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Una domanda per Davide Di Iorio sul locale di culto di Via Frà Gregorio Carafa a Napoli

9 marzo 2019

Una domanda per Davide Di Iorio sul locale di culto di Via Frà Gregorio Carafa a Napoli

teatro2000adi

Leggo su Liberi per servire: «Rimanendo circoscritti alla Chiesa ADI di Napoli, nella quale Alfonso Melluso è cresciuto e si è formato, e con la quale ha mantenuto un legame indissolubile, ricordiamo dunque che la Chiesa di Napoli il 28 maggio 1977 elesse Daniele Melluso proprio pastore. Il luogo di culto era sempre quello di via Goffredo Malaterra, 23 in zona Materdei (Napoli). Negli ultimi dieci anni di permanenza in questo locale, di circa 310 metri quadrati, nacque l’esigenza di un nuovo luogo, più grande e spazioso, e che potesse accogliere più persone. Nel 1991 fu individuato l’ex Teatro 2000. Il 25 maggio 1993 venne così dedicato il nuovo locale di culto al quale al quale erano presenti quasi tutti i pastori della Campania ed, inoltre, Rito Corbo segretario delle ADI, Alfonso Melluso segretario del comitato di zona Campania-Molise, Giorgio Bouchard pastore valdese e allora presidente della Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia e il pastore Francesco Toppi, presidente delle ADI. Il 13 marzo 2010, dopo le dimissioni del pastore Daniele Melluso, per raggiunti limiti di età, venne eletto pastore Davide Di Iorio, originario di Napoli, ma per oltre trent’anni impegnato nella conduzione della comunità di Reggio Calabria» (Dayana Di Iorio-Salvatore Esposito-Alessandro Iovino, Liberi per servire, EUN, Giugno 2017, pag. 110-111), per cui la mia domanda è la seguente:

«Questo ex Teatro 2000 è lo stesso Teatro 2000 di cui si parla in questo articolo apparso su La Repubblica il 29 giugno 1984 dal titolo «Brucia il tempio di guappi e sciantose»: ‘NAPOLI – Furioso incendio nel teatro “Duemila”, il “tempio” della sceneggiata napoletana. Ci sono volute più di due ore, nel corso della notte, per spegnere le fiamme che hanno provocato danni ingenti. Quasi sicuramente si è trattato di un incendio di natura dolosa: forse un drammatico avvertimento della camorra al proprietario perché paghi la tangente. Gli inquirenti però non escludono altre ipotesi. Il “Duemila”, punto di ritrovo ogni sera per gli amatori del teatro popolare, è stato frequentato dalle più note compagnie specializzate nelle sceneggiate: da Nino Taranto a Mario Merola a Beniamino e Pupella Maggio. L’ ultimo spettacolo, ieri, era terminato da poco, quando le fiamme sono divampate con grande intensità. La copertura in ferro è crollata. Nel popolare quartiere dell’ Arenaccia dove si trova il “Duemila” – in piazza Carlo III – si è diffusa subito una grande paura. Dal centro della platea le fiamme si sono immediatamente propagate ai lati della sala. Hanno subito danni anche le strutture portanti dei piani che sovrastano il teatro. Mentre squadre dei vigili del fuoco erano impegnate a spegnere l’ incendio che ha parzialmente distrutto l’ interno del teatro, altre hanno incominciato le perizie ai piani sovrastanti. Dodici nuclei familiari (più di sessanta persone) sono stati fatti sgomberare dalle loro abitazioni e momentaneamente sistemati in autobus parcheggiati a poca distanza. Soltanto nella tarda mattinata di ieri le fiamme erano state completamente spente, i vigili del fuoco sono rimasti tuttavia nella zona per molto tempo ancora: hanno allargato i controlli agli stabili adiacenti, hanno fatto minuziosi sopralluoghi per risalire alle cause del pauroso incendio. Nel corso delle operazioni di soccorso, due vigili del fuoco sono rimasti ustionati. La polizia sta accertando in quale modo sia stato innescato l’incendio. In un angolo del teatro è stata trovata una bottiglia: potrebbe aver contenuto liquido infiammabile usato per provocare le fiamme, il teatro della sceneggiata napoletana è di proprietà dell’industriale Franco Rotondo, di 31 anni, che è anche proprietario di tutto l’ edificio. Sembra che nelle ultime settimane Rotondo abbia ricevuto telefonate anonime con richieste estorsive. Si tratta di circostanze che gli inquirenti stanno cercando di precisare. Nella zona dell’ Arenaccia il racket contro i negozi e i commercianti è particolarmente attivo. Negli ultimi mesi sono stati compiuti numerosi arresti e la questura ha intensificato l’ attività di prevenzione. La mano della camorra resta pesante. Sull’azione del racket sono state inviate, alla polizia e alla magistratura, numerose denunce’ (Fonte: https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1984/06/29/brucia-il-tempio-di-guappi-sciantose.html)?

Giacinto Butindaro

[Tratto dal blog “Chi ha orecchie da udire oda”, amministrato da Giacinto Butindaro]

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