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È la preghiera che mantiene il cuore sgombro dal dubbio e pieno di pace, dal malcontento e dalle conseguenze delle prove.

15 maggio 2017

È la preghiera che mantiene il cuore sgombro dal dubbio e pieno di pace, dal malcontento e dalle conseguenze delle prove

[George Muller] Nel corso degli anni si preoccupò molto della sua tendenza ad irritarsi a motivo della sua condizione fisica. Durante i primi dieci anni successivi alla sua conversione combatté per vincere ogni minimo senso di insoddisfazione relativo al suo stato d’animo, al tempo o alle circostanze in cui si trovava a vivere. Un esempio a proposito si trova nel suo diario alla data 16 gennaio 1838: “Il tempo è stato freddo”, afferma, “per diversi giorni ma oggi ho sofferto molto, perché faceva più freddo del solito o forse perché ho sentito che contribuiva alla debolezza del mio corpo. Mi sono alzato dalle ginocchia e ho attizzato il fuoco ma avevo ancora molto freddo ed ero un po’ irritato per questo. Alla fine, dopo aver pregato un po’, fui costretto ad alzarmi e fare due passi. Ora ho supplicato il Signore che questa circostanza non mi privi della preziosa comunione che ho avuto con Lui gli ultimi tre giorni, perché questo era lo scopo di Satana. Ho confessato il mio peccato di irritabilità per il freddo e ho cercato di avere la coscienza purificata dal sangue di Gesù. Egli ha avuto pietà di me, la mia pace è stata ripristinata ed ho avuto una comunione ininterrotta con Lui”.

Nel 1844 scrisse: “Ho desiderato maggiore potenza sui miei peccati”. Leggendo le volte nelle quali Muller racconta della sua battaglia contro l’irritabilità ci si chiede se questo non fosse uno dei peccati che costantemente affliggevano la sua anima.

Tutta la sua vita fu marcata da afflizioni, irritazioni, prove ma alla fine vi era sempre il sopravvento della pace e del riposo spirituale. Quando sua figlia contrasse il tifo nel 1854, scrisse sul diario: “Fu una prova della fede, ma la fede ha trionfato … Mentre ero in questa afflizione, in grande afflizione, oltre ad essere in pace per quanto riguardava la sovranità del Signore, ero anche perfettamente in pace di fronte alla causa dell’afflizione. Era la verga del Padre, applicata con amore e sapienza infinita per ridestare la mia anima da uno stato di tiepidezza. Consapevole com’ero delle mie molteplici debolezze, mancanze e cadute, al punto da poter dire con l’apostolo Paolo: “Misero me uomo!”, ero tuttavia certo che questa afflizione fosse per la prova della mia fede.

Trovò la via per la pace anche nell’afflizione fin nei primi periodi della sua vita cristiana. Nel 1829 scrive: “Più diventavo debole nel corpo, più ero felice nello spirito”. Questo avveniva durante una grave malattia il 15 maggio, allorché disperò della vita.

“Mai in tutta la mia vita”, continua Muller, “mi ero visto tanto vile, colpevole, così radicalmente diverso da come avrei dovuto essere in questo tempo. Fu come se ogni peccato di cui mi ero reso colpevole mi fosse portato alla mente ma allo stesso tempo mi resi conto che tutti i miei peccati erano stati completamente perdonati. Il risultato fu una grande pace”.

Una delle ultime annotazioni riportate nel diario, evidenzia la medesima volontà di Dio nella sua vita. Il primo maggio 1898, poco prima della sua morte, scrisse: “Da circa ventuno mesi, senza la minima interruzione, continua la prova della fede e della pazienza. Oggi il Signore ha rinfrescato il mio cuore”.

Muller aveva appreso la semplice lezione che, per quanto grande fosse l’afflizione, Dio nella Sua benigna provvidenza non lo avrebbe mai abbandonato, se egli fosse rimasto costante nella fede e avesse fatto affidamento sulla preghiera segreta.

La chiave per le sue vittorie spirituali, qualunque fosse la natura della depressione dell’anima, si trova in un’annotazione del 25 giugno 1835. Egli scrive: “In questi ultimi tre giorni ho avuto poca comunione con Dio, e quindi sono stato molto debole spiritualmente, spesso mi sono dimostrato facilmente irritabile”. Il giorno seguente scrisse: “Fui in grado, per la grazia di Dio, di alzarmi presto e pregare per quasi due ore prima di colazione. Ora mi sento meglio”.

Era la preghiera che manteneva la sua anima sgombra dal dubbio, dal malcontento e dalle conseguenze delle prove mediante un continuo flusso di pace Per questo motivo poteva affermare, nell’annotazione del 9 marzo 1847: “Maggiore è la difficoltà e più facile è per la fede, più grande è la prova e più dolce è la vittoria”.

[Uno stralcio dal libro edificante dal titolo “George  Muller”, di  Basil Miller, ADI-MEDIA, edizione italiana 1997, pagg. da 132 a 134]

 

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