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Priscilla Livingstone Stewart racconta la sua conversione

1 luglio 2017

Priscilla Livingstone Stewart (before 1887 – 1929) racconta la sua conversione

Priscilla Livingstone Stewart«Ora sono una missionaria, ma un tempo non sarei neppure andata ad un culto. Avevo l’impressione che la religione fosse motivo di tristezza e non intendevo vivere con il muso lungo! Fino ai vent’anni mantenni quest’attitudine; quando qualcuno mi parlava di Dio, divenivo subito polemica e lo deridevo dicendo: “Non servirò mai Dio, non amerò mai Gesù, chiamandoLo Maestro e Signore”. Quello che accadde è la dimostrazione del fatto che “l’uomo propone, ma Dio dispone”.

“Era inverno e avevo frequentato diverse festicciole; finalmente arrivò il giorno che ogni ragazza attende con ansia: il primo ballo! Non immaginavo che sarebbe stato il primo e l’ultimo! Mi divertii immensamente, fu una serata indimenticabile! Tornammo a casa alle quattro del mattino. Andai a dormire, ma ebbi un sonno agitato, fui tormentata da un orribile incubo.

La prima volta che mi svegliai cercai di calmare la coscienza pensando: “È soltanto un sogno!”. Mi riaddormentai e mi risvegliai nello stesso punto. La terza volta non riuscii a mettere a tacere la coscienza. Mi alzai, decisa a dimenticare quegli strani turbamenti, chiacchierando e ridendo con le mie cugine. Ma non è facile cancellare i rimorsi. Per tre mesi quell’incubo mi preoccupò, perché mi ero convinta di aver visto la fine della mia esistenza.

Nel sogno stavo giocando a tennis con alcuni amici, quando all’improvviso fummo circondati da una moltitudine di persone e rimanemmo a guardare esterrefatti. Un uomo si alzò al di sopra della folla ed io esclamai: “Quello è il Figlio di Dio”. Mi guardava e puntando il dito verso di me disse: “Allontanati da me, perché non ti conosco”. La folla sembrò disperdersi come si dissolvono le nuvole e rimanemmo soltanto noi nel campo da tennis.

Sapevo che quelle parole significavano che sarei stata lontana da Dio per sempre, ma il mio cuore era tanto indurito che non m’importava. Con il passare del tempo cominciai a riflettere.

Tre mesi dopo mi trovavo in compagnia di una signora che si era convertita da poco. Mi raccontò di alcune tragedie avvenute nella sua famiglia, affermando che sua madre, una donna meravigliosa, spesso era stata avvertita da Dio mediante sogni o visioni. Replicai “Dio non ha nulla che vedere con i sogni. Quando studio troppo, il cervello continua a lavorare anche quando vado a dormire e i miei sogni rievocano quello che ho studiato. Anche quando non digerisco bene faccio dei brutti sogni. All’improvviso mi trovai a raccontarle del mio sogno, e mi accorsi che mi stava guardando con costernazione. Dissi: Dio non ha nulla a che vedere con quel sogno. Fu la conseguenza di una cena a base di aragosta, champagne e vortice delle danze.

Ma quella donna esclamò: “Ragazza, hai avuto un avvertimento da Dio; donaGli il tuo cuore e niente potrà disturbare la pace che ti darà”. Non ero cosciente di desiderare una cosa del genere, invece di deriderla come avrei fatto nel passato, m’inginocchiai dicendo: “Non ho mai preso una decisione per Dio, ma voglio farlo ora”. Dopo un po’ mi sembrò di udire una voce dolce chiedermi: “Che cosa vuoi?” io risposi: “Andare a Dio, ma non ci riesco, perché sono oppressa da un grande fardello e non posso muovermi”.

All’improvviso al mio fianco comparve Gesù inchiodato alla croce, con la corona di spine sul capo. Vidi chiaramente le Sue ferite e il sangue che scorreva. Gli chiesi: “Perché sei lì?”

Immediatamente una voce disse: “Mediante il mio sacrificio sei salvata”. La visione della croce scomparve e con essa il mio fardello. Mi alzai e dissi alla mia amica: “Ho visto il Calvario e d’ora in poi Gesù sarà il mio Signore e il mio Dio”.

Dio ha fatto ciò che io non avrei mai immaginato”.»

[Tratto dal libro dal titolo “Charles T. Studd”, di Norman Grubb, ADI-Media, Roma 1998, pagg. da 57 a 60]

Giuseppe Piredda

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