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La misericordia di Gesù, l’esortazione a santificarsi e l’annunzio del suo giudizio verso i ribelli

6 giugno 2018

La misericordia di Gesù, l’esortazione a santificarsi e l’annunzio del suo giudizio verso i ribelli

«Ecco, tu sei guarito(1); non peccar più(2), che non t’accada di peggio(3)» (Giovanni 5:14)

va e non peccareDall’esame attento delle parole di tale passo biblico, tra l’altro, si comprendono anche queste cose che mi accingo ad esporvi qui di seguito:

(1) – dalle parole “Ecco, tu sei guarito”, vediamo la misericordia di Dio scendere sugli uomini che sono malati, non a motivo di opere giuste compiute, non per meriti, ma per la semplice e sola grazia e misericordia di Dio. È bene ribadire che Gesù Cristo ancora oggi sana coloro che ripongono in Lui la loro fiducia, che lo invocano con tutto il cuore, che si sottomettono alla Sua Parola e desiderano praticare tutto ciò che sta scritto nella Parola di Dio. Infatti, la mano di Dio non si è raccorciata con il passare dei secoli, Essa è sempre la stessa e lo sarà sempre, nei secoli dei secoli; ancora oggi Egli secondo la sua volontà compie segni e prodigi e nessuno può impedirGli di operare. Noi, che siamo tra i suoi santi che siamo stati rigenerati dallo Spirito di Dio, dobbiamo avere fede che Dio faccia ancora oggi dei miracoli potenti e confidare in Gesù di Nazareth, il Cristo di Dio per essere guariti.

(2) dalle parole “non peccar più”, apprendiamo che la causa della sua infermità era stata causata dalla commissione di qualche odioso peccato e, per questo, Gesù Cristo esorta l’infermo che è guarito a non peccare più. Dalla lettura dei passi precedenti a quello che abbiamo preso in esame, veniamo a sapere che tale infermità era caduta su quell’uomo trentotto anni prima dalla guarigione, ancor prima che Gesù nascesse, nel pieno tempo della legge di Mosè. L’infermo nel tempo sotto la legge di Mosè aveva peccato ed era stato colpito dalla malattia a causa di ciò, e Gesù, sotto la grazia, lo ha guarito e lo ha ammonito a non peccare più.

(3) dalle parole di Gesù “che non t’accada di peggio”, apprendiamo che, nel caso in cui l’infermo, che è stato in precedenza guarito, avesse di nuovo commesso il peccato che lo ha portato ad essere paralitico, anche se ciò sarebbe stato commesso sotto la grazia e non più sotto la legge di Mosè, una infermità ancora più terribile della precedente si sarebbe abbattuta su di lui.

Cari nel Signore, Iddio è misericordioso, Egli ancora oggi guarisce con potenza e per la sua gloria; ma non bisogna mai neppure dimenticare che Egli è anche giusto, e scaglia i suoi giudizi terribili contro coloro che si ribellano alla Sua volontà e si danno a vivere nel peccato. Vi faccio notare che a guarire e ad ammonire il paralitico guarito è stato direttamente Gesù Cristo. Rammentatevi sempre, per il bene dell’anima vostra, di ciò che disse l’apostolo Paolo, che conosceva bene il Signore nostro Gesù Cristo e la Sua volontà:

«Perché se Dio non ha risparmiato i rami naturali, non risparmierà neppur te. Vedi dunque la benignità e la severità di Dio; la severità verso quelli che son caduti; ma verso te la benignità di Dio, se pur tu perseveri nella sua benignità; altrimenti, anche tu sarai reciso.» (Romani 11:21-22)

Fratelli nel Signore, vi esorto a santificarvi, perché il nostro Dio è santo e vuole che anche noi siamo santi, e non fatevi sedurre da vani ragionamenti e da discorsi finti e piacevoli, che vi fanno illudere di essere benedetti anche se camminate secondo la carne nella ribellione, perché non è assolutamente così, e le parole di Gesù che abbiamo esaminato in questa breve meditazione ce lo ricordano.

Giuseppe Piredda

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