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Martirio di Mollio di Montalcino

10 gennaio 2019

Martirio di Mollio di Montalcino

eretico-rogo

Eretico al rogo

Giovanni Buzio, detto il Mollio, nato a Montalcino, in provincia di Siena, era un francescano minorita conventuale ed un predicatore, che ebbe all’epoca un vasto seguito, egli frequentò i circoli erasminiani di Brescia e nel 1538 si convertì alla dottrina luterana. Fu per questo arrestato, processato e infire messo al rogo dall’inquisizione.

Di lui ha scritto Aonio Paleario, riportato in Aonio Paleario, ossia  La Riforma in Italia, Firenze, Tipografia Claudiana, 1863, pagg. da 239 a 241:

«Mancherebbe un nome al martirologio romano, se non vi unissimo quello di un discepolo di Valdez, di un dotto professore dell’università di Bologna: Mollio di Montalcino. La sua condanna precedè di molti anni quella di Algieri e di Pascali. Preso a Ravenna sotto il pontificato di Giulio III e tradotto davanti all’inquisizione, comparve il 5 settembre 1553 al cospetto di un’assemblea solenne con una fiaccola in mano insieme a molti suoi discepoli che l’avevano seguito nelle carceri, ma la costanza dei quali non eguagliò la sua. Invitato a parlare, Mollio si difese con l’ardire di un uomo che non ha più alcun interesse terrestre da rispettare. Confessò altamente la dottrina della giustificazione per la fede, tacciò la messa d’idolatria, e il potere che si arrogavano il papa e i cardinali d’usurpazione

“Voi pretendete, disse loro, di essere i successori degli Apostoli, gli eredi del Cristo, e siete assetati del sangue dei santi; voi disprezzate la Parola di Dio, perseguitate i suoi ministri come se in Cielo non ci fosse un vendicatore!… Ah! dalla vostra sentenza, qualunque ella sia, mi appello al tribunale del sommo Giudice, e vi cito a rispondere nell’ultimo giorno, quando i vostri titoli pomposi, i vostri superbi ornamenti non ci abbaglieranno più di quel che non ci spaventano le vostre torture. In testimonianza di ciò, io vi rendo quello che voi mi avete dato!”

A queste parole, ei buttò in terra la fiaccola che teneva in mano, e col piede la spense. I cardinali frementi lo condannarono a perire nell’istante, con quelli dei suoi compagni che non rinnegavano i suoi sentimenti. Tisserano di Padova non volle separare la sorte sua da quella di Mollio. Condotti al Campo di Fiore, morirono con pari intrepidezza sul rogo.»

Informazioni raccolte e pubblicate da Giuseppe Piredda

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