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Noi non tentiamo Dio: noi temiamo Dio!

22 marzo 2020

Noi non tentiamo Dio: noi temiamo Dio!

C’era da aspettarsi che i falsi ministri di Dio che ci sono in mezzo alle Chiese si mettessero a dire la ben nota menzogna che se disubbidiamo alle autorità tentiamo Dio. Sono infatti dei fabbricanti di menzogne costoro. Le cose non stanno affatto così come dicono questi bugiardi, perché noi disubbidiamo alle autorità quando esse ci ordinano di fare qualcosa che va contro i comandamenti di Dio. Per cui, per fare degli esempi, se l’autorità ci vieta di non salutarci con un santo bacio perché c’è in giro una epidemia, noi continuiamo a salutare i nostri fratelli con un santo bacio in ubbidienza a Dio; se l’autorità ci vieta di radunarci nelle case per offrire il culto a Dio, noi continuiamo a radunarci nelle case per offrire il culto a Dio in ubbidienza a Dio, e così via. E abbiamo la certezza che Dio premia la nostra ubbidienza.

Non si tenta Dio ubbidendo a Dio ma disubbidendo a Dio, infatti quando il diavolo tentò Gesù dicendogli: “Se tu sei Figliuol di Dio, gettati giù; poiché sta scritto: Egli darà ordine ai suoi angeli intorno a te, ed essi ti porteranno sulle loro mani, che talora tu non urti col piede contro una pietra” (Matteo 4:6), Gesù gli rispose dicendo: “Egli è altresì scritto: Non tentare il Signore Iddio tuo” (Matteo 4:7). Gesù quindi, avrebbe tentato Dio se avesse dato ascolto a Satana, e avesse accolto il suo invito a buttarsi giù dal pinnacolo del tempio. Buttarsi dal pinnacolo del tempio non faceva parte della volontà di Dio per Gesù, e Gesù questo lo sapeva, e benché sapesse che Dio lo proteggeva, rifiutò giustamente di prestare ascolto a Satana. Gesù quindi si sottomise a Dio ma resistette al diavolo. Quando dunque, noi come Gesù, rifiutiamo di fare ciò che contrasta la volontà di Dio verso di noi, noi stiamo sottomettendoci a Dio e resistendo al diavolo. Se invece ci mettessimo a fare cose che vanno contro la volontà di Dio, cose che ci vengono suggerite da Satana, allora tenteremmo Dio. Satana infatti ci tenta affinché noi disubbidiamo a Dio. Quindi, fratelli, vegliate e pregate affinché non cadiate in tentazione.

Ed infine, voglio ricordarvi che Daniele non tentò Dio, ma temette Iddio, quando si rifiutò di ubbidire al divieto del re di rivolgere, entro lo spazio di trenta giorni, qualche richiesta a qualsivoglia dio o uomo tranne che al re, infatti dopo che il re firmò il decreto e il divieto, Daniele “entrò in casa sua; e, tenendo le finestre della sua camera superiore aperte verso Gerusalemme, tre volte al giorno si metteva in ginocchi, pregava e rendeva grazie al suo Dio, come soleva fare per l’addietro” (Daniele 6:10). Notate le parole “come soleva fare per l’addietro”, che mostra come il decreto del re non cambiò la sua buona e giusta abitudine di pregare Dio tre volte al giorno. Certo, poi egli fu punito per avere disubbidito al decreto del re, in quanto fu gettato nella fossa dei leoni, ma Dio chiuse la bocca de’ leoni che non gli fecero alcun male. Dio dunque onorò l’ubbidienza del suo servo Daniele, che era un uomo timorato di Dio.

Quando le levatrici degli Ebrei disubbidirono all’ordine di Faraone: “Quando assisterete le donne ebree al tempo del parto, e le vedrete sulla seggiola, se è un maschio, uccidetelo; ma se è una femmina, lasciatela vivere” (Esodo 1:16), e lasciarono vivere i maschi, esse non tentarono Dio, ma “temettero Iddio“ (Esodo 1:17) – dice la Scrittura. E sempre la Scrittura dice che “Dio fece del bene a quelle levatrici” (Esodo 1:20).

Quindi noi non smetteremo di fare la volontà di Dio per metterci a fare la volontà degli uomini, e questo perché dobbiamo ubbidire a Dio anziché agli uomini. Dio ci mette alla prova anche per mezzo delle autorità da lui ordinate, lo sappiamo molto bene questo. Come anche sappiamo che, come nel caso delle levatrici, se temeremo il Suo nome facendo ciò che Dio vuole, Egli ci farà del bene. Noi dunque non tentiamo Dio: noi temiamo Dio!
A Dio sia la gloria in Cristo Gesù ora e in eterno. Amen!

Giacinto Butindaro

[Tratto dal blog “Chi ha orecchie da udire oda”, amministrato da Giacinto Butindaro]

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