavia la sentenza della Cassazione, che molti non leggono, o appositamente ignorano, specifica più chiaramente che per le accuse anteriori il 1980 ci sono due verità alternative: una possibilità che Andreotti abbia avuto rapporti con la mafia l’altra che non li abbia avuti. Una situazione dubitativa per la quale non si sono resi operativi ulteriori filoni di indagini perché arrivata la prescrizione’ (Alessandro Iovino, Il ritratto di un principe, pag. 56-57 – evidenziatura mia).

Due verità alternative? Una possibilità che Andreotti non abbia avuto rapporti con la mafia prima del 1980? Ma dove sono scritte queste cose nella sentenza della Cassazione? perché lo Iovino non esibisce le prove di quello che afferma? Non pare proprio che la Cassazione abbia affermato che ci sia la possibilità che Andreotti non abbia avuto rapporti con la mafia prima del 1980, infatti il 15 ottobre 2004 la Corte di Cassazione ha confermato la sentenza del 2 maggio 2003 della Corte d’Appello di Palermo che dichiarava «non doversi procedere nei confronti dello stesso Andreotti in ordine al reato di associazione per delinquere a lui ascritto al capo A) della rubrica, commesso fino alla primavera deI 1980, per essere Io stesso reato estinto per prescrizione» (http://www.osservatoriosullalegalita.org/11/acom/04apr1/0801ritandreotti.htm), e nella sentenza della Cassazione leggo quanto segue:

‘Pertanto la Corte palermitana non si è limitata ad affermare la generica e astratta disponibilità di Andreotti nei confronti di Cosa Nostra e di alcuni dei suoi vertici, ma ne ha sottolineato i rapporti con i suoi referenti siciliani (del resto in armonia con quanto ritenuto dal Tribunale), individuati in Salvo Lima, nei cugini Salvo e, sia pure con maggiori limitazioni temporali, in Vito Ciancimino, per poi ritenere (in ciò distaccandosi dal primo giudice) l’imputato compartecipe dei rapporti da costoro sicuramente intrattenuti con Cosa Nostra, rapporti che, nel convincimento della Corte territoriale, sarebbero stati dall’imputato coltivati anche personalmente (con Badalamenti e, soprattutto, con Bontate) e che sarebbero stati per lui forieri di qualche vantaggio elettorale (certamente sperato, solo parzialmente conseguito) e di interventi extra ordinem, sinallagmaticamente collegati alla sua disponibilità ad incontri e ad interazioni (il riferimento della Corte territoriale è alla questione Mattarella), oltre che alla rinunzia a denunciare i fatti gravi di cui era venuto a conoscenza. Quindi la sentenza impugnata, al di là delle sue affermazioni teoriche, ha ravvisato la partecipazione nel reato associativo non nei termini riduttivi della mera disponibilità, ma in quelli più ampi e giuridicamente significativi di una concreta collaborazione, sviluppatasi anche attraverso l’opera di Lima, dei Salvo e di Ciancimino, oltre che nella ritenuta interazione con i vertici del sodalizio (basti pensare, ancora una volta, il suo riferimento alla vicenda Mattarella), la cui valenza sul piano della configurabilità del reato non è inficiata dalla considerazione che la soluzione realmente adottata non fu quella politica da lui propugnata, ma quella omicidiaria da lui avversata.
Ne deriva che la costruzione giuridica della Corte territoriale resiste al vaglio di legittimità proprio perché essa ha interpretato i fatti di cui è processo – esprimendo tale suo convincimento in termini che lo rendono non censurabile in questa sede – nel senso che Andreotti, facendo leva sulla sua posizione di uomo politico di punta soprattutto a livello governativo, avrebbe manifestato la propria disponibilità – sollecitata o accettata da Cosa Nostra – a compiere interventi in armonia con le finalità del sodalizio ricevendone in cambio la promessa, almeno parzialmente mantenuta, di sostegno elettorale alla sua corrente e di eventuali interventi di altro genere’, ed anche:

‘3) gli episodi considerati dalla Corte palermitana come dimostrativi della partecipazione al sodalizio criminoso sono stati accertati in base a valutazioni e apprezzamenti di merito espressi con motivazioni non manifestamente irrazionali e prive di fratture logiche o di omissioni determinanti;

4) avendo ritenuto cessata nel 1980 la assunta partecipazione nel sodalizio criminoso, correttamente il giudice di appello è pervenuto alla statuizione definitiva senza considerare e valutare unitariamente il complesso degli episodi articolatisi nel corso dell’intero periodo indicato nei capi d’imputazione;

5) le statuizioni della Corte di Appello concernenti l’insussistenza di una delle circostanze aggravanti contestate e la teorica concedibilità delle circostanze attenuanti generiche non hanno formato oggetto di impugnazione specifica e, quindi, sono passate in giudicato, precludendo qualsiasi ulteriore indagine perché la cessazione della consumazione del reato nel 1980 ne ha determinato la prescrizione. Inoltre essa ha ritenuto ulteriore fatto confermativo della asserita dissociazione l’emanazione del D.L. 12 settembre 1989, n. 317, di cui l’imputato è stato un fiero propugnatore’ (Suprema Corte di Cassazione, Sezione Seconda Penale, sentenza n.49691/2004 [Presidente: G. M. Cosentino; Relatore: M. Massera] Depositata in Cancelleria il 28 dicembre 2004 – consultabile on line qua http://www.diritto.net/il-foro-penale/181/709.html).

Dunque la Corte di Cassazione ha ritenuto cosa certa la collusione tra Andreotti e la mafia prima del 1980, e quindi ritiene che Andreotti ha commesso il reato di associazione con i mafiosi dell’epoca, solo che per l’avvenuta prescrizione non è stato possibile condannarlo.

La prescrizione di questo reato compiuto prima del 1980 quindi, non equivale all’assoluzione. E che sia così lo conferma pienamente il giudice Gian Carlo Caselli che ha affermato quanto segue: ‘…. il massimo dei massimi per quanto riguarda la deformazione della verità, si è raggiunto col processo Andreotti. La stragrande maggioranza dei cittadini italiani ancora oggi è convinta che Andreotti sia stato assolto, anzi che Andreotti sia stato ingiustamente perseguitato, che sia stato costretto dalla Procura di Palermo guidata da me, a percorrere un calvario doloroso di una decina d’anni. Non è vero, è una bufala, la Corte di Cassazione, vale a dire, quando si tratta di verità processuale, l’ultima parola, quella definitiva, incontrovertibile e irrevocabile, la Corte di Cassazione ha deciso, confermando la sentenza della Corte d’appello, che fino al 1980 il senatore Andreotti ha commesso il delitto di associazione a delinquere con cosa nostra e ha dettagliato i comportamenti gravissimi, che è provato, il senatore Andreotti abbia tenuto. 1500 pagine di sentenza – la sentenza della Corte di Appello – per provare scambi di favori, incontri con Stefano Bontate e altri mafiosi dello stesso verticistico livello, discussioni su fatti criminali gravissimi, l’omicidio di Piersanti Mattarella, l’onesto capo della Democrazia Cristiana che ha patito col sacrificio della sua vita, il fatto di voler fare politica onestamente senza compromessi con i mafiosi.

Ecco, fatti gravissimi commessi, che insieme concretano la sussistenza del delitto di associazione a delinquere per il quale non è stata inflitta la condanna perché il delitto commesso effettivamente realizzato, ascrivibile in capo all’imputato, risulta prescritto per decorso del tempo. Bene, tutto questo è stato cancellato, è stato negato: si parla di persecuzione, si parla di assoluzione. Non è vero, neanche dal punto di vista tecnico, la prescrizione di un reato commesso non è assoluzione, l’assoluzione è un’altra cosa …’ (fonte: video ‘Giudice Caselli parla di Andreotti e la Mafia’ filmato di Arcoiris.tv http://youtu.be/eAB9lf6sSF4).

Quanto affermato dunque dallo Iovino è molto grave, in quanto lui vuole insinuare nella mente del lettore che Andreotti – secondo la Cassazione – può anche non avere commesso quel reato prima del 1980; quando invece la Cassazione esclude categoricamente tale ipotesi!

Scandaloso! Lo Iovino in realtà non ha fatto altro che prendere le falsità dell’avvocato Giulia Bongiorno (difensore di Giulio Andreotti nel processo) dette durante una trasmissione di Porta a Porta del 12 gennaio 2009 a proposito del processo Andreotti, contenute in questo suo intervento: ‘Mentre la sentenza della Corte d’Appello diceva che prima dell’80 ci sono dei fatti di suoi rapporti con la mafia e dopo no, quella della Cassazione, che è il terzo grado e che nessuno vuole andare a vedere, dice che nella parte anteriore al 1980 ci sono due verità alternative: la possibilità che lui avesse rapporti con la mafia o non li avesse. C’è una situazione di dubbio, per la quale però non ha senso tornare indietro e vedere quale delle due verità alternative perché è arrivata la prescrizione. Quindi è una cosa dubitativa, ben diversa dalla sentenza d’appello’, e ripeterle a pappagallo nel suo libro.

Peraltro Giulio Andreotti – che lo Iovino considera un suo maestro politico – ha scritto la prefazione al libro di Iovino ‘L’Apogeo di Stalin’, pubblicato nel 2009, dando lustro a questo suo libro (L’Apogeo di Stalin – Alessandro Iovino – LA16-2013 – A libro aperto – http://youtu.be/SVrDV_fkw3w – min. 8), e contribuendo a fargli vincere la sezione saggistica del Premio Letterario “Letizia Isaia” 2009!

E bene ha fatto l’avvocato Antonello Tomanelli del Foro di Bologna a confutare pubblicamente quelle falsità il 19 gennaio 2009. Ecco cosa ha scritto sul suo sito internet: ‘Ma le accuse a Santoro lasciano interdetti soprattutto se si considera la puntata di “Porta a Porta” del 12 gennaio, andata in onda solo tre giorni prima e dedicata ai 90 anni di Giulio Andreotti. Una puntata che Bruno Vespa ha condotto (questa sì) “al di fuori dei più elementari principi deontologici del giornalismo”, come invece si è espresso Fabrizio Cicchitto a proposito di “Annozero”. Ci si riferisce, in particolare, a quella parte della puntata che ha affrontato le vicende processuali di Andreotti. Proponendosi quella parte della puntata di approfondire la questione relativa al processo subìto da Andreotti per concorso esterno in associazione mafiosa (il “fatto”), logica giornalistica avrebbe voluto che quell’approfondimento venisse condotto con l’ausilio di soggetti non solo in rapporto diretto con quel fatto, ma anche (e soprattutto) attendibili. Ebbene, in studio, a parlare di quel processo (oltre a Pisanu, Cossiga e Macaluso, per ovvi motivi lontani dal “fatto”) vi erano lo stesso Andreotti e l’on. Giulia Bongiorno, l’avvocato che lo difese. Soggetti che hanno avuto sì un rapporto diretto con il “fatto”, ma che hanno tutto l’interesse a mentire. Infatti, è accaduto quello che ogni persona di buon senso si sarebbe aspettato: una clamorosa distorsione dei fatti, unicamente tesa a fugare ogni dubbio sull’onestà del senatore a vita. Ci si riferisce, in particolare, all’affermazione dell’avvocato Bongiorno sulla questione della tanto discussa prescrizione del reato di partecipazione all’associazione mafiosa fino alla primavera del 1980, quando Andreotti litigò furiosamente con il boss mafioso Stefano Bontate a seguito dell’uccisione, il 6 gennaio, di Piersanti Mattarella, democristiano e presidente della Regione Sicilia. Una lite che, secondo i giudici d’appello, avrebbe segnato la rottura dei rapporti tra Andreotti e la mafia.

Vale la pena riportare integralmente l’intervento della Bongiorno: “Mentre la sentenza della Corte d’Appello diceva che prima dell’80 ci sono dei fatti di suoi rapporti con la mafia e dopo no, quella della Cassazione, che è il terzo grado e che nessuno vuole andare a vedere, dice che nella parte anteriore al 1980 ci sono due verità alternative: la possibilità che lui avesse rapporti con la mafia o non li avesse. C’è una situazione di dubbio, per la quale però non ha senso tornare indietro e vedere quale delle due verità alternative perché è arrivata la prescrizione. Quindi è una cosa dubitativa, ben diversa dalla sentenza d’appello”.

Niente di più falso. Non è vero che la Corte d’Appello di Palermo ha accertato che Andreotti non ebbe più rapporti con la mafia dopo la primavera del 1980, ossia dopo la lite con Stefano Bontate. Al contrario, ha accertato che ebbe diversi contatti con esponenti mafiosi, ma li ha ritenuti insufficienti a fondare una condanna per concorso esterno in associazione mafiosa, assolvendo l’imputato ex art. 530, comma 2°, del codice di procedura penale (insufficienza di prove), dopo aver presupposto che l’attività di “concorso esterno” era cessata a seguito della lite con Stefano Bontate (e prescritto il relativo reato) e non si era più ricostituita.

Ma la bugia della Bongiorno diventa clamorosa sulla sentenza della Corte di Cassazione. Innanzitutto, la Cassazione ha ritenuto incensurabile la sentenza della Corte d’Appello laddove individua il reato (prescritto) di concorso esterno in associazione mafiosa fino al 1980. Altro che le “due verità alternative” e la “cosa dubitativa” di cui parla la Bongiorno!

Ma vi è di più. Come già detto, per la Corte d’Appello la lite con Stefano Bontate è il segno della rottura dei rapporti tra la mafia e Andreotti. Dopo quella rottura Andreotti continua ad avere contatti con mafiosi, ma non così intensi da ritenere provato il concorso esterno nell’associazione mafiosa (meglio, non così intensi da provare la ricostituzione del rapporto con Cosa Nostra ritenuto cessato dopo quella lite). Ebbene, la Corte di Cassazione ha precisato che tale ragionamento si pone in contrasto con un orientamento giurisprudenziale consolidato, che ritiene configurabile la rottura del vincolo associativo “soltanto a seguito di recesso volontario o di esclusione del partecipe che devono essere accertati caso per caso in virtù di una condotta esplicita, coerente e univoca e non in base a elementi indiziari di valenza incerta”.

A detta della Cassazione, i giudici d’appello hanno errato nel ritenere il recesso di Andreotti dal vincolo mafioso provato dalla lite con Stefano Bontate. Ma non potendo la Corte di Cassazione, che è giudice di legittimità, interpretare i fatti, ossia entrare nel merito, ha dovuto confermare la sentenza d’appello. Le cose, quindi, stanno in maniera molto diversa da quanto affermato dalla Bongiorno, che sostanzialmente presenta la sentenza della Corte di Cassazione quale “migliorativa” della posizione di Andreotti, quando in realtà è “peggiorativa”. Ma non poteva andare diversamente, con soggetti la cui posizione è, per ovvi motivi, antitetica rispetto a quell’obiettività che dovrebbe sempre caratterizzare l’informazione.

Qui la violazione, da parte di Bruno Vespa, del dovere deontologico di verità, il caposaldo del diritto di cronaca e il più pregnante tra i doveri del giornalista, appare evidente, avendo fatto sì che la distorsione dei fatti divenisse altamente probabile invitando addirittura l’avvocato di Andreotti, senza nemmeno nessuno che potesse smentire quanto da lei affermato. Eppure, nessuna critica è stata mossa a quella puntata di “Porta a Porta” (fonte: http://www.difesadellinformazione.com/).

Avete notato come ha definito questo avvocato le affermazioni di Giulia Bongiorno sulla sentenza della Corte di Cassazione? Una bugia clamorosa. Ecco dunque come un avvocato considera quello che ha scritto lo Iovino nel suo libro, perché in effetti si tratta di una bugia clamorosa!

Alla luce dunque di tutto ciò, leggere nel libro ‘Il ritratto di un principe’ quelle parole, significa che ci troviamo davanti a quello che il giudice Caselli ha definito ‘deformazione della verità’, che peraltro nelle ADI è una cosa abbastanza diffusa e che credo le parole menzognere di Iovino confermano ulteriormente.

Nelle ADI infatti, per motivi interessati, hanno manipolato i libri di autori stranieri (come ho dimostrato nel caso di Charles Spurgeon, Myer Pearlman e Merrill F. Unger), le dottrine bibliche (il proponimento dell’elezione di Dio, il ritorno di Cristo ecc.), e la storia delle ADI (con l’omissione dell’alleanza delle neonate ADI nel 1947 con la Massoneria e il Vaticano per uscire dalla persecuzione)!

Giudicate voi da persone intelligenti quello che dico. E poi devo sentirmi dire da uno che deforma la verità che il mio libro contro la Massoneria è privo di scientificità, di metodologia di ricerca storica? Ma si ravveda e metta in pratica le parole dell’apostolo Paolo: “Perciò, bandita la menzogna, ognuno dica la verità al suo prossimo perché siamo membra gli uni degli altri” (Efesini 4:25)!”” [Tratto dal libro di Giacinto Butindaro, dal titolo “Confutazione delle menzogne dette da Alessandro Iovino, delle Assemblee di Dio in Italia”]

Ecco, dunque, la dimostrazione del metodo scientifico che utilizza Iovino, metodo che l’ha guidato ad insinuare nella mente del lettore che Andreotti – secondo la Cassazione – può anche non avere commesso quel reato prima del 1980, quando invece la Cassazione esclude categoricamente tale ipotesi. Se questo è il metodo scientifico di cui fa uso Iovino nei suoi ragionamenti, che lo fanno pervenire a certe conclusioni, io, e sono certo anche tanti credenti delle ADI e non delle ADI, ci chiediamo come le dobbiamo considerare le conclusioni a cui è giunto quando afferma che le ADI non hanno niente a che fare con la Massoneria? È un sillogismo lo so, ma che volete, tutti ne facciamo uso, solo che alcuni pervengono a delle conclusioni corrette, altri a conclusioni completamente errate. Sia il lettore giudice di quello che è stato scritto.

Ora, voglio porre alla vostra attenzione sopra un altro esempio, e desidero che il discorso sia esaminato sotto il punto di vista della scientificità e sul metodo storico utilizzato da Iovino nello scrivere tali parole:

“””Alessandro Iovino – L’intervista al massone Licio Gelli

Alessandro Iovino, nipote del pastore della Chiesa ADI di Frattamaggiore Daniele Marra (in un video pubblico su Youtube lo chiama ‘il carissimo zio, il pastore Daniele Marra’ – http://youtu.be/lVndoIWpyyY), e vicino all’attuale segretario delle ADI, è uno storico e saggista, ed è segretario particolare del senatore valdese Lucio Malan, e referente in Campania del «Centro Studi sulle Nuove Religioni» (CESNUR) di cui è direttore lo studioso cattolico romano Massimo Introvigne. E’ anche responsabile cultura del movimento giovanile Giovani in Corsa che ‘è chiaramente di area centrodestra, ma affonda le proprie radici nel principio del pluralismo e dell’assoluto rispetto delle idee’ (http://www.alessandroiovino.it/?2&103).

Nel leggere un’intervista fatta da Alessandro Iovino al massone Licio Gelli apparsa sul quotidiano Il Roma (ilroma.net) il 22 aprile 2009, si rimane a dire poco sconcertati, tenendo presente il personaggio intervistato, che vi ricordo ‘è stato condannato per il depistaggio delle indagini sulla strage di Bologna e per la bancarotta fraudolenta del Banco Ambrosiano (oltre che per calunnia nei confronti di tre magistrati milanesi e procacciamento di notizie contenenti segreti di Stato)’ (http://www.treccani.it/enciclopedia/licio-gelli/), ed è stato a capo della Loggia massonica P2 che il presidente Sandro Pertini nel 1981 definì ‘un’associazione a delinquere’ (Mario Guarino, Gli anni del disonore, pag. 7) e che la Commissione Parlamentare ha fortemente riprovato.

Lo sconcerto viene dal leggere alcune delle domande di Alessandro Iovino, e precisamente due.

In una domanda infatti definisce implicitamente Gelli una persona molto spirituale e questa forte spiritualità secondo lo Iovino traspare dalle poesie gelliane (se qualcuno vuole rendersi conto di quale tenore siano le poesie di Licio Gelli vada a questa pagina internet – http://www.club.it/autori/licio.gelli/indice-i.html), e poi gli chiede che influenza ha avuto la fede nella sua vita; sì avete capito bene, Iovino ritiene che Gelli abbia la fede. Quindi un massone, che è stato a capo di una loggia massonica coperta che la relazione di Tina Anselmi sulla loggia P2 ha definito ‘una associazione che aveva il fine evidente di interagire nella vita del paese in modo surrettizio’, e che è stato condannato in via definitiva per diversi reati, e che ha peraltro dichiarato che rifarebbe tutto quello che ha fatto, secondo Alessandro Iovino ha la fede! Ma vi rendete conto, fratelli, cosa dobbiamo leggere e sentire da persone che si dicono appartenenti alla denominazione che ha nel suo stemma la dicitura ‘tutto l’evangelo’?

Ecco la domanda con la risposta:

Nelle sue liriche si rileva una
forte spiritualità. Che influenza
ha avuto la fede nella sua vita?
«Sono un cristiano ed un cattolico
praticante ed ogni giorno pago
il mio contributo al buon Dio, che mi
ha fatto vivere fino a questo giorno».

In un’altra domanda invece Iovino domanda a Licio Gelli quale è il merito maggiore della loggia P2. Sì avete capito bene anche questa volta: per Iovino la loggia P2 ha avuto dei meriti. Ma io dico: basta il fatto che si tratti di una loggia massonica, per escludere che essa possa avere alcun merito, in quanto ogni loggia massonica, a prescindere che sia coperta o meno, è sostenitrice e promotrice di eresie di perdizione, e di odio acerrimo verso la verità che è in Cristo Gesù e di coloro che l’hanno conosciuta. E noi dobbiamo leggere che un noto membro delle ADI attribuisce un qualche merito alla loggia massonica P2, per giunta dopo che una Commissione parlamentare ha espresso il suo autorevole giudizio negativo su di essa? Infatti la deputata Tina Anselmi, che presiedette quella Commissione, in un discorso del 9 gennaio 1986 alla Camera dei Deputati, affermò: ‘Ora, io credo che se dovessi definire tutto questo complesso problema e le vicende che in esso si intrecciano con termini che riassuntivamente li ricomprenda meglio non potrei fare altro se non ricorrere all’espressione coniata da un autorevole studioso, Luciano Cavalli, come titolo di una sua opera apparsa negli anni ’60 : La democrazia manipolata. perché questo, e non altro, è la Loggia P2, quale la Commissione l’ha descritta, documentata e definita nella sua relazione: un tentativo sofisticato e occulto di manipolazione della democrazia.[..]’ (http://unoenessuno.blogspot.it/2011/04/lultima-speranza-intervento-di-tina.html). E inoltre Achille Occhetto, componente della Commissione Parlamentare d’inchiesta sulla P2, ha definito la P2 ‘un nucleo marcio della vita politica sociale, economica del Paese’ (video su Youtube: http://youtu.be/QPjRBVtMJ88 – min. 28), e l’ex presidente del consiglio Giovanni Spadolini la definì ‘un centro di affari e di inquinamento della vita nazionale, occulto, perverso e corruttore’ (Ibid., min. 50).

Ma se questo non bastasse, vi sottopongo il testo del giuramento di affiliazione alla Loggia segreta P2: «Liberamente, spontaneamente, con pieno e profondo convincimento dell’animo, con assoluta e irremovibile volontà, alla presenza del Grande Architetto dell’Universo, per l’affetto e la memoria dei miei più cari, sul mio onore e sulla mia coscienza, solennemente giuro di non palesare per qualsiasi motivo i segreti della iniziazione muratoria, di avere sacri l’onore e la vita di tutti, di soccorrere, confortare e difendere i miei Fratelli nell’ordine anche a pericolo della mia vita, di non professare principi che osteggino quelli propugnati dalla Libera Muratoria e, fin da ora, se avessi la sventura e la vergogna di mancare al mio giuramento, di sottopormi a tutte le pene che gli Statuti dell’Ordine minacciano agli spergiuri, all’incessante rimorso della mia coscienza, al disprezzo ed alla esecrazione di tutta l’umanità» (CpiP2, volume 3, tomo 1, pag. 890 in Sergio Flamigni, Trame Atlantiche, pag. 19).

Dunque la P2, che secondo la Commissione Parlamentare, aveva come scopo quello di manipolare la democrazia in Italia, per Iovino ebbe dei meriti, e Iovino ha chiesto al capo della P2 il suo maggior merito! Considerate un pò fratelli questo: le autorità stabilite da Dio che hanno indagato sulla P2 non hanno attribuito alcun merito alla loggia P2, anzi l’hanno accusata di avere tentato occultamente di manipolare la democrazia in Italia, e noi dobbiamo sentire domandare da parte di un ‘cristiano’ a Licio Gelli di farci conoscere qual’è stato il merito maggiore della P2!! Molto inquietante questa cosa: sotto diversi punti di vista.

Ecco la domanda con la risposta:

Quale è il merito maggiore della P2?
«Gli italiani dovrebbero ringraziare
la P2: ha fatto in modo di non fare
andare i comunisti al potere. Noi
avevamo una cartina con tutti i punti
caldi nei quali intervenire, nelle
nostre riunioni si parlava di meritocrazia,
un concetto oggi scomparso.
Io dicevo: “Prevedi e provvedi alla
necessità di tuo fratello senza che
saprà da quale parte proviene”. Noi
controllavamo i Servizi, i generali e
molti politici di rilievo. Tuttavia eravamo
in una fase di reclutamento,
ancora doveva iniziare il proselitismo».

La suddetta intervista integrale la potete leggere qua http://www.kappaelle.net/index.php?16&1114.

Inoltre Alessandro Iovino ha pubblicato nel 2010 un breve saggio intitolato ‘Licio Gelli: l’uomo dei misteri tra attualità e storia’ (http://www.alessandroiovino.it/doc/gelli2.pdf), che – come dice lui stesso – ‘è frutto di una serie di interviste ed incontri informali’ con Licio Gelli. L’ho letto, e posso dire che Licio Gelli ne esce bene, anzi molto bene, il che non può che turbare e far indignare chi conosce bene la storia di Licio Gelli e della P2.

Per chi vuole avere un quadro completo sul personaggio Licio Gelli e la loggia P2 consiglio di leggere questi due libri: Mario Guarino & Fedora Raugei, Gli anni del disonore: dal 1965 il potere occulto di Licio Gelli e della Loggia P2 tra affari, scandali e stragi, Edizioni Dedalo, Bari 2006; Sergio Flamigni, Trame Atlantiche: storia della Loggia massonica segreta P2, Kaos Edizioni, Seconda Edizione 2005. Dopo averli letti, vi assicuro che l’intervista di Iovino a Gelli e il suo saggio su Gelli non potranno che turbarvi grandemente.””” [Tratto dal libro di Butindaro Giacinto, “La Massoneria Smascherata”]

Non c’è neppure bisogno di commentare quest’ultima parte, è già completo di tutto quello che serve ai fratelli intelligenti per arrivare alle conclusioni corrette. Per gli altri, invece, non basterebbero enciclopedie per fargli capire quanto è stato detto, in quanto sono ciechi, privi di ogni luce spirituale.

3. È lecito fare delle domande ai propri conduttori e dirigenti

Come accennato in premessa, anch’io mi sono messo a leggere, con lo scopo di contribuire con le mie riflessioni alla ricerca della verità all’interno della discussione tra Alessandro Iovino e Pentecostalismo ADI. Molti credenti, soprattutto appartenenti alle ADI, fanno delle domande e si aspettano delle risposte, dai loro dirigenti e dal pastore, che chiariscano i fatti e le cose che hanno sollevato dei dubbi legittimi e comprovate critiche sopra le ADI, su cui gravano pesanti dubbi, soprattutto sul sostegno ricevuto dalla Massoneria e la sua infiltrazione in tale denominazione. Tali credenti, che vogliono pervenire alla conoscenza della verità su tutto ciò che concerne l’organizzazione di cui fanno parte e che sostentano con i loro beni materiali, fanno domande e non per questo devono essere demonizzati, considerati dei nemici dell’organizzazione.

È lecito per un credente fare delle domande e pretendere delle risposte chiarificatorie, semplici e che entrino nel merito della questione, che non siano tendenziose, interessate e che non siano una “non risposta” come quella di Iovino.

Come si ha la forza di chiedere sempre denaro ai membri, si dovrebbe obbligatoriamente trovare il tempo di rispodnere alle domande che i credenti fanno ai loro pastori e dirigenti. I membri non esistono solo per chiedere loro dei soldi e per fare numero nei loro registri, ma hanno il diritto di fare domande e di pretendere delle risposte chiare e nel merito della questione.

4. La Massoneria è o non è una setta che adora Satana?

Riporto qui di seguito una parte scritta da Iovino:

“”L’ordito delle domande formulate lascia congetturare la dipendenza del pensiero che le ispira da quanto va ripetendo in modo ossessivo-compulsivo tal Giacinto Butindaro, specialmente in un suo testo, La Massoneria smascherata, privo di scientificità e carente quanto a metodo d’indagine e conclusioni a cui perviene[1]. Il ragionamento del Butindaro è viziato poiché si basa e si dipana su una serie di sillogismi difettosi, eccoli:

1. la Massoneria è una setta che adora satana; i massoni sono collegati con la mafia;
2. dopo la seconda guerra mondiale tra le autorità americane che intervennero a favore della libertà di culto per le ADI alcuni erano massoni;
3. le ADI sono state fondate da personaggi che erano amici dei massoni in quanto tali;
4. il messaggio delle ADI è massonico.

Non entro nel tema della Massoneria come setta satanica. Fu accusa cara a Leo Taxil, che la espose verso la fine dell’800 in una serie di fortunate pubblicazioni; poi il Taxil ritrattò e di conseguenza nella letteratura antimassonica di rilievo è da tanto tempo abbandonata [2]. Non entro neanche nel tema Massoneria/Mafia per il quale rimando al lavoro della Commissione Parlamentare presieduta da Tina Anselmi che vi si dedicò per molti anni e che è comodamente consultabile tramite internet. Non vi entro per il semplice fatto che le ADI non hanno niente a che fare con la Massoneria (figuriamoci con la mafia!), quindi rischieremo di perdere tempo. Mi dedico, invece, al profilo storico della questione per il quale ci troviamo su terreno più solido.””

[1] Questa affermazione l’ho già sentita, in un altro video di Iovino, che ha fatto scaturire la risposta puntuale e precisa di Butindaro, che di certo non delude il lettore attento e privo di pregiudizi, con un libro dedicato tutto alla persona dello Iovino, nel quale l’autore dimostra ampiamente e con numerose prove documentali, quale rigore scientifico utilizza nei suoi argomenti lo Iovino (il libro, lo si può scaricare da questo link in formato pdf:Confutazione delle menzogne dette da Alessandro Iovino, delle Assemblee di Dio in Italia, Roma 2013. Pagine 193).
Dopo aver letto quel libro, le parole di Iovino che asserisce che gli scritti di Butindaro sono privi di metodologia scientifica, acquistano la loro giusta dimensione, significato e motivazione. Da ciò si capisce che, in genere, non sono i titoli posseduti che determinano la corretta disamina degli eventi e delle questioni, ma l’oggettività del discorso, i validi ragionamenti e la documentazione presa a sostegno delle proprie argomentazioni che segnano la grande differenza che c’è tra la verità e la menzogna.

[2] Iovino afferma che le conclusioni di Butindaro che la Massoneria adora Satana, sono viziate, portate con sillogismi difettosi. Contrariamente a quanto dice Iovino, io trovo la validità dei ragionamenti di Butindaro inattaccabili, infatti, questi, a conferma delle conclusioni a cui è giunto, ha citato le parole pronunciate dagli stessi massoni che dicono chiaramente che la Massoneria è una religione e che adora Baphomet, che è il diavolo. Non si capisce, quindi, dove sia la conclusione errata a cui è giunto Butindaro, non si capisce quale sia la devianza e il difetto nei suoi ragionamenti, messi in evidenza dallo Iovino.
A conferma di quanto sopra detto, potete tranquillamente leggere il libro La Massoneria Smascherata, nel quale potete leggere con prove e documenti, che la Massoneria è una religione e rende il culto a Satana.

Da quello che scrive Iovino, si comprende che egli ha un pensiero contrario a quello di Butindaro a proposito della Massoneria e, volendo dimostrare di avere ragione, cita Léo Taxil, vero nome Marie Joseph Gabriel Antoine Jogand-Pagès (Marsiglia, 21 marzo 1854 – Sceaux, 31 marzo 1907), il quale, essendo stato espulso dalla Massoneria, ha poi scritto dei libri contro tale istituzione, ma tempo dopo, ha ritrattato, dicendo che era falso quello che scrisse. Ma tale vicenda è in verità ancora oggi controversa, e non per niente ancora chiusa. Comunque sia, la citazione di tale personaggio, non è sufficiente in qualsiasi caso, per escludere il fatto che la Massoneria sia una setta e adori Satana.

Tale asserzione, è troppo debole per poter far cadere a terra le conclusioni a cui si giunge considerando tutte le foto, i simboli, i principi massonici che vengono insegnati anche nelle ADI, evidenziati da Butindaro nel suo libro “La Massoneria Smascherata”, per mezzo dei quali si arriva alla conclusione che nelle ADI si sono infiltrati dei massoni. Ma, secondo Iovino, tali prove e dimostrazioni sono viziati e difettosi, mentre, la sua citazione della vita di Léo Taxil, che in un primo momento ha parlato contro la Massoneria ma successivamente ha ritrattato, anche se la questione è ancora aperta e non si è arrivati per nulla alla conclusione di tale faccenda, vuole farla passare come avente un valore conclusivo di peso maggiore delle cose espresse da Butindaro nel suo libro.

Tale presunzione dello Iovino è da considerarsi un grave insulto all’intelligenza di tutti i fratelli membri delle ADI, perché è andato a dire che Butindaro definendo la Massoneria una religione che adora Satana si sbaglia, difendendo così la Massoneria. Io credo che molti stanno incominciando a capire le cose come stanno realmente, ringraziato sia Dio per questo.

Inoltre, lo Iovino afferma, solennemente, che le ADI non hanno niente a che fare con la Massoneria. Se le cose stanno come vuole inculcarci Iovino, ma allora per quale motivo ci sono moltissime prove, foto, scritti, e altro, che ci mostrano una connivenza ADI-MASSONERIA? Sono tutte false le cose che ha scritto Butindaro nel suo libro? Non ci sono tutti quei simboli vari nei locali di culto delle ADI? Non c’è la stella ad otto punte nei libri di ADI-MEDIA? Non c’è stato aiuto da parte dei massoni a beneficio dell’organizzazione? E se li hanno aiutati, per quale motivo lo hanno fatto, cos’hanno chieso loro in cambio? E se il Papa ha accolto le richiestte di Ness ed ha dato direttive di non perseguitare più i pentecostali, cos’ha chiesto in cambio? Qualcosa avrà pure chiesto, non avrà solo fatto delle concessioni, ma avrà avanzato anche lui delle richieste a cui le ADI si sarebbero dovute adeguare per ottenere la fine delle persecuzioni.

Dalle parole di Iovino traspare in modo lampante l’impotenza, l’incapacità di poter fare di più per difendere le ADI, oramai non le può più liberare nessuno da tutte quelle ombre che sono calate sopra tale organizzazione umana, egli non è chiaramente in grado di spiegare punto per punto tutte le questioni sollevate, né di rispondere alle domande che sono state fatte da Pentecostalismo ADI entrando nel merito; non può dare spiegazioni che non ha, e non può dare risposte che non convengono, quindi, si limita a gettare confusione e a sollevare dubbi sui ragionatori, cercando di confondere nel contempo tutti quei credenti sinceri che aspettano da tempo una risposta chiarificatrice a tutte le questioni che sono emerse e che gettano nello sconforto i membri delle ADI.

5. Altri ragionamenti di Iovino che mettono in evidenza la scientificità e la sua metodologia storica nello scrivere

Andando avanti nella lettura dello scritto di Iovino in risposta a Pentecostalismo ADI, leggiamo queste altre parole:

“”È ben noto a tutti che:

1. La seconda guerra mondiale fu vinta dagli Stati Uniti e che di conseguenza l’Italia rientrò nell’orbita d’influenza di questa nazione;
2. I pentecostali erano pesantemente vessati dalla Circolare Buffarini Guidi del 1935 che impediva loro il sereno esercizio del culto [3].
3. L’abrogazione di detta Circolare era di competenza delle autorità politiche della neonata Repubblica la quale agiva sotto l’influenza degli U.S.A, potenza vincitrice.

[…]

Veniamo alla riunione evangelistica tenuta al Teatro Planetario di Roma il 10.08.1947. Perché il prefetto competente concesse l’autorizzazione quando qua e là altrove i pentecostali subivano le nefaste conseguenze della Buffarini Guidi? Semplicemente perché una circolare di un sottosegretario non aveva una cogenza generale come legge dello stato, ma era applicata con grado di discrezionalità da chi intendeva porre mano a persecuzione (e ciò ebbe luogo fino al 1955). Il prefetto di Roma del 1947 ritenne di non dover inficiare il rilascio del permesso a causa della prescrizione del 1935.””

Volevo farvi notare come le parole di Iovino si adeguino a seconda delle conclusioni che si propone di raggiungere.

Da una parte scrive:

“I pentecostali erano pesantemente vessati dalla Circolare Buffarini Guidi del 1935 che impediva loro il sereno esercizio del culto”,

mentre, più avanti scrive queste altre parole:

“Perché il prefetto competente concesse l’autorizzazione quando qua e là altrove i pentecostali subivano le nefaste conseguenze della Buffarini Guidi? Semplicemente perché una circolare di un sottosegretario non aveva una cogenza generale come legge dello stato, ma era applicata con grado di discrezionalità da chi intendeva porre mano a persecuzione (e ciò ebbe luogo fino al 1955)”

Da notare, il riferimento alla stessa circolare Buffarini Guidi, da una parte la presenta in una maniera tale che rappresentava una forte limitazione della libertà di culto e di riunione, per avvalorare l’intervento degli americani liberatori due volte; mentre da un’altra parte parla di tale circolare come se avesse valenza costrittiva in tutto il paese in maniera minima e non generalizzata, e la sua applicazione fosse discrezionale.

Per quanto riguarda il pastore H. H. Ness che incontra il papa Pio XII, ci sorge spontanea la domanda, ma se non c’era niente di male in quello che ha fatto Ness, per quale motivo l’hanno nascosto tale incontro e non lo hanno fatto sapere a tutti i fratelli dell’epoca e neppure a quelle successive? C’è voluto il libro di Butindaro per far conosere la verità a tutta la fratellanza delle ADI, non sono stati di certo i dirigenti ADI a far sapere loro TUTTA LA VERITA’.

E ancora, è lecito domandarsi perché tale evento, le figure e l’importanza di Gigliotti e di Ness, sono state nascoste anche in un recente libro scritto da un membro delle ADI? Già era uscito il libro di Butindaro, nel quale è stato mostrato che Ness ha incontrato il Papa, quindi era inutile nasconderlo, eppure tutto ciò è stato VOLONTARIAMENTE omesso. Fino all’uscita di quel libro sulla storia PENTECOSTALE ADI, Ness e l’incontro con il Papa era tabù e non sono stati citati, mentre ora Iovino presenta tale evento dell’incontro tra Ness ed il Papa come se fosse una cosa normale, dovuta al contesto storico e alla cultura dell’epoca?

Certo che il metodo scientifico logico-descrittivo-argomentativo utilizzato da Iovino nei suoi ragionamenti, è molto salterino, si dimena parecchio, non è stabile per niente.

Quindi, se fino a qualche mese fa l’incontro di Ness con il Papa, a favore delle ADI, è stato nascosto, o addirittura additato tale evento come non veritiero, come mai adesso Iovino lo considera come un avvenimento da considerarsi normale? Mi pare che ci sia una grande contraddizione tra quanto asserito in passato, con quanto affermato in quest’ultimo scritto di Iovino.

E qui voglio aggiungere le mie considerazioni conclusive per spiegarne i motivi di tale comportamento, cioè che prima vi era interesse di negare, di negare tutto, ora, invece, siccome la tecnica della negazione dell’avvenimento è fragorosamente crollato, si passa alla tecnica successiva, quella di dire che tale evento era del tutto normale che fosse avvenuto e non bisogna meravigliarsi di ciò che è accaduto.

Oltre a quanto già detto, trovo puerile il discorso con il quale lo Iovino afferma “Quanto all’incontro tra il pastore H. H. Ness e il papa Pio XII, il quale avvenne in occasione della sua visita in Italia dell’estate del 1947, va detto che segreto non fu. Altrimenti non se ne sarebbe parlato e non ne avremmo neanche conoscenza”.

Anche la Parola di Dio afferma che ci possono essere delle cose nascoste che vengono scoperte, e qui in Italia, sono state scoperte, soprattutto è stato importante in ambito delle ADI, in modo che si potesse delineare le vere motivazioni per cui la persecuzione è cessata nei confronti della chiesa evangelica pentecostale, come pure, è cessata la polemica dei pentecostali contro il cattolicesimo e la sua idolatria che sta menando in perdizione milioni di persone, a differenza di quanto avveniva prima dell’accordo tra il Papa e Ness, come dice lo stesso Iovino: “i protestanti italiani che avevano patito l’egemonia cattolica erano solitamente avversi al cattolicesimo e quasi sempre allora la predicazione del vangelo coincideva con la confutazione della dottrina cattolica e quest’opera era pervasa, non raramente, da anticlericalismo.”

In un paese come l’Italia, dove circa 60 milioni di persone sono cattolici romani, e solo qualche decina di migliaia sono cristiani evangelici, non si capisce per quale motivo non si dovrebbe parlare contro l’idolatria e le determinazioni del clero cattolico, che sta menando tutti i cattolici all’inferno con le loro dottrine e dogmi biblicamente falsi.

Invece, oggi, i pentecostali, e tantomeno i protestanti storici, non si permettono neppure di citare la Chiesa Cattolica Romana, è diventata innominabile, per timore di essere perseguitati e di non ricevere più i privilegi finora acquisiti a prezzo della vendita della verità. Quelle parole di Iovino ci fanno pensare che il PENTECOSTALISMO PRE-ACCORDO con il Papa, e pre-organizzazione delle comunità pentecostali in “ADI”, fa comprendere come i pentecostali a quei tempi erano VIVI spiritualmente, combattivi e franchi nel parlare, e non temevano di essere perseguitati a motivo della predicazione contro la Chiesa cattolica e la sua idolatria. Quindi, che differenza c’è tra i pentecostali italiani prima della creazione dell’organizzazione ADI e quelli dopo l’accordo con il Papa? C’è una differenza enorme e il silenzio di questa organizzazione nei confronti di tutto ciò che è peccato e contro l’idolatria cattolica, fa capire bene che lo spirito è cambiato, che le persone sono cambiate, sono cambiate anche le dottrine insegnate, anche i soldi e il potere temporale in mano alle chiese pentecostali sono cambiate, e se ne possono vedere gli effetti, infatti ora si osservano locali di culto lussuosi, ma i predicatori sono vuoti e spenti, per dirla con le parole di Girolamo Savonarola, “oggi i calici sono d’oro e i prelati sono di legno, ma quando i calici erano di legno, i prelati erano d’oro”. Così pure è avvenuto nell’ambiente evangelico, quando sono cessate le persecuzioni, quando l’organizzazione con i suoi regolamenti e statuti ha sostituito la guida dello Spirito santo, quando la richiesta di denaro ai membri ha sostituito la preghiera a Dio dei conduttori e ministri di Dio, ecco che tutto il risveglio è andato spegnendosi.

6. Esortazione rivolta ai santi

Cari nel Signore, fatevi però animo, non sono i locali che fanno la Chiesa, quindi vi può essere ancora oggi una Chiesa zelante, fervente, verace nella dottrina, franca nel parlare, basta riunirsi nelle case e scrollarsi di dosso il giogo di queste denominazioni, e Dio provvederà a benedire nuovamente e grandemente la sua Chiesa, per il quale Gesù Cristo è morto. Fatevi dunque forza, non scoraggiatevi nel vedere tutta l’immondizia e la falsità che si vede in mezzo alle chiese ufficiali, perché c’è una Chiesa che non è visibile, che non ha locali di culto lussuosi con grossi campanili, che è senza loghi e senza targhe nei muri, ma conserva nel suo cuore la PAROLA DI DIO, col desiderio di osservarla e di onorarla dicendo la verità e senza ingannare né sfruttare il prossimo.

Tutto questo viene esposto per farvi riflettere ed aiutarvi a prendere una decisione:

da quale parte volete stare, da quella dei regolamenti umani e del potere temporale, o da quella di Cristo e della Parola di Dio?

Sappiate che se scegliete la seconda, vi aspetterà una dura lotta, e su questa terra pochi o nessuno vi dirà bravi, ma alla fine, il Signore Gesù Cristo, vi accoglierà nel cielo e vi darà la corona della vita e la vita eterna.

A Dio che siede sul trono, e la terra è lo sgabello dei suoi piedi, siano la gloria, l’onore e la lode, nei secoli dei secoli. Amen!

Giuseppe Piredda

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