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Angela Celentano: La testimonianza di Renato: «… mi sono voltato e ho visto una bambina che mi seguiva … le ho detto: torna da mamma, non venire con me»

17 giugno 2021

La testimonianza di Renato: «… mi sono voltato e ho visto una bambina che mi seguiva … le ho detto: torna da mamma, non venire con me»

Dal libro intitolato: “Angela Celentano: un mistero che dura dal 10 agosto 1996”

Capitolo 1, La scomparsa, pagg. 25 – 42

Il giorno della scomparsa di Angela, sul monte Faito, mentre erano in corso le ricerche di Angela, un bambino di nome Renato Cangiano (figlio di Giancarlo Cangiano e Dixie Perez, una coppia proveniente dal Venezuela)[1] affermò di avere visto Angela proprio pochi minuti prima che scomparisse.

Ecco come racconta la cosa Catello:

«Renato ha undici anni. L’avevo intravisto una settimana fa, era venuto con la famiglia ad assistere alle recite della nostra Comunità, l’appuntamento che ha chiuso la stagione e che ha fatto da preludio, come ogni anno, al picnic sul Faito. E’ arrivato dal Venezuela, i genitori si sono trasferiti da poco in Campania, dopo un periodo nel basso Lazio. Quando il padre di Maria, il pastore del gruppo, ha ufficializzato che il 10 agosto si sarebbe organizzato il consueto spuntino in montagna, hanno chiesto il permesso di unirsi a noi: permesso ovviamente accordato, è nello spirito e nella missione della nostra Comunità fare spazio a tutti, stare insieme, non certo isolarci. Non li avevo sentiti, né notati particolarmente, durante tutta la mattina: sono persone discrete, e inizialmente non avevano pensato di rimanere con noi a pranzo. Per questo non avevano nemmeno portato niente con sé, ma dopo qualche ritrosia li avevamo convinti a restare comunque: da mangiare ce n’era eccome, anche per loro. Seduti all’altro capo della lunga tavolata che si era composta sotto gli alberi, non c’era però stata occasione di approfondire la nostra conoscenza. Lui, Renato, ci mette di suo un carattere che appare piuttosto chiuso: era stato spesso in disparte, o con la sorella, si erano portati i loro giochi e una palla. Quando rientro verso la radura, in una delle innumerevoli volte in cui percorro quel sentiero che risale dal centro sportivo, me lo ritrovo davanti, al fianco del padre. ‘Voi l’avete vista?’ grido, come sto facendo con tutti gli altri. Non ottengo risposta, né da loro né da tutti gli altri che incrocio in questi minuti di frenesia assoluta. Così non sono più vicino a loro, non posso sentire il loro dialogo, quando Renato si rivolge verso il padre e la madre: ‘Ma chi stanno cercando?’ ‘Una bambina, la figlia. Non si trova più’. ‘Ma come è questa bambina?’ ‘E’ piccola, ha tre anni, i capelli neri e ricci. E una magliettina bianca’. ‘Ma … allora io credo di averla vista, la bambina’. Il padre lo guarda. ‘Sei sicuro?’ ‘Be’, una bambina mi ha seguito per un pezzo di strada, pochi minuti fa’. Mi sento chiamare, sono già arrivati i Carabinieri, con il maresciallo. ‘Catello, c’è un bambino che ha visto Angela’, mi dicono. Ho il cuore che accelera, le mani che sudano. Ho cercato disperatamente qualcuno che avesse notato qualcosa: forse ci siamo, finalmente. Dove? Dove? cerco di non urlare. ‘Ora dimmi bene e con calma quello che sai’, gli ha già chiesto il maresciallo, scandendo bene le parole. Ha una fretta dannata, ma non può mettere pressione a Renato: ogni particolare può essere fondamentale. Alla sua età, undici anni, è abbastanza grande per fornire dei dettagli chiari e importanti. Quando arrivo io mi riportano le sue parole: ha già raccontato quello che sa, Renato, con timidezza, ma pare senza alcuna esitazione. ‘Niente … sono andato verso la nostra auto, laggiù nello spiazzo, volevo lasciarci dentro il pallone, avevo finito di giocare. E’ il pallone rosa di mia sorella, quello con la faccia di Barbie sopra. Mentre camminavo, mi sono voltato e ho visto una bambina che mi seguiva. Ma io non volevo che mi venisse dietro e le ho detto: torna da mamma, non venire con me. Mi sono girato e ho continuato a camminare, verso l’automobile. Quando mi sono voltato, ho visto che lei stava tornando su, o così almeno mi è sembrato.’ ‘E poi?’ ‘E poi … basta. Dopo un po’ di tempo in cui sono rimasto dentro l’auto, sono tornato qui e ho sentito che stavano cercando una bambina. Così ho chiesto a mamma: ma chi stanno cercando? E lei mi ha detto che è una bambina piccola, con i capelli neri e ricci, e la magliettina bianca. Allora le ho detto che era proprio quella che mi aveva seguito. Tutto qui.’ ‘L’hai rivista dopo? Non sai dove è andata?’ ‘No. Ve l’ho detto. Non l’ho più vista’. ‘Sicuro che era lei?’ ‘Se è piccola, alta così circa, con una magliettina bianca e i capelli ricci e neri, allora sì, era proprio lei’. Il carabiniere ha preso appunti. Vedo che parla con il padre e con la madre: lui è italiano, è originario di queste terre, lei è una donna venezuelana. Confermano le parole di Renato, il suo primo racconto. Anche l’orario pare che corrisponda, era intorno all’una. Ma non ci sono altri elementi. Né prima né dopo» (Il regalo di Angela, pag. 96-98).

Vedremo dopo, però, che questa versione dei fatti raccontata da Renato è diversa da quella che rese proprio quel giorno ad un volontario del Faito chiamato Salvatore Tramparulo, e come in seguito ammetterà di essersi inventato questa parte «le ho detto: torna da mamma, non venire con me».

__________

[1] – Daniela D’Antonio, «Lo zio della piccola Angela accusato del rapimento», La Repubblica, 26 luglio 1999 – http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1999/07/26/lo-zio-della-piccola-angela-accusato-del.html Giancarlo Cangiano decise di tornare in Italia nel 1994, ed era inizialmente andato ad abitare nel Lazio meridionale e poi si spostò nella penisola sorrentina. «Viene così fuori la storia di una persona – il padre di Renato – emigrato in Venezuela vent’anni prima. Artigiano orafo di professione, sposato con una sudamericana, evangelico di fede religiosa, il curriculum vitae dell’uomo non racconta molto di più. Se non che – a metà degli anni Novanta – ritornerà in Italia e si stabilirà in provincia di Latina e, successivamente, in Costiera. Un tipo chiuso, a volte scostante, l’ex emigrante» (Nico Pirozzi, «Angela, la bimba svanita nel nulla», Senza Prezzo, 2 agosto 1997, pag. 2). Su L’Unità del 25 Febbraio 1997 Giancarlo Cangiano viene definito «il pastore evangelico che dopo molti anni di lavoro è rientrato nella comunità di Vico Equense solo sette giorni prima della scomparsa della piccola Angela» (L’Unità, 25 Febbraio 1997, pag. 8). Fa il tagliatore di pietre preziose ed a Vico Equense è soprannominato «il Venezuelano» (Il Mattino, 12 Settembre 1996, pag. 7).

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