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Un cantico come testimonio contro il popolo d’Israele

30 aprile 2018

Un cantico come testimonio contro il popolo d’Israele

rotolo-legge

E l’Eterno disse a Mosè: ‘Ecco, tu stai per addormentarti coi tuoi padri; e questo popolo si leverà e si prostituirà, andando dietro agli dèi stranieri del paese nel quale va a stare; e mi abbandonerà, e violerà il mio patto che io ho fermato con lui. In quel giorno, l’ira mia s’infiammerà contro a lui; e io li abbandonerò, nasconderò loro la mia faccia, e saranno divorati, e molti mali e molte angosce cadranno loro addosso; talché in quel giorno diranno: Questi mali non ci son eglino caduti addosso perché il nostro Dio non è in mezzo a noi? E io, in quel giorno, nasconderò del tutto la mia faccia a cagione di tutto il male che avranno fatto, rivolgendosi ad altri dèi. Scrivetevi dunque questo cantico, e insegnatelo ai figliuoli d’Israele; mettetelo loro in bocca, affinché questo cantico mi serva di testimonio contro i figliuoli d’Israele. Quando li avrò introdotti nel paese che promisi ai padri loro con giuramento, paese ove scorre il latte e il miele, ed essi avranno mangiato, si saranno saziati e ingrassati, e si saranno rivolti ad altri dèi per servirli, e avranno sprezzato me e violato il mio patto, e quando molti mali e molte angosce saran piombati loro addosso, allora questo cantico leverà la sua voce contro di loro, come un testimonio; poiché esso non sarà dimenticato, e rimarrà sulle labbra dei loro posteri; giacché io conosco quali siano i pensieri ch’essi concepiscono, anche ora, prima ch’io li abbia introdotti nel paese che giurai di dar loro’. Così Mosè scrisse quel giorno questo cantico, e lo insegnò ai figliuoli d’Israele. …

Mosè dunque pronunziò dal principio alla fine le parole di questo cantico, in presenza di tutta la raunanza d’Israele.

“Porgete orecchio, o cieli, ed io parlerò,
e ascolti la terra le parole della mia bocca.
Si spanda il mio insegnamento come la pioggia,
stilli la mia parola come la rugiada,
come la pioggerella sopra la verdura,
e come un acquazzone sopra l’erba,
poiché io proclamerò il nome dell’Eterno.
Magnificate il nostro Iddio!

Quanto alla Ròcca, l’opera sua è perfetta,
poiché tutte le sue vie sono giustizia.
È un Dio fedele e senza iniquità;
egli è giusto e retto.
Ma essi si sono condotti male verso di lui;
non sono suoi figliuoli, l’infamia è di loro,
razza storta e perversa.
È questa la ricompensa che date all’Eterno,
o popolo insensato e privo di saviezza?
Non è egli il padre tuo che t’ha creato?
non è egli colui che t’ha fatto e ti ha stabilito?

Ricordati de’ giorni antichi,
considera gli anni delle età passate,
interroga tuo padre, ed egli te lo farà conoscere,
i tuoi vecchi, ed essi te lo diranno.
Quando l’Altissimo diede alle nazioni la loro eredità,
quando separò i figliuoli degli uomini,
egli fissò i confini dei popoli,
tenendo conto del numero de’ figliuoli d’Israele.
Poiché la parte dell’Eterno è il suo popolo,
Giacobbe è la porzione della sua eredità.

Egli lo trovò in una terra deserta,
in una solitudine piena d’urli e di desolazione.
Egli lo circondò, ne prese cura,
lo custodì come la pupilla dell’occhio suo.
Pari all’aquila che desta la sua nidiata,
si libra a volo sopra i suoi piccini,
spiega le sue ali, li prende
e li porta sulle penne,
l’Eterno solo l’ha condotto,
e nessun dio straniero era con lui.

Egli l’ha fatto passare a cavallo sulle alture della terra,
e Israele ha mangiato il prodotto de’ campi;
gli ha fatto succhiare il miele ch’esce dalla rupe,
l’olio ch’esce dalle rocce più dure,
la crema delle vacche e il latte delle pecore.
Gli ha dato il grasso degli agnelli,
de’ montoni di Basan e de’ capri,
col fior di farina del frumento;
e tu hai bevuto il vino generoso, il sangue dell’uva.

Ma Ieshurun(1) s’è fatto grasso ed ha ricalcitrato,
– ti sei fatto grasso, grosso e pingue! –
ha abbandonato l’Iddio che l’ha fatto,
e ha sprezzato la Ròcca della sua salvezza.
Essi l’han mosso a gelosia con divinità straniere,
l’hanno irritato con abominazioni.
Han sacrificato a dèmoni che non son Dio,
a dèi che non avean conosciuti,
dèi nuovi, apparsi di recente,
dinanzi ai quali i vostri padri non avean tremato.
Hai abbandonato la Ròcca che ti diè la vita,
e hai obliato l’Iddio che ti mise al mondo.

E l’Eterno l’ha veduto, e ha reietto
i suoi figliuoli e le sue figliuole che l’aveano irritato;
e ha detto: ‘Io nasconderò loro la mia faccia,
e starò a vedere quale ne sarà la fine;
poiché sono una razza quanto mai perversa,
figliuoli in cui non è fedeltà di sorta.
Essi m’han mosso a gelosia con ciò che non è Dio,
m’hanno irritato coi loro idoli vani;
e io li moverò a gelosia con gente che non è un popolo,
li irriterò con una nazione stolta.
Poiché un fuoco s’è acceso, nella mia ira,
e divamperà fino in fondo al soggiorno de’ morti;
divorerà la terra e i suoi prodotti,
e infiammerà le fondamenta delle montagne.
Io accumulerò su loro dei mali,
esaurirò contro a loro tutti i miei strali.
Essi saran consunti dalla fame, divorati dalla febbre,
da mortifera pestilenza;
lancerò contro a loro le zanne delle fiere,
col veleno delle bestie che striscian nella polvere.

Di fuori la spada,
e di dentro il terrore spargeranno il lutto,
mietendo giovani e fanciulle,
lattanti e uomini canuti.
Io direi: Li spazzerò via d’un soffio,
farò sparire la loro memoria di fra gli uomini,
se non temessi gl’insulti del nemico,
e che i loro avversari, prendendo abbaglio,
fosser tratti a dire: ‘È stata la nostra potente mano
e non l’Eterno, che ha fatto tutto questo!’

Poiché è una nazione che ha perduto il senno,
e non v’è in essi alcuna intelligenza.
Se fosser savi, lo capirebbero,
considererebbero la fine che li aspetta.
Come potrebbe un solo inseguirne mille,
e due metterne in fuga diecimila,
se la Ròcca loro non li avesse venduti,
se l’Eterno non li avesse dati in man del nemico?

Poiché la ròcca loro non è come la nostra Ròcca;
i nostri stessi nemici ne son giudici;
ma la loro vigna vien dalla vigna di Sodoma
e dalle campagne di Gomorra;
le loro uve son uve avvelenate,
i loro grappoli, amari;
il loro vino è un tossico di serpenti,
un crudel veleno d’aspidi.

‘Tutto questo non è egli tenuto in serbo presso di me,
sigillato ne’ miei tesori?
A me la vendetta e la retribuzione,
quando il loro piede vacillerà!’
Poiché il giorno della loro calamità è vicino,
e ciò che per loro è preparato, s’affretta a venire.
Sì, l’Eterno giudicherà il suo popolo,
ma avrà pietà de’ suoi servi
quando vedrà che la forza è sparita,
e che non riman più tra loro né schiavo né libero.

Allora egli dirà: ‘Ove sono i loro dèi,
la ròcca nella quale confidavano,
gli dèi che mangiavano il grasso de’ loro sacrifizi
e beveano il vino delle loro libazioni?
Si levino essi a soccorrervi,
a coprirvi della loro protezione!
Ora vedete che io solo son Dio,
e che non v’è altro dio accanto a me.
Io fo morire e fo vivere,
ferisco e risano,
e non v’è chi possa liberare dalla mia mano.

Sì, io alzo la mia mano al cielo,
e dico: Com’è vero ch’io vivo in perpetuo,
quando aguzzerò la mia folgorante spada
e metterò mano a giudicare,
farò vendetta de’ miei nemici
e darò ciò che si meritano a quelli che m’odiano.
Inebrierò di sangue le mie frecce,
del sangue degli uccisi e dei prigionieri,
la mia spada divorerà la carne,
le teste dei condottieri nemici’.

Nazioni, cantate le lodi del suo popolo!
poiché l’Eterno vendica il sangue de’ suoi servi,
fa ricadere la sua vendetta sopra i suoi avversari,
ma si mostra propizio alla sua terra, al suo popolo”.

(Deuteronomio 31:16-22,30; 32:1-43)

(1) Ieshurun, nome poetico d’Israele, è un diminutivo di Iashar, che significa giusto, retto.
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