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Sul giudice del Consiglio di Stato che accolse il ricorso delle ADI contro il Ministero dell’Interno

30 luglio 2016

Sul giudice del Consiglio di Stato che accolse il ricorso delle ADI contro il Ministero dell’Interno

Il 12 Ottobre 1948, le ADI presentarono al Ministero dell’Interno la formale richiesta di riconoscimento giuridico dell’associazione come Ente di culto. Il 17 Gennaio del 1952, le ADI – vedendo che non arrivava nessuna risposta da parte del Ministero dell’Interno – notificarono al Ministero che trascorso un ulteriore termine di 90 giorni, il silenzio sarebbe stato interpretato come una risposta negativa. Il termine decorse e allora le ADI impugnarono il provvedimento e il 1 Giugno 1952 presentarono un ricorso al Consiglio di Stato contro il Ministero dell’Interno. Gli avvocati difensori delle ADI erano Arturo Carlo Iemolo (1891-1981) e Leopoldo Piccardi (1899-1974), che come ho dimostrato nel mio libro «La Massoneria smascherata» (pag. 578-583) erano ambedue massoni.

Ecco alcuni stralci di questo ricorso:

‘…..Il silenzio può costituire una valida manifestazione della volontà della pubblica Amministrazione con la quale essa rifiuta di esercitare un potere che le è affidato, quando per l’esercizio di tale potere essa sia investita da una piena discrezionalità di valutazione, positiva o negativa. Ma quando invece la pubblica Amministrazione può per legge rifiutare di fare uso di un suo potere soltanto se ricorrono determinate condizioni negative che si oppongono all’esercizio del potere stesso, essa non ha la giuridica possibilità di emanare un provvedimento negativo se non dopo di avere accertato l’esistenza di quelle condizioni e se non rendendo conto dell’accertamento da essa compiuto. In questi casi il provvedimento della pubblica Amministrazione con il quale essa rifiuta di esercitare il proprio potere deve considerarsi illegittimo fino a che non sia dimostrato che sussistevano i presupposti in mancanza dei quali l’Amministrazione stessa è per legge tenuta a fare uso di quel potere. Questa è precisamente la situazione che si verifica nella specie, perché, per le ragioni sopra svolte, gli istituti dei culti ammessi hanno diritto ad ottenere il riconoscimento della personalità giuridica, sempre che non si verifichino determinate condizioni che ostino a tale riconoscimento. Onde il Ministero dell’Interno non poteva rigettare la domanda delle ‘Assemblee di Dio in Italia’, con il semplice silenzio mantenuto sulla domanda presentata al Ministero stesso, senza avere accertato che esistessero le condizioni che sole potevano giustificare il rigetto della domanda e senza dare espressamente atto delle risultanze di tali accertamenti …. Le giustificazioni date dalla pubblica Amministrazione degli innumerevoli arbitri da essa commessi, costituiscono soltanto lo schermo dietro il quale si nasconde la volontà dell’Amministrazione stessa di non osservare i precetti della legge e i principii fondamentali della nostra Costituzione e, se questa interpretazione dell’atteggiamento assunto dalla pubblica Amministrazione di fronte alla domanda della associazione ricorrente apparisse giustificata, – come dovrebbe apparire in base a quanto si è sopra esposto e dalla documentazione che sarà prodotta – non occorrerebbe aggiungere una sola parola per dimostrare il fondamento di questo motivo di ricorso, sotto il profilo della violazione di legge, nonché dell’eccesso di potere, nella forma dello sviamento. Viola la legge la pubblica amministrazione che non rispetta la libertà di religione dei cittadini e di chiunque, trovandosi nel territorio della Repubblica, ha diritto di godere di quel sommo bene che è la libertà. Incorre in eccesso di potere la pubblica amministrazione che, nell’esercizio delle proprie attribuzioni, si lascia dominare dallo spirito di intolleranza religiosa, sia esso determinato da un’errata concezione dei diritti della maggioranza o da una cieca incomprensione delle altrui credenze o, peggio, da ragioni di calcolo politico. …..’ (Ricorso delle «Assemblee di Dio in Italia» contro il Ministero dell’Interno – Direzione Generale dei Culti, pag. 11-12, 15-16).

Il ricorso fu accettato nel 1954, e le ADI presentano il giorno in cui accettato come un giorno di vittoria in cui trionfò la giustizia di Dio. Umberto Gorietti infatti scrisse su Risveglio Pentecostale: ‘La giustizia di Dio ha trionfato. Date all’Eterno gloria e forza, date all’Eterno la gloria dovuta al Suo nome, cantate la gloria del Suo nome, perché ha risposto al nostro grido mentre eravamo in distretta e l’Iddio della nostra giustizia ci ha messo a largo esaudendo la nostra preghiera …. Il nostro ricorso al Consiglio di Stato è stato accolto. L’Amministrazione dello Stato, dopo tanti anni di ostracismo, aveva negato il riconoscimento del nostro Movimento, malgrado avessimo corredato la nostra pratica di tutte le necessarie documentazioni. Iddio ci ha reso giustizia e il generale organo consultivo dell’amministrazione centrale dello Stato ha riconosciuto i nostri diritti. Sia resa lode al Signore che ha piegato o guidato i cuori nella dirittura’ (Risveglio Pentecostale, n° 6, Giugno 1954, pag. 1).

Il giudice che accolse il ricorso delle ADI si chiamava Antonino (o Nino) Papaldo (o Pappalardo), che era allora il presidente della IV Sezione del Consiglio di Stato (dal 1949).

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Nino Papaldo nacque a Pedara (Catania) il 19 aprile del 1899. Conseguita la laurea in giurisprudenza presso l’Università di Catania nel dicembre del 1921, iniziò, nel luglio 1922, la carriera nella magistratura ordinaria. Nel 1924 passò all’Avvocatura di Stato come sostituto avvocato. Nel 1930 entrò Referendario nel Consiglio di Stato; Consigliere nel 1934; Presidente di Sezione nel 1947. In tale veste presiedette la Prima Sezione e poi la Quarta. Nel 1955, i colleghi del Consiglio di Stato lo elessero Giudice della Corte Costituzionale della quale esercitò le funzioni dal 1955 al 1967, conseguendo anche l’incarico di giudice sostituto del Presidente. Tornato a capo della IV Sezione, venne quindi nominato Presidente del Consiglio di Stato. In tale carica è stato messo a riposo, per limiti di età, nel 1965. Scrisse il Codice Sanitario pubblicato nel 2002 e dedicò a Pedara “Le bizzoche del mio paese”. Morì a Roma nel 1997 (http://www.comune.pedara.ct.it/pedar_ill.htm ; cfr. https://it.wikipedia.org/wiki/Antonino_Papaldo).

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Il giudice costituzionale Nino Papaldo mentre pronunzia il suo giuramento nel 1955 davanti al presidente Gronchi

Parte di un fotogramma preso dal video intitolato «Al Quirinale. I 15 Giudici Costituzionali pronunziano il giuramento davanti al Presidente Gronchi» presente sul sito dell’archivio del Senato della Repubblica a questo indirizzo http://senato.archivioluce.it/senato-luce/scheda/video/IL5000031487/2/Il-giuramento-dei-giudici-costituzionali.html (nel video viene chiamato Antonio Papaldo)

Il giudice Nino Papaldo faceva parte dell’Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro, in quanto «nel 1933 fu insignito del grado di cavaliere, nel 1937 di ufficiale e nel 1942 di commendatore dell’Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro» (Il Consiglio di Stato nella storia d’Italia, a cura di Guido Melis, Giuffrè Editore, Milano, 2006, Tomo 2, pag. 1625); come anche facevano parte di quest’Ordine sia l’avvocato Leopoldo Piccardi, infatti di lui viene detto: «Nel giugno 1932 gli fu assegnata l’onorificenza di cavaliere nell’Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro e nell’agosto 1937 quella di ufficiale del medesimo Ordine» (Il Consiglio di Stato nella storia d’Italia, Tomo 2, pag. 1607-1608), che l’avvocato Arturo Carlo Jemolo in quanto costui era stato fatto Cavaliere dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro nel 1922 (cfr. Arturo Carlo Jemolo: vita ed opere di un italiano illustre, a cura di Giorgia Cassandro – Alessia Leoni – Fabio Vecchi, Jovene Editore, Napoli 2007, pag. 18), ambedue massoni!

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Questo Ordine è un ordine cavalleresco di Casa Savoia, su cui quindi comanda la Casa Savoia e del quale Re Umberto II (1904-1983, ultimo re d’Italia dal 9 maggio 1946 al 18 giugno 1946) fu il XVI° Generale Gran Maestro (http://www.ordinidinasticicasasavoia.it/?cat=2), e quindi ai vertici dell’Ordine. Re Umberto II era un cattolico praticante ed estremamente fervente e in ottimi rapporti con il Vaticano. Infatti alcuni giorni prima che il re Umberto II andasse in esilio in Portogallo (il re lasciò l’Italia il 13 giugno 1946) fu aiutato economicamente da Pio XII, in quanto ricevette un cospicuo prestito in contanti di vari milioni di Lire dell’epoca, concesso nell’ultima visita a Umberto II da Pio XII, la sera del 7 giugno 1946. Prestito, che fu elargito, per provvedere alle prime necessità dell’esilio, e fu consegnato in un pacchetto dallo stesso Pio XII al Ministro della casa reale, marchese Falcone Lucifero con questo messaggio: – Lo consegni al re. La provvidenza pensa che sarà molto utile -.

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Fonte: http://it.wikipedia.org/wiki/Umberto_II_d’Italia

E il pastore pentecostale Henry Ness, il rappresentante ufficiale delle Assemblee di Dio USA che nel dopo guerra per conto delle ADI incontrava autorità governative e religiose nei suoi viaggi in Europa per chiedere la libertà religiosa per le ADI, nel 1948 incontrò in Portogallo il re Umberto II. E Ness andò a incontrarlo con il Barone William Frary Von Blomberg (The Pentecostal Evangel, 4 Dicembre 1948, pag. 10), che era un importante esponente dei Cavalieri di Malta.

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A proposito poi dell’Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro, il massone Leo Zagami dice alcune cose che ritengo importanti, tra cui quella che anche quest’Ordine è collegato al Papa e quindi ai Gesuiti: ‘Il Re Vittorio Emanuele di Savoia è un membro importantissimo della nobilta’ europea poichè egli rappresenta, naturalmente, il Regno d’Italia, nonostante il fatto che il Regno d’Italia non esista più, ma in effetti per questi personaggi, continua ad esistere, e lo stesso “Re” Vittorio Emanuele di Savoia controlla un Ordine fondamentale connesso al Vaticano che ha il suo quartier generale, scusatemi, a Ginevra, in Svizzera, ed io stesso sono andato a fargli visita, numerosissime volte, a Ginevra, nel suo quartier generale, in cui ho incontrato il figlio di Vittorio Emanuele di Savoia, ovvero Emanuele Filiberto. [….] figlio del Re d’Italia ed è anch’egli coinvolto in questo Ordine dei S.S. Maurizio e Lazzaro. Questo Ordine di Santi è estremamente importante perché si tratta di un antico Ordine, esattamente come nel caso dei Cavalieri di Malta e dei Templari, l’Ordine dei S.S. Maurizio e Lazzaro è un Ordine Cavalleresco estremamente antico che risale al tempo delle Crociate, ed ha una lunga e consolidata tradizione di obbedienza nei confronti del Papato, e naturalmente nei confronti dei Gesuiti, che sono in controllo dell’elemento ‘spirituale’, diciamo così. […] Certo, si tratta di un network di vastissime dimensioni, si tratta di 4.000 membri in tutto il mondo, insomma, ed è suddiviso in 33 delegazioni che sono diffuse in tutto il mondo, con a capo Sua Altezza Reale il Principe di Napoli, Vittorio Emanuele di Savoia, che rappresenta il Gran Cancelliere dell’Ordine, naturalmente, anzi, credo che egli sia il Gran Comandante, mentre il Gran Cancelliere è Sua Altezza Reale il Principe di Venezia, ovverosia Emanuele Filiberto di Savoia, suo figlio. Comunque, padre e figlio sono ai vertici di questo importantissimo Ordine. Noi dovremmo davvero approfondire la storia dei numerosi Ordini Cavallereschi presenti in Europa per comprendere meglio il grado di influenza che il Vaticano esercita su ogni singolo Ordine Cavalleresco della Cristianita’. E questo accade tanto sul versante della Riforma, ovvero sul versante protestante, quanto sul versante Cattolico, che, in segreto, comanda su tutto il resto. Io ho collaborato per numerosi anni con questi personaggi, ed ero inoltre io stesso un Cavaliere di Malta, ed ero inoltre assolutamente soggetto a questi personaggi sotto ogni aspetto’ (http://connessionecosciente.wordpress.com/2011/12/07/top-secret-2-intervista-radio-a-leo-zagami-parte-1/)

E chi era in quegli anni Papa in Vaticano? Pio XII (1876-1958) che Ness aveva incontrato nel 1947.

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Filippo Bruno di Tornaforte, portavoce dei Savoia, all’udienza di Benedetto XVI con la delegazione dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro

http://www.padova24ore.it/eventi-e-mondanita/2860-filippo-bruno-di-tornaforte-in-udienza-dal-papa-qmomento-emozionanteq.html

Peraltro è bene sapere che Vittorio Emanuele II di Savoia (1820-1878) era «in odore di fratellanza di loggia» (http://www.grandeoriente.it/il-numero-uno-della-massoneria-a-bolzano-alto-adige/), mentre il re Umberto I di Savoia (1844-1900) era massone (cfr. Ferruccio Pinotti, Fratelli d’Italia, Terza edizione BUR Futuropassato, 2008, pag. 317); e Umberto II nel 1980 conferì a Licio Gelli (allora a capo della loggia massonica P2) il titolo di conte (in Gioele Magaldi, «Massoni. Società a responsabilità illimitata. La scoperta delle Ur-Lodges», Chiarelettere, Novembre 2014, pag. 325). E poi che ci sono stati eminenti personaggi politici massoni come Francesco Crispi (http://it.wikipedia.org/wiki/Francesco_Crispi), e Agostino Depretis (http://it.wikipedia.org/wiki/Agostino_Depretis), che hanno fatto parte di questo Ordine.

Chi ha orecchi da udire, oda.

Giacinto Butindaro

[Tratto dal blog “Chi ha orecchie da udire oda”, amministrato da Giacinto Butindaro]

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