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I precetti devono obbligatoriamente prevedere la punizione per chi li trasgredisce, altrimenti non hanno forza

15 maggio 2018

I precetti devono obbligatoriamente prevedere la punizione per chi li trasgredisce, altrimenti non hanno forza

precetto-punizione

Salomone, un uomo grandemente ripieno della sapienza che viene da Dio, ha scritto anche queste parole:

«Siccome la sentenza contro una mala azione non si eseguisce prontamente, il cuore dei figliuoli degli uomini è pieno della voglia di fare il male.» (Ecclesiaste 8:11)

Nella Parola di Dio vi troviamo scritti tanti comandamenti dati da Dio al suo popolo, sia sotto il Vecchio Testamento, che nel Nuovo Patto.

Come le leggi umane che sono strutturate da una parte definita precetto, cioè è un comando di “non fare” o “fare” qualcosa, e da un’altra parte della norma definita sanzione o pena, che stabilisce la punizione da infliggere a coloro che contravvengono al precetto imposto; similmente, anche i comandamenti che Dio ha dato al suo popolo, prevedono una punizione per chi li commette e non si ravvede e non abbandona il peccato.

La punizione ha uno scopo deterrente, infatti, molte volte, l’uomo non compie il male che ha pensato di fare perché ne teme la punizione che ne seguirebbe. E questo vale sia per i credenti che per i non credenti.

Per fare qualche esempio esplicativo di quello che voglio dire, il dipendente maltrattato dal suo datore di lavoro non si difende come vorrebbe contro di lui, per timore di essere licenziato.

Molti sono gli uomini che odiano qualcuno e vorrebbero fare loro del gran male, ma non procedono a portarlo a compimento, perché temono la punizione delle autorità che ne seguirebbe.

Così è pure per quanto riguarda i credenti, il timore delle punizioni divine e dell’inferno fungono da grande deterrente per non peccare. Se al peccato non ci fossero conseguenze, molti sarebbero coloro che si darebbero liberamente a peccare senza alcun freno.

Purtroppo, come ci ricorda il passaggio di Ecclesiaste citato sopra, nel quale viene evidenziato che Iddio è buono e misericordioso e dà tempo per ravvedersi ai peccatori, avviene che gli empi e i ribelli facendo il male non vengono PRONTAMENTE puniti da Dio, perciò essi giungono alla conclusione che, siccome non saranno puniti e che non subiranno alcun male, non si pongono limiti nel commettere il peccato.

Pertanto, dire alle persone credenti e non credenti che Dio è buono e non punisce nessuno e non getta nessuno all’inferno, è una radice velenosa, un pensiero molto pericoloso, perché spinge tutti a commettere il peccato sempre più di prima. Se si toglie quella parte del comando di Dio che riguarda la punizione da infliggere a coloro che contravvengono al precetto di Dio, l’uomo non sente la necessità di controllarsi e di fuggire il male, non si ferma dal peccare, ed è per questo che in quegli ambienti dove si parla in tale maniera le persone si lasciano andare a commettere tutti i tipi di peccato, anche quelli più gravi e abominevoli, illudendosi che Dio non li colpirà a suo tempo con i suoi giudizi.

Per dimostrarvi che le cose stanno proprio come vi sto esponendo, anche sotto la grazia, voglio ricordarvi queste parole DI GIUDIZIO contro i peccatori pronunciate direttamente da Gesù di Nazareth (e ce ne sono anche altre) che ci fanno capire quale sia la volontà di Dio nei confronti delle persone che vivono nel peccato:

«In quello stesso tempo vennero alcuni a riferirgli il fatto dei Galilei il cui sangue Pilato aveva mescolato coi loro sacrifici. E Gesù, rispondendo, disse loro: Pensate voi che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei perché hanno sofferto tali cose? No, vi dico; ma se non vi ravvedete, tutti similmente perirete. O quei diciotto sui quali cadde la torre in Siloe e li uccise, pensate voi che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme? No, vi dico; ma se non vi ravvedete, tutti al par di loro perirete.» (Luca 13:1-5)

Cari nel Signore, voi che avete conosciuto il Santo e che siete stati santificati mediante la fede in Gesù Cristo che ha sparso il suo sangue nella croce, ascoltate attentamente le parole che ha detto Gesù, perché se uno non si ravvede VERAMENTE e non smette di peccare, sarà colpito dai giudizi di Dio a suo tempo. Iddio non riterrà il colpevole come innocente.

Nell’animo sincero di chi teme Iddio e ama il suo prossimo, deve sorgere il desiderio di insegnare, bandire, pubblicare, scrivere e trasmettere a chiunque, che tutti i peccatori (credenti e non credenti) abbiano a ravvedersi e ad abbandonare il peccato, affinché siano salvati e non incorrano nei giudizi tremendi di Dio e, alla fine, la loro anima non sia gettata all’inferno, ma sia accolta nel paradiso di Dio.

Se uno dice di amare Iddio e il suo prossimo, allora deve mettere in atto tutto quello che Dio vuole che si faccia, per il bene sia nostro che del nostro prossimo, tra cui c’è appunto il sacro dovere di stornare il peccatore dal fare il male, provandoci in tutte le maniere possibili, anche con l’applicazione della disciplina quando è necessario. Ricordatevi e tenete sempre a mente anche queste parole di verità:

«Chi riprende qualcuno gli sarà alla fine più accetto di chi lo lusinga con le sue parole.» (Proverbi 28:23)

In riferimento al peccato, è bene saper distinguere e conoscere che vi è diversità di peccati, perché ci sono quelli gravi e quelli meno gravi, ed ogni disciplina e riprensione va commisurata correttamente a quello che realmente è stato commesso. Ad esempio, un credente che sbaglia a parlare, non deve essere considerato alla stessa stregua di coloro che sono adulteri, infatti le Scritture insegnano che i santi non devono avere nulla a che fare con i fratelli che sono adulteri (cfr 1 Corinzi 5:9-12), almeno che non si ravvedano portando frutti degni del ravvedimento.

Ogni iniquità è peccato e bisogna chiedere perdono a Dio, ma c’è anche un peccato che mena a morte: rinnegare Cristo (cfr 1 Giovanni 5:17; 2 Timoteo 2:13), per il quale una volta commesso non si può più ricevere misericordia da Dio, quindi, ci sono peccati più gravi e di quelli meno gravi.

Fratelli nel Signore, vi esorto, dunque, a non peccare prima di tutto e affinché impariate anche voi a parlare contro il peccato e a riprendere i peccatori, esortandoli a ravvedersi finché sono in tempo, per fare in modo che scampino al giusto giudizio di Dio, ricordandovi sempre che il Signore ci chiama tutti ad essere santi e a fuggire il peccato, perché Egli è santo, secondo quanto è scritto:

«ma come Colui che vi ha chiamati è santo, anche voi siate santi in tutta la vostra condotta; poiché sta scritto: Siate santi, perché io son santo. (1 Pietro 1:15-16)

Nessuno vi seduca con vani ragionamenti.

Giuseppe Piredda

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