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Considerazioni sulla storia delle persecuzioni delle Chiese Pentecostali

27 novembre 2015

Considerazioni sulla storia delle persecuzioni delle Chiese Pentecostali

Persecuzione in ItaliaQuesto racconto che vi propongo, raccoglie in sé l’importante significato che non ci si può fare beffe di Dio e che Egli è potente da punire coloro che gli mancano di rispetto e che lo odiano. Ma io voglio farvi notare anche altre cose, cioé che alla fine della guerra era comunemente sentito che si cominciava ad essere liberi di riunirsi per pregare e rendere il culto, e questo è confermato anche dal fatto che nel dopoguerra il pastore della comunità di Campofiorito ha scritto alle autorità di Roma per sapere se potevano riunirsi per rendere liberamente il proprio culto a Dio, e la risposta che arrivò fu POSITIVA, cioé le autorità di ROMA risposero dicendogli che potevano radunarsi LIBERAMENTE.

Questo significa che nel dopoguerra la persecuzione andava scemando e, seppure ci fossero delle sporadiche persecuzioni, queste non erano dovute tanto alla circolare Buffarini-Guidi, ma alla malvagità degli uomini, sia delle autorità locali cattoliche, che delle autorità politiche e giudiziarie, come si può notare nel racconto sotto riportato.

Quello che voglio che notiate in modo particolare, è che nel periodo di tempo dal 1935 al 1948 furono perseguitate le Chiese Pentecostali, ma non le ADI, in quanto “la data di nascita delle Assemblee di Dio in Italia viene individuata nell’anno 1947, quando il loro nome derivò dall’intesa stipulata da molte congregazioni pentecostali italiane con le Assemblee di Dio americane. L’atto costitutivo delle Assemblee di Dio in Italia venne sottoscritto il 22 maggio 1948” (tra le virgolette è tratto da Wikipedia alla voce Assemblee di Dio in Italia).

Quindi, la persecuzione che ci fu dal 1935, data in cui entrò in vigore la famigerata circolare Buffarini Guidi, fino al 1948, avvenne contro tutti i fratelli pentecostali che frequentavano le comunità pentecostali esistenti, ma non verso le comunità delle ADI, perché queste negli anni di maggiore persecuzione non esistevano ancora e, per completeza, è anche doveroso anche dire che non tutte le comunità pentecostali aderirono ed entrarono a far parte dell’organizzazione delle Assemblee di Dio in Italia, ma rimasero libere, quindi non si può identificare le ADI come tutte le chiese pentecostali, ma solo di una parte di esse.

Si deve ricordare, che dalla fine della guerra e dopo l’entrata in vigore della costituzione italiana avvenuto a gennaio del 1948, la persecuzione andò quasi del tutto scomparendo, rimanendo solo dei piccoli focolai racchiusi in piccoli centri d’Italia, come nel caso che ho voluto riportarvi di seguito.

“Non ci si può beffare di Dio”

‘Fu a Campofiorito, immediatamente dopo la fine della seconda guerra mondiale, che il maresciallo dei carabinieri pagò caro e subito il prezzo per avere beffato Dio.

La piccola comunità evangelica con il loro pastore, Francesco Coppola, dopo avere subito tante persecuzioni sotto il fascismo, finalmente finita la guerra e caduto il fascismo, si era cominciata a radunare, sempre in famiglia, ma pubblicamente.

Ma le autorità religiose, civili e militari di Campofiorito ruggivano ancora come leoni contro gli evangelici. Continuavano a impedire loro di radunarsi, li spiavano continuamente. Appena un fratello di fuori andava a trovarli o li sentivano radunati, subito i carabinieri dietro la porta e andavano a finire in caserma. Sembrava che le autorità di Campofiorito non avevano altro lavoro da fare se non quello di continuare a perseguitare i figliuoli di Dio in quel paese.

Il fratello Francesco Coppola, un giorno pensò di scrivere a Roma presso le autorità competenti. La lettera pressoché diceva questo: ‘Siamo un gruppo di evangelici pentecostali, vogliamo radunarci per celebrare il culto assieme, ma non ci viene permesso dalle autorità del nostro paese. Vogliamo sapere se siamo liberi di poterci radunare o no.

Aspettiamo una cortese e sollecita risposta’. Passarono alcuni mesi prima che arrivasse la risposta. I fedeli continuarono a radunarsi clandestinamente. Una sera mentre erano radunati presso una famiglia con la porta chiusa, mentre celebravano il culto, sentirono bussare alla porta. Il padrone di casa aprì e trovò dietro la porta il maresciallo dei carabinieri coi suoi uomini che presto fecero irruzione. Al che il fratello Coppola rispose: ‘Fateci concludere prima il culto e poi dove ci volete portare ci portate’. Così continuarono il culto e alla fine li portarono tutti in caserma, dove c’era ad attenderli il sindaco, il sacerdote, il collocatore e il farmacista. Quindi alla presenza dei suddetti, il maresciallo con molta boria cominciò ad interrogare il fratello Coppola dicendo: ‘Cosa facevate radunati?’ – Stavamo adorando l’Iddio del cielo’, rispose il fratello Coppola. Al che replicò il maresciallo: ‘Questo vostro Dio se lo incontrassi lo strangolerei’. Fu subito ripreso dal fratello Coppola: ‘Deve sapere che l’uomo non ha il potere di strozzare Dio, ma è Dio che ha il potere di strozzare l’uomo’. Ma il maresciallo continuò a parlare disprezzosamente, prese un carteggio in cui c’era una lettera che diceva che Francesco Coppola era libero di potersi radunare coi suoi correligiosi.

Ma nonostante aveva ricevuto comunicazione che gli evangelici erano liberi di potersi radunare liberamente, il maresciallo continuava a rimproverarli e a minacciarli. Al che il fratello Francesco Coppola rispose: ‘Se nella lettera c’è stato mandato a dire che siamo liberi di poterci radunare per pregare Dio, perché lei continua a minacciarci e a rimproverarci?’ Di nuovo il maresciallo gli disse: ‘Questo vostro Dio se lo incontrassi lo strangolerei!’ E ancora una volta il fratello Coppola gli rispose: ‘Stia attento, a quello che dice, perché nessun uomo ha il potere di strozzare Dio, ma è Dio che ha il potere di strozzare l’uomo!’ Ma il maresciallo continuò quella sera a disprezzare Dio e i suoi figliuoli, e dopo avere sfogato la sua boria li lasciò andare liberi. Prima che arrivasse la mattina il maresciallo si ritrovò con la gola gonfia. Gli prestarono i primi soccorsi a Campofiorito, ma ogni soccorso prestatogli si rivelò inefficace. Lo portarono d’urgenza all’ospedale di Palermo ma non ci fu niente da fare. Un’angina maligna lo aveva colpito alla gola. Non potè più parlare e nemmeno respirare. Alla distanza di tre giorni si trovò nella tomba.

E’ pericoloso dunque ‘beffarsi dell’Iddio Onnipotente ed Altissimo’.””

Fatti accaduti in Sicilia e riportati nel libro di Castrenze Cascio, “Camminare e Spigolare”, Corleone 2000, pag. 38-40.

Giuseppe Piredda

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