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Ci sono predicatori che chiedono sempre soldi, ma quelli raccolti non vengono destinati ai poveri

16 novembre 2019

Ci sono predicatori che chiedono sempre soldi, ma quelli raccolti non vengono destinati ai poveri

Luca ci fa sapere, tra le tante altre cose, anche questo della Chiesa antica, che è il modello da seguire, da imitare, per le Chiese che sarebbero venute successivamente e si sarebbero susseguite nelle varie epoche storiche:

«Poiché non v’era alcun bisognoso fra loro; perché tutti coloro che possedevan poderi o case li vendevano, portavano il prezzo delle cose vendute» (Atti 4:34)

Oggi sono molti i soldi che vengono donati dai fratelli delle varie Chiese evangeliche, come pure sono molti i soldi che che certe denominazioni percepiscono dallo Stato italiano, sia come contributi 8 x 1000, sia in altri modi. In pratica entrano nelle casse delle singole Chiese e denominazioni milioni e milioni di euro, cifre enormi, ma che fine fanno quei soldi? Come vengono spesi? Sono domande, queste, che tutti i credenti devono porsi, e devono anche pretendere una risposta da coloro che gestiscono una mole così enorme di denaro.

Dal punto di vista biblico, è necessario considerare che il primo obiettivo da raggiungere con le collette di denaro, ce lo fa sapere Luca, ed è quello che tra i santi, di tutte le Chiese, non deve esserci nessun bisognoso. Se vi è anche un solo bisognoso, allora l’obiettivo principale della raccolta di denaro non è stato portato a compimento. Non deve esserci nulla di strano se la quantità delle entrate delle donazioni di denaro non permettono di raggiungere quell’obiettivo, perché sono insufficienti, ma se le donazioni dei credenti e altre sovvenzioni varie vengono usate in altro modo, non per far sì che non ci sia alcun bisognoso tra loro, allora la Chiesa è colpevole, tutti i membri sono colpevoli, per mancanza di misericordia da parte di chi gestisce il denaro, e per la stoltezza e tiepidezza di coloro che ciecamente donano e non si curano dei frutti delle loro fatiche.

Fratelli nel Signore, Iddio sappiate che Iddio non si compiace delle persone stolte, sprovvedute e insensate, e certamente vi chiederà conto di ogni vostra donazione che non è andata a finire ai poveri, ma ha avuto ben altri e futili destinazioni.

Alla carità con le donazioni, i santi devono aggiungere l’avvedutezza, l’accortezza, la saviezza, in quanto il loro dovere non termina col dare al pastore e basta, ma hanno il compito anche di verificare che il frutto della loro carità vada a colmare, prima di ogni cosa, i bisogni dei fratelli indigenti, poi seguiranno le altre necessità, le spese varie e altro, badando sempre attentamente che il denaro di Dio non va usato impropriamente e nessuno se ne può appropriare, perché altrimenti derubano Iddio e disprezzano i poveri. A questi, Iddio chiederà conto, e i suoi giudizi non tarderanno a scendere sul loro capo.

Pertanto, considerando queste parole di esortazione che vi sono state date, voi cari nel Signore, conducetevi da persone savie, sapendo che la Chiesa è anche vostra, tutto è vostro e non è proprietà esclusiva del pastore, o del presidente della denominazione, quindi badate bene che la destinazione del frutto della vostra carità, le vostre offerte, vadano prima di tutto ai bisognosi e, comunque, di ogni entrata e uscita vi devono rendere conto, affinché se avete dei rilievi da fare, voi li possiate fare.

Fratelli nel Signore, siete voi la Chiesa, siete cittadini del cielo e non i sudditi di qualche tiranno di denominazione, che ha la bocca da lupo e le mani rapaci. Ricordatevi che se vi conducete da stolti e da codardi, così Iddio vi tratterà e ne porterete la giusta pena.

Nessuno vi seduca con vani ragionamenti.

Giuseppe Piredda

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