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Ciò che importa è che Gesù il Salvatore nacque, non di sapere e festeggiarne il giorno

28 dicembre 2016

Ciò che importa è che Gesù il Salvatore nacque, non di sapere e festeggiarne il giorno

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«E l’angelo disse loro: Non temete, perché ecco, vi reco il buon annunzio di una grande allegrezza che tutto il popolo avrà: Oggi, nella città di Davide, v’è nato un salvatore, che è Cristo, il Signore.» (Luca 2:10-11)

Quello che conta non è sapere e festeggiare il giorno in cui Gesù venne alla luce, ma che Egli venne in carne simile alla nostra e morì per i nostri peccati. Questo è quello che conta e che tutti devono sapere.

Il giorno lo festeggiano quasi tutti, atei e persino certi mussulmani, ma sono pochi quelli che vogliono ricordare che Gesù è il Cristo di Dio, l’unica via di salvezza, e fuori di esso non vi è salvezza.

Gli impostori e i seduttori di menti, sono riusciti a spostare l’attenzione dal personaggio principale della storia dell’umanità e dal motivo per cui Gesù si è fatto carne, verso il giorno della sua venuta. È più facile ricordare e festeggiare un giorno solo, che studiare il perché Gesù si è fatto carne ed è morto, perché sarebbe troppo impegnativo ed è preferibile non sapere.

Accade che, tutti questi festeggiamenti, luci, predisposizione ad aiutare gli altri, la religiosità, scompaiono dopo che si mette via l’albero. Insomma, tutti i buoni propositi e i buoni sentimenti tanto sentiti per il natale, vengono inscatolati e archiviati per un anno insieme all’albero e ai suoi addobbi.

Ci sono persino i delusi, che pensavano che la festa di Natale gli portasse quello che desideravano, invece, le feste arrivano in pompa magna e con gran squilli di tromba, e vanno via portando con sé molte speranze di molti che non si sono avverate, lasciandoli a terra e senza forze. Queste feste pagane, più che portare, tolgono la gioia e la speranza a molti.

Qualcosa però rimane quasi a tutti, dopo le feste: i chili di troppo.
Effetto collaterale non gradito e siccome finita la festa inizia la discesa del fiume di gente verso il mare, si riempiono le agende dei propositi di andare in palestra e di fare ginnastica per smaltire i residui dei panettoni.

Tutta la festa è una farsa, si mischiano i racconti della nascita di Gesù rappresentata dal presepe, con l’albero e i regali di babbo natale con le renne e la slitta (chissà cosa pensano quelli dell’emisfero boreale, visto che là a dicembre fa caldo).

Il natale in verità è la festa del consumismo non di Gesù. La cosa più triste è che a questa giostra della superstizione, del consumismo e del divertimento, partecipano anche le chiese evangeliche, proprio loro che dovrebbero dare l’esempio di sobrietà e di gravità nelle cose della Bibbia. Ma si sa, non si può resistere dal fare l’albero, pieno di lucine e di addobbi colorati, poi lo vogliono, lo pretendono i bambini, se no non sembra natale e babbo natale non saprebbe dove lasciare i regali.

Ah, ecco, in quel giorno evangelizzano, annunziano Gesù agli increduli, ma questi, una volta che capiscono che nella Bibbia non c’è scritto che Gesù è nato il 25 dicembre, certamente si domanderanno perché i cristiani lo festeggiano in quel giorno? Si parte dunque male, con una menzogna, chi pretende di evangelizzare a natale con tanto di albero e di lucine.
Almeno da tutto ciò s’impara una cosa: che cosa è la stoltezza, di cui anche le chiese evangeliche, né abbondano per la misura pari a quanti alberi di Natale mettono in bellavista.

È chiamato natale, ma in realtà è il rituale funerario della verità e della sobrietà perpetrato dall’ambiente evangelico, che si rinnova ogni anno.

Se molti cadono al suono delle campanelline e alla vista delle lucine, pensate che farebbero in caso di persecuzione.

Bisogna pur vivere in questo mondo, si sente dire come giustificazione dai festeggianti; ma il fatto è che la chiesa deve vivere nel mondo, ma non deve uniformarsi AL MONDO, altrimenti non serve a niente, sarebbe come spegnere una lampada e metterla insieme a quelle che non sono mai state accese: qual è la differenza? NESSUNA! (Gesù insegna).

Gesù non vuole che siamo dei musoni ma vuole che ci divertiamo e mostriamo gioia, così le comunità si riempiono di gente – azzardano dire taluni -. Sì, i locali si riempiono di increduli e tali rimangono, con la differenza che più sono a scaldare le sedie dei locali, più soldi entrano nelle casse dei pastori.
Qualche sprovveduto appena atterrato sul mondo evangelico direbbe: aumentano i soldi da dare ai poveri?
Ma no, amico credulone, i soldi servono a ben altro, a costruire locali di culto o per pagare vacanze e altri surplus ai predicatori.
Non ci credete? Fate bene, tuttavia fate una una prova, in iniziate ad osservarli bene, perché di certo se v’impegnate riuscirete a vedere quello che voglio dire. E non mi sbaglio, purtroppo, almeno per i più.

Che bello – direte voi – ci fanno anche l’albero di natale in comunità, ma non sapete che per loro babbo natale siete voi, anche se non lo sapete (ora però ve l’ho detto).

Vi montano l’albero pensando ai vostri portafogli. Vi fanno l’albero, perché pareva loro brutto e di pessimo gusto addobbare una canna da pesca, sarebbe stato un insulto alla vostra persona.

Certo che Babbo natale esiste, per molti pastori, ma non ha renne e neppure il cappello rosso, egli è vestito proprio come vesti tu, e nella tasca ha il sacco con i regali, proprio come quello che hai tu nella tasca dei pantaloni o della giacca. – Siate dunque più buoni – predicano i pastori addobbatori di alberi, e voi abboccate…, no scusate, voi aprite il vostro cesto dei regali che avete in tasca e fate loro il regalo, altrimenti rimangono delusi e non possono andare a farsi le vacanze sulla neve. No, scusate, mi correggo, loro non le ritengono vacanze, ma le definiscono “ritiro spirituale” in mezzo allo splendore della neve che Dio ha mandato per farli abbronzare meglio anche d’inverno. Oggi la terminologia è tutto, nel cristianesimo moderno, non vogliono mica che i pesci .., – opss scusate – le pecore del Signore, che pensino che il loro pastore faccia la bella vita con i loro soldi. Ma no, i soldi e le decime le ricevono per l’opera. .. di costruzione di locali (casette per i gatti lli ha definiti qualcuno molto spirituale) e per comprare grossi agriturismi per studiare la Bibbia con più comfort in mezzo alla natura.

Qualcuno giustamente si domanda: E ai poveri che posto gli viene riservato sotto a questi alberi di Natale?
Ma che domande fate, a loro ci si pensa poi la befana (non importa a certi pastori chi ci pensa ai poveri, l’importante è che non ci pensino le pecore della sua comunità, perché esse hanno l’obbligo di DARE tutto al tesoro del Tempio, come lo definiscono). I poveri sono un problema per i pastori, un grave problema, sono degli ANTAGONISTI per i pastori, perché ambiscono alle stesse cose che il pastore si sente di avaere il diritto di ricevere SOLO LUI: IL DENARO!

Così van le cose, più o meno, ma sono certo di non essermi discostato molto dalla realtà. Non è per tutti i pastori e tutte le comunità, ma sono comunque sempre tante, TROPPE.

Vegliate, dunque, fratelli nel Signore, state in guardia anche a natale, perché durante l’anno le canzoni cambiano, ma i suonatori sono sempre gli stessi, e vogliono sempre la stessa cosa.

Giuseppe Piredda

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