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Le ADI celebrano i principi della Rivoluzione Francese, quindi i principi della Massoneria

20 giugno 2016

Le ADI celebrano i principi della Rivoluzione Francese, quindi i principi della Massoneria

In un articolo dal titolo «Libertà, Uguaglianza, Fraternità» a firma di Rodolfo Arata, apparso su «Cristiani oggi», organo ufficiale delle ADI, nel 1989 (Anno VIII, N° 11, 1-15 giugno 1989, pag. 6-7) le ADI celebrano la Rivoluzione Francese e il suo famoso motto rivoluzionario «Libertà, Uguaglianza e Fraternità».

Cito solo questa parte iniziale dell’articolo:

«Quest’anno si celebra il secondo centenario della Rivoluzione Francese: il 14 luglio 1789, con la presa della Bastiglia, la prigione di stato parigina, iniziò uno degli eventi più importanti della storia. In questi mesi stiamo assistendo ad un proliferare di iniziative (pubblicazioni, mostre, spettacoli, conferenze, ecc.) messe in cantiere per ricordare gli avvenimenti di due secoli fa. Anche coloro che sono digiuni di storia conoscono certamente il famoso motto dei rivoluzionari: ‘Libertà, Uguaglianza, Fraternità’, espressione dell’anelito di tutto un popolo verso diritti fino ad allora negati. Questi ideali hanno superato i confini dello Stato francese e del XVIII secolo per diventare ideali della cultura laica di carattere universale e tuttora essi costituiscono il perno attorno al quale ruotano i discorsi di uomini politici e sociologi sui grandi temi del vivere sociale. Sono questi ideali realmente frutto del pensiero laico, intendendo con questo termine quel pensiero che si propone in una posizione agnostica o dichiaratamente atea rispetto alla divinità? La risposta mi sembra certamente negativa. Basta scorrere le pagine della Scrittura per scoprire che il messaggio divino è un messaggio di liberazione, di uguaglianza, di fratellanza.» (pag. 6)

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Elogiando dunque la Rivoluzione francese le ADI elogiano implicitamente la Massoneria e questo perché essa fu organizzata e diretta in massima parte dalla Massoneria, come hanno dimostrato diversi scrittori.

Ecco per esempio cosa dice lo scrittore e conferenziere Marco Pizzuti: ‘Per quanto nessun libro di storia politicamente corretto ne parli, la Rivoluzione francese venne organizzata e diretta pressoché integralmente dagli affiliati alla Massoneria. [….]. E, contrariamente alle favole che ci hanno raccontato da sempre i canali d’informazione ufficiali, esistono importanti prove che dimostrano il diretto coinvolgimento della Massoneria nel provocare la rivoluzione, una catena di documenti schiaccianti che possiamo cominciare ad illustrare partendo dalle stesse ammissioni di Albert Pike, una delle massime autorità storiche della confraternita (del rito Scozzese Antico ed Accettato). Nel suo volume Morals and Dogma, una sorta di ‘bibbia’ massonica, scrisse infatti quanto segue: ‘Una Loggia, inaugurata a Ginevra sotto gli auspici di Rousseau, diventò il centro del movimento rivoluzionario in Francia’; e ancora: ‘Quando Luigi XVI fu giustiziato, la metà del lavoro era fatta e quindi da allora l’armata del tempio doveva indirizzare tutti i suoi sforzi contro il papato’. Affermazioni ufficiali importanti, a cui però si sovrappongono sempre le ‘opportune chiarificazioni’ degli storici accademici, che amano ricondurre questo tipo di dichiarazioni a mere e innocue manie di protagonismo della confraternita. Ma per sapere come andarono veramente i fatti basta verificare dove nacque effettivamente l’ideologia rivoluzionaria e a quale ordine appartenevano i suoi protagonisti materiali. Volendo iniziare questo tipo di accertamento dal celebre motto rivoluzionario Liberté egalité, fraternitè, possiamo constatare che viene subito meno un altro luogo comune della storia ufficiale. Tale slogan infatti apparve per la prima volta esclusivamente all’interno delle logge massoniche, a partire dal 1746, cioè ben quarantatrè anni prima della rivoluzione. Solo per fare un altro esempio, la celebre presa della Bastiglia venne interamente progettata nei giardini di casa di Filippo d’Orleans, il Gran Maestro della Massoneria francese, un luogo che nei giorni che precedettero il clamoroso colpo di mano era già stato utilizzato come centro di raccolta degli agitatori rivoluzionari. E nonostante il fatto che i membri delle logge francesi non superassero le trentamila unità su una popolazione di venticinque milioni di abitanti, i loro affiliati spiccavano alla direzione di tutti i fermenti rivoluzionari. Nell’indagine storica intitolata Les documents maconniques, J. De Boistel ha rivelato poi come i cinque principali manipoli di uomini che presero d’assalto la Bastiglia erano tutti guidati e coordinati da esponenti della Massoneria. A capo dei suddetti gruppi di insorti c’erano infatti i membri della confraternita i cui nominativi sono stati riassunti nella seguente lista: Santerre (membro della Loggia Contrat social), Palloy (dalla loggia Saint Francois du Parfait Contentement), Fournier (Loggia Contrat social), Coconnier (Loggia Saint Julien de la tranquillitè), Marie (Loggia Henri IV). I libri di scuola ci hanno inoltre spiegato che il famoso triunvirato rivoluzionario che trucidò migliaia di persone era composto da Robespierre, Danton e Marat, ma hanno scordato di dirci che essi erano tutti confratelli massoni. All’interno dei testi scolastici troviamo solo affermazioni fuorvianti come: ‘I parigini assaltarono la Bastiglia e il popolo assalì i castelli dei nobili’. Pagine e pagine sugli intellettuali della rivoluzione non sono bastate poi a chiarire una volta per tutte che anche Voltaire e Rousseau erano membri dell’omonima confraternita. Ci è stato addirittura nascosto il fatto che persino Napoleone, sua moglie Giuseppina, suo suocero e praticamente tutti i suoi generali erano massoni. Alla lunga lista non faceva eccezione neppure Giuseppe Bonaparte, il fratello maggiore di Napoleone, eletto Gran Maestro massone nel 1805. Pleonastico quindi aggiungere che durante il periodo del consolato e dell’impero napoleonico l’espansione della Massoneria riprese con rinnovato vigore. Certo è che al seguito delle armate napoleoniche e delle logge ‘militari’, la Massoneria si estese prepotentemente anche in Italia, nella penisola iberica, in Belgio, in Olanda, in Polonia e in Russia. In pratica a Napoleone (incoronato imperatore nella cattedrale gotica di Notre Dame di Parigi) venne affidato il compito di esportare militarmente la rivoluzione e la sua organizzazione massonica. Il grande condottiero militare francese si fregiava inoltre del simbolo dell’ape, esattamente come era in uso un tempo presso i re della dinastia merovingia, e quando divenne imperatore dell’isola d’Elba fece del suo logo personale la bandiera degli isolani. E che dire poi della ‘strana circostanza’ che vede tutti i principali agitatori della Rivoluzione francese iscritti come ‘fratelli’ di loggia? Tutti i nomi dei più importanti promotori della rivoluzione appartengono in ultima analisi alla solita beneamata confraternita, tra i quali oltre a quelli già precedentemente menzionati è bene ricordare Montesquieu, Desmoulins, Chaton, Billeford, Thuriot de la Rozière, Milly e Poupart de Beabourg. Peraltro gli agitatori della rivoluzione percorsero inizialmente la prudente via delle trattative diplomatiche, arrivando a degenerare in un abominevole bagno di sangue solo in un secondo tempo. In seguito infatti massoni come Robespierre, Danton e Marat instaurarono un regime di terrore, che si accanì in particolare contro nobili ed ecclesiastici. Un tipo di situazione perfettamente compatibile con il programma d’azione degli illuminati e per rendersene conto basta leggere cosa prevedeva il loro solenne giuramento: ‘…. sterminare tutti i re e la razza dei Capeti; di distruggere la potenza del papa; di predicare la libertà dei popoli … di fondare una repubblica Universale …’. Le accuse di cospirazione alla Massoneria giungono del resto direttamente dalle sue vittime più illustri. E Bertrand de Molleville, che all’epoca dei fatti era ministro di Luigi XVI, scrisse nei suoi diari: ‘… è in una seduta della loggia Les amis reunis che fu preparata la presa della Bastiglia’. A tale autorevole testimonianza si aggiungono altre innumerevoli e imbarazzanti prove che compromettono definitivamente la ‘filantropica’ confraternita nell’accusa di cospirazione. Successivamente ai tumulti del 14 luglio 1789 fu creata la cosiddetta guardia nazionale, a capo della quale venne posto il marchese Lafayette e come suo vice il marchese Lasalle, entrambi confratelli. Il governo della città di Parigi venne invece conferito al massone Jean Silvain Bailly. La matrice massonica della rivoluzione quindi era talmente evidente che quando Luigi XVI si recò in visita al municipio di Parigi (17 luglio 1789) venne accolto dagli ufficiali della guardia nazionale con un tipico cerimoniale massonico. Luigi Blanc ci informa infatti che i confratelli fecero passare il re esitante sotto un corridoio di spade incrociate per sottolineare la propria vittoria con il rito massonico della ‘volta d’acciaio’. Anche la celebre ‘proclamazione dei diritti dell’uomo e del cittadino’ proposta per la prima volta dal massone Lafayette l’11 luglio 1789 non è altro che una smaccata riformulazione dei concetti espressi dal massone Rousseau nella sua celebre opera Il contratto sociale. Nel volume intitolato I veri autori della Rivoluzione, Jourde scrisse testualmente: ‘Sono stati i Liberi Muratori i fomentatori della rivoluzione. Non solo: furono essi a procurare il denaro ai rivoluzionari, così che quelli proseguissero nell’opera di propaganda’. La forza della confraternita quindi è sempre stata costituita dalle sue finalità segrete e dalla formidabile potenza economica che ne alimenta le casse. L’élite che controlla il denaro e il mercato dell’oro può governare il mondo senza mai apparire in prima persona, ma ha comunque bisogno di servili burattini che si sporchino le mani al suo posto. Per questo motivo gli alti e invisibili gradi della Massoneria usano abbindolare i propri gregari conferendo loro onori e poteri in cambio dei servigi compiuti, ma quando i confratelli divengono personaggi ‘scomodi’ o non più gestibili vengono immediatamente tolti di mezzo. Proprio quello che è accaduto al Gran Maestro Luigi Filippo Giuseppe d’Orleans, il quale, dopo aver prestato il proprio prezioso aiuto alla causa della rivoluzione, affermò di essersi dimesso dall’ordine per la seguente motivazione: ‘Non conoscevo come è formato il Grande Oriente e stimando d’altronde che una repubblica non deve, soprattutto agli inizi della sua istituzione, tollerare alcun mistero, alcuna assemblea segreta’. Come prevedibile, dopo una simile dichiarazione venne assassinato con la ghigliottina nel 1793. Anche se certamente il vero motivo del suo allontanamento dall’ordine non doveva essere così nobile come ebbe a dichiarare (molto probabilmente aspirava alla poltrona più importante), è chiaro che la confraternita non fa sconti a nessuno dei suoi illustri burattini quando questi si rifiutano di obbedire. La stessa sorte toccò poi al massone Robespierre (la Massoneria aveva bisogno di trovare un capro espiatorio per il bagno di sangue compiuto), mentre l’imperatore Napoleone, una volta esaurito il suo compito di ‘esportare’ la rivoluzione fuori dai confini della Francia, fu semplicemente esautorato e imprigionato. Robespierre venne addirittura condotto sul patibolo con la mascella fracassata, affinché non potesse articolare una sola parola. Ma naturalmente è inutile cercare queste informazioni sui ‘libri’ della storia ufficiale, per questi volumi di propaganda la rivoluzione è stata esclusivamente opera del popolo. E anche se i libri scolastici descrivono Robespierre come un autonomo pazzo sanguinario, è ovvio che non poteva godere di alcuna reale indipendenza all’interno della confraternita. Robespierre aveva origini molto umili e venne elevato a leader dalla Massoneria solo per compiere il lavoro sporco, compiuto il quale la filantropica confraternita se ne sbarazzò attribuendo a lui solo le responsabilità di un simile operato. Napoleone invece, probabilmente ebbe la ‘colpa’ di divenire un personaggio pubblico troppo carismatico e ‘indipendente’ e sta di fatto che venne fatto eliminare dal massone Arthur Wellesley, ovvero il celebre duca di Wellington, che lo sconfisse nella famosa battaglia di Waterloo. Inutile aggiungere che la spedizione militare venne finanziata dalla famiglia ebraica Rothschild e che sulla celebre disfatta di Napoleone non possono non sorgere molti legittimi dubbi sulla fedeltà dei suoi generali massoni’ (Marco Pizzuti, Rivelazioni non autorizzate: il sentiero occulto del potere, Edizioni Il Punto d’Incontro, Venezia 2012, pag. 69-74).
Anche lo scrittore Gian Pio Mattogno nel suo libro ‘La massoneria e la Rivoluzione francese’ (Collana Quaderni del Vetro, 1990) mostra che la Rivoluzione francese fu figlia della Massoneria, in quanto mostra che la massoneria ha contribuito alla preparazione intellettuale della Rivoluzione, che la massoneria ha svolto un ruolo determinante nelle agitazioni che hanno condotto alla presa della Bastiglia, che la massoneria ha partecipato attivamente agli eventi rivoluzionari successivi, e che i massoni hanno operato come rivoluzionari e come massoni (http://www.insegnadelveltro.it/libreria/?p=941).

Anche il magistrato Carlo Alberto Agnoli, nel suo libro ‘La rivoluzione francese nell’opera della Massoneria’, dimostra che la Rivoluzione francese fu opera della Massoneria. In una recensione libraria infatti si legge: ‘Tra i diversi testi che hanno rappresentato il lavorio sinistro e occulto svolto dalle società segrete per lo scatenamento della rivoluzione francese senza dubbio merita una analisi approfondita il volume di Carlo Alberto Agnoli che ripercorre, a partire da dichiarazioni e documenti di alti esponenti della Massoneria, l’attività destabilizzatrice alla quale furono chiamate in tutta Europa le logge “illuminate” dalla dea Ragione per abbattere la monarchia francese e instaurare l’epoca contemporanea sotto il segno dei nuovi ‘immortali’ principii dell’89 (Libertè, Egalitè, Fraternitè) primo obiettivo per la disintegrazione dell’ancièn ordre tradizionale europeo ….’ (http://dagobertobellucci.wordpress.com/2011/08/10/recensione-libraria-la-rivoluzione-francese-nellopera-della-massoneria-di-carlo-alberto-agnoli/).

Persino in seno alla Massoneria molti massoni dicono che esiste un chiaro collegamento tra la rivoluzione francese e la Massoneria. In una intervista, il massone Gioele Magaldi che è il fondatore del Grande Oriente Democratico, conferma che la rivoluzione francese fu guidata da Massoni, infatti alla domanda: ‘Lei ha fondato il God e da massone dichiarato combatte pubblicamente una battaglia dentro il suo mondo. È la prima volta che accade: perché lo fa?’, lui ha risposto: ‘Perché è necessario tornare allo spirito di quei fratelli liberi muratori che guidarono la rivoluzione americana e quella francese, che fecero il Risorgimento in Italia e ovunque lottarono per affermare istituzioni liberal-democratiche. Occorre tornare allo spirito di quei fratelli che sconfissero il nazifascismo, Franklin Roosevelt e Winston Churchill su tutti, e che regalarono al mondo un paradigma economico calibrato sulla giustizia sociale e il diritto alla dignità e alla felicità per ogni essere umano. Il trinomio Libertà-Fratellanza-Uguaglianza è nato nelle logge e adorna ancora adesso i templi massonici, scolpito sotto la cattedra del Maestro Venerabile’ («Caso Mps, Gioele Magaldi: “Mussari è nella massoneria da molto tempo”», di Fabrizio d’Esposito, Il Fatto Quotidiano, 6 febbraio 2013 – http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/02/06/caso-mps-gioele-magaldi-mussari-e-nella-massoneria-da-molto-tempo/491604/).

Sul sito della Gran Loggia d’Italia viene riconosciuta la forte influenza della Massoneria sulla rivoluzione in questi termini: ‘Nel 1789 il Grande Oriente di Francia conta ben 30.000 membri e circa mille logge, e sebbene oggi sia noto che alle origini della Rivoluzione francese non ci fu “un complotto massonico”, è altrettanto noto che numerosi massoni parteciparono a quegli avvenimenti e l’influenza delle idee dibattute nelle logge fu assai notevole su di essi’ (http://www.granloggia.it/GLDI/default.aspx/1709-massoneria_in_francia.htm).

Nicola Tucci, Gran Maestro del Grande Oriente Italiano, ha confermato ciò durante un convegno massonico in questa maniera: ‘E’ un prodotto della Massoneria la rivoluzione francese, tanto che viene da lì il motto libertà, uguaglianza, fraternità’ (‘Massoneria, Società e Ordinamento dello Stato’, Grande Oriente Italiano Obbedienza Piazza Del Gesù, Lamezia Terme 19 Dicembre 2009 E:.V:., Teatro Grandinetti. – http://www.grandeorienteitaliano.it/).

Stando dunque così le cose, per riassumere brevemente la posizione delle ADI sulla Rivoluzione Francese, secondo le ADI i principi illuministici-massonici di «libertà, uguaglianza e fratellanza» che ispirarono la rivoluzione francese non vanno contrapposti ai principi del Cristianesimo (quindi non sono principi diabolici!), perché in realtà sono dei principi enunciati da Cristo e poi ripresi dai rivoluzionari francesi!!

Credo che questa sia una potente conferma che le ADI approvano e promuovono i principi della Massoneria. Ecco perché le ADI non condannano la Massoneria e i suoi principi, perché le ADI sono una organizzazione filo-massonica, cioè con una mentalità massonica.

Aggiungo questo quindi, che visto e considerato che un Gran Maestro del Grande Oriente di Francia, 33° Grado del Rito Scozzese ha detto queste parole: ‘Un uomo che, pur non essendo massone, condivide ed appoggia i nostri principi, è già un massone senza grembiule’, confermate da Albert Pike, pure lui un massone del 33° del Rito Scozzese, che disse: ‘Si incontrano molti Massoni che non si sono mai sottoposti all’iniziazione’ e da Licio Gelli, ex capo della Loggia massonica segreta P2, che ha affermato: ‘Ci sono più «fratelli senza grembiule» che non nei templi’, coloro che nelle ADI parlano e ragionano come Rodolfo Arata, anche se non sono affiliati alla Massoneria, sono dei «massoni senza il grembiule». Così sono definiti dai massoni con il grembiule, quindi dagli affiliati della Massoneria, e perciò sono visti molto favorevolmente dalla Massoneria. Noi invece che condanniamo i principi massonici siamo odiati e disprezzati dalla Massoneria.

Io dico quindi a voi che siete da Dio e che frequentate Chiese ADI, che tutti quei pastori delle ADI che celebrano i principi massonici definendoli principi evangelici non sono servitori di Cristo Gesù. I principi massonici infatti sono infatti dei principi diabolici, antibiblici, che contrastano la verità che è in Cristo Gesù, e che sono fonte di tante menzogne e di ribellione contro Dio, tutte cose infatti ben presenti nelle ADI. Leggete a tale riguardo quello che ho scritto per confutarli in questo mio articolo dal titolo: «I principi della Massoneria sono principi Cristiani?»
Vi esorto quindi per l’ennesima volta a uscire e separarvi dalle ADI.

Chi ha orecchi da udire, oda

Giacinto Butindaro

[Tratto dal blog “Chi ha orecchie da udire oda”, amministrato da Giacinto Butindaro]

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