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Il collaboratore di giustizia Marcello Fondacaro parla della collusione tra massoneria e mafia: e spunta fuori il nome di Giulio Andreotti

29 ottobre 2016

Il collaboratore di giustizia Marcello Fondacaro parla della collusione tra massoneria e mafia: e spunta fuori il nome di Giulio Andreotti

andreotti-massoneria

Ecco quanto si legge sul mensile «S» del mese di settembre 2016 in merito alle dirompenti dichiarazioni rese alle autorità dal massone Marcello Fondacaro, collaboratore di giustizia: «Medico calabrese che sposato ad una mazarese per un periodo parecchio lungo ha frequentato Mazara e la Sicilia. Dalla metà degli anni ’80 fino a un paio di anni addietro. Esperto di sanità privata, Fondacaro si imbatté dapprima nella gestione ‘privata’ della sanità ‘privata’, voleva aprire un laboratorio a Mazara ma si trovò dinanzi una serie di problemi e così dapprima nei primi anni 90 presentò denunce alla Procura di Marsala, poi, nel frattempo aveva stretto forti legami con le cosche calabresi, trovò la via per mettersi d’accordo con mafia e colletti bianchi. E’ in questo frangente che comincia, così ha raccontato ai magistrati, a conoscere la rilevanza della massoneria segreta dopo essersi informato con il calabrese Giuseppe Strangi, ‘fu lui a dirmi che la massoneria che avevo incontrato era una espressione di Cosa nostra’. Fondacaro per la verità conosceva già la massoneria, ‘appartenevo alla loggia Giustinianea di Roma, sede in piazza del Gesù. Lì fui introdotto da professori universitari di Roma. Venerabile a livello nazionale era Armando Corona’. E raccontando di questa loggia Fondacaro ha messo nero su bianco il primo nome importante: ‘Era la loggia cui apparteneva il presidente Giulio Andreotti’. Fondacaro è stato sicuramente sentito un paio di volte dai magistrati siciliani. I verbali depositati nel processo d’appello contro il senatore Antonio D’Alì sono quelli relativi agli interrogatori dell’1 luglio 2016 e del 12 febbraio 2016. Ha risposto alle domande del procuratore capo della Dda di Palermo Francesco Lo Voi, dell’aggiunto Teresa Principato e del pm Carlo Marzella.

‘Io non facevo parte di quella loggia massonica, né ho mai partecipato ad alcuna riunione. Erano loro che si presentavano e si qualificavano fratelli e si salutavano incrociando i rispettivi indici sul polso altrui o battendosi una mano sul petto, quasi come i mussulmani. Io chiesi informazioni su questa loggia siciliana al mio referente massone in Calabria, Giuseppe Strangi di Gioia Tauro, il quale mi disse che per loro quella era una massoneria di origine mafiosa’. Fondacaro ha raccontato ai pm che nel 2000 ebbe meglio a conoscere la loggia massonica ‘la Sicilia’, e lì ebbe presentati alcuni aderenti: ‘Il senatore D’Alì l’ho avuto presentato come massone’. […]. La massoneria secondo il racconto di Fondacaro ebbe un ruolo preciso per amalgamare ogni contatto con la mafia. E da Roma, attraverso la loggia Giustinianea, alla quale Fondacaro ha detto di essere appartenuto, ricevette l’indicazione di mettersi in contatto con un armatore mazarese, ‘mi fu indicato il nome di Paolo Lisma (oggi deceduto ndr). Lui personalmente mi fece i nomi di altri massoni della provincia di Trapani, ne facevano parte anche i cugini Salvo di Salemi, l’on. Pino Giammarinaro. Apprendo via via che la mafia di Mazara del Vallo, e quindi della provincia di Trapani, i mafiosi Mazara del Vallo, Castelvetrano in modo particolare e salemitani, non sono altro che fratelli massonici, politici, colletti bianchi … l’appartenere alla massoneria romana mi aiutò a risolvere i miei problemi a Mazara, si mosse su ordine di Andreotti il senatore Cerami e così alla mafia e alla massoneria locale arrivò l’ordine di lasciarmi in pace, lo seppi dal dottore Giovanni Gentile, anche lui faceva parte della massoneria … Io ho partecipato alle riunioni su Roma e in Calabria, ho partecipato qualche volta a qualche riunione giù in Sicilia, presso la casa di Giovanni Gentile, dove lui mi presentò vari personaggi Salvatore Tumbiolo, Matteo Asaro, Giovanni Tumbiolo avvocato di Mazara del Vallo, il professore Caradonna e altri personaggi come Epifanio Agate, il figlio di Mariano che non aveva bisogno di essere massone diciamo lui era rappresentato dal figlio all’interno della loggia massonica, questo mi fu detto, perché per essere presentati, quando uno entra in una loggia massonica, deve essere presentato da altri fratelli. L’unico in quel momento in cui poteva fare un ingresso, era il figlio perché era incensurato innanzitutto, il padre era già detenuto o latitante … alcune riunioni massoniche si svolgevano presso l’Hotel Hopps di Mazara’. […] La loggia segreta ‘La Sicilia’ della quale ha parlato Marcello Fondacaro non sembra essere solo una derivazione, come ha detto lui stesso, della famosa P2, ‘ma in giro per l’Italia ci sono anche le logge P3, P4’, ma così come indicata da Fondacaro sembra essere la restaurazione della più famosa loggia segreta trapanese della Iside 2, la loggia scoperta a metà degli anni ’80 dove erano iscritti colletti bianchi, professionisti, uomini delle istituzioni, assieme a mafiosi di rango»

(Rino Giacalone, «Massoneria, Trapani trema. Tutti i verbali di Fondacaro», S, Anno 10, numero 94, Settembre 2016, pag. 32-35 – sito internet)

Chi ha orecchi da udire, oda

Giacinto Butindaro

Leggi anche:

«Andreotti era massone»

«Il pentito di mafia Vincenzo Calcara parla di Giulio Andreotti»

«Un business chiamato Gesù» di Francesca Sironi, su L’Espresso di domenica 16 ottobre 2016

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p align=”justify”>[Tratto dal blog “Chi ha orecchie da udire oda”, amministrato da Giacinto Butindaro]

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